Pubblicato in: Confronti - comparisons, Due pesi due misure

Culto suino

allevamento-intensivo-maiali_zoomAnche nella felice Germania che esce vittoriosa ed a testa alta dalla crisi hanno i loro altarini e le loro crisi di coscienza. Intendiamoci, io sono contento che ai tedeschi vada bene, mai augurare il male agli altri e sono altresì convinto che le italiche sciagure siano interamente da addebitare a noi a solo a noi stessi e non ai nostri politici che altro non sono che la nostra immagine: qualcuno li avrà ben votati no?

Piuttosto mi riferisco a «Il prezzo del maiale» di S. Amann, M. Fröhlingsdorf e U. Ludwig per  Der Spiegel, ripreso da “Internazionale“, che ho letto riproposto da Lo Spirito del tempo.

È gustoso l’articolo, specie conoscendo il culto che i tedeschi hanno per la carne suina, ancora più che noi Lombardi. Mi premeva fare qualche piccola nota a margine all’interessante articolo, il cui sottotitolo recita:

L’industria della carne suina tedesca è efficiente e sforna prodotti a basso costo. Dietro questo sistema, però, ci sono operai sottopagati, falde acquifere inquinate e tecniche d’allevamento che usano enormi quantità di antibiotici .

Ah, bella, le Germania felice, che costruisce la sua ricchezza sul lavoro degli operai dell’est. Bhè, anche da noi i raccoglitori di pomodori non navigano nell’oro certo. Ma almeno non siamo così ipocriti da andare dai vicini a pretendere che smettano di sfruttare manodopera a bassso costo quando lo facciamo anche noi. Però quello diversamente rispettoso dei salari minimi è il tedesco, orsù suvvia, quando la manodopera autoctona tedesca poco qualificata ghè girèn i bàll, forse qualche ragione ragionina ce l’hanno, non trovate? Sono gli stessi cittadini tedeschi che sprezzantemente qualche immigrato molto qualificato etichetta come white-trash. Però a tutti piace la carne di maiale, a partire dal sottoscritto. Anche all’onniscente immigrato – cordially pun intended. Che la carne ce lo dice il Lambrenedetto o come arazzo si scrive uè, in Germania non costa un cazzo. Mica come quei coglioni degli italiani che si ostinano a pagare chi lavora nei macelli e a non sversare i liquami. Imbecilli sono.

Non mi scandalizzo leggendo della industrializzazione dell’allevamento. Quello che francamente mi roteare le gonadi non è sapere dell’uso “abbondante” di antibiotici.

Secondo le ultime stime dell’ufficio federale per la protezione dei consumatori e la sicurezza alimentare, i veterinari tedeschi somministrano agli animali, attraverso iniezioni o con il mangime, 1.734 tonnellate di antibiotici all’anno, più del doppio di quelli prescritti ai cittadini tedeschi. Molti maiali prendono questi medicinali anche per sessanta giorni di seguito, e spesso ai porcellini si somministra un antibiotico subito dopo la nascita.

Tutto questo succede semplicemente perché gli allevatori hanno paura che le bestie possano ammalarsi. Secondo Thomas Blaha, docente dell’istituto superiore di veterinaria di Hannover, ogni anno si somministrano fino a 520 tonnellate di antibiotici per “le esigenze di sicurezza degli allevatori”. Molti veterinari distribuiscono abitualmente i farmaci a scopo profilattico, nonostante i severi divieti, e i produttori di antibiotici stanno al gioco perché ci guada- gnano.

Ma tutti gli esperti concordano nel ritenere che l’uso di questi giganteschi quanti- tativi di antibiotici sia molto pericoloso. Quanto più alte sono le dosi, tanto maggiore è il rischio che si sviluppino dei ceppi resistenti. In questo modo si rischia di spun- tare l’arma più eicace nella lotta contro molte malattie infettive.

Le conseguenze di questa follia degli antibiotici già si vedono. I veterinari prescrivono anche farmaci che si usano per curare le persone. Di conseguenza si diffondono germi multiresistenti che possono rendere inefficaci gli antibiotici usati in medicina. Secondo Petra Gastmeier, igienista dell’ospedale berlinese della Charité, questi agenti causano dal 5 al 10 per cento di tutte le infezioni curate in ospedale. Dagli studi condotti in varie cliniche è emerso che il 20 per cento degli agenti proviene dalle attività agricole. Nei Paesi Bassi, per esempio, a causa del rischio troppo alto di infezione è diventato obbligatorio sottoporre i pazienti che lavorano in agricoltura a dei test di controllo ed eventualmente metterli in quarantena.

Siamo qua che ci cachiamo sotto perché tutti temono che si sviluppino batteri resistenti agli antibiotici e cosa ti fa l’industriale della carne tedesco? Usa antibiotici a manetta, così aumenta molto il pericolo di trovarci tra le palle batteri resistenti agli antibiotici. Non un po’ ma 520 tonnellate di antibiotici su 1734. Quasi il 50% in più.

Cazzo, vanno usati solo come estrema ratio, gli antibiotici, altro che doctor House e antibiotici a largo spettro a go-go, stiam parlando di porcellini da ingrasso.

Scoprire poi che nella verdissima ed ecologissima Germania, proprio nei land ricchi come il Nord Reno-Westfalia abbiano problemi con l’inquinamento delle falde per il letame non mi fa piacere. Mi ricorda però che l’industria alimentare tedesca è ancora quella delle mozzarelle blu.

Che ragazzi, mica come gli italiani, i tedeschi sì che sanno fare i controlli sanitari. Per una volta sono molto contento di essere Lombardo dove i controlli sanitari e le regole di allevamento sono più rigorose di quelle tedesche. Chissà perché qualche zelantissimo magistrato italico non denunzia gli importatori di carne tedesca per. In fin dei conti da noi chi inquina le falde sono i mafiosi. Però se il mafioso si chiama Esposito lo si getti nel rogo dell’infamia, se invece Shulz ah, bhè allora no. Come se disinquinare una falda sia una bazzecola. Non sò se sia facile. È facile? Di sicuro è molto più costoso che evitare di inquinare che a sua volta è molto più costoso che sversare i liquami nei campi dicendo che concimano. Certo, dalla merda nascono fiori.

Ma in un mare di merda ci affoghi.

Fortunatamente anche loro hanno il loro Erin Brockovich, nella veste del geologo Egon Harms. Mica son tutti coglioni i tedeschi. Però gli allevatori al conto in banca guardano parecchio.

Il pericolo non è rappresentato solo dal contatto diretto con gli animali. Anche i gas di scarico degli allevamenti di maiali da ingrasso fanno la loro parte nella diffusione di questi germi. “Ma il pericolo più grave è lo sversamento dei liquami nei campi coltivati”, dice Michael Schönbauer, ex veterinario capo dell’ente austriaco per la salute e la sicurezza alimentare.

Poi la questione dei batteri resistenti non è mica una sega mentale. Ce l’hanno già in giro:

Sembra invece che il consumo di carne suina sia relativamente esente da rischi per chi la mangia. È vero, alcuni studi hanno dimostrato che contiene un germe resistente, l’Mrsa (Staphylococcus aureus), ma questi germi sono eliminati dalla cottura. La carne può diventare pericolosa solo se, durante lo scongelamento, l’acqua contaminata dai germi entra in contatto con eventuali ferite di chi sta cucinando.

I politici sono al corrente del problema da anni, ma finora si sono piegati alle lobby degli allevatori. Il ministro per la protezione dei consumatori del Nord Reno-Westfalia, il verde Johannes Remmel, lotta per ottenere una legge che riduca l’impiego di antibiotici.

Ora, non per fare il catastrofista ma non bisogna chiedersi se, bisogna solo chiedersi quando l’Mrsa arriverà in cibi che non vengono consumanti cotti. Chi ha detto le verdure, che da crude son così ricche di vitamine? Ma suvvia, lo sanno tutti che le carote crude sono una schifezza. Specialmente quelli che le centrifugano nei succhi.

Un po’ mi urta sapere che le coscie di questi maiali finiranno in italì. Le lascio a chi va a comprare la carne al discount o nelle catene di grande distribuzione tanto care a chi vuole i progresso a basso costo senza se e senza ma. Ma tornando alla questione dei salari poi leggiamo:

“Tutto il sistema si basa sul dumping dei salari”, dice Matthias Brümmer, delegato per la regione Oldenburg-Frisia orientale del Nahrung-Genuss-Gaststätten (Ngg), il sindacato dei lavoratori dell’alimentazione, della ristorazione e del settore alberghiero. Il sindacalista è impegnato da più di dieci anni contro l’industria della carne. Il suo ufficio si trova proprio accanto alla stazione ferroviaria di Oldenburg. Al muro c’è una lavagna bianca su cui esegue un semplice calcolo. Scrive “1,03 euro”, perché sa di casi in cui le aziende pagano esattamente questo importo ai subappaltanti per macellare un maiale. Una squadra di sessanta macellai lavora seicento maiali all’ora e “guadagna circa seicento euro”. Da questa cifra vanno detratte le spese per l’amministrazione, i materiali di lavoro, i costi accessori del lavoro. Cosa resta alla fine? “Una paga oraria di 5,04 euro lordi per addetto”.

Ma il calcolo si può fare anche in senso inverso. “Partiamo da una paga oraria decente”, dice Brümmer, “diciamo tra i 12 e i 14 euro”. Se così fosse, gli chiediamo, il cliente quanto pagherebbe in più per un chilo di carne di maiale? “Be’, la macellazione di un suino dovrebbe costare 2,50 euro. In questo caso al supermercato un chilo di cotolette non lo pagheremmo più 7,10 euro, ma 7,35 euro”. Il problema è che i commercianti hanno abituato i consumatori a prezzi bassi e non vanno certo a chiedere ai loro clienti se sono disposti a pagare 25 centesimi in più per far vivere meglio un macellaio romeno che per loro è un perfetto sconosciuto.

Innanzitutto le vostre cotolette a 7,10€/kg sono care. Ma immagino che sia un refuso, altrimenti non ci sarebbero video-blogger come il Lambredetto XVI o come arazzo si scrive che decantano le gioie di vivere in Germania dove la vita non costa niente e i salari sono alti. Dai, dai bagaj, che l’Esselunga le cotolette di suino te le dà a 4,40€/kg. Ma sarà sicuramente un errore, suvvia!

Ma errori a parte, vi pare che un lungimirante industriale, un Paperone della costina, rischi di avere contro una intera nazione per un miserrimo aumento dei costi di 25¢€ su 7,10€? Il 3,5%. Pagare equamente i lavoratori del macello incide per la folle percentuale del tre virgola cinque percento. È un costo così insostenibile?

Suvvia, non mi raccontate la cazzata della concorrenza che oramai avete in 28 avete in mano tutti il mercato tedesco. Evidentemente all’etica protestante non gliene frega un cazzo di pagare onestamente chi lavora. Il capitalismo è arrivato anche qua, orsù. C’è voluta la malvagja chiesa cattolica per sollevare il caso e scuotere le granitiche ed intangibili coscienze tedesche.

Avete industrializzato il settore? Siete passati dal 264 macelli a 28? Bene, adesso dismettete la locomotiva a vapore e la frusta per gli schiavi e ritornate nel XXI secolo che la schiavitù l’hanno abolita da un pezzo. Che preferisco mangiare qualche crauto in più – che a me piacciono molto – che di carne ne mangiamo già troppa. Solo che se a voi vi si abbassa il ROI. Oh, pòr bagaj.

Ti devo ricordare che siete un’industria sovvenzionata? Sovvenzionata anche da me? E non mi rompete i coglioni perché in proporzione io Lombardo contribuisco molto più di te cittadino tedesco. Perché è vero che l’Italia è “solo” il terzo contributente al bilancio della comunità europea – dopo appunto Germania e Francia. Ma in proporzione un cittadino italiano contribuisce con una frazione assai più alta del suo reddito al bilancio dell’unione. Quindi qui quelli che ora possono rompere i coglioni agli altri sono se permettete prima noi. Visto che io pago in proporzione il 16% in più di un cittadino tedesco ho il 16% di motivi in più per lamentarmi.

M€ Mill pers €/cap $/cap PIL/Cap $
Germania 9002 83,3 108,1 80,2 41866 0,19%
Francia 6405 62,787 102,0 75,7 41223 0,18%
Italia 5933 59,685 99,4 73,7 33115 0,22%

Certo sono io il primo a voler spendere lo 0,22% del mio reddito – cazzo che cifra colossale – per mantere lo stato delle cose. Oibò quello è il flusso di cassa netto. Al cittadino italiano l’Unione costa 269€ a cranio e sappiamo che in larga parte il bilancio comunitario è speso per sussidi all’agricoltura. Allora sussidiate colture più salubri come il riso o il crauto piuttosto. Ma qui divago….

Alla prossima che è tardi.

Autore:

La Dea Tutte mi ha inviato a combattere il demone dell'evanescenza, fin dalla pianura che non deve essere nominata

9 pensieri riguardo “Culto suino

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