Lapis rosso-blu

Ecco, uno cerca le foto del lapis rosso e blu, quello con cui ti correggevano i compiti di latino e greco ed al posto di trovare foto come questa lapis-rosso-bluci trova scempiaggini come questa dove se ne escono dicendo che son “Colori troppo aggressivi, che creano «sensi di colpa e angosce»”.

Leggete, leggete

C’era una volta la matita rossa e blu

Fino a pochi anni fa i compiti dei bambini delle scuole elementari (ma non solo) erano corretti con la classica matita rossa e blu: il colore rosso indicava gli errori meno gravi, il blu quelli gravi e gravissimi.

Colori non più adeguati al nostro tempo, stando a un bella inchiesta di Annachiara Sacchi, pubblicata nel Corriere della Sera di sabato 29 gennaio. Colori troppo aggressivi, che creano “sensi di colpa e angosce”, dice l’autrice del servizio, ma non tanto negli alunni quanto e soprattutto nei loro genitori.

Meglio il rosa o il verde, dice una delle maestre intervistate, perché hanno un impatto emotivo meno forte sulla fragile psicologia dei genitori di quest’ultima generazione, che percepiscono gli errori dei figli come se fossero propri: la prova di una loro inadeguatezza. E quindi meglio usare colori più tenui, e accettare di dialogare con i genitori non solo sul profitto scolastico dei figli ma sulla loro personalità, il carattere, le fragilità.

Sarà anche vero che i genitori di oggi sono più insicuri e ansiosi di quelli di ieri (molte sono le testimonianze che lo confermano). Ma è questa sorta di narcotizzazione delle correzioni la via maestra per aiutare i genitori e i loro figli ad affrontare nel modo migliore l’impegno scolastico? Riteniamo di no: meglio essere franchi e ‘leggibili’ sia con i genitori sia con gli alunni. E’ nel loro interesse.

Ma che scempiaggine, ma che cazzata!

2 commenti su “Lapis rosso-blu

  1. Devi sapere che in didattica ogni tanto arriva un nuovo messia, e quando si incontra il messia, come si sa, bisogna abbandonare tutto – compreso quanto predicato dal messia precedente – e seguirlo. E dunque secondo le direttive più recenti e “innovative” (se trovo quello che ha inventato questa parola, una dozzina d’anni fa, lo appendo per i coglioni) non bisogna usare il colore rosso perché è traumatizzante, non bisogna mai pronunciare la parola “no” perché uno si blocca, non bisogna mai dire “hai sbagliato” perché il bambino si deprime. Eccetera. Poi a sedici anni capita la ragazzina che non gliela dà, o che non gliela vuole dare più, e l’ex pargolo cresciuto in base ai principi migliori e più innovativi, le tira quindici coltellate nella pancia.

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