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Radio Spada ci ripropone «Un magistrale discorso – (quasi) introvabile – di Pio XI su Dio, Stato e totalitarismo» che vi invito caldamente a leggere.

Nella sventura eventualità che il sito di Radio Spada vada fuori linea ne trovarte una copia nella pagina seguente. Sapete, la lotta al demone dell’evanescenza non è senza fine.

E poi Pio XI è il papa brianzolo! Ed io da bravo brianzolo, parola di lupetto mi ci ritrovo tutto, anche se il tono è necessariamente colto. Papa Ratti non era un buzzurro come certi Bergogli d’oggidì…

14 commenti su “Un magistrale discorso – (quasi) introvabile – di Pio XI su Dio, Stato e totalitarismo | Radio Spada

  1. Pio XI chi? Quello che ha fatto un concordato con Mussolini? Quello che ha fatto un concordato con Hitler? Quello che ha chiamato Mussolini – l’uomo che ha imposto all’Italia la guerra di Libia, la guerra d’Etiopia, la guerra d’Albania, la seconda guerra mondiale, dissanguando l’Italia e mandando a morire centinaia di migliaia di uomini – l’uomo della provvidenza? Quello che ha grandemente lodato le leggi razziali del ’38? Che Dio stramaledica in eterno le sue ossa.

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    • Pio XI è tutto sommato figlio del suo tempo e certo ha commesso errori.
      Sul resto non conosco la cosa abbastanza da poter argomentare tant’è che mi son dovuto leggere la pagina su Wikipedia.
      Sulla questione della provvidenza la frase esatta era

      « Siamo stati nobilmente aiutati dall’altra parte. Forse ci voleva anche un uomo come quello che la Provvidenza ci ha fatto incontrare; un uomo che non avesse le preoccupazioni della scuola liberale, per gli uomini della quale tutte quelle leggi, tutti quegli ordinamenti, erano altrettanti feticci e, proprio come i feticci, tanto più intangibili e venerandi quanto più brutti e deformi »

      non è “l’uomo della provvidenza” ma è l’uomo con cui Pio XI ha dovuto avere a che fare per far rientrare i cristiani cattolici nell’alveo della vita pubblica. Certo la racconto a suo favore.
      Voglio però farti leggere la quarta di copertina di “Pio XI, Hitler e Mussolini : la solitudine di un papa” di Emma Fattorini che credo spiega meglio di me la questione:

      «Negli ultimi anni della sua vita, Pio XI manifesta un acuto e crescente rifiuto dei totalitarismi. Dalla fine del 1936 fino alla sua morte, avvenuta il 10 febbraio 1939, si radicalizza la sua condanna per gli aspetti “anticristiani” e “disumani” del nazismo e del fascismo: le discriminazioni su base razziale, l’esasperazione dei nazionalismi, la persecuzione degli ebrei, diventano per l’anziano e malato pontefice assolutamente inaccettabili. Un’intolleranza vissuta largamente in solitudine. Alla luce della nuova documentazione emersa dall’Archivio Segreto Vaticano, le voci su un Pio XI che negli ultimi anni della sua vita, quasi isolato nella curia, è sempre più solo nella sua intransigenza verso il nazismo, e sul senso di sollievo che si sarebbe respirato alla sua morte, perdono i contorni leggendari per diventare una nuova, solida, pagina della storia contemporanea e della storia della Chiesa.»

      Vedrò di leggerlo il più presto possibile

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    • Sinteticamente l’infausto «uomo che la Provvidenza ci ha fatto incontrare» usato da Pio XI per riferirsi a Mussolini, riletto con calma capisci che è un modo sottile per dire “l’uomo col quale ci tocca avere a che fare” senza che il regime si lanciasse in rappresaglie. Che però poi ha trovato altre scuse per mettere in atto

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    • Sto leggendo il libro della Fattorini e mi sembra di capire che negli anni venti Pio XI confidava di poter redimere il fascimo – all’epoca non era ancora né razzista né apertamente antisemita. Quando poi il fascismo ha assunto – negli anni 30 – posizioni apertamente antisemite e filo-naziste, Pio XI aveva infine capito di aver fallito e condannò razzismo ed antisemitismo (“spiritualmente siamo tutti semiti”) ma ahimè aveva contro parte della curia.

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            • A questo punto mi sembra di non capire più nulla perché su http://ilblogdibarbara.ilcannocchiale.it/2009/01/12/la_chiesa_e_lantisemitismo_for.html leggo:

              ============
              E’ a questo punto che anche il Papa entra in gioco personalmente, parlando prima di “una forma di vera apostasia”, e, qualche giorno dopo, nominando espressamente il razzismo: «cattolico vuol dire universale, non razzistico, non nazionalistico, separatistico». Il termine “separatismo”, che ricorre spesso nei testi cattolici di quei giorni, significa qualcosa di contrapposto a “ricongiungimento”. In pratica, si condanna una ideologia che nega la condizione di pecorelle smarrite degli ebrei, ossia la possibilità di conversione degli ebrei stessi. Non a caso, Pio XI attribuisce queste tesi a un appiattimento dei fascisti sulle tesi naziste: «ci si poteva chiedere come mai, disgraziatamente, l’Italia avesse bisogno di andare ad imitare la Germania ».”
              ============

              mi sembra pertanto opportuno tacere e – sperando di riuscire a trovare il tempo – di leggere le fonti in originale.
              Chiudo solo rimarcando che la mia idea ricalca quella di Giovanni Paolo II che gli ebrei siano “fratelli maggiori” nella fede in Dio (dovrebbe averlo detto durante la visita alla sinagoga di Roma nel 1986).
              Il mio affetto un po’ “viscerale” per il papa brianzolo non può e non deve essere causa di dissidi tra noi.

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              • Quella che riporti è la reazione al manifesto della razza, non alle leggi razziali (sulle quali comunque mi sono accorta che ricordavo male una cosa: è Tacchi Venturi, e non lui, a lodarle esplicitamente, e a chiedere poi esplicitamente e formalmente a Badoglio, dopo il 25 luglio, di non abrogarle), delle quali critica unicamente il divieto di matrimoni misti, che permettevano di convertire qualche ebreo in più e di conseguenza “salvare” tutta la sua discendenza. Quanto ai “fratelli maggiori”, sai, è una questione delicata: nella bibbia Caino è il fratello maggiore di Abele, Ismaele il fratello maggiore di Isacco, Esaù il fratello maggiore di Giacobbe: tutti i fratelli maggiori sono malvagi, tutti i fratelli minori sono le loro vittime sacrificali. Chiamare gli ebrei fratelli maggiori non è davvero un complimento da parte di quello dei “ponti non muri”, di quello della “terra del Risorto messa a ferro e fuoco”, di quello culo e camicia coi peggiori terroristi del pianeta.

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  2. Certo: nobilmente aiutati da quell’uomo, evidentemente nobile, che la Provvidenza gli ha fatto incontrare. E le leggi sarebbero feticci per la scuola liberale? Mentre l’uomo che la Provvidenza ci ha fatto incontrare le rispettava tutte le leggi, come no! Se il problema era la paura di rappresaglie se l’avesse detto in un altro modo, bastava non dirlo. Se ho paura che se dico “ho letto il post di quel figlio di puttana di Buseca” tu mi venga a mettere una bomba sotto la macchina, dico “ho letto il posto di Buseca”: non c’è bisogno che dica “ho letto il post di quel raffinato gentiluomo di Buseca”.
    Uomo del suo tempo? Non tutti, a XX secolo avanzato, erano antisemiti al punto di trovare lodevoli – dichiarato in un documento ufficiale – le leggi razziali. Di solito viene portato a esempio semplicemente perché il suo successore è stato infinitamente peggio, ma la realtà è che non è uno spirito eletto neanche lui. Appena ritorna il cannocchiale, che tanto per cambiare è in catalessi, ti do il link a un lavoro a quattro mani pubblicato lì.

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