Il ritorno dell’eugenetica

Untermenschen, per i non teutonofoni subumano.

Donne handicappate, tossicodipendenti, disabili, depresse, disturbate, socialmente pericolose, prostitute sono “inadatte a procreare”. Per loro, il comune di Rotterdam propone la contraccezione coatta. Non proprio obbligatoria, ma quasi. In Olanda rispunta un vecchio mostro: quello dell’eugenetica.

Il Consiglio comunale di Rotterdam, su iniziativa del consigliere Hugo De Jonge assessore deputato alla tutela dei giovani della città olandese, ha avanzato una proposta dal sapore nazista: obbligare le donne “non in grado di diventare madri” a sottoporsi a pratiche di contraccezione forzata, quali spirali intrauterine o iniezioni di sostanze a rilascio prolungato. E dunque handicappate, tossicodipendenti, disabili, depresse, disturbate, alcoliste, senzatetto, affette da difficoltà nell’apprendimento, socialmente pericolose, prostitute e chissà quante altre donne non possono diventare madri per ordine dell’amministrazione comunale.

Da Rotterdam fanno sapere che alcune categorie di queste donne inoltre possono comunicare al figlio patologie ereditarie e quindi è bene risolvere il problema in radice. Meglio prevenire (contraccezione) che curare (aborto). Per analogia verrebbe da chiedersi cosa fare degli amministratori comunali, territoriali e statali incapaci. Ma non vogliamo pagare con la stessa moneta il sig. De Jonge e i suoi emuli.

Il Segretario di Stato per la Sanità, Martin Van Rijn, sta valutando se la proposta è illegittima oppure se c’è modo di modificare la legislazione nazionale vigente per consentire alle amministrazioni locali di applicare la contraccezione obbligatoria. D’altronde già nel 2012 il deputato laburista Marjo van Dijken aveva presentato in Parlamento, però senza successo, un disegno di legge sulla contraccezione coatta.

Sotto la lente di ingrandimento sono quindi finite le donne “vulnerabili”, questo l’aggettivo scelto dai politicanti olandesi autori della proposta. Sempre in Olanda è sorto il GGD Hart voor Brabant, un istituto che tutela la salute appunto dei “vulnerabili”, come si legge nel loro sito. Connie Rijlaarsdam, che lavora presso questo istituto, sta portando avanti un “programma di contraccezione proattiva per genitori vulnerabili”. Proattivo è la forma pudica, perché edulcorata, di coattivo. Insisti e insisti ancora e vedrai che le donne useranno la pillola. La proattività quindi è prodromica alla coattività. La Rijlaarsdam ha dichiarato esplicitamente che alcune donne “non sono adatte a rimanere incinta”. A quando un certificato per dichiarare una persona non adatta a partorire pensieri intelligenti?

Torniamo a Rotterdam dove il consigliere De Jonge ha dunque chiesto al tribunale la contraccezione coatta per una ventina di donne – su un campione a rischio di 400 – almeno per quelle a cui è già stato tolto un figlio per incapacità. In merito a questo aspetto il prof. Paul Vlaardingerbroek sottolinea una finalità caritatevole dell’iniziativa: evitare alla madre inetta la sofferenza di dare alla luce un figlio che appena nato le sarà strappato dalle braccia dai servizi sociali. Già lo stato è incline a toglierti il figlio se non dai prova di essere superman, ora con la contraccezione coatta siamo al sequestro preventivo del futuro figlio, potremmo dire.

De Jonge ovviamente chiama in causa i massimi sistemi per legittimare la sua proposta: “Crescere in modo sicuro in famiglia è un diritto fondamentale per un bambino”. E nascere non è ancor più importante?

“Si tratta di bambini che sono nati in famiglie dove a tutti noi viene il voltastomaco al solo pensiero che hanno avuto un figlio – ha aggiunto De Jonge senza peli sulla lingua -. La nostra preoccupazione principale è sempre stata per gli interessi dei genitori, ma ora dobbiamo prestare maggiore attenzione agli interessi del bambino”. Poi ha aggiunto: «Non essere nato è una forma di protezione del bambino». Anche le bocche chiuse sono a volte una forma di protezione contro le idiozie da voltastomaco.

Nulla di nuovo. Il regime nazista nel luglio del 1933 promulgò una legge per sterilizzare persone affette da schizofrenia, epilessia, cecità, sordità, corea di Huntington e ritardo mentale, nonché gli alcolisti cronici. E la contraccezione coatta è l’anticamera della sterilizzazione. Tutto questo ovviamente per purificare la specie umana, insomma per il bene dell’umanità (tedesca). Furono istituiti, e forse l’idea può solleticare la fantasia di De Jonge, anche dei Tribunali per la sanità ereditaria, composti da due medici e un giudice.

E così nelle parole di De Jonge, che preferisce un bambino sicuramente felice perché non nato ad uno possibilmente infelice perché nato, riecheggia uno slogan tipico dell’abortismo: non far nascere un bambino che certamente sarà infelice è un atto di compassione. È il nichilismo lieto generatore di una sorta di eugenetica preventiva. Ma a parte il fatto che la vita è sempre in se stessa, al di là delle condizioni seppur sfavorevoli in cui fiorisce e si sviluppa, un bene oggettivo, c’è da porre all’assessore almeno un paio di domande. In questo mondo che non vuole sentire parlare di verità certe, come mai siamo così sicuri che i figli di queste donne saranno senza dubbio infelici? In questo mondo che esalta la libertà personale, perché non facciamo decidere ai figli se ritenersi felici o infelici in famiglia? E poi perché condannare alla sterilità Tizia che è depressa e non Caia, donna in carriera che non stando mai a casa fa soffrire i figli? Oppure anche quest’ultima è a rischio e anche a lei faranno ingoiare pillole anticoncezionali?

Le risposte a queste domande forse si coagulano nel principio dello statalismo. È lo Stato che educa i tuoi figli otto e più ore al giorno, è lo Stato che appoggia l’idea che a volte è cosa buona uccidere i propri figli prima che nascano e a volte, vedi Cina, impone di abortirli, è lo Stato infine che decide chi può diventare genitore e chi no. In sintesi è lo Stato che decide sulla vita e sulla morte dei propri cittadini.

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