islam è ideologia di dominio, NON religione

"islam is not a religion of peace, it's a political theory of conquer that seeks domination by any means it can". Ayaan Hirsi

«islam NON è una religione di pace. islam è una teoria politica di conquista che cerca il dominio con ogni mezzo possibile» Ayaan Hirsi (traduzione non letterale)

"Tolerance of intolerance is cowardice." Aayan Hisri

«Tollerare l’intolleranza è codardia» Aayan Hisri

 

E se lo scrive Ayaan Hirsi Ali che ben conosce quello di cui sta parlando….

leggetevela la sua biografia su Wikipedia e scoprirete che lei ha già assaggiato quanto è crudele islam.

Fonte: giu.bra.63, oltre un anno fa, (3 nov 2015)

 

ALLARME ISLAM IN EUROPA:
Ieri 2 Novembre 2015 era l’anniversario della infame (2 Novembre 2004) e barbara uccisione del regista Theo Van Gogh (in foto), regista del film Submission della regista e politica, eroina olandese di origine somala ed ex musulmana, Ayaan Hirsi Ali (in foto). Theo Van Gogh fu ucciso dall’islamico di nazionalità marocchina Mohammed Bouyeri (in foto , nel riguadro vicino al corpo del regista) che si difese cosi’: “per convinzione e in nome della religione, e non perché lui era olandese e io marocchino o perché io mi sia sentito insultato. Esiste una legge – aveva aggiunto gelidamente, ribadendo di non volersi difendere in tribunale – che mi obbliga a tagliare la testa a chi insulta il Profeta. E sarei pronto a rifare la stessa cosa”.
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—— di seguito l’articolo —–
Moriva 11 anni fa Theo Van Gogh, regista ucciso da un fondamentalista islamico
L’episodio ha sconvolto il popolo olandese e l’intera Europa suscitando forti polemiche sul fondamentalismo islamico e le politiche di integrazione
Adriano Palazzolo – Lun, 02/11/2015 – 16:10
http://www.ilgiornale.it/news/mondo/moriva-11-anni-fa-theo-van-gogh-regista-ucciso-fondamentalis-1190087.html
Il 2 novembre del 2004 venne barbaramente ucciso il regista olandese Theo van Gogh, nipote del celebre pittore.
L’uomo aveva girato un film, Submission, che denuncia i soprusi cui devono sottostare le donne musulmane, e subito dopo aveva ricevuto minacce di morte, mentre contro il film si erano espressi molti esponenti musulmani dei Paesi Bassi.
Mohammed Bouyeri, l’immigrato marocchino che lo ha massacrato a colpi di coltello e di pistola, fu condannato pochi mesi dopo al carcere a vita.
Nell’annunciare il verdetto, il presidente della Corte, Udo Willem Bentick, aveva spiegato che l’assassino “ha agito con intento terroristico, ha ucciso senza alcuna pietà e non ha poi manifestato il benché minimo segno di pentimento. L’omicida – ha proseguito Bentick -ha provocato nella società olandese un’ondata di paura e di insicurezza trucidando con brutalità Theo Van Gogh”.
Bouyeri pagherà dunque con l’ergastolo non solo l’infamia di un omicidio bestiale, ma anche l’offesa arrecata a un intero popolo. Fedele al suo personaggio, per metà bruto e per metà gelido, il ventisettenne marocchino quel giorno ha accolto il verdetto rimanendo impassibile e non ha degnato di uno sguardo la ventina tra parenti e amici della sua vittima che ieri erano presenti in aula.
Nella sua confessione, il killer ha ammesso di aver compiuto l’omicidio “per convinzione e in nome della religione, e non perché lui era olandese e io marocchino o perché io mi sia sentito insultato. Esiste una legge – aveva aggiunto gelidamente, ribadendo di non volersi difendere in tribunale – che mi obbliga a tagliare la testa a chi insulta il Profeta. E sarei pronto a rifare la stessa cosa”.
Bouyeri, quel 2 novembre di undici anni fa, non si era limitato a questo. Aveva atteso che Theo Van Gogh, discendente di un fratello del celebre pittore del diciannovesimo secolo Vincent van Gogh, uscisse in bicicletta dalla sua abitazione nel centro di Amsterdam. Lo aveva aggredito impugnando un coltello e ferendolo gravemente. Il regista terrorizzato lo aveva supplicato di non ucciderlo, ma il giovane marocchino per tutta risposta lo aveva brutalmente sgozzato.
Non soddisfatto, aveva poi estratto una pistola, sparando a bruciapelo sull’uomo agonizzante. Infine, mentre i passanti fuggivano in preda all’orrore, aveva piantato sul cadavere di Van Gogh un coltello, fissando così ai vestiti insanguinati cinque fogli sui quali erano scritte minacce di morte contro Ayaan Hirsi Ali, la parlamentare olandese di origini somale che aveva realizzato la sceneggiatura di Submission.

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