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60 fatti sull’ultimo imperatore cristiano e sul suo regno

Maledetti bolscevichi e comunisti.

L’unica cosa positiva è stato scoprire che di fatto le Chiese Cattoliche ed Ortodosse sono ancora in comunione.

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14 commenti su “L’ultimo imperatore cristiano

  1. Nella cosiddetta domenica di sangue nel 1905, furono i rivoluzionari che aprirono il fuoco e le truppe si difesero semplicemente
    Guarda, basterebbe solo questo per avere un’idea di che razza di cloaca putrida ci stai proponendo. Perché non propongono di fare santo Hitler, già che ci sono! O Stalin. O Pol Pot, Bokassa, Menghistu, Mengele. Ma non si vergognano?!

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    • Non ho verificato tutti e sessanta i punti. Non ne ho nè il tempo ne le competenze per farlo.
      Ho riproposto il collegamento perché mi sembrava interessante avendo letto anche altrove giudizi positivi sull’ultimo tzar.
      Purtroppo ora non li ritrovo.
      Sentiti libera di illuminare la mia ed altrui ignoranza con qualche fonte non bolscevica sulla domenica di sangue.
      Mi son letto la pagina di Wikipedia sull’argomento e devo dire che se il testo che ho proposto è quasi agiografico quello di Wikipedia dipinge lo zar come una figura tanto macchiettistica da risultarmi poco credibile

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      • Ho riportato quello perché lì si è superato ogni limite, ma anche tutto quello che veniva prima fa letteralmente cagare. Giudizi positivi su quell’assassino? Ohibò.
        Quanto alla domenica di sangue, ti riporto le pagine relative dalla biografia dell’amante dello zar, che in quanto tale tende a giustificare tutto quanto può minimamente essere giustificato. Il libro è presentato come autobiografia, scritto in prima persona, ed è basato in gran parte su documenti autentici.

        Esplose solo tre giorni dopo, il 9 gennaio, quando padre Gapon, un prete incaricato di lavorare con i poveri contadini che sudavano nelle fabbriche, si sentì in dovere di guidare quelle persone sofferenti fino al palazzo d’Inverno per esporre allo zar le loro tribolazioni. Gapon voleva che lo zar venisse a conoscenza delle esalazioni velenose emesse dai rifiuti industriali, dei figli dei contadini che lavoravano sedici ore senza fermarsi neppure durante le lunghe notti russe, dei macchinari che ad alcuni avevano portato via un occhio e ad altri un arto, incidenti per i quali l’operaio veniva risarcito con qualche rublo e con il licenziamento; delle ispezioni che i lavoratori subivano presso i cancelli della fabbrica, delle punizioni corporali che ricevevano per ogni infrazione, delle pile di vestiti usate come letti nelle camerate, negli scantinati e lungo le scale, dove gli operai dormivano alla stregua di bestie e alla merce dei loro capi altolocati. L’ironia dell’azione di Gapon stava nel fatto che lui stesso era pagato dalla polizia dello zar per promuovere le associazioni che avrebbero dovuto convincere gli operai a sopportare quelle condizioni e impedire che si unissero ai socialdemocratici e alle loro associazioni, le quali, al contrario, li incitavano a ribellarsi. Alle riunioni di Gapon regnava il decoro: gli operai bevevano il tè, recitavano le preghiere del Signore e cantavano l’inno nazionale. Alla fine, però, la pietà ebbe la meglio sulla sua missione di repressore, e Gapon si mise in testa di organizzare un grandioso, teatrale corteo per proporre una soluzione al loro totale asservimento. Lo zar li avrebbe aiutati. Era solo perché le sue finestre affacciavano sulle bellezze del fiume che la loro penosa condizione gli era sfuggita. O forse l’infilata di stanze nel suo palazzo era troppo lunga perché la notizia delle loro sofferenze potesse filtrare. Oppure lo zar era stato troppo occupato con i documenti sulla sua scrivania o troppo preso dall’impegnativa guerra con il Giappone, troppo concentrato su questioni lontane dalla quotidianità per riuscire a vedere la sofferenza che dilagava a mezza versta dalle pareti del suo studio. Ma non appena fosse venuto a conoscenza delle intollerabili condizioni dei contadini impiegati nelle sue fabbriche, il loro Zar-Batjuska avrebbe sicuramente teso le mani e appianato ogni cosa con un semplice colpo di penna. Così, il cuore colmo di speranza, Gapon radunò centomila operai in sei punti della città e li fece marciare lungo le strade disegnate come i raggi di una ruota dagli architetti europei dell’amato Diciottesimo secolo – Lambert, Trezzini, LeBlond -, raggi che conducevano all’Ammiragliato e al palazzo d’Inverno, il fulcro di ogni cosa.
        Ma Niki non aveva alcuna intenzione di ascoltare le richieste degli operai siderurgici e di quelli delle centrali elettriche in sciopero; non aveva la minima intenzione di ricevere quella folla. Del resto, perché avrebbe dovuto? Durante le sue passeggiate nelle zone selvagge intorno a Sarov con i contadini rus’, i suoi umili fratelli, avrebbe permesso loro di toccargli le mani, di baciare la sua ombra o di raccontargli i loro problemi, ma non era disposto ad aprire le porte del palazzo a una massa furiosa, soprattutto se si trattava di una massa corrotta da socialisti e intellettuali che se ne infischiavano dei contadini e li strumentalizzavano per raggiungere obiettivi che quegli stessi contadini ignoravano completamente.
        Non appena sentì l’inizio di quella che dovette sembrargli una parata, Vova mi chiamò sul suo balcone, e io lo raggiunsi per guardare la processione che attraversava il ponte Troitskij diretta a palazzo. Indicai a Vova gli uomini, le donne e i bambini che portavano icone e ritratti dello zar, oltre a bandiere e striscioni, incluso uno con la scritta sconcertante: «Soldati, non sparate sulla folla!», che alcuni dei bambini in prima fila stringevano nelle loro piccole mani. «Non sparate sulla folla». Per tutta San Pietroburgo erano affissi manifesti che inveivano contro la marcia, sulla piazza del palazzo erano stati sistemati i cannoni, davanti all’ingresso e nei Giardini Aleksandrovskij si era raccolta la cavalleria e lungo le strade, sulla prospettiva Nevskij, sul ponte Troitskij e davanti alla Porta della Neva erano di guardia dodicimila soldati. I manifestanti marciavano con la stessa solennità di fedeli pronti a ricevere la prima comunione, passando davanti ai soldati e ai cosacchi appostati lungo il ponte; uno strano presentimento mi fece venire la pelle d’oca. I cosacchi adorano uccidere, soprattutto a distanza ravvicinata. Perché credete che lo zar avesse scelto proprio loro come guardie del corpo personali? Quando il corteo sfilò davanti a loro, gli astanti disposti alle estremità del ponte e lungo il marciapiede della strada subito dietro sollevarono pacificamente i loro cappelli o si fecero il segno della croce; dopo tutto, a guidarlo era un prete con una grossa croce. La petizione degli operai era già stata spedita allo zar e fu poi pubblicata sui giornali: «Signore, siamo qui per chiedervi giustizia e protezione; siamo poveri, oppressi, oberati di lavoro, disprezzati. Abbiamo raggiunto quel temibile livello di disperazione nel quale è preferibile morire piuttosto che continuare a soffrire pene così tremende. Batjuska, ascoltate il nostro appello».
        Mentre restavamo in piedi sul balcone, con Vova tremante per il freddo, sentimmo gli spari; erano lontani ma numerosi, e Vova finse di sparare con un immaginario fucile. Pensai: Non mireranno certo a donne e bambini, a quegli uomini con i ritratti dello zar, ma chiamai ugualmente la mia domestica perché portasse dentro Vova, il quale se ne andò protestando e dicendo che mi odiava, che voleva «restare lì a guardare la gente». Scoprii in seguito che, mentre i manifestanti si avvicinavano alla Porta di Narva, uno squadrone di cavalleria aveva attraversato l’arco verde con le statue dei cavalieri medievali russi muniti di elmetto, stivali e armatura. E quando i manifestanti avevano continuato ad avanzare – non è facile per una folla tornare indietro (ricordate il Campo di Khodynka?) – la fanteria puntò contro di loro i suoi fucili e, dopo alcuni spari intimidatori, mirò improvvisamente alla folla, senza indugio.

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        • Barbara, devo ringraziarti e ringraziarti di cuore per la pazienza nel correggere le mie condivisioni troppo facili, fatte senza verifiche.
          Cosa pessima, un peccatoin cui cado troppo spesso.
          Proposito per il nuovo anno: verificare sempre quel che riporto o almeno pr0varci sempre che prima non prenda a martellate il telefono che oggi è lento da far paura

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      • Santi Martiri della Famiglia Imperiale Romanov

        17 luglio (Chiese Orientali)

        † Ekaterinburg, Russia, 4 (17) luglio 1918

        Il concilio dei vescovi della Chiesa Ortodossa Russa decretò così il 15 agosto 2000 la canonizzazione di questi santi: “Si inseriscano come vittime innocenti nell’assemblea dei nuovi martiri e confessori russi i membri della Famiglia Imperiale: l’imperatore Nicola II, l’imperatrice Aleksandra, l’erede al trono Aleksej, le granduchesse Ol’ga, Tat’jana, Marija e Anastasja. Nell’ultimo monarca ortodosso russo e nei membri della sua famiglia riconosciamo delle persone che hanno sinceramente desiderato incarnare nella propria vita gli insegnamenti del Vangelo. Nelle sofferenze durante la prigionia che la Famiglia Imperiale ha sopportato con mansuetudine, pazienza e rassegnazione al martirio e Ekaterinburg la notte del 4 (17) luglio 1918 si è manifestata la luce della fede in Cristo che vince il male; in modo simile essa ha brillato nella vita di milioni di fedeli ortodossi perseguitati per Cristo nel XX secolo”.
        Il 19 ottobre 1981, invece, la Chiesa Ortodossa Russa all’Estero aveva canonizzato non solo lo zar Nicola II ed i suoi più stretti familiari, ma anche i loro servitori e gli altri principi della famiglia imperiale caduti vittime dei bolscevichi. Ecco i loro nomi:

        + 17 luglio 1918
        – San Nicola II Romanov zar di Russia
        – Sant’Alessandra Fedorovna zarina di Russia
        – Sant’Alessio Romanov zarevich
        – Sant’ Anastasia Nikolaevna granduchessa
        – Santa Maria Nikolaevna granduchessa
        – Sant’ Olga Nikolaevna granduchessa
        – Santa Tatiana Nikolaevna granduchessa
        – Sant’Eugenio Botkin medico di corte
        – Sant’Alessio Trupp cuoco
        – Sant’Ivan Kharitonov fante
        – Sant’Anna Demidova domestica

        + 18 luglio 1918
        59300 – Santa Elisabetta Fedorovna granduchessa, monaca
        – Santa Barbara Yakovleva consorella di Elisabetta Fedorovna
        – San Sergio Mikhaylovich granduca
        – Sant’Ivan Konstantinovic granduca
        – Sant’Igor Konstantinovic granduca
        – San Costantino Konstantinovic granduca
        – San Vladimiro Pavlovich Paley principe
        – San Fyodor Remez segretario del granduca Sergio

        + 4 settembre 1918
        – Sant’Anastasia Hendrikova contessa
        – Santa Caterina Adolphovna Schneider insegnante privata

        Lo zar Nicola Aleksandrovic, destinato ad essere l’ultimo sovrano russo, nacque il 6 maggio 1868. Sin dall’infanzia si mostrò religiosissimo, mite, desideroso di essere un vero padre per il suo popolo, ma anche irrisoluto, influenzabile, incapace di assumersi la responsabilità del necessario rinnovamento politico e sociale: in una parola, non certo adatto a reggere il peso del trono nei tempi tragici che avrebbe avuto in sorte di vedere.
        Alla morte del padre (1894), il rigido e autoritario Alessandro III, Nicola II salì al trono. Poco dopo sposò la principessa Alice d’Assia, che si convertì all’ortodossia prendendo il nome di Aleksandra Fedorovna. La coppia ebbe quattro figlie, ma l’atteso erede maschio nacque solo nel 1904. L’anno precedente lo zar e la moglie avevano partecipato a Sarov alla solenne beatificazione di san Serafino, al quale avevano appunto chiesto la grazia di un erede. Fu l’ultimo momento in cui i tre elementi fondamentali della vecchia Russia, l’autocrazia, l’ortodossia e il popolo, si trovarono concretamente e simbolicamente uniti. Gli anni successivi avrebbero irrimediabilmente distrutto tutto ciò.
        Inizialmente vi fu la rovinosa guerra con il Giappone (1904-1905), quindi la prima rivoluzione (1905) e le sanguinose repressioni che seguirono. Questi eventi costrinsero lo zar a concedere una costituzione e a convocare un’assemblea parlamentare (Duma), che non fu però in grado di agire autonomamente. Negli anni successivi, tuttavia, il ministro Stolypin diede inizio a un’importante opera di riforma agraria che, se fosse stata pienamente attuata, avrebbe probabilmente cambiato il corso della storia russa. Animato da una concezione patriarcale e religiosa del potere imperiale, Nicola II venne completamente superato dagli eventi tempestosi del suo tempo. La società russa, in particolar modo l’“intelligencija” e i ceti urbani e operai, completava in quegli anni il distacco proprio da quegli ideali religiosi e politici che egli desiderava incarnare. Fortemente unita e ammirevole nella sua fede, la famiglia imperiale era però del tutto avulsa dalla realtà politica e sociale dell’epoca, e per di più soggiaceva all’influsso di inaffidabili consiglieri, quali il famoso Rasputin.
        Lo scoppio della guerra mise a nudo tutte le contraddizioni e le difficoltà della società russa, incapace di reggere il confronto con le più avanzate nazioni dell’Europa occidentale se non al prezzo di inauditi sacrifici. Nel febbraio 1917 scoppiarono a Pietrogrado le prime avvisaglie della bufera rivoluzionaria. Lo zar era al fronte, al quartier generale, poco o nulla informato di quanto avveniva nella capitale. Una delegazione della Duma lo raggiunse sollecitandolo ad abdicare per la salvezza del paese. Molti consiglieri dettero allo zar lo stesso suggerimento. Angosciato per le sorti del suo paese, Nicola abdicò il 2 marzo 1917. Si ricongiunse allora alla famiglia nella residenza di Carskoe Selo, dove venne tenuto sotto stretta sorveglianza. Il 31 luglio dello stesso anno, su disposizione del governo provvisorio guidato da Karenskij, la famiglia imperiale venne trasferita a Tobol’sk. La situazione si fece disperata dopo la Rivoluzione di Ottobre e la presa del potere da parte dei bolscevichi. Alla fine dell’aprile 1918, il governo sovietico ordinò che la famiglia imperiale venisse trasferita a Ekaterinburg, sugli Urali.
        Gli ultimi mesi di Nicola e dei suoi familiari furono angosciosi e umilianti. Sottoposti all’arbitrio, alla violenza e alla volgarità dei loro futuri carnefici, lo zar, la moglie, i figli e i domestici, che avevano voluto seguirli sino alla morte, mostrarono un’ammirevole dignità e una fede forte e incrollabile. Tale comportamento riuscì in parte a placare la violenta ostilità iniziale della scorta, al punto che la “Ceka” fu costretta a utilizzare nuovi guardiani, per lo più di nazionalità non russa e ideologicamente più affidabili. Negli ultimi giorni i prigionieri vennero trattati con estrema durezza. La notte tra il 3 e il 4 luglio i prigionieri vennero svegliati e fatti rivestire; si spiegò loro che dovevano essere nuovamente trasferiti. Al pianterreno li attendeva invece il plotone d’esecuzione. Lo zar e la sua famiglia affrontarono anche quest’ultima prova con dignità e coraggio, rivolgendo a Dio un’ultima preghiera. Insieme a Nicola II vennero fucilati la moglie Aleksandra, le figlie Ol’ga, Tat’jana, Mar’ja, Anastaija, l’erede al trono Aleksej, il medico e tre fedeli servitori. I feriti furono finiti a colpi di baionetta.
        I corpi degli uccisi vennero occultati e distrutti nel timore di manifestazioni popolari.I membri della famiglia imperiale sono stati canonizzati dalla Chiesa russa in esilio il 19 ottobre 1981 insieme con gli altri neomartiri e confessori della Russia. Medesimo provvedimento fu poi adottato dal Patriarcato di Mosca il 15 agosto 2000.

        Autore: Aldo Ferrari

        http://www.santiebeati.it/dettaglio/60850

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        Ovvio che ai comunisti, ai marxisti, ai sedicenti ebrei di sinistra , la Grandezza dello Zar non piace, loro adorano un altro Dio. Noi siamo cristiani, non musulmani, non ebrei.

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    • Lei si dovrebbe vergognare, Chi é lei per giudicare? I Santi Romanov hanno subito una persecuzione da parte dei marxisti , forse suoi criminali amici! Si vergogni! Lei non é cristiana, se ne torni da dove é arrivata, sarà musulmana
      http://www.santiebeati.it/dettaglio/60850
      Che gentaglia che esiste, comunisti, bolscevichi!

      Ah ora ho capito, lei fa parte degli eredi di chi sotto mentite spoglie vollero distruggere gli Imperi cristiani di Russia, Germania e Austria Ungheria.
      Ho grande rispetto per Israele , ma non per i sedicenti ebrei di sinistra, quali i Sassoon, Soros, De Benedetti, Marx, Lenin,

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  2. Scusa il ritardo, ma ormai, accertato che la pagina linkata è di pura propaganda neo-zarista, non regge nemmeno la definizione di “ultimo imperatore cristiano”: l’ultimo europeo fu Carlo I d’Asburgo (deposto il 3 aprile 1919), e prima di lui fu deposto Guglielmo II di Germania (9 novembre 1918). Nicola II di Russia fu deposto il 14 marzo (credo calendario giuliano) 1917.
    A volerla dire tutta, l’ultimo imperatore cristiano, se vogliamo definire cristiana la dinastia salomonide, fu Hailè Selassiè (se ricordo, era lui Ras Tafari), ucciso nel 1975.
    Sai, sono uno che tende a spaccare il capello in quattro…

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  3. La Storia si sta ripetendo: come oggi i vari Soros, Rothschild, Rockefeller si sono impossessarsi di molte Nazioni, e volevano impossessarsi anche della Siria, oltre che della UE, cento anni fa si sono impossessati della Russia.
    Ma ora abbiamo Trump e Putin, oltre a Marine Le Pen, Geert Wilders, Heinz-Christian Strache, che ci aiuteranno a sbarazzarci dei criminali degni eredi di chi ha distrutto la Cristianità in Russia, Austria Ungheria, Germania.

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    ZAR NICOLA II : UNA VITTIMA DEI ROTHSCHILD
    Con il Congresso di Vienna (settembre 1814-giugno 1815) i Rothschild vogliono instaurare un Governo Mondiale. Molti governi europei erano sotto il controllo dei Rothschild in quanto indebitati con questa dinastia ad eccezione della Russia, in quanto lo zar Alessandro I non voleva cedere la banca centrale a questa mafia.
    Questo fatto fece infuriare Nathan Mayer Rothschild che giuro’ che un giorno lui o i suoi discendenti avrebbero distrutto tutta la famiglia ed i discendenti dello zar Alessandro I.
    102 anni dopo i Rothschild portarono a compimento la loro vendetta.
    I membri della famiglia dello zar Nicola II erano pii cristiani ortodossi.
    A seguito della rivoluzione bolscevica, finanziata dai Rothschild, la famiglia reale fugge ad agosto del 1817 a Tobolsk in Siberia, soggiornando al Governors House fino ad aprile 1918. Sperava di trovare rifugio in Inghilterra, ma il re Giorgio V, un cugino Romanov, si rifiuto’ ad aiutarli a causa delle pressioni ad opera di gruppi ebraici.
    Lo zar con la sua famiglia durante il viaggio in treno ad Ekaterinburg negli Urali viene bloccata da quattro ebrei Goloshchekin, Safarov, Voikov e Syromolotov coordinati dall’ebreo Jacob Yurovsky che li portano a casa del ricco mercante ebreo Ipatiev. Il 4 luglio 1918 Yurovsky respinge i soldati russi che erano di guardia allo zar ad eccezione di Pavel Medvedev una spia Ceka ebraica e rimpiazza i soldati russi fedeli allo zar con assassini comunisti ebrei ungheresi.
    Il 15 luglio 1918 due rappresentanti della Commissione straordinaria sovietica, uno dei quali Philip Golochtchekine, giunsero a casa di Ipatiev con un ordine di Jacob Yurovsky di eliminare la famiglia reale russa.
    Il 17 luglio 1918 verso mezzanotte, Yurovsky porto’ lo zar e la zarina Nicola ed Alessandra con le loro quattro figlie, la cameriera, il medico, il cuoco ed il cameriere al piano seminterrato.
    Lo zar prese l’erede Alexei tra le sue braccia. Gli avevano detto che dovevano posare per una foto di gruppo.
    C’erano gli assassini ebrei Medvedev, Nikulin, Yermakov, Vaganov. Yurovsky tiro’ fuori la pistola e la punto’ direttamente alla testa dello zar e sparo’, e mori’ sul colpo. Poi la zarina Alexandra mentre faceva il segno della croce. Poi tocco’ alle quattro figlie Olga, Tatiana, Maria ed Alessandra.
    Demidova, la cameriera, sopravvisse alla prima raffica, poi le spararono 30 volte.
    Quando la stanza divenne silenziosa si senti’ un piccolo gemito, era Alexei che era ancora vivo tra le braccia del padre.
    Yurovsky si avvicino’ e sparo’ due colpi nell’orecchio del ragazzo.
    Tutti i membri della famiglia reale erano stati eliminati.
    I Rothschild ordinarono l’esecuzione dello zar Nicola II e la sua famiglia nonostante avesse gia’ abdicato il 2 marzo, come atto di vendetta nei confronti dello zar Alessandro I che blocco’ il piano del governo mondiale nel 1815 durante il Congresso di Vienna e lo schierarsi con Abraham Lincoln da parte dello zar Alessandro II.

    http://jonkirby2012.wordpress.com/2012/11/04/why-rothschilds-really-wanted-the-murder-of-tzar-nicholas-ii-and-his-christian-family/
    http://nomassoneriamacerata.blogspot.it/2014/10/zar-nicola-ii-una-vittima-dei-rothschild.html

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  4. Gentilmente vorrei sapere se queste notizie, che la parte marxista degli ebrei ha deliberatamente voluto distruggere la Russia cristiana (oltre che altre Nazioni cristiane, come gli Imperi Centrali) per instaurare una dittatura comunista sovietica, sono vere, perché comprendo solo ora, il grande male che una parte dei deviati, degli uccisori di Gesù Cristo hanno fatto! Loro hanno ucciso Cristo, Loro vogliono distruggere il Cristianesimo (Bergoglio é in loro strumento).
    Giustizia per i Santi Romanov, che come per i Beati Carlo I d’Asburgo, Luigi XVI Borbone Maria Antonietta d’Asburgo, sono stati vittime di criminali assassini,
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    Il nuovo ordine mondiale
    6 Giugno 2014
    I grandi “speciali” di Informare

    Alla radice della nostra schiavitù …

    Il comunismo – conosciuto anche in precedenza come bolscevismo, – non è nient’altro che una truffa, un sistema con cui stabilire il controllo ebraico su nazioni gentili che non erano compatibili con le finalità della finanza ebraica internazionale. La cosiddetta rivoluzione Russa nel 1917 non fu Russa, ma un colpo di stato organizzato e messo in atto da parte degli ebrei. Il primo tentativo di un colpo di stato comunista in Russia, nel 1905, fu anche un prodotto di agitatori ebrei. Questi sono fatti storici innegabili e non propaganda come questi bugiardi giudei vogliono farci credere.

    Gli ebrei con il loro controllo sulla stampa, Hollywood, le università, le case produttrici ecc., hanno sdrammatizzato e cancellato ogni traccia non solo sulle atrocità commesse dai comunisti ma anche riguardo al ruolo predominante avuto. Una congiura del silenzio per quanto riguarda i crimini mostruosi del comunismo continua anche oggi, mentre veniamo bombardati da ogni direzione con propaganda sionista, in particolar modo con la storia ridicola e senza senso di un “olocausto di sei milioni di ebrei”.

    Bugiardi e criminali travestiti da giornalisti, professori, storici, cercano addirittura di glorificare i comunisti e assassini di massa Marxisti. Questa banda di truffatori non solo non oserebbero mai criticare qualsiasi cosa che abbia a che fare con il comunismo, ma descrivono addirittura il comunismo come un sincero esperimento che ha portato il maggior numero di vantaggi, per quello che riguarda la vita sociale.

    A quei tempi gli ebrei addirittura si vantavano del fatto che la rivoluzione fu un loro piano. Erano i finanzieri, i rivoluzionari e specialmente la orda di assassini di massa della Cheka, la polizia segreta sovietica precursore del KGB responsabile per lo sterminio di decine di milioni di russi e altri est-europei.

    Oggi gli ebrei negano il tutto: chi noi?? Gli ebrei non hanno mai avuto a che fare con la rivoluzione e chi lo afferma è semplicemente un antisemita. Pure gli ebrei coinvolti direttamente nei massacri di non ebrei cristiani, oggi negano ogni coinvolgimento. Addirittura a conoscenza del fatto che l’antisemitismo diventò un crimine capitale punito con la morte a partire dal 1917, gli ebrei sostengono che venivano perseguitati.

    Anche sapendo che le chiese cristiane venivano bruciate mentre le sinagoghe venivano lasciate intatte, gli ebrei negano il fatto che in realtà venivano protetti dal regime. Pure a conoscenza dei fatti che monaci, preti e suore cristiani vennero torturati, assassinati in massa e mandati al lavoro forzato per pulire le strade, mentre gli ebrei e i rabbini vivevano nel benessere, gli ebrei ancora insistono sul fatto di essere stati a loro volta vittime del bolscevismo.

    Questa è la strategia adottata dagli ebrei durante i secoli e millenni in cui si fingono le vittime per evitare di venire puniti per gl’orrendi crimini commessi.

    Gli ebrei in Russia avevano nutrito enorme odio per gli Zar russi, in primo luogo perché erano cristiani e in secondo luogo perché gli Zar tenevano giustamente gli ebrei emarginati e sotto controllo. Per gli ebrei era possibile risiedere solo in alcune aree (la cosiddetta “ebreo pallido”) e venivano ricacciati ogni qualvolta avessero tentato di sconfinare.

    Per queste ragioni, come anche per altre, estremisti ebraici in Russia e Europa dell’est si mobilitarono in brigate terroriste con lo scopo di deporre e assassinare gli Czars. Nel 1881, Zar Alexander II fu assassinato da ebrei. L’erede al trono era lo Zar Nicola II, il prossimo obiettivo dell’ebraismo.

    Le prime sommosse ispirate al comunismo talmudico nelle Russia cristiana, avvennero nel 1905, guidate dai giudei e massoni Leon Deutsch, Vladimir Lenin, Leiba Bronstein (Leon Trotsky) e il mentore e guida di Trotsky, Israel Helphand (Alexander Parvus) – il multimilionario finanziere e consigliere del giovane turco (l’ebreo che fece scoppiare la rivoluzione nel impero ottomano nel 1908 per facilitare i piani ambiziosi del sionismo internazionale). Parvus fece milioni di profitti derivanti dalla vendita di armi e prodotti alimentari per l’esercito turco, il quale – sotto il comando del cripto-ebreo “Giovani Turchi” – effettuò il massacro degli armeni del 1915, in cui morirono 1,5 milioni di cristiani. (See: Bjerknes, Christopher Jon. The Jewish Genocide of Armenian Christians, 2006)

    Gli ebrei rivendicano con vanità ed arroganza la responsabilità del fallito colpo di stato del 1905. Per esempio nel Maccabean of London, si legge un articolo intitolato Una rivoluzione ebraica nel Novembre del 1905:

    “La rivoluzione in Russia è una rivoluzione ebraica, una crisi nella storia ebraica. È una rivoluzione ebraica perché la Russia è la patria di circa la meta della popolazione ebraica mondiale e un rovesciamento del suo governo dispotico deve avere un’influenza molto importante sul destino dei milioni che vivono lì, come anche delle diverse migliaia che sono recentemente emigrati in altri paesi. Ma la rivoluzione in Russia è una rivoluzione ebraica anche perché gli ebrei sono i rivoluzionari più attivi nell’impero dello Zar “(citato in:. L. Fry, Waters che scorre verso est:. Della guerra contro la Regalità di Cristo TBR Books, Washington, DC, (2000), pag. 40.)

    Le imprese bolsceviche – come quelle dei sionisti – sono state sovvenzionate da ricchi ebrei usurai. In preparazione alla rivoluzione del 1905, i banchieri ebrei finanziarono e pianificarono una guerra tra la Russia e il Giappone. Stavano da tempo conducendo una guerra economica contro la Russia sabotando e indebolendo la capacità della Russia di garantire prestiti agli occidentali e finanziando in ogni occasione i nemici della Russia. Ciò fu fatto in uno sforzo dannoso per indebolire la Russia economicamente e fisicamente, rendendola così matura per la rivoluzione, la sovversione comunista ebraica e il saccheggio di tutti i beni. Il prominente banchiere ebreo e “filantropo”, Jacob Henry Schiff – emissario della Rothschild in America, che ha guidato la centrale elettrica Kuhn, Loeb & Co. E la banca di New York – finanziò lo sforzo bellico giapponese contro la Russia offrendo loro un prestito di 200 milioni di dollari americani.(See also: “Genocidal Jewish Supremacist Jacob H. Schiff” & “Jewish Bankers Again Target Russia for Revolution” for a plethora of sources documenting Schiff’s schemes against Russia)

    Il Jewish Communal Register of New York City del 1917-1918 scrive su Jacop Schiff: “L’impresa di Kuhn, Loeb & Co. fece grandi prestiti ai giapponesi dal 1904-1905, rendendo così possibile la vittoria giapponese sulla Russia. Il signor Schiff ha sempre usato la sua ricchezza e la sua influenza nel migliore interesse del suo popolo. Ha finanziato i nemici della Russia autocratica e ha usato la sua influenza finanziaria per escludere la Russia dal mercato monetario degli Stati Uniti “.

    Non solo il furioso russofobo Jacob Schiff finanzia i nemici della Russia e attacchi esterni, ma finanzia pure la distribuzione di propaganda rivoluzionaria per i prigionieri di guerra russi detenuti in campi di prigionia giapponesi durante la guerra Giapponese-Russo del 1904-1905. Jacob Schiff sperava che questa propaganda avrebbe avvelenato la mente dei soldati e che li avrebbe messi contro lo Zar al loro ritorno in Russia, alla fine della conflitto. Così avrebbero commesso ammutinamento e avrebbero aiutato ad instaurare una dittatura ebraica comunista.

    Anche se con il tentativo di rivoluzione del 1905 non riuscirono a far crollare il governo zarista russo, gli ebrei marxisti avevano causato una enorme carneficina. IL bagno di sangue causato degli ebrei fu notato anche da William Eleroy Curtis, in un discorso pronunciato alla National Geographic Society del 14 Dic 1906:

    “LA VENDETTA DEGLI EBREI

    Forse queste riforme sono la causa dell’attuale tranquillità, perché i capi rivoluzionari quasi tutti appartengono alla razza ebraica e l’agenzia rivoluzionaria più efficace è il Bund ebraico, che ha sede a Bialystok, proprio dove avvenne il massacro lo scorso giugno. Il governo Russo ha sofferto e subito più danni da questa razza, che tutti gli altri elementi combinati assieme. Ogni volta che viene commesso un atto disperato ed estremista, vi è sempre dietro un ebreo e si può anche dire che non esista un solo membro di questo gruppo che sia leale all’Impero.

    Il grande sciopero che ha paralizzato l’Impero e costretto lo Zar a concedere una costituzione e un parlamento, fu organizzato e gestito da un ebreo di nome Krustaleff, un giovane di soli 30 anni di età presidente del consiglio degli operai. Fu condannato al carcere a vita ma non scontò più di due o tre settimane, tempo che li bastò per organizzare uno sciopero dei dipendenti della prigione.

    Maxim, che organizzò e condusse la rivoluzione nelle province baltiche, era di origine ebraica. Lo scorso autunno venne a reclutare e a cercare fondi per la sua compagna rivoluzionaria, ma di lui si perse ogni traccia.

    Gerschunin, uno dei il leader terroristi più intraprendenti, che fu condannato al carcere a vita da scontare nelle miniere d’argento sulla frontiera della Mongolia, evase senza lasciare tracce e si suppone si trovi al momento a San Francisco. Gerschunin è di origine ebraiche ed ha solo 27 anni. Potrei stare qui ad elencarne un centinaio di questi leader rivoluzionari, che la maggior parte di loro, se non tutti, risulterebbero di origine ebraica. Ovunque si legge di un assassino o di un attentato dinamitardo, risalta che quasi tutti questi crimini sono da attribuire ad ebrei. L’episodio più clamoroso e drammatico verificatosi dopo l’ammutinamento è quello del 27 ottobre, quando, nel pieno centro di San Pietroburgo all’ingresso della Cattedrale di Kazan, quattro ebrei rapinano un carro porta valori e rubano 270’000 dollari. Riusciranno a far sparire il malloppo tramite una complice che poi sparì ma i rapinatori vennero arrestati e puniti in modo esemplare.

    L’8 novembre un paio di rivoluzionari ebrei rapinarono un altro portavalori vicino Ragow, in Polonia, scomparendo senza lasciare traccia. Il bottino ammontava questa volta a 850 mila dollari. Quasi ogni atto di questo genere è di stampo ebraico, come i massacri che hanno sconvolto l’universo e che si sono verificati così frequentemente che ai giudei venne dato il nome ‘pogrom’. Le autorità esasperate dovettero organizzare delle rappresaglie per via dei gravi crimini commessi da rivoluzionari ebraici. (W. E. Curtis, “The Revolution in Russia”, The National Geographic Magazine, Volume 18, Number 5, (May, 1907), pp. 302-316, at 313-314.)

    L’autore Juri Lina, a pagina 141 di “Under the sign of the Scorpion”, descrive i terribili atti terroristici perpetrati dagli ebrei Marxisti: “Secondo il direttore di regia Stanislav Govorukhin, 20000 mila persone furono uccise o gravemente ferite come risultato di atti terroristici dal 1905 al 1906. Novoye Vremya fece ammontare le vittime a 50000 nel marzo del 1911.” Sia Parvus che Trotsky capiranno presto che tutti questi attacchi terroristici sporadici non erano abbastanza per portare avanti il colpo di stato ad ottobre ( Quando tutti gli scioperi e gli atti terroristici vennero organizzati ), ma a dicembre e in gennaio, quando l’ultimo e disperato tentativo di fare cadere il governo zarista, fu intrapreso. Lenin, che si tenne informato sugli eventi in Russia dal suo luogo di esilio, venne alla stessa conclusione. L’omicidio di massa era l’unico modo per ottenere una vittoria. I “rivoluzionari” sognarono allora di una guerra civile.”

    I giudei massonici andarono in furia vedendo che i loro piani per spodestare lo Zar e instaurare una dittatura ebraica comunista andarono in fumo, ma il loro desiderio di omicidi di massa continuò. Infatti incominciarono a pianificare un altra rivoluzione che risultò con lo scoppio della rivoluzione bolscevica del 1917.

    Questi ebrei marxisti sono così ipocriti che predicano contro il capitalismo durante il giorno, per poi alla sera intrattenersi con i più grossi capitalisti e banchieri d’Europa. Banchieri che hanno finanziato le loro attività terroristiche fin dall’inizio. Questo stratagemma ebraico non potrebbe essere più evidente. Ad esempio, l’ebreo marxista rivoluzionario, Leon Trotsky, socializzò, giocò a scacchi e fece amicizia con l’ebreo sionista e banchiere, il barone Rothschild, a Vienna.(Nedava, Joseph. “Trotsky and the Jews”, Jewish Publication Society of America, (1972), p. 36)

    Nel 1916, l’ebreo Trotsky fu convocato negli Stati Uniti dal super capitalista e banchiere ebreo, Jacob Schiff, per reclutare e addestrare ebrei residenti nella Lower East Side di New York da usare come terroristi marxisti in Russia nel colpo di stato bolscevico del 1917.

    Il 27 marzo del 1917, Trotsky e altri 300 comunisti ben addestrati della Lower East Side di Manhattan, salirono a bordo del piroscafo norvegese “Kristianiafjord” per un viaggio che li portò a San Pietroburgo, in Russia. Prima di partire, Jacob Schiff diede a Trotsky e alla sua banda di cospiratori cabalisti, 20 milioni dollari. Allo stesso tempo, Lenin e i suoi compagni ebrei – con la complicità del governo tedesco – a bordo di un treno privato che li portò dalla Scandinavia a San pietro Burgo, sedevano su dieci milioni di dollari in oro forniti dal più ricco banchiere ebreo tedesco, Max Warburg. ( Il quale fratello Paul fu il capo fondatore della Federal Reserve System, la banca centrale americana controllata dai Rothschild ).

    Henry Wickham Steed, il capo redattore del Times, riconobbe che questo aiuto finanziario andò ben al di là del regime di Kerensky, affermando che: “I principali promotori e finanzieri della rivoluzione bolscevica erano Jacob Schiff, Warburg e altri finanziatori internazionali che speravano così di fare avanzare il bolscevismo in modo da sfruttare la Russia e il popolo Russo a vantaggio degli ebrei e di ebrei tedeschi.”(Steed, Henry Wickham. Through thirty years, 1892-1922: a personal narrative, Volume 2. Doubleday, Page & Company, 1924. p. 302)

    Dal “Czarism and Revolution,” Omni Publications, Hawthorne, California, (1962), pp. 231-232, apprendiamo che enormi somme di denaro proveniente da fonti ebraiche finirono col finanziare la causa bolscevica: “In un estratto da un rapporto segreto, datato New York 15 Febbraio 1916 (quoted from Boris Brazol, “The World At the Crossroads”, 1921, Boston, Small, Maynard and Co., Publ, p. 19), si legge come il Partito rivoluzionario russo in America ha deciso una politica aperta di azione. Sommosse e disordini potrebbero scoppiare ad ogni momento. Il primo incontro segreto che segna l’inizio di questo nuovo periodo di violenza e terrore avvenne nell’east side, la sera del 14 febbraio e vi parteciparono 62 delegati. 50 tra i delegati erano veterani del colpo di stato del 1905, mentre i restanti 12 erano membri reclutati di recente. La maggior parte di loro erano ebrei “intellettuali”, alcuni tra di loro erano rivoluzionari professionisti. I principali temi e argomenti di questo incontro segreto erano il discutere sulle opportunità e i benefici che una rivoluzione su grande scala in Russia, avrebbero portato, e del fatto che il tempo era propizio per tale piano.

    Come riportato in precedenza il partito aveva appena ricevuto dalla Russia informazioni segrete per preparare i preliminari necessari per una rivolta. L’unica questione ancora da chiarire all’incontro fu quella di una possibile carenza di fondi, tuttavia, nel caso che il problema fosse sorto, diversi membri dissero che non c’era motivo di preoccuparsi per il semplice fatto che in caso di bisogno si sarebbero trovati subito altri fondi, per es da simpatizzanti come Jacob Shiff. Il nome di Jacob Schiff venne ripetutamente menzionato come possibile finanziatore.”

    In un articolo pubblicato a Rostov il 23 settembre 1919, del “To Moscow”, troviamo ulteriori conferme sul fatto che Jacob Schiff fu uno dei principali finanziatori della rivoluzione bolscevica del 1917. Le informazioni trovate in questo documento sono basate su degli scritti dell’alto commissario francese in Washington.

    L’originalità di tale documento non può essere messa in questione dato che la fonte citata arrivava dal governo francese ed era ufficiale. Le informazioni vennero anche citate da Gen. Nechvolodov, nel suo libro menzionato in precedenza (pagina 97-104). Nechvolodov afferma che il documento venne redatto da parte di organizzazioni governative americane e fornito all’alto commissariato francese.

    Ecco alcune citazioni: “Nel febbraio del 1916 si venne a conoscenza del fatto che una rivoluzione venne fomentata in Russia e che le seguenti multinazionali e i seguenti individui erano coinvolti per portare avanti questi piani distruttivi.

    Jacob Schiff;

    Kuhn, Loeb & Co. (Directors: Jacob Schiff, Felix Warburg, Otto Kahn, Mortimer Schiff, Jerome H. Hanauer);

    Guggenheim;

    Max Breitung.

    Da queste informazioni risulta che la rivoluzione bolscevica, scoppiata un anno dopo la pubblicazione, fu finanziata, pianificata e messa in atto da gruppi di interesse ebraici. Nel aprile del 1917, Jacob Schiff dichiarò pubblicamente che fu solo grazie al suo supporto finanziario che la rivoluzione poté avere luogo. In primavera dello stesso anno, Schiff iniziò a supportare Trotsky il quale ricevette anche un contributo da parte del “Foreward”, una pubblicazione ebraica di New York.

    Trotsky e co. vennero anche supportati da Max Warburg e Olaf Aschberg della Nye Bank di Stoccolma, come anche da un altra organizzazione ebraica, la Rhine-Westphalian Syndicate e da Jivotovsky, un potente ebreo la quale figlia finì per sposare Trotsky. Delle relazioni vennero dunque create tra ebrei ultra capitalisti e quelli che si fingevano essere dalla parte del proletariato, i comunisti.bolc.jpg

    Un ulteriore conferma ci arriva da una lista dei nomi tra i primi soviet, lista che rende evidente il loro coinvolgimento. Il documento, dopo aver messo in evidenza i legami che collegano Kuhn, Loeb & Co. e altri istituti finanziari ebraici, diffonde il parere che il movimento bolscevico sotto alcuni punti di vista, fa parte di un disegno più grande, di un piano ebraico generale e che come si è visto, alcune case bancarie ebree, furono interessate nel promuovere la rivoluzione bolscevica. Jacob Schiff si vantò addirittura del fatto che solo grazie agli ebrei fu possibile portare avanti la rivoluzione Russa (ebraica) con successo. Juri Lina ha scritto in modo simile sul fatto che investitori ebraici in America e in Europa dell’ovest, finanziarono il bolscevismo: “Furono soprattutto Jacob e Mortimer Schiff, Felix Warburg, Otto H. Kahn, Max Warburg, Jerome J. Hanauer, Alfred Milner e la famiglia Guggenheim produttori di rame, che finanziarono i bolscevichi, secondo lo storico ebreo David Shub.

    Un documento (861.00/5339) negli archivi del Dipartimento di Stato americano lo conferma. Altri due nomi sono menzionati in questo documento: Max Breitung e Isaac Seligman. Tutte quelle persone erano ebrei e membri di logge “massoniche”. Secondo lo stesso documento i piani per deporre lo Zar vennero formulati nel febbraio del 1916. Vi sono sempre alcune persone che si arricchiscono con le guerre e le rivoluzioni. E dobbiamo sempre tener conto di ciò quando cerchiamo di capire la storia.

    Il banchiere sionista e massone Max Warburg ebbe un ruolo importante nel finanziamento della propaganda comunista in Russia. Egli fece in modo che l’industriale Hugo Stinnes accettasse di finanziare con due milioni di rubli le attività editoriali dei bolscevichi nel 12 agosto 1916. (Zeman, “la Germania e la rivoluzione in Russia, 1915-1918. Documenti dagli archivi del ministero degli Esteri tedesco”, Londra, 1958, pag. 92). Così ci sono i documenti esistenti che dimostrano che Max Warburg e altri super-capitalisti ebrei supportarono e finanziarono il comunismo. Queste dichiarazioni non possono essere messe in discussione o negate, come alcuni truffatori hanno cercato di sostenere. “(Sotto il segno dello Scorpione, p. 180)

    Chiaramente i banchieri ebraici ricevettero un enorme ricompensa, oltre anche a altri motivi, per gli investimenti fatti. Gli ebrei bolscevichi si impossessarono del potere e le ricchezze della Russia, e trasferirono tutto l’oro e le ricchezze ai Kuhn, Loeb & Co. negli stati uniti, o nelle banche di Warburg in Germania come anche in innumerevoli conti privati situati all’estero: “Il banchiere Jacob Schiff diede a Leon Trotsky 20 milioni di dollari per organizzare un colpo di stato da parte dei bolscevichi. Un investimento che risultò molto redditizio. Secondo lo storico Gary Allen 600 milioni di rubli in oro furono trasferiti negli Stati Uniti d’America tra il 1918 e il 1922. Nel solo primo semestre del 1921, secondo il New York Times del 23 agosto 1921, la casa bancaria di Kuhn, Loeb & Co. realizzò, anche grazie alle ricchezze rubate dai bolscevichi, un utile di 102 290 000 dollari in ricchezza. Una somma immensa per i tempi visto che per calcolare il valore attuale di quella somma si dovrebbe moltiplicare tale somma per cento. Lo storico russo Dmitri Volkogonov rivelò dopo aver trovato informazioni negli archivi del Partito comunista, che già solo le riserve private della moglie dello Zar, ammontavano a 475 milioni di rubli in oro, senza contare i 7 milioni per i gioielli della corona”. (Dagens Nyheter, 31 agosto 1992.)

    Il reparto finanziario bolscevico Goskhran confiscò tutto. Alcuni giornalisti svedesi (tra cui Staffan Skott) hanno, in accordo con il mito prevalente, cercato di spiegare che la maggior parte di questa ricchezza fu consegnata ai partiti comunisti di altri paesi, mentre milioni di russi morirono di fame. Questo non è del tutto esatto. Secondo lo storico Igor Bunich, Lenin e Trotsky si presero cura di questo denaro personalmente. L’oro, nel frattempo, era stato contrabbandato fuori della Russia e depositato in conti bancari personali in tutto il mondo. (30 tonnellate di oro all’anno sono stati prodotti in epoca zarista in Russia.) “(Sotto il segno dello Scorpione, p. 237)

    Subito dopo l’arrivo in Russia degli ebrei, il banditismo e i massacri cominciarono scatenando una crociata feroce e provocando spargimenti di sangue mai visti nella storia. Il fermento rivoluzionario del 1917 – guidato dai cripto-giudei Vladimir Ulianov (alias Lenin), Leiba Bronstein (alias Leon Trotsky), Jacob Sverdlov, Moisei Uritsky, Lev Rosenfeld (alias Kamenev), Grigory Radomylsky (alias Zinoviev), Lazar Moiseyevich Kaganovich, Karl Sobelsohn (alias Radek), Israel Helphand (alias Alexander Parvus), Rosalina Zalkind, Aaron Kuhn (alias Bela Kun), e mille altri bolscevichi ebrei – diffuse morte e distruzione in tutta la Russia e trasformò la Russia una nazione al servizio del male, il loro quartier generale. Quando i bolscevichi di Lenin effettuarono un colpo di Stato con successo nel mese di ottobre del 1917, i russi diventarono degli agnelli sacrificali da mandare al macello dai loro macellai ebrei, che governavano in Russia con un pugno di ferro.

    Uno dei primi atti di brutalità che pose le basi per i seguenti 70 anni di spargimenti di sangue e di massacri, la fame, la povertà e la morte, fu l’assassinio a sangue freddo della famiglia imperiale russa, i Romanov – lo Zar Nicola II, sua moglie, figlie e figlio – da uno squadrone della morte composto da ebrei bolscevichi e briganti. Su ordini di Jacob Schiff, i Romanov furono fucilati e poi finiti a colpi di baionetta nella Ipatiev House di Ekaterinburg, dove avevano cercato rifugio dal complotto omicida degli ebrei: Jacob Sverdlov ( primo presidente dell’unione Sovietica ), Yankel Yurovsky (generale della Checka e fanatico talmudista), Goloshchekin, Safarov, Voikov e Syromolotov. Altri membri della famiglia imperiale che avrebbero potuto succedere al trono furono assassinati la notte successiva.

    Il nuovo ordine mondiale ebraico (The Jew World Order)

    Nel libro, The Last Days of the Romanovs (p. 393), Robert Wilton, un reporter del London Times situato in Russia per 17 anni, riassume la “Rivoluzione Russa” con le seguenti parole: “L’intera vicenda del bolscevismo in Russia ha lo stampo indelebile di un invasione straniera (aliena). A partire dall’assassinio dello Zar, deliberatamente pianificato dal Ebreo Sverdlov e messo in atto dagli ebrei Goloshekin, Syromolotov, Safarov, Voikov e Yurvsky. Fu appunto un atto, non del popolo russo, ma di invasore straniero ostile.

    Il dominio degli ebrei in Russia venne supportato anche da alcuni russi : il ” borghese” Ulyanov alias Lenin, il “nobile” Chicherin o il “dissidente” Bonch-Bruevich. Sono tutti semplici schermi o manichini dietro i quali li Sverdlovs e i mille e uno ebrei di Sovepedia, continuano la loro opera di distruzione e sterminio; aver distrutto e saccheggiato la Russia appellandosi all’ignoranza della gente comune, dei lavoratori, usandoli, questi creduloni, per instaurare la peggiore tirannia che il mondo abbia mai visto.

    I sovietici hanno consacrato tre eroi a cui monumenti sono stati eretti: a Karl Marx , a Giuda Iscariota e a Leo Tolstoi , i tre nomi che sono associati con la Rivoluzione, l’apostasia e l’anarchismo; due di loro ebrei”.

    L’invasione da parte di stranieri come espressa da Robert Wilton, fu senza dubbio di stampo ebraico e talmudico. L’autore anti-sionista Douglas Reed espone indizi che indicano gli interessi etnici e le motivazioni dagli assassini giudei della famiglia Romanov: “La ragione principale per raccontare nei dettagli il massacro dei Romanoff, è quella di rivelare gli indizi e le prove riguardo alla paternità di questo crimine, che sono stati lasciati dagli assassini nella stanza in cui avvenne il massacro. Uno dei sicari infatti, presumibilmente il loro capo, lasciò dei messaggi osceni e beffardi in ebraico, ungherese e tedesco sul muro. Tra i messaggi vi erano messaggi che alludevano alla legge talmudica e della Thora, offrendo degli esempi per i posteri sul come queste leggi, come anche le vendette sui non-ebrei, debbano venire effettuate, proprio come concepita dai Leviti. Le scritte in tedesco erano citazioni del poeta ebreo Heinrich Heine riguardo alla morte di Baldassarre, il regnante immaginario il cui omicidio viene riportato in Daniele come punizione di Dio per avere recato affronto a Giuda: Belsazar ward aber in selbiger Nacht Von selbigen Knechten umgebracht.

    L’autore, in modo ironico e beffardo, usò e adattò queste linee al massacro appena compiuto: Belsatsar ward in selbiger Nacht Von seinen Knechten umgebracht.

    Mai nella storia sono stati lasciati indizi più chiari sull’identità di un assassino sul luogo di un crimine . “(The Controversy of Zion, p. 195)

    Come giustamente ha osservato Douglas Reed, le scritte beffarde lasciate sul muro della casa Ipatiev dove furono massacrati i Romanov, erano citazioni di un poeta ebreo-tedesco Heinrich Heine, in cui si allude alla morte di un sovrano gentile (Baldassarre, abilmente farro Belsatsar) nel noto racconto dell’Antico Testamento, in cui vide la scritta sul muro che gli preannunciava la sua distruzione (Daniele 5), e fu poi ucciso come punizione per i suoi “reati” contro la sanguinaria divinità ebraica’. Il messaggio era ovviamente che un altro re Gentile, lo Zar, era stato ucciso come un atto di vendetta ebraica. (See also: Waters Flowing Eastward, Chapter: “The Writing on the Wall”, for the cabalistic significance of these inscriptions)

    È interessante notare che la ricchezza della famiglia Rothschild – a cui può venire accreditato il merito per la presa di potere da parte dei comunisti in Russia – è ritenuta da alcuni ebrei di essere anche di grande rilevanza per lo svolgimento di un altro scopo, uno scopo più alto… per vendicare i torti fatti ad Israele.” Di grande rilevanza per scoprire la vera natura di questa vicenda sono i fatti che il poeta Heinrich Heine era un amico di Karl Marx e che una volta fece un osservazione del genere: la maggior parte dei gentili non hanno idea degli intrighi e le ambizioni di noi ebrei, ma se ne accorgeranno una volta diventati nostri schiavi! Heine affermò, “Le gesta e i crimini commessi dagli ebrei sono poco noti all’opinione pubblica come anche i fatti concernenti la nostra vera natura. Alcuni pensano di riconoscere gli ebrei dal loro aspetto, dalle loro barbe – ma questo è tutto ciò che si sapeva di loro. Dai tempi del Medioevo fino ad arrivare all’epoca moderna, la storia degli ebrei rimane un mistero costante. Questo mistero sarà risolto, forse, e tutto sarà rivelato nel giorno in cui il profeta l’avrà predetto: Quando vi sarà solo un pastore ed un solo gregge e quando i giusti che hanno sofferto per la salvezza del genere umano, riceveranno il riconoscimento e la gloria.”(Prawer, Siegbert Salomon. Heine’s Jewish Comedy: A Study of His Portraits of Jews and Judaism. Oxford: Clarendon, 1983. p. 622)

    L’ebraicità del comunismo/bolscevismo ed del regime sovietico è stata attestata non solo dal popolo russo, ma anche da americani, inglesi, e altri funzionari e commissioni governativi, giornalisti coraggiosi che hanno assistito al colpo di stato bolscevico di persona nel 1917, e anche da alcuni ebrei stessi.

    Rabbi Stephen S. Wise, ai suoi tempi uno dei più importanti rabbini al mondo dichiarò: Alcuni lo chiamano Marxismo, io lo chiamo semplicemente giudaismo! (The American Bulletin, Rabbi S. Wise, May 5, 1935)

    Nel Jewish Chronicle di Londra del 4 aprile 1914, i giudei si vantato che il bolscevismo è ebraismo, affermando: “C’è molto di più dietro al bolscevismo stesso e il fatto che così tanti ebrei siano bolscevichi, e cioè che il bolscevismo è simile in alcuni punti e in armonia con l’ideologia del giudaismo.

    Nell’edizione 10 del 1920 del American Hebrew Magazine, gli ebrei si vantano con presunzione e cito: “La rivoluzione bolscevica in Russia è stata il prodotto di menti ebraiche, motivata dalla insoddisfazione ebraica e di pianificazione ebraica, il cui obiettivo era quello di creare un nuovo ordine mondiale ebraico. Piano che è stato eseguito in modo eccellente in Russia, grazie anche alle menti ebraiche ed a causa del grosso senso di insoddisfazione tra gli ebrei. Sia la pianificazione che l’esecuzione fisica di questi piani, sono stati messi in atto da ebrei, così da permettere la realizzazione a livello anche globale.”

    IL 12 Aprile del 1919, il giornale comunista (Kharkov) pubblica un articolo di M.Kohan intitolato, Il servizio e i benefici dati alle classi lavoratrici (The Jews’ Services to the Working Class). Eccone una citazione: “Si può affermare senza esagerazione che la grande rivoluzione socialista di ottobre è stata portata avanti da ebrei… la stella rossa a cinque punte, che era conosciuta come un simbolo ebraico in tempi antichi, viene adottata come simbolo del proletariato russo… I commissari ebrei leader dei comitati e delle [consiglio-Kahal] organizzazioni sovietiche, conducono il proletariato russo alla vittoria… Potrebbero le masse oppresse di operai e contadini russi liberarsi dal giogo della borghesia da soli? No, erano gli ebrei fin dall’inizio che mostrarono al proletariato russo la via per l’internazionalismo e che fino ad oggi regnano in Russia. Il proletariato può sentirsi al sicuro nelle mani degli ebrei. Possiamo stare tranquilli mentre il compagno Trotsky comanda l’Armata Rossa”. (quoted in “Under the Sign of the Scorpion”, p. 133) L’articolo del Jewish Encyclopedia del 1905 sul “socialismo”, ci dice: “Mentre in Germania il socialismo ha attirato alcuni ebrei, in Russia è diventato un movimento di massa tra gli ebrei.”

    Nel 1906, il New York Times scrisse su un convegno di ebrei anti-russi e comunisti a Berlino, in Germania. Il Dr. Paul Nathan, un noto pubblicista ebreo, chiese la distruzione della Russia: “Dr. Nathan lesse alla riunione una circolare (del governo zarista russo) indirizzata alla guarnigione (Russa) di Odessa, invitando i soldati a “ribellarsi e a schiacciare i traditori che stanno complottando per rovesciare il santo governo dello Zar e sostituirlo con un impero ebraico”. Ha concluso con un appello ai poteri finanziari ebraici del mondo per fare in modo di frenare e sabotare la carriera della Russia come mutuatario. I finanzieri del mondo dovrebbero porre fine alla Russia, non solo per ragioni umanitarie, ma per ragioni pratiche. Il fallimento della Russia è un dato di fatto, ha aggiunto.”

    L’articolo di The Encyclopedia Judaica sul comunismo conferma molte delle affermazioni fatte dai cosiddetti antisemiti che da tempo sostengono che il comunismo è un prodotto ebraico spinto da motivazioni ebraiche. E confessa: “Il movimento e l’ideologia comunista hanno giocato un ruolo importante nella vita ebraica, in particolare negli anni 1920, 1930, e durante e dopo la seconda guerra mondiale. Gli ebrei hanno svolto un ruolo importante nelle prime fasi del bolscevismo e del regime sovietico. In alcuni paesi gli ebrei sono diventati l’elemento di primo piano nei partiti comunisti, sia legali che illegali e in alcuni casi sono stati anche istruiti dall’internazionale comunista di cambiare il loro nome ebreo e farsi passare come non ebrei, al fine di non confermare propaganda di destra che presentava il comunismo come un’ideologia straniera e una cospirazione ebraica. La fazione bolscevica aveva come membri un alta percentuale di ebrei, soprattutto nel campo dell’organizzazione e della propaganda… Membri come Maxim Litvinov ( Wallach ) , M. Liadov ( Mandel’stam ) , Grigory Sklovskij , A. soltz , S. Guzev ( Drabkin ) , Grigory Zinoviev ( Radomyslsky ) , Lev Kamenev ( Rosenfeld ) , Rozaliya Zemliachka ( Zalkind ) , Helena Rosmirovich , Yemeli Yaroslavsky ( Gubelman ) , Serafimer Gopner , G. Sokolnikov , I. Platnitsky , Jacob Sverdlov , M. Vladimirov , P . Zalutsky , A. Lozovsky , Y. Yaklovlev ( Epstein ) , Lazar Kaganovich , D. Shvartzman , Simon Dimanstein … Trotsky [ Bronstein ] , M. Uritsky , M. Volodarsky , J. Sleklov , Adolf Joffee , David Riazanov ( Goldenbach ) , Yuri Larin e Karl Radek ( Sobelsohn ) . “(see this facsimile of the Encyclopedia Judaica’s article)

    Ted Pike, nel suo articolo “Attivisti ebrei crearono il comunismo” (Jewish Activists Created Communism), fornisce il seguente commento relativo l’articolo rivelatore dell’Encyclopedia Judaica sugli ebrei e il comunismo: “E continua ammettendo che la controffensiva antisemita delle armate russe bianche nel 1918, spinse la maggior parte dei giovani ebrei russi nelle file del regime bolscevico. “Questo significa che la maggior parte di tutti i giovani ebrei sovietici erano comunisti. Gli ebrei, si dice, videro nel bolscevismo una grande opportunità, visto che occupavano molte posizioni chiave in tutti i rami del partito e della macchina statale, presso le sedi centrali e locali del potere.”(p. 791)

    La percentuale sproporzionatamente elevata di ebrei nella gerarchia del partito comunista è ammessa anche nell’articolo di Encyclopedia Judaica: “Durante la rivoluzione gli ebrei svolsero un ruolo predominante fra gli organi del partito. Il Politburo eletto il 23 ottobre 1917 contava tra i suoi membri quattro ebrei. Il Comitato militare rivoluzionario, nominato per preparare il colpo di stato, fu guidato da Trotsky e due membri su 5 erano ebrei. Nei primi anni del regime sovietico gli ebrei erano in molti posti di comando nella macchina del governo e di partito … “(pag. 797, 98)

    L’Enciclopedia Judaica va avanti per chiarire inavvertitamente perché i russi furono così coinvolti in attività “anti-semitiche”. Quando il popolo russo eroicamente tentò di riconquistare la propria libertà dai comunisti, il Judaica dice che “masse ebraiche compatte nelle aree interessate furono utilizzate in risposta e a favore del regime centralista.” (P. 798)

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    In altre parole, “la maggior parte dei giovani ebrei” in ogni paesino a ridosso della Russia, divennero le “masse ebraiche compatte” il cui compito era quello di imporre con la forza e mantenere la schiavitù comunista sui popoli amanti della libertà. Gli ebrei e la popolazione russa furono coinvolti in una lotta mortale per la sopravvivenza e il futuro della Russia. C’è da meravigliarsi che i russi bianchi scoppiarono in rabbia fino al punto di volere liquidare i loro oppressori? Chi non avrebbe fatto lo stesso?”

    In “The Jewish Experience” (1996, p. 364), l’autore ebreo Norman Cantor ammette liberamente e si vanta orgogliosamente della casta ebraica all’interno della gerarchia bolscevica in Russia, affermando: “La rivoluzione bolscevica e quello che successe in seguito, rappresentano, da un nostro punto di vista, la vendetta ebraica… Durante il periodo di massimo splendore della guerra fredda, pubblicisti ebrei americani hanno investito molto tempo a negare che – come affermarono gli “antisemiti” nel 1930 – gli ebrei svolsero un ruolo importante e sproporzionato nella fondazione dell’Unione Sovietica e il comunismo mondiale. La verità è che fino ai primi anni del 1950, gli ebrei svolsero un ruolo predominante e non c’è nulla di cui vergognarsi. Verranno i tempi in cui gli ebrei impareranno ad apprezzare e ad essere fieri dei comunisti ebrei in Unione Sovietica e altrove. Era una sorta di rappresaglia contro i nostri nemici”.

    L’autore Edward Schoonmaker, nel suo articolo in “Democrazia e dominio del mondo” (. 1939, pag 211), dà un ulteriore conferma a Norman Cantor affermando che le sinagoghe ebraiche furono lasciate intatte dai bolscevichi, mentre le chiese cristiane furono tutte rase al suolo: “Quindici anni dopo che la rivoluzione bolscevica fu scatenata, per avanzare la realizzazione del programma marxista, l’editore del American Hebrew potrebbe scrivere:” In base a tali informazioni lo scrittore potrebbe assicurare i lettori del fatto che mentre in Russia fino ad alcune settimane fa non una singola sinagoga ebraica è stata abbattuta, mentre centinaia, forse migliaia, delle chiese greco-cattoliche sono state rase al suolo… “(American Hebrew, 18 novembre 1932, pag. 12.) I rinnegati ebrei che portavano avanti una rivoluzione che aveva come scopo quello di distruggere le religioni, l’oppio dei popoli, si erano “sbadatamente” dimenticati della propria religione e risparmiato le sinagoghe della Russia?!”

    Un altro scrittore ebreo, Sever Plocker, contribuisce a rendere credenti molte delle affermazioni dei cosiddetti “antisemiti” sugli ebrei e il comunismo, in un articolo pubblicato sul YnetNews.com dal titolo, “Gli ebrei di Stalin”. Egli giustamente ci ha ricordato che “alcuni dei più grandi assassini di massa dei tempi moderni furono ebrei.”

    Ija Ehrenburg assassino di massa comunista ebreo

    Rapporti dei servizi segreti britannici e americani ci rivelano fatti riguardo all’ebraicità del bolscevismo e del nuovo regime sovietico, descrivendo la dirigenza bolscevica come al 90 per cento costituita da ebrei. Robert Wilton, il corrispondente già citato del London Times, di assegnazione in Russia durante la rivoluzione comunista del 1917, ha illustrato la composizione etnica dello Stato bolscevico come tale: “Secondo i dati forniti dalla stampa sovietica, di 556 importanti funzionari dello Stato bolscevico, vi sono stati nel 1918-1919: 17 russi, due ucraini, 11 armeni, 35 Lettoni, 15 tedeschi, 1 ungherese, 10 georgiani, due polacchi , 2 finlandesi, 1 Karaim e ben 457 ebrei. Col passare dei decenni – dopo l’anno fatidico del 1917 – Khazars giudaizzati avevano totale potere sulla terra occupata, la Russia, completamente nelle loro mani. Fino a quel tempo fecero in modo di creare una burocrazia fatta su misura per i loro desideri”.

    In un rapporto delle forze americane in spedizione in Siberia del 1 marzo 1919, compilato dal capitano Montgomery Schyler – che parla di eventi successivi al crollo del primo governo provvisorio – si legge: “Le nostre speranze svanirono venendo a conoscenza del graduale accumulo di potere tra gli elementi più irresponsabili e socialisti della popolazione, guidati dagli ebrei e altre razze anti-russe. Un documento realizzato nel mese di aprile del 1918 da Robert Wilton, il corrispondente del Times di Londra in Russia, dimostra che in quel momento vi erano 384 “commissari”, tra cui 2 negri, 13 russi, 15 cinesi, 22 armeni e più di 300 ebrei. Di quest’ultimo numero, 264 erano ebrei esiliati e poi tornati in Russia dagli Stati Uniti dopo la caduta del governo imperiale.”

    Schyler descrive francamente il movimento bolscevico come “guidato e controllato da ebrei russi fin dall’inizio”. Il Reverendo George E. Simons, il sovrintendente della Chiesa metodista episcopale a Pietrogrado nel periodo dal 1907 al 1918, fu testimone oculare della rivoluzione bolscevica. Egli ha testimoniato davanti al Senato degli Stati Uniti e ha dichiarato che la maggior parte dei leader bolscevichi erano ebrei del Lower East Side di New York City: “Tra 388 membri del nuovo governo russo, solo 16 erano di origine russa. Uno tra loro era un nero americano. Tutto il resto, i restanti 371 membri, erano ebrei. Di questi 371 dirigenti bolscevichi ebrei, 265 erano americani del Lower East Side di New York City.

    Fonte: http://www.daemuk.ch/jew-world-order-il-nuovo-ordine-mondiale-ebraico-zioncrimefactory-parte3.html

    http://informare.over-blog.it/article-il-nuovo-ordine-mondiale-123836896.html

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