Lettera a un europeo non ancora nato

Lettera a un europeo non ancora nato

di Alberto Aldrovandi

Quando leggerai questo, sarai stupito di apprendere che sapevamo già tutto. Certo, non posso conoscere i dettagli, nessuno poteva. E poi dipende da quando e dove ti trovi esattamente. Non posso sapere se la tua situazione è quella della guerra civile strisciante, del terrorismo quotidiano, come nella vecchia Irlanda del Nord, o addirittura peggio, quella del Libano, in cui il corpo nazionale si è separato definitivamente.

​Eppure, la malvagità radicale dell’islamismo, assai peggiore del vecchio nemico fascista, ci è nota. Però non avete fatto niente, risponderai tu, vigliacchi! Questo non è giusto da parte tua. Abbiamo fatto quello che potevamo, rovinandoci la vita semplicemente per poter esercitare la libertà di parola, per mettere in guardia. Le circostanze erano quelle di una élite stupida e ostile, di masse mantenute nell’ignoranza. L’accusa di razzismo bastava a mettere a tacere quasi tutti quelli che cercavano anche solo, magari rozzamente, di ragionare.

Andare contro, lo si pagava a caro prezzo. Proteggere i diritti, o addirittura le vite dei critici dell’islamismo, degli antiislamisti, era considerata – per quanto assurdo questo ti possa sembrare oggi! – un onere sgradevole e umiliante da parte delle nostre massime autorità. Gli antiislamisti venivano protetti, quando venivano protetti, secondo la formula “perché non siamo delle bestie come loro”, un po’ come quando in galera si isolano i pedofili per proteggerli dagli altri detenuti: non perché suscitino simpatia ma appunto “perché non siamo delle bestie come loro”. In effetti, c’era più rispetto per gli intellettuali che giustificavano la pedofilia. Quella era considerata una scelta coraggiosa, se fatta secondo i crismi della sinistra libertaria. E naturalmente la pedofilia non era considerata davvero una brutta cosa se esercitata nell’ambito islamico.
​L’atteggiamento era quello delle democrazie occidentali di fronte al fascismo, prima dell’invasione della Polonia: lasciamoli fare, non li stuzzichiamo, è la loro cultura. La libertà di parola vale quando si parla dell’Occidente, non dell’Islam. La relazione coniugale islamica è diversa da quella regolata dalle nostre leggi, che lì vanno applicate con discrezione. La legge islamica deve essere rispettata, i crimini commessi in base a essa non sono veramente tali, o perlomeno vanno considerati dei crimini attenuati, giustificati dal fallimento delle politiche di integrazione, dalla nostra incapacità di comprendere o adattarci.

​Ma così andavate verso la catastrofe! – dirai tu. Beh, sì. Lo sapevamo bene. Così come so che quando leggerai questo sarà già stato compiuto il primo attacco chimico o biologico di massa, verosimilmente durante una partita di calcio (perché è quella la nostra vera religione, so già anche questo), se non addirittura il primo attacco nucleare, con una bomba sporca.
​Quindi, nel mondo in cui vivi mentre leggi questo sono state approvate delle leggi, la libertà di parola è stata limitata “nell’interesse di tutti”, la libertà di movimento pure. Il comunitarismo è ufficialmente riconosciuto dallo Stato, la legge islamica è di fatto riconosciuta dalla legge dello Stato. È vietato fare riferimento a etnicità o religione dei criminali, nelle aule di tribunale e negli articoli dei giornali, quei pochi giornali che ancora rimangono come status symbol. I poteri delle autorità giudiziarie e di pubblica sicurezza sono stati, un po’ alla volta, senza grandi clamori, estesi enormemente. Naturalmente non lo chiamano fascismo. Avranno inventato qualche eufemismo di comodo, e quegli stessi che oggi ci insultano chiamandoci ignoranti e razzisti, o i loro analoghi, sono stati i primi a riconoscere la necessità di questo cambio di regime in senso autoritario, di fronte all’evidenza dei cadaveri. Tutti amano i propri bambini.

​Ma come si è potuti arrivare a questo? – chiedi tu. I vostri intellettuali, i vostri politici, erano dunque matti? Lavoravano per un’entità aliena, era in atto una cospirazione? Niente di tutto questo. La verità è molto più banale. Davvero, loro non capiscono. Sembra incredibile, ma non capiscono. Come gli antichi imperatori romani che facevano patti con i capi barbari, sono convinti di aver fatto un buon affare con l’immigrazione. E anche per l’imperatore romano ogni singolo patto era un buon affare, nel breve periodo. Purtroppo, i romani non sapevano quanto fosse grande il mondo, quanti barbari ci fossero. Non sapevano che per ogni capo barbaro che sovvenzionavano, ce n’erano altri dieci, o altri cento, che dicevano “e io chi sono?”. Così alla fine il sistema impero romano è collassato, a causa, ma guarda un po’, di un’ondata di profughi (i goti)! Ai barbari si è dovuta dare non soltanto la terra ma anche la legge loro: fine dello stato di diritto.
​Noi, diversamente dagli antichi romani, sappiamo benissimo quanto è grande il mondo e quanta gente povera ci vive, nella violenza, fuori da ogni democrazia. Per questo chi ci governa è imperdonabile. Noi sappiamo, o dovremmo sapere, che per ogni immigrato che entra illegalmente e viene accolto a braccia aperte ce ne sono altri dieci, o altri cento, che si dicono “e io chi sono?”. Sappiamo inoltre che nel caso dei musulmani l’immigrato è portatore di una legge altra, che ritiene superiore a quella dello Stato e che pretende di applicare: se non nei luoghi pubblici, perlomeno in casa sua, sul luogo di lavoro, nel suo quartiere. Quando questo sarà riconosciuto ufficialmente, sarà la fine dello stato di diritto.

​Coloro che giustificano e aiutano l’immigrazione illegale, in cui gli immigrati musulmani cercano normalmente di sottomettere se non di uccidere i cristiani, vivono in un sogno che per te, europeo non ancora nato, è diventato un incubo. Loro, che hanno abbandonato ogni religione, ogni tradizione, ogni rispetto per i loro antenati, nel loro delirio masochista vedono nell’immigrato, quanto più ostile e invidioso verso il mondo che dovrà accoglierlo, un dio che ritorna, una penitenza per la loro miseria, la loro pochezza, la mancanza di riconoscenza verso chi li ha preceduti. Come gli aztechi, aspettano il ritorno del gran dio Quetzalcoatl, il Serpente Piumato, e invece gli arriva Cortez con i suoi conquistadores. Attendono il Cristo, e aprono le porte ad Attila.

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