incensurabile

Non è razzismo, non è fobia criticare una ideologia.

Filippo Facci è stato sospeso dall’ordine dei giornalisti.

Premesso: l’ordine dei giornalisti è una cosa inventata dal fascismo per controllare meglio la società. Se mi sono sbaliato mi corigerete diceva un santo polacco.

Ha criticato una ideologia. Perché islam è una ideologia che vuole spacciarsi per religione – Carlo ce lo ricorda sempre e per questo lo ringrazio.

Credo che Filippo sia stato così duramente vergato dai “potenti” perché ha espresso la sua critica in modo troppo chiaro e forte per essere tollerabile dai radical-chic che odiano che venga rinfacciata loro la verità.

O meglio, in modo assai poco educato.

Allora vediamo di urlarla sui tette questa verità ma senza spegnere stoppini e senza cadere nel turpiloquio1

Il corano è un libro. Ed i libri possono essere criticati. Criticano Bibbia e Vangelo, quindi perché il corano no?

Questo libro il corano pretende di imporre all’universo le seguenti idee:

  • sottomissione del potere politico al potere religioso. Tutte le civiltà moderne che son progredite son basate sulla separazione tra potere religioso e politico. Inoltre la “sacra” Costituzione Italiana pretende che potere politico e religioso siano indipendenti. Anzi sottopone la libertà religiosa al vincolo di essere “sottomessa” o per dirla con altre parole “compatibile” con la costituzione medesima. Ogni persona che sia in grado di un minimo di logica conclude che islam e Repubblica Italiana sono incompatibili. E questo basterebbe. Infatti:

    Art. 8Le confessioni religiose … hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con l’ordinamento giuridico italiano.
    Art. 3Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

  • vieta la libertà religiosa, quindi viola l’articolo 3 della augusta Costituzione Italiana. Se anche in certe interpretazioni Cristiani, Ebrei e Zoroastriani possono continuare a vivere come cittadini di serie Z dove comanda islam lo stesso non si può dire di atei, agnostici, buddhisti, shintoisti, pastafariani eccetera. Figuratevi che ove vige la sharia, ossia dove il corano è applicato come pretende di essere applicato, ossia alla lettera, essere atei è punibili con la morte.
  • La testimonianza di una donna in tribunale quale un quarto di quella dell’uomo. Com’è che diceva? Ah, già:

    Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso.

  • permette la schiavitù. Mi pare ci sia giusto qualche articolo del codice penale che punisce “un pochino” la riduzione in schiavitù.
  • Incita alla guerra contro chi non è musulmano. Basta vedere i bollettini di morti e feriti di ogni mese “di guerra sacra”, ossia di ramadam.

    Art 11: Ma L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali

    Mentre il corano pretende che i membri della comunità coranico-musulmana, la umma, muovano costantemente guerra a chi islamico non è.

E ce ne sarebbero altri di motivi, ma davvero dobbiamo andare avanti?

Chi non capisce questi semplici ragionamenti è un colossale ignorante oppure è in male fede.

 

(titolo non censurabile)

Ho scritto che odiavo l’Islam, circa un anno fa, e vorrei chiarire che lo odio ancora. Molti lettori sapranno che il 15 giugno scorso l’Ordine dei giornalisti della Lombardia (meglio: il Consiglio di disciplina territoriale, composto dai colleghi Paolo Colonnello e Anna Migotto più l’avvocato Claudia Balzarini) ha deliberato una mia sospensione di due mesi dalla professione e dallo stipendio. La ragione non è chiarissima, e neanche chiara: nasce da un esposto fatto da una collega (non so chi sia, nel senso che ne conosco il nome, ma non so chi sia) e ogni procedimento dell’Ordine viene inviato anche alla Procura generale presso la Corte d’Appello, e questo significa che, se fossero stati ravvisati reati – tipo la violazione della Legge Mancino, che tratta l’incitazione alla violenza e alla discriminazione razziale-etnico-religiosa – la Procura avrebbe dovuto procedere. Non lo ha fatto.

Certo, non c’è solo la legge dello Stato, c’è anche la legge professionale dei giornalisti che regola la deontologia: tuttavia nella sentenza è citato vagamente solo «l’articolo 2, punto b» che parla della necessità di tutelare «la persona umana e il rispetto della verità sostanziale dei fatti, principi da intendere come limiti alle libertà di informazione e di critica». Ora: io di singole «persone umane» non ho parlato, ho parlato solo di idee, le quali, certo, non nascono sugli alberi perché sono elaborate da uomini, ma allora qualsiasi idea – e dottrina, ideologia, religione, filosofia – non dovrebbe essere criticabile perché elaborata da uomini. Quanto al «rispetto della verità sostanziale dei fatti», nel mio corsivo non si parlava di fatti.

Comunque sia: la sanzione non scatterà subito perché ho proposto appello, ma in ogni caso ne è nata una reazione insperata che ha visto molti miei colleghi scagliarsi contro l’esistenza stessa dell’Ordine (io non sono tra questi) o comunque difendere la libertà di espressione da una decisione che a molti è parsa assurda logicamente e giuridicamente. Ma non di questo volevo parlare. Il punto è che molti colleghi hanno ritenuto di dover difendere la mia libertà di opinione pur considerando – hanno detto – una porcheria quello che avevo scritto, anzi, «castronerie», «una stronzata illeggibile», cose così. Pazienza: lungi da me volerli convincere del contrario, ma ai lettori vorrei perlomeno far sapere che io, di quell’articolo, non cambierei una virgola o quasi.

Mettersi a fare l’esegesi di un proprio scritto, ora, è un po’ da toccati, anche perché qualcuno potrebbe interpretare che la scrittura non fosse chiara: quando il problema, semmai, è che lo era troppo. Forse fa eccezione la prima parte: che nessuno cita mai anche se speravo restituisse il senso dell’articolo che perlomeno io avevo in mente, che è il senso dell’invettiva, della provocazione liberatoria allo stato puro: «Odio l’Islam. Ne ho abbastanza di leggere articoli scritti da entomologi che osservano gli insetti umani agitarsi laggiù, dietro le lenti del microscopio: laddove brulica una vita che però gli entomologi non vivono, così come non la vivono tanti giornalisti e politici che la osservano e la giudicano dai loro laboratori separati, asettici, fuori dai quali annasperebbero e perirebbero come in un’acqua che non è la loro. E’ dal 2001 che leggo analisi basate su altre analisi, sommate ad altre analisi fratto altre analisi, commenti su altri commenti, tanti ne ho scritti senza alzare il culo dalla sedia: con lo stesso rapporto che ha il critico cinematografico coi film dell’esistente, vite degli altri che si limita a guardare e a sezionare da non-attore, da non-protagonista, da non vivente. Ma non ci sono più le parole, scrisse Giuliano Ferrara una quindicina d’anni fa: eppure, da allora, abbiamo fatto solo quelle, anzi, abbiamo anche preso a vendere emozioni anziché notizie. Eccone il risultato, ecco alfine le emozioni, le parole: che io odio l’Islam, tutti gli islam, gli islamici e la loro religione più schifosa addirittura di tutte le altre, odio il loro odio che è proibito odiare».

Ecco: voleva essere una premessa, anzitutto, che criticava come i quindici anni seguiti all’11 settembre, dopo una fiammata iniziale, ci avessero celermente riportato a un cerebralismo parolaio e a una «correttezza» che avevano soltanto caricato a molla molti di noi, così come l’iper-correttezza statunitense intanto caricato a molla tanti americani che poi avrebbero votato Trump. La mia morale, dopo 15 anni, è che odiavo l’Islam, tutti gli Islam. Quanto alla «religione più schifosa addirittura di tutte le altre», mi riporto a posizioni che a molti lettori di Libero non piaceranno: quelle che furono di Bertrand Russel e più di recente di Christopher Hitchen, secondo le quali le religioni «pubbliche» avvelenano ogni cosa, temi che ora però non v’interessano.

Ma l’Islam – tutti gli Islam – rappresentano qualcosa di peggiore e invasivo perché respinge la separazione tra Stato e religione, non contempla la democrazia, respinge equivalenza di altre religioni e culture, esclude la parità giuridica e di genere, nega l’eguaglianza, ammette le pene corporali e la tortura, contempla e pianifica la sottomissione del nemico, e simpatizza – essa sì – per l’odio. Tutta roba che si può trovare su quel Corano che ho serenamente definito «manualetto militare» e nondimeno «libro di merda»: problemi miei. Nessuno può impedirmi di non sopportare anche le moschee, la cultura aniconica, il muezzin, l’ipocrisia sull’alcol e sulle vergini, soprattutto certa permalosità sconosciuta alla nostra cultura e le loro povere donne rinchiuse in quei sarcofaghi.

«Odio l’Islam», scrissi, «perché l’odio è democratico esattamente come l’amare, odio dover precisare che l’anti-islamismo è legittimo mentre l’islamofobia no, perché è solo paura: e io non ne ho, di paura. Io non odio il diverso: odio l’Islam, perché la mia (la nostra) storia è giudaica, cattolica, laica, greco-latina, rousseiana, quello che volete: ma è la storia di un’opposizione lenta e progressiva e instancabile a tutto ciò che gli islamici dicono e fanno».

Non si smette mai di imparare, ma ho studiato quanto basta, ho viaggiato quanto basta, e posso volerlo ripetere sinché mi pare: «Odio l’Islam ma gli islamici non sono un mio problema: qui, in Italia, in Occidente, sono io a essere il loro». L’ho scritto e lo ripeto. C’è una frase del mio articolo, molto contestata, che riletta oggi non piace molto neanche a me, ed è questa: «Un calcio ben assestato contro quel culo che occupa impunemente il mio marciapiede è il mio miglior editoriale». Non la riscriverei così, e non solo perché quel «culo» mi sembra una volgarità ridondante, ma perché distrae dal termine «impunemente» che è quello a cui tenevo di più: prega dove vuoi – volevo dire – ma non sul marciapiede che a noi serve per camminare; non trasformare un tuo-vostro problema (la religione) in un problema mio, perché qui da noi non ci sono solo la democrazia e la tolleranza, ci sono anche le leggi, che se non rispetti, alla decima volta, spingeranno il mio piede verso il tuo sedere e mi farai passare dalla parte del torto. E ci passerò, prima o poi.

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15 commenti su “incensurabile

  1. A me Facci piace, da sempre.
    Il pezzo pure. E la censura dell’ordine e’ una puttanata enorme.

    Pero’ il mio pensiero e’ che TUTTE (o tette) le religioni hanno passato questa fase “da merda” (non di, DA).

    Tutte.

    Perche’ lo scopo di TUTTE (o tette) le religioni e’ sempre stato e sempre sara’ controllare il pensiero degli adepti, regolarne la vita. E prevalere con ogni mezzo sulla religione avversaria. Negare che 600 anni fa i cristiani fossero gli islamici di oggi e’ avere il prosciutto sugli ochi, cosi’ come negare che l’islam oggi sia un problema.

    La mia soluzione sarebbe riaccendere tutti il cervello.

    E pensare piu’ alle tette che al corano, o alla torah (o toPa) o alla bibbia.

    RAmen (per restare in tema)

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  2. Negare che 600 anni fa i cristiani fossero gli islamici di oggi e’ avere il prosciutto sugli ochi
    Cioè tu dici che 600 anni fa i cristiani rapivano a centinaia donne e ragazze e bambine per usarle in proprio o venderle ai bordelli? E si imbottivano di esplosivo per andare a farsi esplodere in luoghi affollati? E avevano campi di addestramento in cui insegnavano a bambini di cinque sei anni a sgozzare e a far saltare le cervella con pistole quasi più grandi di loro? Sei sicuro che ad avere le fette di prosciutto sugli occhi sia chi nega che tutto questo sia mai avvenuto?

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  3. Fatte le debite proporzioni, e considerato lo stato delle tecnologie del tempo direi “quasi”.

    Le crociate contro gli infedeli erano all’ordine del giorno.
    Uccidere un arabo era giusto e richiesto dal Libro Sacro.
    Per le donne, si uccidevano a decine e centinaia le presunte “streghe”, e chi parlava di parita’ di ruoli era un eretico. Si bruciavano in piazza, o si annegavano.
    La tortura dell’Inquisizione era una cosa buona e santa.

    Senza considerare le lapidazioni di 2000 anni fa per le infedeli (nel senso di infedeli al marito).

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    • Uccidere un arabo era richiesto dal vangelo?!?!?! Scusa, ma a questo punto rinuncio a mettermi a discutere anche su tutto il resto, sarebbe come mettermi a discutere con un terrapiattista o uno sciachimista.

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    • Barney, di solito leggo con piacere i tuoi commenti. Qui però credo tu abbia preso diverse cantonate.
      1 – le crociate NON erano all’ordine del giorno. Son state azioni di fatto difensive per permettere di visitare Gerusalemme senza essere ammazzati. Dopo che per tipo 300 anni e più i musulmani hanno invaso, razziato” stuprato, ridotto in schiavito.
      2 – Gesù Cristo non ha MAI richiesto la morte di nessuno. MAI. Altro che richiesto dal libro sacro. Dice esattamente il contrario: “non c’è amore più grande di chi dona la vita per i propri amici”. E poi, porgi l’altra guancia lo trovi nei vangeli. La vendetta invece appartiene ad altri.
      3 – sono curioso di leggere un po’ di più su queste centinaia di presunte streghe. Hai qualche documento da propormi? Ho letto poco sull’argomento, ma mi risulta che il grosso delle “caccie alle streghe” sia avvenuto nel nuovo mondo, nel XVII e XVIII secolo.
      4 – lapidazioni? Chi è senza peccato (cioè NESSUNO) scagli la prima pietra, diceva il Cristo. Cioè ha vietato la lapidazione, sic et simpliciter.

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      • Per quanto riguarda la lapidazione va detto che il sinedrio durava in carica sette anni, e un tribunale rabbinico che in sette anni comminava UNA condanna a morte era considerato una banda di assassini (esattamene come i tribunali islamici, vero?). E poi va detto che per le prove a carico vi erano termini non prorogabili, mentre quelle a discarico erano ammesse fino all’ultimo secondo (esattamente come nei tribunali islamici, vero?) E le prove dovevano essere prove vere, non tipo il mio vicino mi ha detto che ha sentito che.

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