Luca Maria Blasi ha recentemente condiviso ed io condivido appieno

TORNIAMO ALLA CARICA E CHIEDIAMO CON FORZA L’ABOLIZIONE DEL SOSTITUTO D’IMPOSTA!

Ha raccontato Antonio Martino in un articolo su LiberoMercato di alcuni anni fa : “le ritenute effettuate dal datore di lavoro vennero introdotte negli Stati Uniti durante la seconda guerra mondiale per rendere più agevole il prelievo fiscale in quel momento eccezionale.

La proposta fu di Milton Friedman e la moglie Rose non gliel’ha mai perdonata, convinta che se avesse agevolato il prelievo avrebbe avuto anche conseguenze molto negative da altri punti di vista.

In questo caso mi trovo d’accordo più con Rose che con Milton. Il sistema delle trattenute, infatti, che trasforma il datore di lavoro in un esattore di imposte non pagato, ha l’enorme inconveniente di nascondere l’entità del tributo a suo carico al contribuente effettivo.

Per il datore non fa differenza versare l’intera somma al lavoratore oppure in parte a lui e in parte allo Stato; a pagare le imposte, quindi, è sempre il dipendente sia che lo faccia direttamente sia che per suo conto vi provveda il datore di lavoro.

Ma fra le due soluzioni c`è una differenza enorme: se il versamento degli oneri fiscali viene fatto direttamente dal lavoratore, questi sa esattamente quanto paga di imposte.

Se, invece, gli viene corrisposto lo stipendio al netto delle ritenute versate dal datore allo Stato, egli guarderà al suo stipendio netto e non saprà con esattezza quanto versa per il tramite del suo “sostituto d`imposta”.

Per questa ragione proposi che la figura del sostituto d’imposta venisse abolita in modo da accrescere la consapevolezza dei lavoratori dell`entità degli oneri di cui lo Stato li grava. La proposta scandalizzò molti benpensanti, specie a sinistra: ricordo un dibattito con Michele Salvati e Benedetto della Vedova nella sede del Partito Radicale.

Salvati era contrarissimo alla mia proposta sostenendo che avrebbe fatto aumentare l’evasione. Stranamente, anni prima essa aveva avuto il consenso di Valentino Parlato che in un editoriale del Manifesto l’aveva difesa proprio perché a parer suo avrebbe garantito anche ai lavoratori dipendenti il diritto all’evasione! In realtà non si vede perché l’abolizione del sostituto d’imposta dovrebbe favorire l’evasione: se il datore versasse ai suoi dipendenti lo stipendio lordo e comunicasse all’amministrazione finanziaria l’entità dei compensi corrisposti, questa potrebbe recapitare ai lavoratori una bolletta con l`importo delle imposte dovute.

Il sistema di pagamento delle imposte sarebbe simile a quello che usiamo per il telefono, l’energia e l’acqua.

L’abolizione del sostituto d’imposta è una battaglia di civiltà: faceva parte del programma di Forza Italia del 1994, nel 2000 fu oggetto di un referendum di iniziativa radicale ed è meritoria la battaglia dell`imprenditore friulano (l’amico Giorgio Fidenato n.d.r.) che oltre tutto ci ricorda che l’obiezione civica è uno strumento legittimo e utile per promuovere quei cambiamenti che avvantaggiano tutti noi. Se la fiscalità fosse trasparente e i contribuenti consapevoli di quanto sono costretti a pagare, è assai improbabile che accetterebbero senza battere ciglio un prelievo di quasi la metà del loro reddito”.

Dal punto di vista politico, ho già scritto più volte anche qui che l’abolizione del sostituto d’imposta salderebbe il fronte del lavoro contro lo Stato aguzzino, ricomponendo la frattura tra dipendenti e autonomi, creata ad arte dai parassiti che vivono di spesa pubblica in applicazione del principio del divide et impera.
Bisogna ripartire sconfessando l’impostazione data alla questione dalla Corte costituzionale, che non ammise il referendum nel 1995 e nel 2000 perché riguarderebbe una legge tributaria, incappando così nel (discutibilissimo) divieto posto dal secondo comma dell’art. 75 Cost. (sentenza 12 gennaio 1995 n. 11) .
Si può anzitutto obiettare che il D.P.R. 600/73, che istituì la figura del sostituto d’imposta, non sia formalmente una legge tributaria, ma un decreto, delegato in base alla L. delega n. 825/71, il cui art. 10, al comma 2, punto 5) in realtà prevedeva una generica “estensione del sistema di ritenuta alla fonte, con obbligo di rivalsa, in acconto delle imposte sui redditi”, senza individuazione precisa dei soggetti tenuti all’obbligo, la cui platea, indeterminata, fu poi estesa a dismisura. E dunque ipotizzare un eccesso di delega posto in essere dal Governo dell’epoca nel Titolo III del decreto delegato, in particolare nell’individuazione specifica dei soggetti tenuti ad operare una ritenuta d’acconto, non espressamente previsti dalla legge delega; travolgendo così tutto ciò che ne è seguito, a cascata.

Ma anche non volendo aderire a questa interpretazione ardita in punto di diritto, è soprattutto assai dubbio che simili modalità di prelievo, che si risolvono in un semplice metodo di versamento, possano definirsi “legge tributaria” in senso sostanziale, sebbene la sentenza del 1995 parli di “inscindibile connessione” del decreto delegato sull’accertamento con l’imposta sui redditi; dovrebbe infatti essere chiaro che abolire il sostituto d’imposta non comporti in realtà alcuna modifica del gettito atteso.

E’ chiaro, in altri termini, che la battaglia è tutta politica, con il partito parassitario della spesa pubblica schierato compatto contro il mondo produttivo. La Consulta, quindi, non dovrebbe interferire.

Ma non bisogna disperare, e insistere. La goccia scava la roccia, dice il proverbio.

C’è una “piccola” inesattezza. Attualmente il dipendente NON può sapere quante tasse paga – cioè troppe – perché una frazione consistente sono classificate come “contributi a carico del datore di lavoro”. Ma son sempre soldi che servono per pagare il lavoro di una persona, cioè sono il suo salario.

Ne scrissi quanto ho aperto questo blog, nel “lontano” 2012:

Quest’ultimo è praticamente un collegamento alle tabelle dell’ANCE (Associazione Nazionale Costruttori Edili). Vi metto qui una foto della pagina incriminata:

Ora lasciamo stare il capo-squadra. Qualsiasi operaio che sappia manovrare una gru, una pompa, un escavatore una qualsiasi macchina operatrice mi risulta debba essere inquadrato al 4° livello. Facciamo qualche moltiplica, alla maniera delle aziende telefoniche che fatturano ogni 4 settimane:

31,66€/h×8h/gg×5gg/sett×4sett/mese=5065,6€/mese
Cinquemilasesantacinque euro al mese.

Sì, 1714€

Sono il 66% (sessantasei percento) circa di tasse.

Ora qualche altro dipendente ne prende 1800€, qualcun altro 1850€ ma non è che schiodiamo molto da quelle cifre lì.

Urlatele sui tetti queste cose. E già che ci siamo, una comoda immaginetta da condividere per ogni dove:

 

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17 pensieri su “I dipendenti pagano il 66% circa di tasse

  1. Non passera’ MAI! Perche’ i sindacati si opporranno in OGNI MODO alla abolizione del sostituto d’imposta, in quanto, se fosse davvero trasparente il totale carico fiscale, loro, che prelevano “in automatico” la quota sullo stipendio, sarebbero di fatto cancellati immediatamente. Difatti, chi sarebbe il “fesso” che, vedendo tale prelievo, ANCORA verserebbe un’altra bella fetta del rimanente come quota sindacale?

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  2. Verissimo. Ma la gente, ricordiamolo SEMPRE, si muove sempre e soltanto per due cose:
    1- per il pallone
    2- se “qualcuno” glie lo dice.
    E quel “qualcuno”, sappiamo bene, trovera’ sempre il modo e l’occasione di dire il contrario.
    E quel “qualcuno”, finora, sono stati, da quel che ho visto in 40 anni di lavoro dipendente, i SINDACATI.

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  3. I dolori della matematica e dell’ignoranza fiscale sono sempre tragici. La tabella indica i COSTI, che includono anche una certa parte delle spese previdenziali ed assicurative. Ossia si sta mischiando a cazzo un costo completo di oneri fiscali di entrambe le parti con il REDDITO, già depurato da tutti gli oneri.

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    1. Ignoranza *fiscale*? Fisco? cosa c’entra il fisco? In nazioni dove non esiste il sostituto d’imposta le persone devono pagare personalmente previdenza ed assicurazioni sanitarie con il loro salario, quello che ricevono in busta paga.
      È la sciagurata Italia ad essere una disgraziata eccezione.
      E negli altri paesi anche dove il dipendente lascia che sia l’azienda a pagare per lui sanità e previdenza quei costi che ripeto sono costi che la PERSONA sostiene con i soldi che ha guadagnato, quei costi sono ben esposti in busta paga. Ed il lordo è quello che ho scritto io.
      Per l’azienda qualsiasi somma di denaro che deve sborsare per avere Tizio al suo servizio è la tariffa di quel servizio. Se Tizio svolgesse una libera professione sarebbe suo onere poi pagare tasse, previdenza e sanità.
      Hai mai parlato con un ingegnere, un avvocato, un architetto liberi professionisti?
      Sembra proprio di no… perché tasse, previdenza ed assicurazioni assommano a percentuali ahimè ben superiori al 66%!
      Perché il valore del lavoro di un professionista libero è l’intero costo sopportato dall’azienda mentre mi sembra che tu sostenga che il valore del lavoro del dipendente sia una cifra inferiore dal costo di quello stesso lavoro?
      Davvero non capisco.
      Non dovrebbe esserci differenza! Il costo del lavoro è – ed a mio avviso non può essere altrimenti – il valore del lavoro che azienda e dipendente hanno stabilito.
      Truffaldinamente vi hanno convinto il dipendente – ed anche tu, mi sembra – che il valore del suo lavoro sia solo quello che è riportato in busta paga e non quello che l’azienda sborsa per averlo lì a lavorare.
      Mi sembri abbastanza in mala fede oppure suggestionato da decenni di sinistra propaganda.
      Mi risulta che il concetto di sostituto d’imposta per come è diabolicamente congegnato qui in Italia – ossia non visibile in busta paga – sia assolutamente sconosciuto in altri paesi.
      Poi riconosco che in modo molto naïf io ho messo sotto l’etichetta “tasse” non solo le tasse ma anche previdenza ed assicurazioni. Ma son sempre soldi che vengono sfilati dalle tasche di chi percepisce il salario. Per chi non è avvezzo alle sottigliezze da Azzeccagarbugli del fisco italiano non c’è molta differenza tra IRPEF, INPS, INAIL eccetera. Lui le chiama sempre “tasse”.

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      1. Il fatto è che il calcolo è SBAGLIATO. Le cifre nella tabella non si possono ribaltare direttamente al reddito netto che è scritto nella busta paga in quanto, sostanzialmente, alcuni oneri sono contati due volte. L’accantonamento per la cassa edile è incluso nella paga oraria della tabella, ma è indicato (e sottratto) dal totale nella busta paga. Quindi, se sottrai il netto della busta paga dalla cifra “lorda” calcolata sulla tabella, conti la cassa edile due volte. Lo stesso vale per i contributi previdenziali, per il TFR eccetera. Il risultato è che le tasse “calcolate” dall’abile truffatore che ha pubblicato la cosa sono significativamente superiori alla realtà oggettiva dei fatti. Inoltre le trattenute in base al reddito non sono indicate in busta paga, ma sono perfettamente accessibili al dipendente nel modello CUD, che il datore di lavoro fornisce annualmente al dipendente, il fatto che l’autore del testo non sappia (o finga di non sapere) che esiste indica ulteriore ignoranza o specifica volontà truffaldina. Sul motivo per cui, in Italia (ma non solo) il datore di lavoro si fa sostituto d’imposta, ci sono varie teorie. Banalmente, il dipendente non ha significativi vantaggi pratici nel gestire la propria fiscalità direttamente, visto che è considerato “utilizzatore finale” e come tale non è soggetto a spese dirette per la produzione del reddito.

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        1. In sostanza, truffaldinerie a parte:
          – io, impiegato metalmeccanico, percepisco “tot” in busta paga, al netto di tutto.
          – per quel “tot”, QUANTO sborsa il mio datore di lavoro?
          Non mi pare cosi’ fumoso e complicato, no?
          – POI: su quel “netto” che io percepisco, QUALUNQUE cosa io faccia, c’e’ ancora un prelievo: l’IVA, ad esempio (prossimamente su questi schermi al 24%, piu’ o meno?).
          QUANTO, infine, ogni 100 (cento) euro che il mio datore di lavoro “tira fuori di tasca sua” per la mia presenza al tavolo, in azienda, rimane a me?
          Il resto, sono solo chiacchiere da azzeccagarbugli, quelle si’ e null’altro!
          Le cifre, signori, tirate fuori le cifre e basta, se ne avete il coraggio !

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          1. Carlo quello che chiedi è esattamente quello.che è riportato nell’articolo.
            Quella è una circolare ufficiale di.Assimpredil che riprende dati ufficiali del ministero del tesoro e quella che hai visto.è una busta.paga.vera di.una persona inquadrata in quel contratto.
            Purtroppo mi sono reso conto che chi è troppo addentro a quei meccanismi è mesmerizzato e non riesce più a capire i ragionamenti semplici cosi come non riesce ad accettare che il costo del.lavoro dovrebbe perlomeno mostrato nella sua interezza al.dipendente che non ha.idea.del.valore del.suo lavoro.
            Ripeto quello che chiedi è proprio.il.contenuto di questo articolo

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            1. Difatti lo so, ho capito. Dopo 40 anni di lavoro, so BENE come stanno veramente le cose. La mia, comunque, era una “sfida” al si.DG a mostrare i NUMERI, non le CHIACCHIERE e quindi esprimersi in “italianese” (se mi passi il termine), e non da saputello burocrate.

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              1. Ora, caro Carlo, la questione è come farsi capire da DG. Perché o abbiamo preso sonore cantonate in due su un ragionamento così semplice oppure DG non riesce a capirci oppure non riusciamo a farci capire.
                Non prendo in considerazione l’ulteriore ipotesi che potrai facilmente immaginare.

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              2. Allora, mio bel coglioncello, se non sai una cosa, è un problema tuo, non è che chi la sa è un saputello. Sei tu che sei ignorante. Nella busta paga in esempio viene mostrato chiaramente il Totale Competenze (2916.81), il totale trattenute (306.45) ed il totale contributi lavoratore (286.49). I contributi e le trattenute sono indicati in “positivo” nella tabella perché fanno parte dei soldi totali che vengono sborsati. Ma sono indicati in negativo nella busta, perché vengono sottratti al Totale competenze.

                Esempio semplice:

                tabella:
                paga: 10
                contributi: 5
                altra roba: 5
                totale: 20

                busta:
                paga lorda: 17
                contributi: -5
                totale: 12

                calcolo fatto dal caso umano:

                totale tabella-totale paga=8, quindi tasse=40%

                in realtà però nella tabella la paga è contributi inclusi, mentre nella busta è contributi già esclusi. quindi i contributi li stai sottraendo due volte. il calcolo corretto sarebbe

                totale tabella-paga lorda=3,

                capita che io faccia il libero professionista quasi da un quarto di secolo. non è che le tasse in italia siano poche. ma non è neanche il caso di inventarsi calcoli a cazzo di cane. come giustificazione.

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              3. quarant’anni di lavoro e non sai leggere una busta paga. roba che c’è proprio da vantarsene. o, magari, come dicono dalle mie parti “son mach bále”, e qui scrivi che sono quarant’anni che lavori, in qualche altro posto scrivi che sono vent’anni che trapianti reni.

                allora, la tabella si conclude con una cifra che è la paga LORDA (include diversi contributi assicurativi e previdenziali), il confronto viene fatto con la voce “Netto”. da quella cifra quei contributi sono già stati tolti. il confronto andrebbe fatto con la voce “Totale Competenze”. (€2916.81).

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                1. Evidentemente non sai leggere., o sei “alquanto distratto”. Hai mai visto un metalmeccanico trapiantare reni?
                  A richiesta, potrei trapiantarti la CPU, ma credo di non averne sottomano di cosi’ scarsa valenza. Comunque, contento tu di pagare cosi’ POCHE tasse… io so solo che di tasse ne ho pagate fin troppe, per mantenere tanta gente INUTILE e PERNICIOSA. Quanto a non saper “leggere” una busta paga… so solo che avrei preferito certamente pagare io, “in toto”, vedendo chiaramente il dare e l’avere, che non farmi fare il conto della serva da altri. Magari anche interessati. Soprattutto consci che altrimenti, la faccenda sarebbe diventata presto alquanto rovente.

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                  1. questa risposta risolve ogni dubbio. fatta la figura di merda, parti a insultare. il datore di lavoro fa da sostituto d’imposta proprio per evitare che i dipendenti siano costretti a trattare materiale di cui non sanno una mazza, a pagare qualcuno per farlo, o ad affidarsi a qualcuno che magari non farà i loro interessi. il calcolo mostrato nell’esempio è evidentemente sbagliato, non vuol dire che le tasse siano poche. vuol solo dire che chi ha fatto il calcolo ha parlato senza cognizione di causa (o, più realisticamente, in malafede, sperando di “stuzzicare” la pancia della gente che non è in grado di capire l’errore).

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                2. La paga lorda è quanto vale il lavoro di.ciascuno proprio per definizione. Il netto è quanto rimane dopo.tutte le.tasse, contributi esazioni chianale.come vuoi ma alla fine della fiera son soldi che hai.guadagnato lavorando e che ti vengono portati.via. Per chi non fa paghe e contributi hanno.un solo nome “tasse”
                  Il resto son dettagli e quisquiglie.
                  No il confronto non va fatto con il lordo. Quello è l’inganno del sostituto d’imposta.
                  Quando l’inganno del sostituto d’imposta non era ancora messo in atto – mi pare di poter dire nel secondo dopoguerra – il “lordo” sarebbe stato 5000€ non 2900

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                  1. si. il lordo “sarebbe stato” 5000€ e non 2900€ ciò non toglie che il confronto con 1700€ sia sbagliato di 1200, che non sono esattamente spiccioli. nella pratica, la busta è censurata e quindi non è nemmeno detto che sia stata emessa nella stessa zona indicata dalla tabella. considerando la esplicita ed evidente volontà di ingannare il lettore, la busta potrebbe essere di tutt’altra regione. ribadisco, comunque. i versamenti irpef (ed annessi) sono indicati sul modulo CUD che il lavoratore riceve, non è che siano una qualche fantomatica cifra “segreta”. anzi, nella maggioranza delle buste paga “moderne” è indicata la componente mensile delle trattenute irpef,

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