Pubblicato in: Coincidenze, Critica alla ragion pura

Autobiografici

Sono andato in biblioteca e mi sono imbattuto in questo bel fumetto:

Nimona

Non l’ho neanche preso in prestito: l’ho avidamente letto in biblioteca.

Davvero complimenti alla sua autrice, la simpatica Noelle Stevenson.

Vale la pena di leggerlo, perché fa pensare un po’ meglio alle classificazioni manichee che spesso adottiamo per gli altri: noi siamo i “buoni”, gli altri sono i “cattivi”, le fanciulle sono “deboli ed indifese”, i tenebrosi son malvagi e/o tormentati eccetera eccetera. Qui vengono ribaltate quasi tutte.

Quello che dovrebbe essere il malvagio senza etica non è affatto malvagio ed è il personaggio con l’etica più incorruttibile della storia.

L’eroe in armatura dorata e scintillante è sì di indole buona, ma si lascia infinocchiare dal suo capo e dall’organizzazione di cui fa parte.

La famosa organizzazione all’apparenza “dei buoni” è in realtà una filata di figli di buona donna che la Spectre pare composta da dame di carità.

E la protagonista, che dà il nome al fumetto è molto, molto di più di quel che sembra.

Mentre tornavo a casa ci rimuginavo sopra. In questi anni avevo trovato un altro protagonista di un’opera di fantasia assolutamente analogo.

Anche lui/lei aveva “poteri magici”. Beh, non proprio magici. Diciamo assimilabili ai poteri di un supereroe. Non proprio di un supereroe, di un mutante.

Anche l’altro protagonista aveva un rapporto tenebroso misterioso col suo passato.

Anche l’altra storia faceva ammiccamenti abbastanza sfacciati al mondo gay-lesbico (e non fracassatemi la uallera con gli acronimi cortesemente).

Avete capito di chi sto parlando?

Ma certo, di Uriel Fanelli, l’ermafrodito mutante ferrarese della pianura padana del XXII secolo (o era il XXIII? Boh, fottesega), protagonista di «Altri Robot».

Ma mica per i superpoteri, o per la sessualità originale, o per la trama. Nossignori.

Perché è sfacciatamente autobiografico.

Sia Uriel Fanelli che Nimona sono fatti ad immagine e somiglianza di quello che i loro autori vorrebbero essere.

Nel caso del primo i tormenti sull’orientamento sessuale sono identici tra il personaggio di fantasia ed il suo autore. Ne scrisse innumerevoli volte sul suo diario.

Nel secondo caso sfociamo addirittura in una somiglianza fisica:

Non è che Nimona è “quella che l’autrice vorrebbe essere”. Il volto di Nimona È quello della sua autrice.

Beh, occielo, solo il volto, chei fianchi generosi e la stazza importante del personaggio fantastico sono quelli che ti vengono quando fai la camionista o l’asfaltatrice o la carpetiere per enne anni.

Però queste due opere prime – Nimona ed Altri robot – sono smaccatamente autobiografici per un altro aspetto che mi sembra più sottile: sono una specie di “appello” alla “volontà di potenza” che piacerebbe avere loro per mutare la loro fisicità immanente. Insomma, il fatto che l’autore di Uriel è nato maschietto e che l’autrice di Nimona è nata femminuccia.

Quest’ultima ha sublimato la cosa nel rapporto tra Lord Ballister Cuorenero (Blackheart) e  Sir Ambrosius Lombidoro (Goldenloin).

…. lombidoro.

Un personaggio più delicatamente gay-lesbo di così non si poteva inventare.

Oh, per l’amor del cielo bel personaggio. E per dirla tutta non appare così smaccatamente nel fumetto. Poi vai a leggerti la voce Wikipedia dell’autrice e quando arrivi al passaggio:

Personal life

As of 2017, Stevenson is in a relationship with fellow cartoonist Molly Ostertag

ti sovvien l’epifania: Cuorenero e Lombidoro sono immagini dell’autrice e della sua amica del cuore.

Ed or mi sovviene una domanda: ma gli scrittori di fantasy devono per forza avere una vita sessuale “tormentata” oppure son solo gli scrittori “tormentati” che ribaltano il loro tormento nelle loro opere?

Oppure son solo gli autori/autrici “meno talentuosi” che istintivamente riversano il loro vissuto nelle opere oppure lo fanno più o meno tutti?

In entrambi i casi non voglio condannare nessuno, ma provo pena per loro. Il primo, il ferrarese pare aver risolto il conflitto mentre per la seconda non posso esprimermi.

Mi auguro per lei che non debba pentirsi delle sue scelte tra quaranta – cinquantanni quando sarà vecchia.

Autore:

La Dea Tutte mi ha inviato a combattere il demone dell'evanescenza, fin dalla pianura che non deve essere nominata

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