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Nel califfato delle Due Sicilie

NEL “CALIFFATO DELLE DUE SICILIE” I POVERI NON AVEVANO DIRITTO NEMMENO A UNA SEPOLTURA

Nella città di Napoli […] il cimitero destinato alle classi povere consisteva in tanti carnai quanti erano i giorni dell’anno. I cadaveri, in media 200 al giorno, erano portati al cimitero in carri municipali, come spazzatura, e buttati alla rinfusa nel carnaio della giornata, che era chiuso per essere riaperto e riempito l’anno dopo. Nella provincia di Potenza i cimiteri erano sconosciuti. I benestanti avevano le tombe di famiglie nelle chiese […] I poveri erano portati a seppellire e […] buttati giù a imputridire alla rinfusa nel carnaio comune […] Vi erano luoghi in cui i poveri erano buttati in voragini il cui fondo era sconosciuto, oppure erano abbandonati senz’altro fra le erbacce dei così detti cimiteri; i cani vi si raccoglievano per far festino»

(Cfr. Gaetano Salvemini, “Scritti sul Risorgimento”, a cura di Piero Pieri e Carlo Pischedda. Feltrinelli editore, Milano 1961; compare nel tomo secondo di Opera omnia di Salvemini, “Scritti di storia moderna e contemporanea”; citazione a p. 469).

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La Dea Tutte mi ha inviato a combattere il demone dell'evanescenza, fin dalla pianura che non deve essere nominata

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