Pubblicato in: Bel Paese di merda, MaGGistratura

L’unica certezza è per la vittima

Da un punto di vista tecnico/giuridico, ciò che sta avvenendo nel caso di cronaca nera della povera Pamela, non solo ha dell’incredibile, ma rischia di diventare il precedente che rappresenterà il punto di non ritorno della nostra civiltà giuridica, sociale e persino culturale.

Asserire che le circostanze di luogo e di tempo, che caratterizzano questo caso, non siano sufficienti per una condanna per omicidio con tutte le aggravanti possibili, significa ribaltare completamente i criteri di giudizio applicati sino ad oggi, in Italia e in tutti i paesi civili del pianeta.

Significa annientare la categoria della certezza della pena, significa dare in pasto ai criminali chiunque non sappia o non possa difendersi da solo, in un confronto corpo a corpo con un criminale patologico e violento e seriale.

Sinceramente, anche se i paladini dell’immigrazione abusiva non percepiscono la portata del pericolo insito nelle pieghe di questa vicenda, mi auguro che la magistratura lavori serenamente al caso, senza cedere alla tentazione di farsi strumentalizzare al solo scopo di non “danneggiare” una categoria molto cara alla sinistra italiana.

Spero che gli inquirenti, i giudici e i periti operino al solo scopo di accertare la verità e applicare correttamente il nostro diritto e la nostra giurisprudenza.
Abbiamo casi famosi, in Italia, di condanne per omicidio anche in ASSENZA DI CADAVERE…

Non si vede come, tutto d’un tratto, si senta il bisogno di rovesciare una pacifica applicazione dei principi del diritto penale.

Stiamo tutti con la guardia alta, altrimenti nel giro di poco tempo saremo costretti a difendere le nostre strade e le nostre vite da PICCONATORI impenitenti, armati di mannaia in una mano e di candeggina nell’altra, e sempre certi di farla franca.

Questa piccola riflessione è ripresa da Floriana Iana Razzano in origine su faccialibro. È lievemente modificata. Floriana è più razionale del sottoscritto e nutre ancora fiducia nella magistratura. Io non dico che ci siano magistrati onesti ma ahimé ritengo anche che siano diventati una minoranza. E se non sono minoranza sono schiacciati da una cricca di criminali che usano la toga come un’arma per distruggere il nostro paese e la nostra civiltà. Come da sempre han cercato di fare i comunisti. Maledetto sia sempre Gramsci e la sua maledetta idea di incistare il comunismo negli apparati dello stato, scuola e politica in particolare

Autore:

La Dea Tutte mi ha inviato a combattere il demone dell'evanescenza, fin dalla pianura che non deve essere nominata

5 pensieri riguardo “L’unica certezza è per la vittima

  1. “a pensar male…”: sono sempre piu’ convinto che qui ci troviamo di fronte ad uno dei troppi casi “arrangiati” da quella parte MARCIA della polizia ( o carabinieri o quel cavolo che sia!) che ha strapazzato le prove, stracolgendole, magari anche alterando direttamente i reperti (perche’ mancano alcuni organi? dove sono? chi li ha fatti sparire?, chi e quando ha lavato tutto con la candeggina?), cosi’ da modificare completamente la stessa natura del misfatto al fine di sminuirne la portata. Siamo o no sotto elezioni?.
    Ma forse le cose si stanno rovesciando a sfavore loro.

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  2. L’ha ribloggato su sceltaliberae ha commentato:
    “Stiamo tutti con la guardia alta, altrimenti nel giro di poco tempo saremo costretti a difendere le nostre strade e le nostre vite da PICCONATORI impenitenti, armati di mannaia in una mano e di candeggina nell’altra, e sempre certi di farla franca.”

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  3. Concordo su tutto, anche se non sono molto convinto sia stata proprio colpa di Gramsci. Sia Gramsci che baffone non l’avrebbero fatta passare liscia a quelli che fanno sparire i cadaveri. E’ solo da dopo il 68 che – da noi – la sinistra è diventata nemica della certezza del diritto e dell’ordine. Più pericolosa la Bonino, imho, che i vecchi Pepponi. Più pericolosa la sinistra stile americano che la nostra sinistra storica, specialmente se filo sovietica.

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  4. Concordo, anche io penso che in casi come questo la cosa migliore sia un discreto silenzio e lasciar lavorare la magistratura senza pretendere che si debba piegare alle grida della piazza.
    Come in altri casi, garlasco, yara, la paura è che alla fine si peschi un disgraziato da trasformare nel colpevole da dare in pasto alla pubblica opinione più che si peschi, e si condanni, il colpevole.
    Purtroppo quel caso è troppo sotto i riflettori ed inoltre qualunque decisione si prenda salterà fuori qualcuno ad accusare di strumentalizzazioni politiche sia che l’indiziato sia riconosciuto colpevole sia che sia riconosciuto non colpevole.
    Purtroppo abbiamo dei media che, colpevolmente, confondono la realtà con le serie televisive poliziesche, dove il colpevole alla fine dei 20′ canonici della puntata è scoperto e condannato.

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