Pubblicato in: Bel Paese di merda

L’intolleranza dei benpensanti

L’intolleranza dei benpensanti: una storia fastidiosa

aborto cartellone

“Manifesto choc contro l’aborto”, titola Rainews.

Possiamo tollerare questo cartellone?

L’immagine di un feto di 11 settimane nel grembo materno: un cartellone di 7 mentri per 11 affisso al muro di uno stabile di via Gregorio VII a Roma, non lontano dal Vaticano. Il manifesto, commissionato dalla onlus Pro Vita, è accompagnato dalla scritta:

«Tu eri così a 11 settimane. Tutti i tuoi organi erano presenti. Il tuo cuore batteva già dalla terza settimana dopo il concepimento. Già ti succhiavi il pollice. E ora sei qui perché la tua mamma non ha abortito».

Indignez-vous! 

Non fanno in tempo ad affiggere il cartellone che scoppiano le polemiche, partono discussioni a non finire, fioccano i commenti indignati. Tra le tante persone scioccate, indignate, adirate e/o scandalizzate, spicca una senatrice della Repubblica, Monica Cirinnà, prima firmataria della legge sulle Unioni Civili, che su Twitter commenta:

«Vergognoso che per le strade di Roma si permettano manifesti contro una legge dello Stato e contro il diritto di scelta delle donne»

Il messaggio, corredato dall’hashtag #rimozionesubito, viene rapidamente ritwittato da centinaia di utenti. Tra i commentatori, @s_1963 è lapidaria: «siamo al medioevo».

Parimenti disgustata, la signora @mariellarosati, sia pure con qualche incertezza grammaticale, si dice sicura che siffatti manifesti provochino “ribrezzo” a tutte le donne (italiane, o forse del mondo intero):

«Le donne,di tutti i credo e di tutti i partiti, questi manifesti le fanno ribrezzo.»

Le consigliere del Pd romano non sono da meno e presentano immediatamente una mozione per chiedere al Campidoglio la rimozione immediata del manifesto: «offende la scelta delle donne di abortire», dicono.

Il giorno dopo il Comune fa rimuovere il cartellone perché, spiegano, in contrasto con le prescrizioni previste al comma 2 dell’art. 12 bis del Regolamento in materia di Pubbliche affissioni di Roma Capitale, che vieta espressamente “l’esposizione pubblicitaria il cui contenuto sia lesivo del rispetto delle libertà individuali, dei diritti civili e politici, del credo religioso, dell’appartenenza etnica, dell’orientamento sessuale e dell’identità di genere, delle abilità fisiche e psichiche.”

Dunque siamo arrivati alla conclusione che il manifesto “medievale” fa “ribrezzo” e lede il rispetto di libertà individuali e diritti civili. Il diritto e la libertà in questione è chiaramente quello di usufruire della Legge 194 del 22 maggio 1978 sull’interruzione di gravidanza, che consente di abortire entro i primi 90 giorni di gravidanza. (In base alla legge 194 l’interruzione di gravidanza può essere praticata anche dopo novanta giorni di gestazione, ma solo per gravi motivi di salute, accertati dal medico).

La civiltà è salva, tutto è bene quel che finisce bene, si direbbe. Tanto che un articolo chiosa:

«Si chiude così una storia fastidiosa, come è sempre fastidioso quando si cerca di creare un caso agendo contro la legge. Piaccia o non piaccia alle associazioni di estremisti cattolici, la legge sull’aborto è legge e quindi va rispettata».

Una storia fastidiosa

Dunque torniamo al cartellone incriminato e cerchiamo di capire quale frase “agisce contro la legge”, quale frase “lede il diritto di scelta delle donne”, e quale frase lede le “libertà individuali e i diritti civili”.

1. Tu eri così a 11 settimane.
Non sono un embriologo, per cui chiedo a Internet. Ricercando su Google “fetus 11 weeks” in 0,38 secondi ottengo questo risultato. È esattamente l’immagine utilizzata nel manifesto. Dunque sì, pare che l’immagine sia corretta e che un feto di 11 settimane abbia quella forma.

2. Tutti i tuoi organi erano presenti.
Ricercando su Google “Fetal development timeline” in 0,58 secondi ottengo questo risultato. Si legge che non all’undicesima, ma già alla decima settimana “i suoi organi vitali – come i reni, l’intestino, il cervello e il fegato – iniziano a funzionare”. Se tutti gli organi vitali “iniziano a funzionare”, ne deduco che sì, pare che in un feto di 11 settimane tutti gli organi, o perlomeno quelli principali, siano già “presenti”.

3. Il tuo cuore batteva già dalla terza settimana dopo il concepimento.
Ricercando su Google “when heart starts beating in a fetus”, in 0,48 secondi ottengo questo risultato. Si legge che il cuore di un feto inizia a batter dopo 22 giorni, vale a dire circa 3 settimane dal concepimento. Se ne conclude che la terza frase è sostanzialmente esatta (giorno più, giorno meno).

4. Già ti succhiavi il pollice.
Ricercando su Google “fetus sucking thumb weeks”, in 0,44 secondi ottengo questo risultato. Si legge che un feto può iniziare a succhiarsi il pollice alla nona settimana dal concepimento. Dunque sì, anche la quarta frase sembra corretta.

5. Ora sei qui perché tua mamma non ti ha abortito.
Qui non c’è nemmeno bisogno di chiedere a Google. La frase è lapalissiana.

Dunque nel “vergognoso” cartellone “medievale” non sembra ci siano errori e non sembra ci siano riferimenti a leggi, diritti o libertà. C’è solamente un’immagine innocente di un feto che galleggia nel liquido amniotico, corredato da quattro fatti scientificamente dimostrabili seguiti da un’ovvietà lapalissiana: se siamo qui è perché siamo nati. Niente a che vedere con i ben più espliciti cartelloni anti-abortisti americani, dove si paragonano gli abortisti ai terroristi, l’aborto all’Olocausto, o si mostrano fotografie di sanguinolenti feti fatti a pezzi (magari insieme alla foto del presunto responabile… Barack Obama) o feti “parlanti” che dicono «mia madre MI UCCIDERÀ».

I fatti mi offendono: censurateli 

Ammesso e non concesso che in un Paese pienamente civile il sentimento di chi si ritiene offeso possa limitare la libertà di opinione degli altri, il cartellone in questione non sembra contenere immagini o frasi offensive. Cade dunque la tesi delle consigliere Pd romane che hanno denunciato il cartellone che «offende la scelta delle donne di abortire».

Non sembrerebbe giustificata nemmeno la dichiarazione della Cirinnà, che sostiene che il cartellone sia «contro il diritto di scelta delle donne», a meno di non ritenere che esporre fatti scientifici sia lesivo di tale diritto o limiti in qualche modo la possibilità di scegliere. È ovvio che comunicare fatti scientifici non lede alcun diritto. O al massimo lede il “diritto” di non essere informati (cioè il diritto all’ignoranza) o il “diritto” di non imbattersi con fatti sgraditi o fastidiosi. Ma non credo che qualcuno possa seriamente considerarli dei “diritti” da tutelare.

È altrettanto paradossale sostenere che sia «Vergognoso che per le strade di Roma si permettano manifesti contro una legge dello Stato». Paradossale non solo perché il cartellone non lo fa, o perlomeno non lo fa direttamente, ma soprattutto perché poter criticare pubblicamente una legge è davvero l’Abc della democrazia. E se un senatore non capisce questo, allora sì che c’è da preoccuparsi. Ma forse il punto è che la 194 è una legge un po’ speciale, e non solo il criticarla, ma persino il dover ascoltare opinioni differenti dalla propria riguardo al tema dell’aborto e della sua legislazione dà fastidio, tocca nervi scoperti e rischia di generare reazioni scomposte o irrazionali.

Il punto è che la questione dell’aborto è un dilemma morale e la sua legislazione è destinata a rimanere controversa. Chi scrive è a favore della legge 194 e del diritto delle donne di ricorrere all’interruzione volontaria di gravidanza. Ma al  tempo stesso ritiene che la libera comunicazione delle opinioni sia uno dei diritti più preziosi dell’uomo. E questo diritto viene rispettato quando vale non soltanto per le idee che sono accolte con favore dalla maggioranza o sono considerate inoffensive o indifferenti, ma anche e soprattutto quando viene tutelato il diritto di una minoranza ad esprimere idee fastidiose o sgradite allo Stato o alla maggioranza della popolazione.

Certo, esiste il paradosso della tolleranza, il problema della diffusione di idee pericolose che possono danneggiare le persone o la stessa libertà che ne permette la diffusione. Ma possiamo considerare “pericoloso” affiggere un cartellone con 4 frasi scientificamente esatte e una quinta frase contenente una verità lapalissiana? Rimuovere un manifesto che espone fatti scientifici e concetti tanto lapalissiani quanto ovvi e innocui è una violazione della libertà di opinione che trova ben poche giustificazioni nel contesto di una democrazia liberale.

Autore:

La Dea Tutte mi ha inviato a combattere il demone dell'evanescenza, fin dalla pianura che non deve essere nominata

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