Pubblicato in: Climatologia portami via, Due pesi due misure, Farlocchi

Greta o Asia?

L’ICONOFILIA O LA GUERRA MEDIATICA: GRETA ED ASIA BIBI

Nell’epoca di internet, in cui le notizie vengono date in tempo reale e perdono il loro effetto dirompente, perché il flusso è così continuo da confondere i riceventi, per determinare un maggiore successo del messaggio o del soggetto che si vuole promuovere, si è resa necessaria una tecnica del tutto artificiale che io chiamo “iconofilia” (amore per le icone). Questa strategia di marketing consiste nello scegliere come simbolo di una lotta o di un’idea, un personaggio difficilmente attaccabile, in quanto intrinsecamente vulnerabile e appartenente ad una minoranza che notoriamente è doveroso proteggere; può essere anche un soggetto affetto da qualche patologia palesemente invalidante.

Greta, la ragazza ormai diventata icona della lotta ai cambiamenti climatici, grazie ad una campagna mediatica di impatto devastante, ha dietro di lei due genitori con un chiaro orientamento politico e con un innegabile interesse economico pur nel giusto impegno civile per la lotta ai cambiamenti climatici, che però, si badi bene, sono iniziati ben prima della rivoluzione industriale, ridimensionando probabilmente l’impatto delle attività umane (certamente da controllare) sugli eventi atmosferici.

Ma questa è una storia a parte.

Una mia amica che vive in Svezia ha incontrato Greta l’altro giorno e mi ha confidato che la ragazza è seguita da una troupe che le suggerisce cosa deve dire e cosa deve fare; è affetta (si dice) dalla sindrome di Asperger e dimostra un’età inferiore a quella anagrafica.

E’ difficile attaccare la giovanissima attivista, – quasi una bambina – dicendo che il fenomeno non è spontaneo, ma mediatico, perché il rischio di passare per cattivi ed insensibili è alto: l’icona Greta, infatti, lotta per noi, per salvare il mondo e l’umanità. E’ contro il sistema ed i potenti, che “tremerebbero” di fronte a lei e “sarebbero zittiti” dalle sue parole. Permettetemi di dubitare: il potere non ammette il dissenso, e se veramente Greta incutesse tanto timore ai grandi della terra, probabilmente a quest’ora non se ne parlerebbe affatto perché da sempre i dissidenti sono cancellati, annientati, allontanati dalla ribalta.

Greta non fa politica, dicevano: poi ha parlato di politici, ma non di quelli dei paesi che emettono più sostanze inquinanti, come Cina e India; ha citato – in modo poco elogiativo – Donald Trump.

Un colpo da maestro. Chapeau! Chi oserebbe rispondere ad una quindicenne, per di più affetta dalla sindrome di Asperger, che non tutti conoscono, ma che comunque incute rispetto ed anche un po’ di pena? Chi potrebbe mai criticare lei o i suoi genitori, visto che stanno combattendo anche per noi?
In fondo Donald Trump non è l’icona del “cattivo”? Non c’è partita contro l’icona della paladina che lotta per salvare la terra.

Infatti, l’hanno nominata per il Premio Nobel per la Pace. Ci avrei giurato. Mi chiedo però perché nessuno abbia proposto il nome di un’altra icona, simbolo del diritto di essere cristiani senza essere perseguitati: Asia Bibi.
No, nessuno ci ha pensato. Asia è una moglie, una madre, non ha deficit di nessun tipo, è cristiana, e, come tale, pur se minoranza in Pakistan, non è degna di tale onore.

Asia non è figlia di una cantante che ha partecipato all’Eurofestival, che scrive libri sul clima, non ha avuto come sponsor il Pr professionista Ingmar Rentzhog fondatore della start-up We Do not Have Time , che decolla proprio grazie all’immagine della ragazzina svedese.

Certo: il clima è importante. Ma lo è anche il diritto di non essere perseguitati in patria per le proprie convinzioni religiose.

Un Premio Nobel ad Asia Bibi probabilmente urterebbe la suscettibilità di qualcuno. Meglio Greta, che mette d’accordo tutti, o comunque fa più gioco.

Soprattutto un riconoscimento ad Asia metterebbe il mondo nella condizione di chiedere un cambio radicale a chi perseguita certe minoranze; insomma, si dovrebbe fare qualcosa veramente ed in concreto, e si creerebbero situazioni scomode.

Meglio premiare chi proclama che si impegna per la salvezza del pianeta.
Molto meglio una missione impossibile. Comunque vada, sarà un successo, anche senza guerra, quella, invece, che si dovrebbe concretamente e realmente combattere se si premiasse Asia Bibi.
Un rischio troppo grande con conseguenze inimmaginabili (o immaginabilissime) e soprattutto incontrollabili.
Meglio stare con Greta. Ad Asia ci penseremo poi. Forse.

Sorgente: Stefano Burbi

Autore:

La Dea Tutte mi ha inviato a combattere il demone dell'evanescenza, fin dalla pianura che non deve essere nominata

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