Pubblicato in: Le tasse sono una cosa bellissima

Il grande fratello comunista

Agenzia delle Entrate: così i controlli sulle spese e sui conti correnti

Professione | Redazione DottNet | 19/10/2019 08:26

Sarà necessario pagare con carta o bancomat perché così la coincidenza tra uscita e spesa sarà immediata e si denoterà direttamente dall’estratto conto

Il grande fratello dell’Agenzia delle Entrate sta per abbattersi anche sui professionisti e sui piccoli contribuenti. C’è infatti una norma nel decreto fiscale che obbligherà, dal 1° gennaio 2020, tutti i titolari di partita Iva a dotarsi di un conto corrente dedicato all’attività lavorativa o professionale in cui far confluire tutti i ricavi e da cui attingere per le relative spese.  Un’innovazione tutt’altro che secondaria perché la riforma punta ad attribuire all’Agenzia delle Entrate maggiori e più incisivi poteri di controllo sulle spese dei contribuenti e, quindi, sui prelievi. Per comprendere come cambieranno le nostre abitudini, dobbiamo fare un passo indietro.

Prelievi e versamenti
L’attuale normativa prevede che l’Agenzia delle Entrate possa controllare i versamenti di contanti e i bonifici sul conto di tutti i contribuenti, non solo degli imprenditori, ma anche dei pensionati, dei dipendenti e dei disoccupati. Chi non riesce a giustificare un accredito eseguito o ricevuto sul conto è considerato evasore. L’Agenzia presume, infatti, che tale denaro sia imputabile a un reddito e, quindi, lo tassa.

Le cose vanno diversamente per i prelievi sul conto. Solo per le società, infatti, sussiste l’obbligo di giustificare le uscite, essendo soggette a contabilità analitica e dovendo curare un registro con le spese sostenute. Lo stesso obbligo non sussiste, invece, per i professionisti (soggetti a contabilità semplificata), gli autonomi, gli artigiani, i musicisti, tantomeno per i dipendenti. Un avvocato, un medico o un agente di commercio possono prelevare dal conto quanto vogliono senza temere che l’Agenzia delle Entrate possa un domani chiedere spiegazioni.

Cosa cambia dal 2020

È chiaro, invece che l’obbligo di un conto corrente dedicato servirà al Fisco per spiare non più soltanto le movimentazioni in entrata (versamenti e bonifici), ma anche quelle in uscita (prelievi) e accertarsi che esse siano rivolte unicamente a scopi connessi con l’attività lavorativa. Poiché, infatti, i nuovi conti correnti dovranno essere destinati “obbligatoriamente solo” alle somme riscosse nell’esercizio del attività e ai prelevamenti per il pagamento delle spese, non saranno ammessi in nessun caso versamenti o prelevamenti per scopi personali.

Fino a ieri, un contribuente dotato di partita Iva poteva prelevare giornalmente dal proprio conto diverse centinaia di euro per fare la spesa, o fare altri acquisti. Magari, invece, utilizzava i soldi per pagare la segretaria in nero. Da gennaio, tutto ciò non si potrà fare più. Non almeno dal conto dedicato.

Se, ad esempio, un contribuente dovesse prelevare sistematicamente, tutti i fine settimana, 500 euro, l’Ufficio delle Entrate potrà presumere che il denaro sia destinato all’attività lavorativa. Quel prelievo dovrà trovare riscontro in una fattura d’acquisto o altro documento fiscale valido: puoi aver acquistato un computer o un abbonamento a una rivista o comprato un mobile per l’arredo dell’ufficio, ma non potrai dire che i soldi ti sono serviti per comprare i libri. Di fatto, l’Agenzia delle Entrate potrà così monitorare ogni movimentazione sul conto corrente.

Conti correnti: i controlli
A conti fatti, quindi, non saranno controllati solo i versamenti, ma anche i prelievi. E sebbene non vi sia ancora una norma che le attribuisce tale potere, l’Agenzia avrà in mano delle presunzioni gravi, precise e concordati sulla scorta delle quali avviare un accertamento fiscale.

Così, a quel punto, diventerà opportuno – e quasi necessario – pagare con carta o bancomat perché così la coincidenza tra uscita e spesa sarà immediata e si denoterà direttamente dall’estratto conto; altrimenti per il computer o il mobile bisognerà farsi rilasciare la fattura quietanzata dall’esercente e tutto si complicherà. La lotta ai contanti passa anche da qui.  La norma è uno stravolgimento totale della precedente normativa: è, infatti, il modo per estendere il regime attualmente valido solo per le imprese anche ai piccoli contribuenti autonomi.

Nulla è da escludere allora che, un domani, la stessa soluzione possa essere adottata nei confronti dei lavoratori dipendenti che già oggi hanno l’obbligo di un conto corrente “dedicato” ove deve essere accreditato stipendio.  In pratica occorreranno due conti correnti, due carte di credito.

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5 pensieri riguardo “Il grande fratello comunista

  1. la legge parla(va) perché hanno cambiato idea (di nuovo) di un conto corrente dedicato SOLO PER I POSSESSORI DI PARTITA IVA. peraltro, cosa che di fatto è già sostanzialmente obbligatoria, in quanto bisogna avere un conto dal quale fare uscire i soldi per gli F24.

    l’articolo, scritto dal solito minchione che non ha mai lavorato, parte con un delirio sul “controllo”. una parte rilevante è la seguente: “non saranno ammessi in nessun caso versamenti o prelevamenti per scopi personali”. e quindi come sarebbe previsto che funzioni? per pagarmi la spesa al supermercato (spesa non deducibile) dove li prendo, i soldi?

    e pure questa “Nulla è da escludere allora che, un domani, la stessa soluzione possa essere adottata nei confronti dei lavoratori dipendenti che già oggi hanno l’obbligo di un conto corrente “dedicato” ove deve essere accreditato stipendio”. ovviamente è una coglionata. i dipendenti ricevono lo stipendio netto e non hanno spese di produzione del reddito – che senso avrebbe un conto “di transito”?

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    1. L’ho riportato perché riprende i sentimenti che anche io rilevo da molte delle centinaia di ditte individuali clienti del’azienda per cui lavoro, ossia la sensazione nettissima e lampante che il moloch statale consideri i cittadini che hanno l’ardire di intraprendere come schiavi da spremere. E nessuno di questi ha il SUV o spande a destra e manca come queli che conosci tu. Oramai son quasi alla sopravvivenza.

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      1. “riprende i sentimenti” dicendo minchiate, se non cose false. per cui,i sentimenti, lasciamoli alla musica ed alla poesia.

        se sono “alla sopravvivenza” sono imprenditori incapaci. ovvero una pietra al collo della nazione. prima chiudono, meglio è.
        lo so. siamo in italia, è lo sport nazionale dare la colpa dei propri fallimenti, invece che alla propria incapacità, a qualcun altro. ma quanti di questi hanno una partita iva perché pensavano di “scaricare tutto” ed, invece, si sono trovati con un lavoro che può fare qualunque minchione, una gang bang di tasse ed il cliente a cui fatturano il 99.989% del loro imponibile che ha smesso di pagarli? strano che sembri, se vendi una cosa che può vendere chiunque, c’è un problema tecnico che si chiama “concorrenza” e (almeno per ora) c’è sempre uno più pezzente di te.

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  2. Sarò diffidente ma le cryptovalute le vedo come un tagliarsi una gamba per risolvere il problema di una unghia incarnita.
    Son giocattoli pericolosi che vivono ai limiti della legge; domani ti fregano il cryptoportafoglio, chi denunci? e quanto vale il furto?
    No, le cryptovalute le vedo come investimento ad alto rischio più che come “bene rifugio”.

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    1. le criptovalute, fino ad ora, sono state solo un utensile per la criminalità globale – e, per pochi fortunati, un investimento-lotteria. quale coglione venderebbe un bene in una valuta che ieri valeva dieci, oggi vale venti e domani vale cinque?

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