Pubblicato in: Germania, Neurodeliri

La pronuncia di EU

Si scrive Comunità Europea, si legge Impero Tedesco. In questo periodo vi sarete accorti che propongo poche riflessioni mie perché oltre ad essere piuttosto preso di mio ho trovato vita intelligente su faccialibro e da bravo paladino della Dea Tutte (semper Gnocca!) in lotta contro il demone dell’evanescenza mi faccio punto d’onore di riproporvi qui e quindi salvare per me (e per i posteri?) le manifestazioni di intelligenza.

Oggi mi han colpito le convergenze parallele di Andrea Sartori e di Cristiano Nisoli sulla “vexata questio” dell’egemonia tedesca in Europa. O per meglio dire sull’Europa.

Riprendendo una riflessione di Cristiano Nisoli sui tentativi imperiali tedeschi.
Un impero di successo non è fatto solo di rapina e oppressione. Un impero che si fondi solo sul terrore e la rapina non può avere successo.
“Parcere subjectis et superbos debellare” scriveva Virgilio nell’Eneide. L’ imperialismo deve anche essere “inclusivo”.
L’ Impero Romano è l’archetipo dell’impero di successo: Cesare massacra i Galli, ma dopo che questi si sono sottomessi li fa senatori. C’é la scena di “Brian di Nazareth” in cui il capo ribelle chiede: cosa hanno fatto i Romani per noi? E gli altri ribelli cominciano ad elencare: acquedotti, strade, fognature, istruzione…
Su questo archetipo si basarono tutti gli imperi di successo.
Napoleone? Razziatore, guerrafondaio. Ma Codice Civile, Accademia di Brera, Facciata del Duomo di Milano, nascita delle scienze egittologiche.
L’ Austria? Bestia nera del Risorgimento ma Giardino Botanico, Università di Pavia, Catasto teresiano
L’ Impero Britannico? Rapina, ma se Gandhi è diventato avvocato lo deve agli inglesi. Che hanno sradicato usanze barbariche (il rogo delle vedove, i thugs) e hanno costruito la Stazione di Bombay.
L’ Impero Americano? Se in Medio Oriente ha combinato solo disastri, nell’Europa occidentale ha lasciato un’eredità positiva: si stava meglio negli anni ’80 sotto gli yankees o adesso coi krukki? Il piano Marshall (non certo fatto per bontà d’animo, ma nessun impero agisce per bontà d’animo) non è stato proprio male.
Ma pure imperi più famigerati hanno lasciato eredità positive:
L’Impero Ottomano, pur fondato su una discriminazione religiosa, però lasciava ampia autonomia alle minoranze e apriva carriere a chi si convertiva all’Islam senza distinzione di razza. Poi erano ANCHE pirati e rapitori di bambini, ma non solo.
L’ Impero fascista italiano abolì la schiavitù in Etiopia.
Ecco, i tedeschi non sono capaci. Mai stati capaci
Raffrontiamo l’opera della Merkel con quella di Putin.
La Merkel vuole strangolare le nazioni mediterranee con la scusa del debito: Grecia, Italia e così sarà anche con la Francia, che ha un grosso debito.
Putin (la Russia, per la sua estensione, è un impero) ha invece applicato il modello romano. Ha stroncato il terrorismo ceceno, ma poi ha ricostruito totalmente la Cecenia. Idem con la Crimea, dall’economia disastrata come quella greca: Putin non la sta strangolando, ma aiutando. Per questo alle ultime elezioni in Crimea Putin ha sfiorato il cento per cento. La Siria è un altro grosso successo dell’imperialismo di Putin, in pieno stile “Yankees a Roma nel 1944”.
Ma perché i tedeschi, dai lanzichenecchi a Frau Merkel passando per il Kaiser e il Führer, non riescono a non farsi odiare e non lasciano eredità positive? Sono anche un popolo di grandissima cultura, non sono gli unni o i mongoli.
C’é forse questa idea di una certa “superiorità razziale” che non è appannaggio solo nazista. Non riescono a non dividere gli uomini in “Ubermenschen” e “Untermenschen”. Si vede anche nei loro pensatori: dal pangermanesimo di Fichte, a Schopenhauer che definiva “scimmie” i francesi a Marx che considerava bestie i russi e gli slavi (l’eccezione è, a sorpresa, Nietzsche, che prediligeva il mondo mediterraneo e detestava quello tedesco)
Solo altri popoli non riescono a non avere un’idea simile: quelli estremo orientali: cinesi e giapponesi sono di un razzismo agghiacciante. Non a caso sono odiatissimi entrambe dal resto dell’Asia.
I crimini dell’Impero giapponese assomigliano a quelli tedeschi, basati su un concetto di superiorità razziale anche sugli altri asiatici. Idem con patate i cinesi Han verso i popoli non Han della Cina, come tibetani e uiguri, e pure verso gli africani (che infatti sloggiano e mandano in Europa).
Per questi motivi dubito del “successo” dell’Impero cinese.

La Germania è, politicamente, una serie di occasioni mancate ed al contempo un mistero anche tragico.

Fino a 400 anni fa, i tedeschi erano ancora essenzialmente barbari. Voltaire li chiamava scimmie e probabilmente aveva ragione. Nel medioevo lo stereotipo del tedesco era l’esatto opposto di oggi: allegrone, bevitore, piagnucolone, lazzarone, un po’ scemotto, un po’ pulcinella. Era un po’ il terrone d’Europa, diciamo. Il tedesco moderno, quello crucco e geneticamente modificato, nasce con Lutero ma soprattutto Federico il Grande.

E così, e certamente non dal nulla, a riprova che gli stereotipi erano–come tutti gli stereotipi–semplicisti, è seguita invece un’esplosione di vitalità culturale che ha pochi precedenti storici, tanto stupefacente quanto inaspettata. Dal 700 in poi, fino a metà 900, praticamente tutto ciò che valeva la pena studiare, dalla letteratura, alla filosofia, la musica, la scienza, parlava tedesco. Senza dubbio la Germania unificata dopo la guerra Franco Prussiana si affaccia al mondo con un destino manifesto: essere la guida dell’Europa.

Era talmente manifesto che si è avverato, alla fine, nonostante due guerre mondiali per impedirglielo. Sì perché è anche una storia gloriosa quella della Germania moderna. Gli Inglesi mossero guerra alla Germania per paura di perdere l’impero. I Francesi per paura di perdere la supremazia sul continente. La Germania, contro praticamente il resto del mondo, perse entrambe le guerre. Però, 100 anni dopo l’Inghilterra ha perso l’impero ed è una nazione di terza classe, la Francia ha perso la supremazia ed è una barzelletta guidata da uno scherzo della natura, e la Germania è di fatto la nazione guida del continente. Sarebbe potuto succedere pacificamente nel 1922, senza 100 milioni di morti ed il suicidio Europeo.

Ma qui viene il punto. Nonostante questo destino manifesto, apparentemente inarrestabile come una marea storica, il tedesco ha sempre fallito in questa sua ambizione anche utile e legittima. Si candida alla guida da 150 anni, e ci arriva sempre vicino, ma non riesce mai a farsi accettare. È mal sopportato, spesso odiato. Non è in grado di costruire imperi funzionali (del sacro romano impero sempre Voltaire scrisse che non era né sacro né romano, né un impero). Non ne ha la capacità. Non lo capisce proprio.

Per esempio, gli Ucraini accolsero Tedeschi ed Italiani come liberatori. Sappiamo come è finita. Molti Francesi, dopo la sconfitta, si convinsero di essere decadenti, e che nella nuova Germania di Hitler ci fosse una ricetta nuova, una medicina contro il decadimento. Nacque il “collaborazionismo”. Altre nazioni europee si sentirono vicine alla Germania. Ma la Germania non fu in grado di costruire un’area imperiale comune. Semplicemente occupò nazioni. È diverso.

Entro la fine del 800 la Germania aveva superato industrialmente la Gran Bretagna, non solo quantitativamente, ma qualitativamente, avendo inventato un modello migliore di capitalismo, basato sulla promozione del lavoro anziché sul suo sfruttamento. A fine 800 non esisteva analfabetismo in Germania (che era endemico in aree rurali dell’Italia ancora 60 anni fa). E nel suo classico The Rise and Fall of the Third Reich, il giornalista Americano William Shirer, che visse in Germania negli anni 30 e 40, sposato ad una tedesca, descrive lo stato penoso della gioventù della classe lavoratrice inglese (spalle spioventi, denti rotti e storti, gobbe, poca muscolatura) che osservava tra i prigionieri di guerra, e la paragonava ai figli degli operai tedeschi che li sorvegliavano in uniforme, muscolosi, dritti, abbronzati, ben nutriti.

Quindi, di nuovo, tutti i numeri per una funzione leader.

Ma non ha mai funzionato, fuori dalla Germania. Anzi, la Germania ha saputo generare odio e risentimenti come poche altre nazioni. Il problema della Germania pare essere che la capiscono solo i tedeschi. O forse che i tedeschi non capiscono altro che la Germania. O tutte e due.

Perché? Perché il tedesco ha una vocazione imperiale ma non sa come si costruiscono gli imperi. Pensate a tutte le simbologie Romane dei Nazisti, e realizzate subito che non avevano capito niente. Gli imperi non si basano tanto sulla paura, ma piuttosto su una ecumene, un’area di sicurezza e stabilità anche economica comune, e sulla fiducia nella guida. Un’ecumene è un po’ come una famiglia: quando un membro è sotto attacco lo si protegge (magari poi in privato gli si spacca il culo, ma questa è un’altra storia). Ed il tutto è più della somma delle parti. La prima cosa che faceva Roma dopo aver conquistato un popolo con la forza era costruirgli strade, acquedotti, fogne, terme, teatri. Non dominavano con la paura, ma col consenso: i popoli che più fieramente si erano opposti all’invasione diventarono in due generazioni talmente romanizzati che i Romani li prendevano in giro: erano più Romani di loro (in Francia o Britannia). Dopo la guerra gli Americani costruirono i loro impero della guerra fredda col piano Marshall. Riuscirono a farsi apprezzare da quelli che avevano precedentemente bombardato a tappeto. Ma queste cose la Germania non le capisce.

Prendete la questione greca. Guardando ai numeri e percentuali sull’economia Europea, era in realtà un problema di noccioline. Se la Germania fosse stata veramente una nazione guida non ce ne saremmo nemmeno resi conto, che c’era un problema dico. Una Germania davvero imperiale lo avrebbe risolto in un pomeriggio. Avrebbe detto: “basta speculazioni, giusto o sbagliato, garantiamo noi. Perché siamo i leader. E questi sono i sacrifici della leadership imperiale. Perché questo è il nostro impero.” E si sarebbe guadagnata l’ammirazione e la fiducia del resto d’Europa. Che l’avrebbe seguita: perché il mondo vuole essere guidato. Decisioni strategiche, insomma, guardando ai prossimi cento anni, non ai prossimi sei mesi.

I discorsi di chi parla di Greci cazzari che vivevano al di sopra delle proprie possibilità e si fanno le pippe sotto gli ulivi da mattina a sera possono anche essere giusti. O forse sbagliati. Non lo so. In realtà non me ne frega niente, perché sono discorsi del tutto irrilevanti. Non son discorsi da leader ma da pizzicagnolo. Da salumiere col grembiulino bianco e la matitina nell’orecchio che ti fa i conticini sul fogliettino: “tre etti di cotto, due di pecorino sardo, uno di mortadella, fa 25 Euro e 37 centesimi: ma sì, dai facciamo 25 Euro e 30, che siamo brillanti.”

E questo la Germania è, politicamente: non un forza leader, ma un salumiere, per giunta un po’ furbo. E tra i tanti imperi che la storia ci ha proposto, io l’impero dei salumieri furbi non l’ho mai visto.

Autore:

La Dea Tutte mi ha inviato a combattere il demone dell'evanescenza, fin dalla pianura che non deve essere nominata

Un pensiero riguardo “La pronuncia di EU

  1. funziona tipo così. apriamo una società. io metto 70, tu metti 30. non vieni alle riunioni di pianificazione. oppure ci vieni e non dici un cazzo. continui a girare in maserati, ed a offrire da bere ai tuoi amici. e quando finisci i soldi pretendi di prenderne dalla cassa dell’azienda e se io ti dico “potresti spendere un po’ meno”, tu rispondi stizzito che con i tuoi soldi fai il cazzo che vuoi, e che l’azienda è anche tua.

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