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Il Solženitsyn scomodo

Patrick Petrovic propone (su faccialibro) una lunga riflessione su Aleksandr Solženitsyn. Ci sono un paio di passaggi che ritengo pessimi e censurabili ma per il resto sono curioso di sapere la vostra opinione.

No, ma parliamone ancora due minuti (facciamo sette o otto)○○○○○Qualche giorno fa scrissi su un “banner” di colore nero che sarei andato all’inferno per poter sputare in testa ad Aleksandr Solženitsyn. Nel post no, ma nei commenti avevo ben specificato che l’astio era generato dal periodo di dissidenza anticomunista del quale aveva scritto nel suo libro “Arcipelago GULag” . Bisogna stare attenti infatti a cosa l’Occidente prende, ed esalta, e cosa al contrario fa finta che non esista, o nasconda. Avevo citato il primo libro, “Divisione cancro” (nel senso di tumore, non segno zodiacale): nel libro, un dissidente, Kostoglotov , viene salvato, con centinaia (ok, decine) di altri prigionieri ammalati di tumore grazie alle cure del personale medico della prigione. Ma come? Nel GULag non si moriva o fucilati o di fame? E ‘sti comunisti fanno fare terme e radioterapia (che in Italia all’epoca non c’era) ai malati di cancro? Ma come? Il libro “Divisione cancro”, pur se tradotto in italiano (ma dopo il successo di “Arcipelago GULag”) non viene MAI menzionato tra le opere di Solženitsyn. In ogni caso, Aleksandr era diventato “impresentabile” in Occidente quando definì Putin “una opportuna miracolosa benedizione”. E, peggio, all’inizio del XXI Secolo spesso si era fatto fotografare con lo “zar”… Stolypin aveva affermato che non era possibile creare uno stato legale senza prima avere un cittadino indipendente: “L’ordine sociale è basilare e precedente a qualsiasi programma politico”. Secondo Solžnitsyn, non può esserci cittadino indipendente senza proprietà privata. E qui, l’Occidente gongolava. Scriveva questi concetti alla caduta del sistema sovietivo, inizio anni ’90… Gli anni del disastro. Per molte persone, la proprietà privata era diventata una specie di spirito malvagio, ma da possedere. Invece si finì posseduti da essa. Fu pertanto qui che Aleksandr Solženitsyn diede i primi segnali di pericolo ideologico per la dottrina capitalista occidentale, ma soprattutto per la formanda classe mafiosa russa, quella delle grandi privatizzazioni fatte rubando i tesori degli stati russo, ucraino, bieorusso, moldavo, coi nomi di tanta ruberia arcinoti oggi, tutti riconducibili a una classe etno-religiosa ben distinta, che andava da Berezovskij a Khodorkovskij, da Deripaska ad Abramovic, e a molti altri. Egli infatti scrisse che “il possesso di una proprietà moderata che non travolge gli altri fa parte del concetto di personalità, le conferisce stabilità. E il lavoro salariato svolto in modo coscienzioso ed equamente retribuito è una forma di assistenza reciproca tra le persone e porta alla buona volontà tra di loro”. Anatema!Scrive che ritiene che sia necessario dare spazio ad una sana iniziativa privata e sostenere e tutelare ogni tipo di piccola impresa, limitando fermamente le leggi della possibilità di creare monopoli. ANATEMA!… Esattamente l’opposto di quanto avevano iniziato a fare le lobbies ebree. Stavano nascendo gli oligarchi, e Aleksandr Solženistsyn lo aveva notato. Il percorso che Solženitsyn proponeva era piuttosto semplice: lasciare che le “classi inferiori” si sviluppassero, lasciar loro attrezzare tutti gli ambiti della loro vita e la vita delle loro regioni, e non imporre loro qualcosa “dall’alto”. E qui egli diede uno sguardo a quel massacro, quel genocidio del quale avevo scritto due giorni fa, che fu il disfacimento della Unione Sovietica: il decennio nero, la mortalità infantile e il crollo della natalità. La caduta della natalità, la morbilità e l’elevata mortalità dei bambini, le cattive condizioni degli ospedali per la maternità e degli asili sono fatti della vita russa di allora. Solžnitsyn definisce “multi-tribale” la posizione di una donna nei primi anni ’90: “…una famiglia normale cessa quasi di esistere nel nostro Paese. E la malattia della famiglia è una malattia mortale per lo Stato. Oggi la famiglia è l’anello principale per la salvezza del nostro futuro. Una donna dovrebbe poter tornare in famiglia per crescere i figli, questo dovrebbe essere il guadagno di un uomo”. Le stesse identiche parole usate da Putin nel 2002, nel 2004 e nel 2005. Misogino, maschilista, machista, ecc, ecc…Lo scrittore era arcisicuro che con tutte le (tante) priorità per la sistemazione della Russia, non bisognava dimenticarsene, perché ciò che si mette nei figli determinerà il destino del paese. E sono questi discorsi, questi concetti, tollerabili dall’Occidente? Sono valori occidentali? Niente affatto. Solženitsyn stava diventando un “imbarazzo”; ormai il comunismo era crollato , dopotutto nemmeno per merito suo, quindi i vecchi eroi antisistema potevano essere abbandonati. Il vecchio sistema (sovietico) era morto, ora bisognava far nascere non un sistema russo, ma un sistema di capitalismo liberale, ossia predatorio, ossia occidentale. Ecco dunque il genio, autentico, superiore, della mente russa: introdurre il concetto di proprietà moderata contrapposto a proprietà privata. Privata vuol dire tolta, sottratta. Se io voglio pescare perché il lago è di tutti, perché la tua proprietà mi deve impedire di raggiungere lo specchio d’acqua? Questa è usurpazione di due beni, se non di più: mi si impedisce l’accesso all’acqua e mi si impedisce la facoltà di pescare nonostante il lago non appartenga ha chi esercita diritto di proprietà del fondo. Questa non è una proprietà moderata, ma totale, che impoverisce me e per il quale impoverimento io non traggo indennizzo. Si chiama semplicemente furto. Un danno elementare per una comunità, una collettività. Solženitsyn lo disse brutalmente. Ma gli ebrei avevano già iniziato a rubare: la vena predatoria non era sopita ma nascosta durante il comunismo. Si aspettava, cercando di guadagnare la più alta posizione possibile per essere in prima fila al momento della spartizione, il momento opportuno. Per riconoscere questo pericolo Solženitsyn era assolutamente convinto dell’importanza cardinale della scuola, del sapere. La questione della scuola e dell’istruzione in generale è estremamente importante, perché le persone semi-istruite tendono a copiare qualcosa di esistente, magari estraneo a sé. Soprattutto, a copiare slogan, e ancor più soprattutto, a copiare modelli FACILI che ci vengono imposti. Trovare tre “under-20” che non sappiano chi sia Greta Thúnbery è letteralmente impossibile, ma farsi spiegare dai medesimi tre in cosa consista il riscaldamento globale per esempio chiedendo quante parti di anidride carbonica ci siano in un milione di parti della atmosfera, non lo sapranno dire. Non fatevi ingannare da strumenti momentanei di istruzione come da “didattica a distanza”, o “DaD”: il problema serio è molto più radicalmente profondo. Guardate piuttosto al revisionismo storico semplicemente imposto eliminando la cancellazione dello studio della storia in sé. Che serve studiare? Tanto che google. E intanto google, da par suo, sta eliminando ciò che sta scomparendo dai libri… Aleksandr Solženitsyn elencava: “È ora di dare uno sguardo sobrio al luogo in cui si trovava la cortina di ferro! La storica cortina di ferro proteggeva perfettamente il nostro paese da tutte le cose buone in Occidente: dalla sfrenatezza [così scriveva] civile, dal rispetto per l’individuo, da una varietà di attività personali, dal benessere generale, dai movimenti di beneficenza…. ma quel sipario non raggiungeva il fondo, e il liquame della “cultura pop-massificata” discendente e sfusa, le mode e i costi più volgari della pubblicità, stava trapelando qui, e questi rifiuti furono assorbiti con entusiasmo dalla nostra giovinezza svantaggiata: l’Occidente si prende gioco attraverso la [sua] sazietà del nostro mondo, e il nostro, in povertà, intercetta sconsideratamente il loro divertimento!” Più chiaro di così… Il sistema politico in Russia stava cambiando così drasticamente e duramente, con tali perdite che, scrive, “ripetere le rivoluzioni significa perdere sempre di più”. Sebbene le trasformazioni nel sistema statale erano effettivamente necessarie, lo scrittore esortava a realizzarle gradualmente e, come nella questione della terra, partendo dal basso. Lo scrittore credeva che cambiare il sistema statale, aggiornare la costituzione non fosse ciò di cui la Russia aveva bisogno in quel momento (orrore!): “Dobbiamo essere più prudenti dei nostri sfortunati nonni-padri del 1917, non ripetere il caos del febbraio storico, non essere di nuovo un giocattolo di slogan sedotti e oratori soffocanti, non arrendersi di nuovo volontariamente alla vergogna. Un cambiamento decisivo di governo richiede responsabilità e deliberazione”. Evidentemente, né Gorbačev, né Eltsin, né tantomeno Ronal Reagan erano esclusi da questa critica.Lo stato russo, secondo Solženitsyn, doveva semplicemente essere progressivo e stabile: “Il sistema statale è secondario rispetto all’aria stessa delle relazioni umane. Con la nobiltà umana, qualsiasi sistema rispettabile è accettabile, con la rabbia e l’egoismo umani, la democrazia più varia è insopportabile. Se le persone stesse non hanno giustizia e onestà, allora lo stato si manifesterà sotto qualsiasi sistema ma sempre contro il popolo”. Se queste parole le scrivesse Putin oggi nessuno noterebbe alcuna differenza. E sono passati 30 anni precisi! Non si leggerebbe infatti una accusa ai varî governi occidentali che, calpestando persino elementari diritti civili, in nome della lotta — pur assolutamente necessaria — contro una pandemia, stanno semplicemente tirando troppo la corda del buonsenso, senza fornire adeguate, motivate, comprovate, scientifiche spiegazioni nella imposizione di misure di restrizione personale? Non sono proprio calpestate le relazioni umane? Non è avvilita, ben peggio di un recluso del GULag, la vita dei cittadini , umiliati da imposizioni senza senso apparente? Vorrei sapere quante persone tra i pupazzi capo dei governi delle loro nazioni porterebbero fiori alla tomba di Aleksandr Issaevic Solženitsyn.

Mi piacerebbe avere l’opinione di Andrea Sartori sull’argomento, specialmente per il malcelato e deprecabile antisemitismo.

Autore:

La Dea Tutte mi ha inviato a combattere il demone dell'evanescenza, fin dalla pianura che non deve essere nominata

5 pensieri riguardo “Il Solženitsyn scomodo

  1. Mi ricordo di un post dell’uomo di Düsseldorf (post che mi è stato dimostrato essere ricavato da un intervento di Bertinotti, e infatti lo stile c’era) sul fatto che si credeva che il muro di Berlino e la Cortina di Ferro in genere avesse un lato comunista crollato e uno liberista rimasto in piedi. Non so se l’Autore di questa pagina del fessobuco abbia letto l’uno o l’altro scritto, ma se così non è, tre indizi si dice che facciano una prova.

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  2. Boh, io il personaggio non lo conoscevo e sto bene anche così. Però ti posso dire che Padiglione Cancro:
    a) Non è ambientato in prigione
    b) Non ha per protagonista unico detenuto ma ci sono tot persone (appunto, i pazienti malati), che rappresentano vari punti di vista sull’Unione Sovietica. Tra cui un detenuto.
    c) Il detenuto è un ex detenuto, che attualmente è in regime di confinamento (siamo appena dopo Stalin), tanto che in un passaggio del libro che mi è rimasto in mente, parla di quando al campo dettero l’annuncio che “il cannibale aveva stirato le gambe”.

    Per il resto, insomma, a naso mi sembrano le solite banfate “Rassiia Stronk” dei fan della Russia di noi altri. I peggiori restano i comunisti da PMLI, ovviamente, ma subito vengono quelli più putiniani di Putin. Non so se hai presente il concetto di portare il cervello all’ammasso…

    Giusto per: su quella pagina Facebook parlano di “Due Secoli Insieme”, libro introvabile e censurato nell’occidente delle false libertà perché rivelerebbe non si sa bene cosa sugli ebrei. Ti dico solo che per scoprirlo bastano 30 secondi su Amazon.

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  3. 1) Che mi significa “l’astio era generato dal periodo di dissidenza anticomunista”? Rimpianti di Peppe Baffone? Questo è scemo.
    2)”classe etnico-religiosa” “lobby ebree”: questo è doppiamente scemo.
    3)[bla bla bla che schifo i monopoli]>”un sistema di capitalismo liberale, ossia predatorio, ossia occidentale”. Mi correggo, non è solo scemo. È anche in malafede. Come sia possibile accostare il monopolismo al capitalismo liberale lo sa solo lui.

    Come sia possibile esaltare l’imprenditoria privata e la famiglia come nucleo fondante dell’economia e della società (perché pur non sapendo scrivere questo sta dicendo) e contemporaneamente sputare sul capitalismo liberale è materia per luminari della psichiatria.

    Ma al nostro nazimaoista qualcuno l’ha spiegato che tutti gli stramaledetti regimi rossobruni che si siano mai visti fanno del monopolio la loro ragione fondante? Russia di Putin compresa?
    Crede forse che Gazprom sia un’impresa a conduzione familiare? F.lli Gazprom s.r.l, dal 1991 portiamo il calore nelle vostre case?

    Esiste un livello al di sotto di becero?

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    1. Hai confermato tutti i dubbi che avevo.
      Da quando mi hanno accusato di essere “fascio” dubito sempre delle conclusioni etico-sociali a cui arrivo indipendentemente. Vederle fare in modo ragionato ed indipendentemente mi rassicura.

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