Pubblicato in: Bel Paese di merda, Francia, Germania, Neurodeliri

Sapevano tutto

Alla CIA sapevano tutto. Nel 1978

Già, mi direte voi miei quattro lettori, è il loro lavoro sapere tutto.

E cosa sapevano? Gli effetti che un cambio monetario rigido tra Lira ed altre monete avrebbe avuto l’Italia.

Sapevano come sarebbe andata a finire: da potenza mondiale saremmo scivolati nella povertà.

Il famigerato rapporto – pieno di omissis per la verità – stava su https://www.cia.gov/library/readingroom/docs/CIA-RDP80T00702A000900060002-4.pdf ma è stato scancellato. E siccome io sono Paladino della Dea Tutte che mi ha incaricato di combattere il demone dell’evanescenza l’ho scovato su archive.org (a proposito, l’avete fatta la vostra donazione ad archive.org vero?) e ve lo ripropongo qui (pagine da 3 ad 8):

Aderendo al Cambio rigido SME ci avrebbero impoverito.

Aderendo all’Euro ci avrebbero impoveriti.

E così è stato. Francia e Germania desideravano fortissimamente poterci controllare e assoggettare. Cielo, son secoli che lo fanno. Ma non avrebbero potuto senza il supporto dei nostri politici venduti. E di tutti gli altri più o meno ignoranti, di tutto l’arco parlamentare, da sinistra a destra.

Autore:

La Dea Tutte mi ha inviato a combattere il demone dell'evanescenza, fin dalla pianura che non deve essere nominata

14 pensieri riguardo “Sapevano tutto

  1. è una bella fiaba, ma preferisco quelle con le principesse.

    l’italia dell’epoca del “boom economico” era una nazione poverissima. l’inflazione era spaventosa e i disperati tentativi di protezionismo avevano reso le grandi industrie completamente non competitive. se l’inflazione degli anni settanta-ottanta (che si è fermata solo per virtù dei requisiti necessari all’ingresso nell’euro) avesse continuato allo stesso ritmo, a quest’ora ci vorrebbero tipo L.15000 per un euro e l’italia sarebbe lo stesso terzo mondo che era all’epoca. certo. per quei pochi che trafficavano con l’estero, la volatilità della lira era una benedizione (ma giusto perché era condizione tollerata il possesso da parte di privati di grosse somme in valuta estera – al punto che era possibile avere conti in dollari e marchi in molte banche), ma per tutti gli altri significava potersi permettere solo cose fatte in o per l’italia.

    va da sé che la disinteressata preoccupazione degli yankees arrivava principalmente dal fatto che l’italia nella comunità europea non sarebbe più stata con i coglioni stretti nel pugno dell’economia americana.

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    1. Io so solo una cosa: che quando ero bambino io bastava che lavorasse il papà per pagare le spese di casa ed assicurare un dignitoso livello di vita ai figli mentre ora se non lavorano sia marito che moglie non si arriva a fine mese. E non mi dire che basta “tirara la cinghia”. Dove abito io no, non basta.

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          1. stai seriamente dicendomi che lo stile di vita che avevi da bambino, diciamo negli anni ottanta è equivalente allo stile di vita che hai ora? vorrei ricordarti che, negli anni ottanta, in italia, un televisore in bianco e nero era ancora completamente normale, mentre in olanda, non li avevano più nemmeno nelle prigioni… cioè, per carità, magari, negli anni ottanta vivevi in una famiglia agiata. e, a quei tempi, la differenza tra “operaio” e “impiegato” (non parliamo di “libero professionista”) era ciclopica.

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            1. Le mie figlie hanno un tenore di vita simile a quello che io avevo da bambino con la colossale differenza che la mia mamma non lavorava mentre mia moglie sì.
              Televisioni non ne abbiamo. Sì, giocano coi tablet, ma non sono mica iPad e nemmeno Samsung.
              E no, il mio papà non usciva mai con gli amici, lavorava troppo. Al massimo andava a fare gli allenamenti di calcio. Ed al ristorante non andavamo mai. Ma neppure io e mia moglie.
              Ed in situazioni perfettamente analoghe sono numerosissimi miei amici: la madre non lavorava, la moglie “deve” lavorare.

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              1. io ricordo vagamente quando fu comprato il primo televisore a colori, ma mi ricordo che fu una “cosa grossa”. dalle nostre parti era una cosa quantomeno eccentrica.

                è da notare che, ufficialmente, le trasmissioni a colori sono iniziate nel 1977 (un ritardo bestiale, dovuto alla solita politica protezionista per cui si è tentato in tutti i modi di inventare uno standard italiano che fosse seriamente incompatibile con quelli esistenti già da anni nel resto dell’europa, per “favorire” i produttori locali), con sei ore al giorno di programmazione a colori, principalmente nelle trasmissioni prodotte dalla rai. all’inizio il canone per un televisore a colori era grosso modo il doppio di quello per un televisore in bianco e nero. la differenza è passata tipo al 50% negli anni ottanta e, negli anni novanta, quando la differenza era ormai minuscola, il canone è stato unificato.

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            2. molti hanno una visione un po’ romantica dell’epoca: a quei tempi le donne sposate raramente lavoravano, non tanto per la mancanza di effettivo bisogno di lavorare, ma per la mancanza di opportunità (e pure perché una donna sposata che lavorava, all’epoca, non era vista particolarmente bene – dipendentemente dal punto dell’italia, poteva essere addirittura considerata una poco di buono). molti padri di famiglia, per mantenere lo stile di vita, si sparavano settimane lavorative da 50-60 ore. anche perché, a quei tempi dire “non arrivo alla fine del mese” era considerato ammettere di essere un fallito, un incapace o uno che non aveva voglia di lavorare, già che, essendo in corso il “boom economico”, c’era l’illusione che chiunque potesse avere tutto quello che voleva.

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                1. causa/effetto. non faceva sessanta ore alla settimana perché non arrivavate a fine mese. arrivavate a fine mese perché faceva sessanta ore alla settimana. questione, appunto, di punti di vista.

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    2. l’Italia nella CEE non sarebbe più stata con i coglioni stretti nel pugno dell’economia americana

      Ma è finita con le palle in mano a quella tedesca. Il fatto è che finché penseremo come Paese che i problemi della nostra economia ce li devono risolvere gli altri, avremo sempre le palle in mano a qualcuno.

      I cambi fissi sono una politica interventista altrettanto imbecille della svalutazione competitiva o del protezionismo autarchico. In Italia manca ed è comunque malvista la capacità imprenditoriale ed il libero mercato.

      Moltissimi “imprenditori” sono gente pari a quelli che credono di essersi fatti il fondo pensione comprando un trilocale a Quartoggiaro negli anni ’70 “perché il mattone è sempre un buon investimento”: gente che dell’investire capisce solo la parte in cui ci guadagni e non il rischio, perché quando va male “qualcuno doveva dirmelo/fare qualcosa”. Pensa a quei babbioni di Antonveneta o dell’Etruria.

      Se ci aggiungi che per finanziare questo sistema paraculo manteniamo uno degli stati più ipertrofici dell’era moderna, quadri il cerchio.

      Ma è più facile dare la colpa alla svalutazione, ai cambi fissi, agli USA, alla UE e alla Cina. E continuare a mantenere un sistema fondato sulle consorterie ed i circoli di amicizie.

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      1. è da osservare che il documento, essendo di origine americana, non era particolarmente interessato ad investigare quale fosse il pugno in sarebbero finiti i coglioni dell’italia, si preoccupava solo del fatto che sarebbero sfuggiti dal LORO pugno.

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