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“Covid, l’80% dei test positivi sono falsi, chiusure basate su dati infondati” – Affaritaliani.it

“Covid, l’80% dei test positivi sono falsi, chiusure basate su dati infondati”

Intervista all’avvocato Mauro Sandri: “Chiusure determinate da test inattendibili. Ora porto l’Iss e il ministero della Salute in tribunale”

Di Monica Camozzi

“Covid, l’80% dei test positivi sono falsi, chiusure basate su dati infondati"

Quattro avvocati e sette cittadini italiani, contro il Ministero della Salute e l’Istituto Superiore di Sanità. Oggetto: l’inattendibilità degli esiti di laboratorio dei tamponi. Ergo, per dirla con le parole dell’avvocato Mauro Sandri, uno dei firmatari dell’atto, “il numero spropositato di falsi positivi causato dal metodo che Iss ha stabilito, contravvenendo ai suggerimenti del Cts e della stessa Organizzazione Mondiale della sanità, per definire una persona malata di Covid 19.  Un numero di falsi positivi pari all’80% minimo, sulla base del quale si è innescata la macchina dei contagi, quindi la chiusura di regioni, attività produttive, scuole, vita”.about:blank

Il 24 marzo prossimo, la questione verrà portata innanzi al Tribunale di Roma. “Mi baso puramente su evidenze scientifiche, sono lontanissimo da tesi negazioniste o da complottismi. Porto l’evidenza che il modo stabilito da Iss per definire i positivi è completamente errato. E c’è un fatto inoppugnabile, che è alla base della mia disamina, sul quale concordano tutti, negazionisti e non: più alti sono i cicli della Pcr, meno attendibile è l’esito del test. Quindi, i dati che ci sottopongono sul numero dei positivi, sono inutilizzabili! Già l’OMS a dicembre 2020 prendeva atto dell’alto numero di falsi positivi determinato dal test Rt-PCR; a metà gennaio 2021 Oms ribadiva la necessità di evidenza medica, oltre che l’abbassamento delle frequenze dei cicli”. 

“L’ obiettivo più ambizioso della causa -spiega l’avvocato-  nella quale si apprestano ad intervenire decine di ulteriori persone e partite IVA , è quello di ridisegnare l’effettiva mappa dei contagiati e depotenziare un allarmismo  che non ha e non avrebbe, forse, avuto ragion d’essere con le ricadute che ne conseguirebbero sulla legittimità effettiva di tutta la legislazione emergenziale”.

Sandri porta numerose evidenze scientifiche, tutte citate in bibliografia. Fra di esse, i bugiardini dei 170 test PCR che sottolineano come il test non sia sufficiente a fini diagnostici: “le stesse case produttrici dichiarano il contrario di quanto asserisce Iss, si tratta quindi di un errore macroscopico. Evidenziato nel febbraio del 2020 anche dal Comitato Tecnico Scientifico, che sosteneva come non fosse sufficiente l’esito del tampone per determinare la positività, ma fosse imprescindibile l’evidenza diagnostica determinata da un medico”.

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Invece, come cita l’atto, “Il Ministero della Salute, a partire dal 22 febbraio 2020, poi nella Circolare 7922 del Ministero della Salute del 9 marzo 2020, ed infine nell’ultima variante pubblicata nel rapporto ISS 49/2020 dell’8 giugno 2020 (doc. n.2) è pervenuto a definire “caso confermato” quello di un soggetto che sia positivo all’esame di laboratorio per infezione da SARS-CoV-2, effettuata presso il laboratorio di riferimento nazionale dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS) o da laboratori Regionali di Riferimento, a mezzo di tampone, indipendentemente dai segni e dai sintomi clinici”.

“I risultati dei test PCR del tutto inattendibili”: ecco le motivazioni del ricorso

Per capire cosa dice l’atto, dobbiamo capire come funziona il tampone, ovvero la PCR. Il materiale genetico prelevato dalla nostra gola e dalle mucose nasali viene messo a contatto con sequenze genetiche del Sars Cov 2, finché esse non si attaccano a qualche frammento di RNA presente nel campione. In questo modo, viene creata una molecola di DNA artificiale replicata un certo numero di corse, dette cicli, finché il presunto virus non diventa visibile.

“Risultati attendibili si hanno fra le 20 e le 30 replicazioni massimo -spiega Sandri (come emerge dalle linee guida MIQE (Minimum Information for Publication of Quantitative Real-Time PCR Experiments” – studio finalizzato a garantire che gli studi con la Real-Time-PCR) A ogni ciclo si raddoppia la quantità di DNA, più cicli si fanno, meno il test è attendibile. Ebbene, tutti i test scelti dall’Iss per le analisi dei test Rt-PCR ai fini della determinazione del “caso confermato” sono tarati da un minimo di 35 cicli a salire. Nella regione Emilia Romagna si arriva addirittura a 41. Gli studi in mio possesso confermano che sopra i 25, 30 cicli le replicazioni danno risultati inutili”. Ma secondo Sandri c’è di più. “Come disse lo stesso Palù tempo fa e come conferma il gold standard internazionale, è previsto il prelievo di 3 geni per i test PCR. Tuttavia, dal 2/4/2020, in Italia la rilevazione anche di un singolo gene target di Sars Cov 2 viene interpretata come esito positivo”.

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Si ipotizza fino all’80% di falsi positivi: uno stralcio dell’atto

Citiamo testualmente l’atto: “la percentuale di falsi positivi, conseguente all’erroneo utilizzo dei kit Rt-PCR, oltre la soglia dei 25-30 cicli, si attesta, secondo lo studio Zonghua L et al., Potential false-positive rate among the ‘asymptomatic infected individuals’ in close contacts of COVID-19 patients, 2020 Mar), pubblicato già il 5 marzo 2020, all’80% (doc.n.23).  Numerosi ulteriori studi successivi hanno dimostrato un’incidenza addirittura superiore di falsi positivi, addirittura fino al 95%: oltre allo studio descritto nel punto 23, si vedano ad esempio il documento di D.Donadeo, su DataBaseItalia: “Crolla il castello di carta. Un team globale di esperti chiede il ritiro dei test PCR. Ecco i 10 difetti riscontrati (doc.n.24), e l’articolatissimo documento di Demeter/Engelbrecht: I test PCR (Polymerase Chain Reaction) non sono adatti a diagnosticare una malattia infettiva (doc. n.25), unitamente a tutta la bibliografia ivi citata.

Se, infatti, il 96% dei “casi confermati” di Covid 19, come rilevato dai test, è rappresentato da soggetti asintomatici e nessuno di essi evolve nei 10 giorni successivi verso uno stato effettivo di malattia, le conseguenze che devono trarsi non possono essere altre se non quelle che attestano che i “casi confermati” dal test Rt-PCR, sono ictu oculi, viziati da errore totale diagnostico del kit”.

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I bugiardini dei produttori dei kit PCR

“Esistono circa 170 test PCR -continua Sandri. Li abbiamo analizzati. Ne cito alcuni. Altona definisce il  kit per “uso ricerca, uso non previsto in procedure diagnostiche” (doc. n.9).

Abbott dice testualmente che i “risultati positivi sono indicativi della presenza di SARS-CoV-2 RNA; la correlazione clinica con la storia del paziente e altre informazioni diagnostiche è necessaria per determinare lo stato di infezione del paziente. I risultati positivi non escludono l’infezione batterica o la co-infezione con altri virus.

Per Roche: “I risultati positivi sono indicativi del rilevamento dell’RNA di SARS-CoV-2, ma potrebbero non rappresentare la presenza di virus trasmissibili”.

L’atto prosegue sottolineando come le case produttrici dei kit PCR  evidenzino “che per poter giungere alla diagnosi di caso positivo al covid-19, l’esito strumentale deve essere valutato da un medico unitamente ai sintomi e/o alle condizioni ambientali complessive.

Come detto dal  Comitato Tecnico Scientifico, organismo creato dal Ministero della Salute nel febbraio 2020 con il compito di fornire al medesimo ed al Governo italiano le linee guida concrete di azione.

Il Ministero della Salute a propria volta, a partire dal 22 febbraio 2020, poi nella Circolare 7922 del Ministero della Salute del 9 marzo 2020, ed infine nell’ultima variante pubblicata nel rapporto ISS 49/2020 dell’8 giugno 2020 (doc. n.2) è pervenuto a definire “caso confermato” quello di un soggetto che sia positivo all’esame di laboratorio per infezione da SARS-CoV-2, effettuata presso il laboratorio di riferimento nazionale dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS) o da laboratori Regionali di Riferimento, a mezzo di tampone, indipendentemente dai segni e dai sintomi clinici.

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La diatriba fra il Comitato Tecnico Scientifico e Iss

“Nel febbraio 2020 il Comitato Tecnico Scientifico si espresse molto chiaramente su quale dovesse essere la procedura per determinare un caso confermato di positività. Detto organismo medico-scientifico consultivo governativo era consapevole fin dal 24 febbraio 2020, che il mero esame strumentale con tampone fosse del tutto insufficiente ai fini del corretto rilascio di una definizione di “caso confermato” di Covid-19, e che l’inclusione dei casi positivi asintomatici tra i “casi confermati” avrebbero determinato una abnorme sovrastima del fenomeno Covid-19. Ha ritenuto questo fatto talmente rilevante da inserirlo nel verbale”. Sandri cita altresì il Codice del Consiglio Direttivo dell’Ordine dei Medici del l’11/09/2014 (doc.n.15). L’art. 3 di tale Codice afferma espressamente che “La diagnosi a fini preventivi, terapeutici e riabilitativi è una diretta, esclusiva e non delegabile competenza del medico”.

“Quindi non solo abbiamo kit di oltre 35 cicli e il prelievo di un solo gene, quindi un test del tutto inattendibile dal punto di vista scientifico. Iss ha determinato un nuovo Gold Standard disattendendo anche quanto suggerito dal Cts, lasciando la definizione di caso confermato al solo tampone, senza alcuna diagnosi medica. Da qui, il numero abnorme di falsi positivi.”

Altro fattore cruciale: Le mutazioni del virus

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Citiamo testualmente l’atto: “il kit PCR come messo a punto nel gennaio 2020, che rileva una variante del virus che, se è mai stato presente in Europa, nel frattempo ha subito migliaia di mutazioni. Il test molecolare utilizzato nel nostro Paese è, allo stato delle conoscenze scientifiche, uno strumento inutile, perché è “formattato” su un virus diverso da quello probabilmente presente in Italia, che nel frattempo, tra l’altro, si è modificato un numero infinito di volte.

In uno studio organizzato da diversi centri medici italiani (Sacco, San Raffaele, etc.) sono stati analizzati 59 campioni biologici di pazienti Covid-19 da diversi centri del Centro e Nord Italia e si è verificata la sussistenza di una notevole mutazione, al punto da trovare: “Una media di 6 sostituzioni nucleotidiche per ogni genoma virale, senza differenze significative tra mutazioni sinonime e non sinonime, delineando così una deriva genetica come importante fonte dell’evoluzione del virus.” (Lai A. et al., Molecular Tracing of SARS-CoV-2 in Italy in the First Three Months of the Epidemic, Viruses 2020, 12, 798; doi:10.3390/v12080798) (doc.n.31). Da questo studio si evince che non solo il virus muta da continente a continente, da nazione a nazione, ma addirittura da provincia a provincia, e di fatto da persona a persona. Ci sono 7 miliardi di virus diversi che, tutt’al più, si assomigliano. Non può esistere un virus talmente forte da incorporare 7 miliardi di mutazioni. La costante mutazione del SARS-Cov2, tale da renderlo di fatto irriconoscibile, è stata confermata anche a livello internazionale (segue bibliografia: (Pachetti M. et al., Emerging SARS-CoV-2 mutation hot spots include a!novel RNA-dependent RNA polymerase variant, J Transl Med (2020) (doc.n.32), mentre un gruppo di ricerca asiatico ha analizzato 85 diverse sequenze genomiche di SARS-Cov2 disponibili presso GISAID, e ha trovato ben 53 diversi ceppi SARS-Cov2 provenienti da varie aree della Cina, dell’Asia, dell’Europa e degli Stati Uniti (Phan Tung, Genetic diversity and evolution of SARS-CoV-2, Infection, Genetics and Evolution, 81 (2020), 104260) (doc.n.33).

L’assenza della carica virale nei test PCR

“Quando ci dicono che abbiamo il colesterolo, l’esame del sangue quantifica: siamo alla soglia massima o appena sopra ai valori di riferimento? Perché la cosa cambia e anche di parecchio! -prosegue Sandri.

“Quello della carica virale, ovvero della concentrazione del virus nell’organismo, è un aspetto molto delicato e quasi sempre trascurato. Normalmente ci si limita a definire un soggetto positivo o negativo al Covid-19, ma nell’ambito della cosiddetta positività i valori di carica virale possono variare di oltre dieci ordini di grandezza, da 70 a 100 miliardi, e questo può fare una grande differenza nel modulare l’intensità delle precauzioni da adottare”.

“Studi accurati sulla correlazione tra carica virale e vitalità del Covid-19 hanno permesso di comprendere che sotto le 10mila copie di Rna, corrispondenti a 34-36 cicli non c’è essenzialmente rischio di contagio, ma in assenza di informazioni specifiche sulla carica virale un soggetto positivo rischia di essere mantenuto in isolamento per settimane inutilmente”.

La fattispecie di ingiusta detenzione e i risarcimenti chiesti per le partite IVA

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Sulla base di questi dati, i ricorrenti, tutti cittadini italiani, fanno richieste precise. Una di loro, dipendente di una RSA è stata licenziata per il rifiuto di sottoporsi al 5° tampone in poche settimane. Altri due hanno dovuto acconsentire dietro minaccia di licenziamento. Un altro ricorrente, titolare di azienda, per preservare il diritto alla salute metteva in malattia tutti coloro che fossero afflitti da una sintomatologia simile al Covid ed era costretto ad assumere nuovo personale. Un secondo imprenditore, titolare di un agriturismo, ha dovuto chiudere un’attività nella quale aveva investito 1.500.000 euro. “L’inattendibilità dei test ha portato centinaia di persone a essere ingiustamente confinate dentro le mura di casa. Le persone fisiche sono state recluse. In più tutte le restrizioni, le chiusure per colore, sono basate su dati assolutamente falsati -dice Sandri- Per le Partite Iva, chiedoun risarcimento sulla base del differenziale dei bilanci dal 2019. Questi governi si sciacquano la bocca sull’Europeismo ma sono un po’ meno allineati quando devono dare risarcimenti ai loro cittadini”. 

“Come è fatto notorio, cita infine l’atto,circa 90.000 imprese sono già fallite al settembre di quest’anno e 600.000, ossia un’impresa su due, sono in bilico, se la situazione non migliorerà ossia se la causa della crisi, vale a dire i plurimi comportamenti negligenti dell’ISS, non sia immediatamente rimossa”.

Autore:

La Dea Tutte mi ha inviato a combattere il demone dell'evanescenza, fin dalla pianura che non deve essere nominata

Un pensiero riguardo ““Covid, l’80% dei test positivi sono falsi, chiusure basate su dati infondati” – Affaritaliani.it

  1. e questi qui lo sanno perché è sceso dio a dirglielo?

    come sempre, un complotto da otto miliardi di persone, meno tre o quattro. totalmente credibile. impossibile ed implausibile, invece, che siano una manciata di nullità alla ricerca di facile notorietà e guadagno.

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