Pubblicato in: Citazioni

Voglio proporvi una riflessione di Cristiano Nisoli. Non sono esattamente nella sua situazione, ma condivido il suo ragionamento:

Lo dico senza problemi: amo il lockdown. Per me lockdown e covid sono una pacchia. Lavoro molto di più, ma sono meno stanco. Produttività fantastica in termini di pubblicazioni, nessuno rompe le balle, e con zoom ho ancora più collaboratori internazionali. Lavoro di più perché amo quello che faccio. Se non mi piacesse e lavorassi di meno, nessuno se ne accorgerebbe più di tanto.
Lo stipendio mi arriva sempre in banca, insieme ai vari stimoli fiscali di Trump prima e Biden dopo. Ho venduto tutte le azioni prima che crollassero e le ho ricomperate al minimo: il mio fondo pensione è quasi raddoppiato in 15 mesi. Ho meno tempo libero–perché lavoro di più–ma lo posso usare come voglio: posso passare la giornata a sciare, e lavorare fino a tarda sera per esempio. Devo solo organizzare i meeting. Mi son persino rinfrescato la grammatica latina, ed ora passo al greco antico. Poi sanscrito. Poi adesso il tempo volge al bello e si tiran fuori le Ducati. Se ho problemi familiari me ne posso occupare da vicino.
Se fosse per me, lockdown perpetuo. Lo volete? Bene, son contento, perché io lo voglio ancora di più.
Però capisco anche che non sono solo io al mondo. Per altri è ben diverso, anzi tragico. Realizzazione stravagante, lo so, che l’universo non orbiti attorno ai miei bisogni (gli psicologi dell’età evolutiva sostengono che la si ottiene attorno ai 3 anni, ma chi non l’ottiene da bambino, non l’avrà mai: sarebbero gli psicopatici).
Quelli che mi attaccano per le mie critiche frequenti e feroci al lockdown (che, ribadisco, non ha senso, ed infatti non è mai stato praticato nella storia, e fa più male che bene) altri non sono che coloro per cui il lockdown è pure una gran pacchia, e che pensano:
“Cazzo dice ‘sto qui? Rompi coglioni! Ci rovina la festa a tutti. No, no!”
Questo è quello che pensano. Quello che scrivono è invece:
“Vite prima dell’economia! Prima la salute! Negazionista! Irresponsabile! Vergogna! I morti, i morti! Le camionette a Bergamo!”
Capito? Sono io, l’irresponsabile. Irresponsabile è andare contro i nostri interessi da privilegiati, e preoccuparsi degli altri che fanno file chilometriche per un pasto, nel mondo invertito in cui viviamo. Irresponsabile è preoccuparsi di chi ci ha messo magari la vita per far andare bene un’attività ed ora è fallito e non ha più neanche gli occhi per piangere (un quarto di milione di piccoli business falliti in USA). In compenso ha debiti.
Ora, io capisco la paura e l’egoismo di tanti. Lo dico sinceramente. Sono egoista anch’io. Siamo tutti umani, e quindi delle merde. Peccato originale e tutta quella roba lì. L’abbiamo capito circa tremila anni fa. Per questo mille anni dopo c’han mandato il buon Gesù. Ok, va bene.
Ma il problema non è tanto l’egoismo e l’ipocrisia dei tanti col culo nel burro. É piuttosto che qui si tratta di egoismo perfettamente imbecille, mal riposto, autolesionista, che non vede oltre la punta del naso. ‘Sta gente non capisce che, chi col culo nel burro, chi no, siamo tutti, con l’eccezione del top 0.1%, sostanzialmente nella stessa barca economica.
Chi ti paga lo stipendio di insegnante? O di bancario? O di impiegato? O la pensione? I contribuenti, i clienti. Mica è assicurato.
Sorge quindi il sospetto, francamente terrificante, che questi pensino veramente che i soldi sian magici ed arrivino ogni mese sul CC , spediti direttamente dal paese delle fate. Ma non è così, e quello che molti soffrono immediatamente, tutti soffriranno prima o poi. Magari in misura diversa e diluita nel tempo, ma conseguenze ci saranno.
È un po’ come se i tizi nelle cabine ai piani alti del Titanic ridessero di quelli che annegano giù in cambusa. Pirla, guarda che in tre ore tocca a te.
L’altro giorno una cretina sulla timeline di un amico sostanzialmente scriveva: va be’, tutti quelli che falliscono o han perso il lavoro tanto non pagavano le tasse, quindi siamo a pari e patta. Ma io mi chiedo, è questo il livello dell’intelligenza in Italia? Perché io temo non sia l’unica, e forse nemmeno tanto minoritaria.
Di quanto è sceso il PIL? Quanto ci vorrà a recuperarlo? In USA, pre-covid, se in un anno saliva meno del 1.5%, lo si considerava un anno di sfiga nera. Obama è stato attaccato perché in otto anni sotto di lui la crescita ha raramente toccato il 2%. Con Trump toccò il 3.5%. L’Italia invece è un paese dove quando si cresce dello 0.5% (una volta ogni 3 anni) si parla di “ripresina”, tutti contenti, come tanti ciula.
Quanti anni o decenni ci vorranno per recuperare la ricchezza persa, con le crescite passate da prefisso telefonico? Ma sì, il primo anno forse ci sarà una crescita robusta, un rimbalzo del gatto morto, ma non del 15%, forse del 2.5-3% (forse, se san Gennaro ci fa la grazia). Ma poi? I rimanenti 10-13% bruciati? Basterà aver sputtanato una intera generazione? O ce ne vorranno due?
E davvero credete che ne sarete immuni? Qualcuno è immune al virus. Nessuno è immune alle conseguenze economiche nel medio, lungo termine.
Cioè, scusate, ma qui ci son da un lato bande di economisti che da 20 anni discutono della cosiddetta “sudamericanizzazione” dell’Italia (se non ve ne siete accorti, le cose vanno abbastanza a puttane da un paio di decenni, ma forse da talmente tanto che vi siete abituati) e dall’altra c’è un esercito di insegnanti, impiegati, statali (4 milioni solo quelli–niente pregiudizi, sono”statale” anch’io), bancari, giornalisti, professori universitari, che in qualche modo pensano che mandare in vacca una fetta considerevole dell’economia non avrà tutto sommato grandi conseguenze su di loro, anzi sarà bellissimo perché non devono nemmeno vestirsi la mattina ma si può passare il giorno in pigiama e pantofole.
Mi viene in mente una scena dei Simpsons in cui Homer mangia a morsi il burro, e la moglie gli dice: smettila che poi stasera ti senti male. E lui pensa: per fortuna che sono l’Homer di adesso, e non l’Homer di stasera.

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La Dea Tutte mi ha inviato a combattere il demone dell'evanescenza, fin dalla pianura che non deve essere nominata

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