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Klaus Schwab chiede il Pass della salute globale basato sul microchip impiantabile

Stasera me lo guardo con calma, il video

koenig2099

Bill Gates e altri globalisti hanno usato il MIT e altre università per sviluppare questi sistemi, ma quando il pubblico resiste a questa conquista orwelliana, la denunciano come una teoria del complotto  la forma definitiva di gaslighting.

Ma ora, il fondatore del World Economic Forum Klaus Schwab ha chiesto un pass sanitario globale obbligatorio sotto forma di microchip impiantabili entro 10 anni.

klaus schwab richiede un microchip impiantabile

In un’intervista del 2016 che sta ora guadagnando l’attenzione nazionale, Schwab, anche il fondatore dell’agenda globalista Great Reset , ha spiegato che entro un decennio all’umanità sarà richiesto di avere microchip impiantabili per fungere da pass per la salute globale.

Schwab è andato anche oltre,descrivendo il sogno transumanista dei globalisti di una “fusione” diretta della coscienza al “mondo digitale”.

“E alla fine, forse, ci sarà una comunicazione diretta tra il nostro cervello e il mondo digitale”, ha detto.

“Quello che vediamo è una sorta di fusione…

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La Dea Tutte mi ha inviato a combattere il demone dell'evanescenza, fin dalla pianura che non deve essere nominata

14 pensieri riguardo “Klaus Schwab chiede il Pass della salute globale basato sul microchip impiantabile

  1. il tizio, in realtà, parla dell’evoluzione delle telecomunicazioni, con il passaggio dai cosiddetti disposivi “indossabili” a dispositivi impiantabili. ossia la stessa tirata su cui gli scrittori tipo gibson e i futurologi tipo negroponte ce la menano da almeno quarant’anni.

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    1. Grazie di averlo guardato al mio posto!
      Sulla faccenda dei dispositivi impiantabili… da tecnico che due cosine due di informatica ci capisce, beh, mi fanno un po’ paura.
      Per non parlare poi dell’elettronica che ci sta sotto…

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      1. il concetto è interessante. alla fine sarebbe un telefono cellulare che invece di far passare le informazioni dagli occhi e dalle orecchie le passa direttamente al cervello. tecnologicamente parlando, siamo ancora lontani da una cosa simile che si possa vendere all’utente finale. però, lavorando nell’informatica da tre decenni, e sapendo quanto bene funziona, sarei uno degli ultimi tre sul pianeta ad accettarlo.

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          1. e se pure ci sono, la probabilità di capirci qualcosa, per qualcuno che non è mega-esperto, è assolutamente microscopica (vedere linux per molti esempi).

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                1. ma, appunto, è una vulnerabilità che è esistita per anni senza che nessuno la notasse. ed è tutt’altro che un caso isolato. questa cosa delle bug che vengono trovate più facilmente è una delle leggende più consumate del mondo opensource. nemmeno i manutentori ufficiali controllano seriamente il software. recentemente, in un esperimento di dubbia eticità, una università ha cominciato ad alimentare patch più o meno gravemente bacate al kernel di linux. ne sono state accettate diverse, poi qualcuno si è accorto dello scherzo ed è salita una merdaiola esagerata. ma giusto perché questi hanno tirato la corda fino a romperla. un vero agente ostile sarebbe stato più cauto.

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                  1. Vuol dire che non ci sono più abbastanza occhi. Nessuno ha mai detto che il processo è perfetto, la perfezione non è di questo mondo. Ma ripeto, almeno sono individuabili e correggibili. Col sw chiuso proprietario puoi trovarli solo per tentativi e può correggerli solo il proprietario. Non li ho sotto mano ma ci son studi secondo cui il tasso di difettosità del sw open-source è sensibilmente inferiore a quello del sw chiuso.

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                  2. lo studio, commissionato da redhat e fatto da redhat sull’affidabilità del software opensource. come dire che indico un concorso di bellezza, in cui sono giudice e giuria, partecipo solo io e vinco.

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                  3. addizionalmente, è un confronto privo di senso, perché, generalmente, il tracciamento dei malfunzionamenti, nei software proprietari, non è pubblico.

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                    1. curiosamente, una “zero day” per iOS rende significativamente meno soldi di una per Android. qualcuno vorrebbe raccontare la fiaba che è perché ci sono così tante vulnerabilità su iOS, che ormai non valgono più nulla, ma la banale realtà è che una “zero day” su iOS dura, per virtù delle aggressive politiche di aggiornamento della apple, al più due settimane, mentre una su iOS, per una percentuale rilevante del mercato dura per sempre, già che moltissimi terminali non risultano facilmente aggiornabili (sempre che lo siano).

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