Pubblicato in: Bel Paese di merda, Le tasse sono una cosa bellissima

Molti non sanno

Molti non sanno cosa vuol dire fare l’imprenditore in Italia.

No, non parlo dei PRENDITORI, ovvero quelli che fanno impresa con i soldi dello Stato. Parlo di quelli che gettano la loro vita in un sogno , rischiando di proprio senza chiedere un cent a nessuno.

È bene informare soprattutto coloro che accusano di evasione chi invece lotta per sopravvivere, attanagliato dalle grinfie di uno Stato che vuole i 2/3 del suo sudore per se.Si, avete capito bene, ogni imprenditore lavora 8 mesi all’anno per lo Stato e solo 4 per se! Sempre che non ci siano imprevisti.In molti si riempiono la bocca della parola “evasori”, tra una certa politica e gente poco informata, la quale ha la convinzione che l’Italia va a rotoli per colpa di chi non paga le tasse.

Di seguito vi mostrerò i dati sconcertanti della pressione fiscale applicata ad imprenditori, tra i quali i professionisti, i commercianti e gli artigiani.Dopo averli appresi capirete che alcuni evadono per sopravvivere dalla morsa dello Stato.In Italia siamo tutti schiavi divisi per categorie, l’imprenditore è solo uno schiavo di primo livello che non si “sporca le mani”, ma che si “spreme” per pagare i dipendenti e il suo “socio in affari” che pretende ma non fa nulla per lui: Lo Stato.Simuliamo, calcolando a partire da 3 casistiche comuni, un Professionista che guadagna 80.000 euro, un Commerciante ed un Artigiano che ne guadagnano 40.000 e 20.000 euro, per vedere a monte RETRIBUZIONE LORDA TEORICA ed a valle il netto dopo il pagamento di gabelle, tasse e contributi; in conclusione ho simulato il peso della tassazione indiretta, sulla casa, etc per vedere quanto realmente LA REALE DISPONIBILITÀ.I Risultati sono sconvolgenti:

  • la PRESSIONE FISCALE (total tax rate TTR) , TRIBUTARIA E CONTRIBUTIVA è per l’artigiano del 66%, vale a dire che nella realtà, ogni 100 euro di Reddito, lo stato in un modo o nell’altro si impossessa di 66 euro, e solo 34 vanno a lui.
  • per il Commerciante la PRESSIONE FISCALE (TTR), TRIBUTARIA E CONTRIBUTIVA e’ del 69%, vale a dire che nella realtà, ogni 100 euro di Reddito, lo stato in un modo o nell’altro si impossessa di 69 euro, e solo 31 vanno a lui.
  • per il Professionista infine la PRESSIONE FISCALE (TTR), TRIBUTARIA E CONTRIBUTIVA e’ del 72%, vale a dire che nella realtà, ogni 100 euro di Reddito, lo stato in un modo o nell’altro si impossessa di 72 euro, e solo 28 vanno a lui.

Se già prima era molto difficile andare avanti , dopo questa emergenza per tanti settori sarà un successo non fallire. Il vero volto di questa brutta storia lo vedremo al termine del blocco dei licenziamenti. Ecco perché i sindacati urlano per la proroga. Visti i vari scostamenti di bilancio già approvati , si impieghino tutte le risorse ancora non utilizzate per abbassare le tasse alle imprese, il costo dell’energia e dei tributi locali. Per quale motivo una busta di rifiuti in un negozio deve costare per 3 volte quella di una abitazione?

Inoltre anziché fare voli pindarici sulla lotta al contante per contrastare l’evasione fiscale o inondare di accertamenti presuntivi, si lascino lavorare in pace le piccole imprese e si utilizzino i vari funzionari dell’Agenzia delle Entrate per contrastare le veri evasioni, quelle che con un clic spostano milioni di euro !

E ci si ricordi delle migliaia di ex partite IVA che vivono ai margini della società , seppellite da una valanga di cartelle esattoriali che non potranno mai onorare e non per DOLO, ma semplicemente perché sono oltre 10 anni che questo Paese in molti settori è in crisi NERA.

Di Lino Ricchiuti (via FB) ma la sottoscrivo appieno e ritengo mio dovere morale sottoscriverla e riproporla anche qua.

Autore:

La Dea Tutte mi ha inviato a combattere il demone dell'evanescenza, fin dalla pianura che non deve essere nominata

5 pensieri riguardo “Molti non sanno

  1. lo scrivo ogni volta. in italia, dati ministero delle entrate, oltre venti milioni di contribuenti (circa la metà del totale) dichiarano meno di 15000€ l’anno. e ci sono cinque milioni di cittadini (circa un decimo del totale) sotto la soglia della povertà assoluta. in pratica numeri degni di una nazione del terzo mondo.

    i casi sono due: se credi a questi numeri, il problema non sono le tasse, ma i meccanismo previdenziali ed assistenziali. se non ci credi se solo un complice, volontario o altresì.

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    1. I numeri sono quelli. C’è poco da farne una questione di fede.

      Le cause sono un mercato asfittico e un’estrema difficoltà a creare lavoro e di conseguenza a trovarlo, insieme ad un’istruzione che non forma lavoratori specializzati.

      Pensare che metà contribuenti possano mantenere l’altra metà attraverso previdenza e assistenza è la ricetta per trovarsi con nessuno in grado di mantenere nessuno.

      Se aumenti la pressione fiscale (che ti serve per erogare previdenza e assistenza) i grossi, pochi che sono, scappano. E i piccoli schiattano. Che guardacaso è il trend degli ultimi 30 anni.

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    2. non è una questione di fede. è una questione di “le tasse sono alte quindi evado” fatto mantra. che, a guardare i numeri, suggerisce lo facciano già un po’ in troppi, visto che la metà delle tasse arriva da meno del 10% della gente. solo che, appunto, si celebrano quelli che, in un modo o in un altro, riescono a non pagare. e lo fanno pure quelli che finiscono a pagare al loro posto.

      per non parlare di una certa classe politica che lavora alacremente per fare si che le aziende non crescano con minchiate tipo mini-condoni, flat tax per pezzenti, e bonus anti-produttività, perché se hai veri industriali, avrai gente che può avanzare pretese a chi governa. se invece hai un esercito di pezzenti con il suv, che tirano a campare, al massimo andranno a chiedere l’elemosina e penderanno dalle labbra del primo che gliela concede.

      (in una nota, si dice che l’istruzione non forma – che è vero, perché la scuola, in italia, è da quarant’anni un rifugio per inutili minchioni e fabbrica di voti — ma le aziende vogliono diciannovenni con trent’anni di esperienza, e non si sognano di investire nemmeno un euro in formazione).

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  2. La professione della nostra ditta è protetta (esiste una sorta di albo delle ditte abilitate come la nostra, anche se per essere abilitati è meno difficile dell’iscrizione a un Ordine), eppure abbiamo perso metà dei clienti che avevamo nel 2019. Per diversi mesi, e come manutentori potevamo muoverci anche quando altri non potevano, siamo riusciti a pagare appena tasse e contributi. Noi potevamo muoverci ma i nostri clienti no e, visto che sono altre ditte (clienti domestici sono sempre stati pochi), hanno chiuso.

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