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Gravidanza e Covid 🌺🌺🌺

Quella che segue non è farina del mio sacco, ma per quel poco che capisco mi sembra più che condivisibile:

I bugiardini di tutti i prodotti vaccinali in uso oggi qui da noi recitano con chiarezza inequivocabile che “l’esperienza relativa all’uso … in donne in gravidanza è limitata. … La somministrazione … durante la gravidanza deve essere presa in considerazione solo se i potenziali benefici superano gli eventuali potenziali rischi per la madre e il feto.”

Ora, “la domanda sorge spontanea” direbbe Antonio Lubrano: se l’esperienza è limitata, come si può stabilire se i benefici superano i rischi? Mistero! Trovo invidiabile la sicurezza di chi pensa di di risolvere la questione, in assenza di dati, definendo le donne in gravidanza “soggetti fragili” e come tali arruolandole tra coloro che vanno prioritariamente vaccinati. Mia sensazione è invece che, come sono stati necessari studi almeno proforma nei minori per estendere l’autorizzazione, lo stesso dovrebbe accadere per la gravidanza, e nel frattempo la condizione dovrebbe essere considerata al di fuori di quelle in cui i vaccini covid vengono impiegati di routine. Ma mi rendo conto che questi miei scrupoli sono probabilmente più che altro il segno che mi sono formato alla metodologia della sperimentazione clinica in epoche passate, secondo principi e valori oggi fuori moda.

Così provo ad affrontare la questione da un punto di vista completamente differente, e in spirito di servizio nei confronti di governo e istituzioni propongo di tutelare prioritariamente la gravidanza potenziando il D.Lgs. n. 151/2001 – “Testo unico a tutela della maternità e paternità”, che prevede il congedo di maternità di norma nei 2 mesi precedenti la data presunta del parto e nei 3 mesi successivi al parto.

Ora, basterebbe a mio modo di vedere estendere queste tutele, fino a che la crisi covid non sarà risolta, garantendo alla donna il congedo dal momento dell’inizio della gravidanza (o, anche, il lavoro da casa). A oggi, la misura di protezione più efficace contro il contagio è proprio il distanziamento: davvero vogliamo costringere la donna in gravidanza a esporsi sul posto di lavoro, sui mezzi pubblici e così via, fino al settimo mese? Davvero pensiamo basti un vaccino imperfetto che per di più nemmeno dura sei mesi (oltre a un numero crescente di evidenze dal mondo reale, lo suggerisce il CEO Pfizer, che vuole tre richiami all’anno)?

Mi auguro che tra le persone in ascolto qualcuno possa far arrivare la proposta a chi sa e può trasformarla in misura di legge. Poi se una donna vuole anche considerare il vaccino faccia pure: è un’opportunità in più. Ma nel frattempo, si sarà fatto qualcosa di concreto per garantire la migliore protezione oggi disponibile.

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La Dea Tutte mi ha inviato a combattere il demone dell'evanescenza, fin dalla pianura che non deve essere nominata

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