Pubblicato in: Bel Paese di merda

LETTERA APERTA A SERGIO MATTARELLA

Di Stefano Burbi

Signor Sergio Mattarella, mi perdoni se non La chiamo Presidente, ma per me Lei non lo è più, da quando ha apposto la Sua firma su leggi infami che rendono l’Italia il paese dell’apartheid e si è scagliato contro una parte del Suo popolo, che, pur non avendo commesso alcun reato, ha additato come minoranza violenta e chiassosa da escludere dalla società.

Lei avalla un governo che non è espressione della volontà popolare e che rende la vita impossibile con ignobili ricatti a persone innocenti che rifiutano legittimamente un trattamento sanitario che, fra l’altro, non protegge nemmeno dalle varianti del virus e che non è la soluzione del problema.

Lei non ha il potere di negare il diritto al lavoro, allo studio, alla socialità, al movimento, a milioni di cittadini e di condizionarlo anche a tutti gli altri, in una sorta di concessione a tempo di una libertà che non Le appartiene:

Lei sta violentando la Costituzione e permettendo lo stupro della civiltà, Lei e quelli che come Lei, non vedono l’orrore di quando sta accadendo.

Domani sera, se Dio vuole, per l’ultima volta, parlerà alla Nazione ed io non La ascolterò e spero che tanti miei concittadini seguiranno il mio esempio, perché Lei, ormai, non ci rappresenta.

Non in mio nome, signor Mattarella, Lei firmerà una legge partorita da menti criminali, che sequestrerà milioni di miei fratelli e sorelle, impedendo loro di fatto di vivere; non in mio nome, signor Mattarella, Lei appoggerà la certificazione dell’annullamento di tutti i diritti di coloro che non cederanno ad un ricatto infame; non in mio nome, signor Mattarella, Lei continuerà fino all’ultimo ad abusare del Suo potere condannando gli innocenti alla disperazione.

Non c’è da essere fiero di essere Presidente di un paese che applicherà un apartheid peggiore di quello degli USA nel 1955: a Rosa Parks non era concesso sedersi ad un posto per bianchi, ma sull’autobus poteva salire: nel Suo paese, invece, signor Mattarella, chi non accetta di assumere un farmaco che non lo immunizzerà del tutto e per di più per un periodo davvero limitato, sull’autobus non potrà salire. Questo Suo paese, signor Mattarella, mi fa orrore; è il Suo, non è il mio, e non lo è per gli uomini e le donne di buona volontà.

Lei non è il mio Presidente e non lo è per milioni di persone che ha deluso con il Suo comportamento contrario ad ogni principio etico e morale.

Immagino quello che dirà domani: parole piene di viscida ipocrisia, mielosi panegirici degli sforzi profusi dal regime indegno che Lei presiede. Dica quello che vuole, faccia pure quello che desidera, si ammanti pure di espressioni melliflue e false, come falsa è la narrazione che ci state propinando da quasi due anni.

Lei domani dovrebbe solo chiedere scusa a tutti gli Italiani, invece, incasserà il plauso di tutti i partiti che indegnamente occupano le poltrone del Parlamento per fare solo dei sordidi inciuci e spartirsi il potere. Dubito che chi Le succederà sarà migliore di Lei.

Ma quando uscirà dal Quirinale, sentirà addosso gli sguardi severi degli Italiani che credono ancora alla libertà ed alla solidarietà, al diritto ed alla giustizia, valori che Lei ha rinnegato vergognosamente con il Suo operato.

Viva l’Italia! Viva la Repubblica! Ma non la SUA Italia! Non la SUA Repubblica!

Autore:

La Dea Tutte mi ha inviato a combattere il demone dell'evanescenza, fin dalla pianura che non deve essere nominata

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