Pubblicato in: Bel Paese di merda

IN “VIGILANTE ATTESA” DEI DATI AIFA DI FARMACOVIGILANZA

IN “VIGILANTE ATTESA” DEI DATI AIFA DI FARMACOVIGILANZA

Come più volte sottolineato in precedenza (per la prima volta il 12 ottobre), AIFA con una decisione INGIUSTIFICABILE da ogni punto di vista ha modificato da mensile a trimestrale la cadenza dei suoi rapporti di sorveglianza sui vaccini anti-covid.

Bene, ora siamo questi allo scadere dei tre mesi di “trasparente omertà” trascorsi dal nono rapporto avente dati fino al 26 settembre; a giorni, quindi, dovrebbe essere diffuso il decimo rapporto.

Sia chiaro: da organismi che in questo contesto pandemico abbiano intrapreso questa via del silenzio servile e che già in occasione di altri fatti gravissimi e clamorosi (come il caso AstraZeneca) si siano pronunciati in maniera spericolata (eufemismo) negando preventivamente ciò che dopo pochi giorni non fu più possibile negare, non attendiamo certo informazioni alle quali affidarci con serenità. Ne’ potremo essere tacciati di essere diffidenti, vorrei sperare…

In ogni caso, esperti medici patologi, farmacologi, ematologi, oncologi, ecc (tra cui alcuni che spesso cito perché sono autorevoli professionalmente e onesti intellettualmente, cioè ben lontani da quelli che cantano vergognosamente le melodie governative) da tempo ci hanno doviziosamente informato su alcune evidenti storture che gravano sui sistemi di sorveglianza sui vaccini, storture che sono più pericolose quando l’oggetto della sorveglianza non è un vaccino convenzionale, ma un prodotto farmaceutico innovativo e realizzato con molte incertezze metodologiche (qui alcuni esempi) o anche peggio come i quattro vaccini anti-covid in uso in Europa. In particolare, le principali problematiche in merito alla sorveglianza nascono da

1- un sistema basato su una attività passiva largamente inadeguata (come mostrato in diversi post, per ultimo qui): la letteratura scientifica quantifica mediamente nell’ordine di un fattore 100 il livello della sottosegnalazione)

2- un meccanismo di valutazione del nesso causale (il famigerato algoritmo targato OMS ed adottato da AIFA derivante dalla classificazione AEFI) sfacciatamente sbilanciato a favore della valutazione di “non correlabilità”: in estrema sintesi, questo algoritmo riesce a classificare un evento avverso come “non correlabile” semplicemente quando esiste la possibilità di una causa alternativa POTENZIALMENTE responsabile dell’evento, ma questo evidentemente consente che un giudizio di “non correlabilità” non significhi con certezza che il vaccino non sia realmente la causa!

Allora, in attesa di questo decimo rapporto, ricordo quelli che erano i dati del nono rapporto limitatamente agli eventi fatali (per una questione di brevità, non per sminuire gli altri eventi gravi non fatali): 908 deceduti post vaccino, dei quali 435 valutati e 173 non valutati; i 435 valutati, sono stati così giudicati: 259 non correlabili, 133 indeterminati, 27 inclassificabili, 16 correlabili.

Per completezza, riporto di seguito le definizioni ufficiali (indicate nei rapporti AIFA) di questi giudizi:

non correlabile: altri fattori possono giustificare l’evento;

correlabile: l’associazione causale fra evento e vaccino è considerata plausibile;

indeterminato: l’associazione temporale è compatibile, ma le prove non sono sufficienti a supportare un nesso di causalità;

non classificabile: segnalazione priva di informazioni sufficienti, per cui sono necessari ulteriori approfondimenti.

Bene, premesso quanto sopra, ho fatto (per essere precisi l’ho fatto già a metà novembre, ma poi ho attuato una sorta di autocensura, come spiegato) un “esercizio” nel tentativo di fare una stima più realistica (e guidata dai dati) del rapporto benefici/rischi della vaccinazione anti-covid. In particolare:

– sulla base del rapporto ISS datato 10 novembre (ho mantenuto quello per avere una maggiore sincronia temporale con il nono rapporto AIFA), ho recuperato per le varie fasce d’età il rischio di decesso in caso di covid per i soggetti vaccinati e quelli non vaccinati (questi valori sono mostrati anche qui).

– sulla base dei dati dell’ultimo rapporto AIFA di ottobre, ho stimato il rischio di morte associato alla somministrazione di due dosi di vaccino (in questo caso, non essendo esposti da AIFA i dati per fascia d’età ho purtroppo dovuto considerare il valore ottenuto uguale per tutte le età).

Ottenuti questi valori, ho potuto impostare un confronto tra il rischio morte di un non vaccinato (dato dal rischio covid) e di un vaccinato (dato dal rischio covid più il rischio vaccino) per le varie fasce d’età.

Ovviamente, un simile confronto è pesantemente condizionato dalle incertezze del sistema di farmacovigilanza, per cui ho aggiunto due parametri che potessero materializzare queste lacune e quindi calcolato il rischio morte di un vaccinato anche in corrispondenza delle seguenti ipotesi di lavoro:

– IPOTESI A: che i decessi segnalati (indipendetemente dalla successiva valutazione di causalità) siano sottostimati di un fattore 5;

– IPOTESI B: che la valutazione “non correlabile” ricavata da AIFA sia errata in un un terzo dei casi.

– i decessi incerti (indeterminati+inclassificabili) vengano infine risolti statisticamente secondo la distribuzione di probabilità di non correlabilità ottenuta nelle ipotesi adottate.

Il risultato di questo esercizio è quanto mostrato nel grafico che allego sotto in foto.

Ora, preciso subito, il grafico espone numeri con decimali vari… significa che i valori sono precisi a tal punto? Si, sono precisi, ma naturalmente sono conseguenti ai dati di partenza e alle ipotesi indicate. Pertanto, è chiaro che sono quantificazioni indicative che però, ripeto, vengono fuori dall’analisi dei numeri ufficiali da una parte (AIFA+ISS) e dall’adozione delle ipotesi A e B dall’altra: sono le ipotesi A e B non realistiche e fuorvianti? Beh, a mio modesto parere, per quanto descritto nella prima parte del post, sono realistiche ed anzi, forse più di qualcuno le riterrebbe fin troppo prudenti.

Cosa possiamo dedurre dal risultato di questo esercizio: in estrema sintesi, che fino a 39 anni il rischio morte di un doppio dosato appare maggiore del rischio di un non vaccinato e fino a 59 anni il primo risulta maggiore del secondo nel caso di ipotesi A e B; per le fasce d’età superiori il rischio di un non vaccinato appare maggiore.

Ovviamente, ci sono tante variabili che possono modificare tali indicazioni, oltre alla calibrazione dei parametri delle ipotesi A e B: ad esempio, una maggiore stratificazione per fasce d’età, per soggetti fragili o meno, per tipo di vaccino, per prima o seconda dose, ecc. Inoltre, queste valutazioni andrebbero estese anche agli altri rischi oltre a quello di morte.

Ma quello che a me colpisce abbastanza è che stiamo parlando di valori che, per quanto condizionabili da piccole variazioni dei parametri in considerazione, è impensabile possano essere utilizzati per dare supporto ad obblighi o ricatti, cosa che invece è stata fatta dai nostri MIGLIORI.

Concludendo, vedremo quando uscirà il nuovo rapporto se le informazioni in esso contenuto potranno essere utilizzate per tarare meglio e magari affinare (in alcuni dettagli che possano renderlo ancora più robusto) un tale esercizio di simulazione che comunque offre esiti conseguenti ad eventuali variazioni rispetto a metà novembre di alcune condizioni al contorno: ad esempio maggiore circolazione del virus, ma anche più numerosi casi di fallimento vaccinale e poi terza dose inoculata.

Come sempre, spero che il tutto sia utile. Per una libera scelta, un principio da preservare.

📖 Stefano (Primo Noto) (https://t.me/Stefano_PrimoNoto)

Autore:

La Dea Tutte mi ha inviato a combattere il demone dell'evanescenza, fin dalla pianura che non deve essere nominata

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