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Il nero di FriedMan


1656226_614460901960254_1131932162_n“Se l’Italia si regge ancora è grazie al mercato nero ed all’evasione fiscale che sono in grado di sottrarre ricchezze alla macchina parassitaria ed improduttiva dello Stato per indirizzarle invece verso attività produttive”
Milton Friedman (1912-2006) Premio Nobel per l’Economia 1976

Ok ok, l’ho trovato su faccialibro ove vi sono le peggio schifezze.  Bruno Biondani aggiunge che “Parole sacrosante cui aggiungere che anche gli esportatori di capitale hanno il merito di mettere in salvo risorse preziose per il giorno della ripresa.

Magari fosse così! Dubito che quei capitali rientrerebbero…. forse solo se rinascesse la Repubblica di Venezia ed il Ducato di Milano… allora forse sì…

Poi dovrei smetterla anche io di citare quando fa comodo gli economisti e dileggiarli come stregoni voodoo il resto del tempo. Ma questa frase, questa singola frase occavolo quanto è vera.

Perché la sparuta minoranza di pubblici dipendenti che tengono in piedi la baracca statale lavorebbero meglio e senza travasi di bile se non fossero costretti a lavorare fianco a fianco con colleghi e superiori parassiti che ostacolano i loro sforzi.

Pubblicato in: Bel Paese di merda, Le tasse sono una cosa bellissima

Fraintendimenti


Sempre più condivido gli scritti di Cristiano Nisoli, come “Franintendimenti“. E non solo perché smaschera la fallacia “dell’evasore-parassita” (vedi Identificato il parassita evasore! È Manny “Tuttofare” Garcia di quasi nove anni fa) e la felicissima battuta di Friedman sull’evasore-patrioa (Il nero di FriedMan)

FRAINTENDIMENTI (I)Uno dei fraintendimenti contemporanei più frequenti è presumere che la ricchezza avvenga per magia, cresca sugli alberi, o sia manna dal cielo. La dimensione morale starebbe pertanto non nella sua creazione ma nel suo uso e soprattutto ridistribuzione. Naturalmente, invece, l’umanità nasce disperatamente povera, e non vi è quindi necessità di brillanti menti intellettuali, di politici illuminati, o di attivisti riformisti, per spiegare l’esistenza della povertà, o per eliminarla. Andiamo indietro 3-4 generazioni: saremmo stati tutti poveri. La cosa da capire non è come mai ci sia povertà, ma piuttosto come mai ci sia ricchezza diffusa. E come aumentarla. Ragionare male non è solo inelegante: può essere catastrofico.L’aver messo il carro logico davanti ai buoi non è stato senza conseguenze pratiche. Per esempio lo slogan “vite prima dei profitti” si è sentito spesso durante il lockdown, tipicamente da gente non usa al ragionamento profondo, e che si è scordata quanto belle fossero le vite prima dei profitti diffusi (magari dare una ripassatina all’albero degli zoccoli), o quale fosse allora l’aspettativa di vita, quando per esempio la mortalità infantile era al 30-40%, ed il più intelligente veniva mandato fino alla quinta elementare. Per esempio, nessuno di questi sostenitori di false dicotomie in forma di sineddoche e basate su fraintendimenti semantici si mai è chiesto perché, con lockdown tra i più severi, l’Italia ha comunque performato peggio di nazioni (o anche stati USA) che han mandato i figli a scuola senza troppi problemi ed han sacrificato molto meno del proprio PIL (alcuni come Florida o Texas ci han persino guadagnato in immigrazione di nuovi cittadini dal salario più alto della media). Certo, la diffusa incompetenza di chi stava nella stanza dei bottoni, accompagnata da arroganza e centralizzazione delle decisioni, tipica di chi non sa concettualizzare la complessità sociale ed economica, spiega molto. Ma molto lo spiega proprio la debolezza del nostro sistema sanitario, dove per esempio le infezioni nosocomiali eran già un enorme problema, cresciuta spaventosamente dal primo decennio 2000, e spiegano una buona frazione dei morti da covid (stime credibili parlano di metà).

Naturalmente son stati i tagli alla sanità degli ultimi decenni ma soprattutto dal 2011. E cosa li ha motivati, se non l’assenza di ricchezza, proprio di quei deprecabili “profitti”, che l’angelismo politico opporrebbe alle più desiderabili “vite” ? E quali futuri danni sanitari alle “vite” verranno dalla distruzione dei “profitti” di oggi? Forse per malintesi logici, forse per deformazioni ideologiche, forse per invidia sociale, forse per tutte e tre assieme, una buona frazione della popolazione Italiana percepisce la creazione di ricchezza al meglio come moralmente sospetta, ma più spesso come esecrabile egoismo. Praticamente è al più tollerabile: un male necessario. La cosa interessante è che si disprezzino e colpiscano in particolare le piccole attività, cioè la forma più democratica di creazione di ricchezza, accessibile ai più, mentre si amino le classi privilegiate, dei ricchi rentier, pubblici o privati che siano, ereditieri, famiglie famose e tanto radical chic, milionari di stato che “difendono la costituzione”, cioè il sistema che li ha resi ricchi senza produrre nulla. Forse il rischio che il medio imprenditore assume di persona gli ricorda la loro personale codardia e meschinità; forse non odiano la ricchezza, ma solo chi la crea. Penso che sia importante invece ribadire che la creazione di ricchezza è in se stessa non solo fondamentalmente necessaria, ma profondamente morale. È un dovere morale crearla, e proteggerne la creazione. In effetti è la cosa più morale che possiamo fare tutti. Chi la oppone è pertanto non solo profondamente, ma perversamente immorale. Poiché la traiettoria della produzione di ricchezza ha coinciso con l’avanzamento dell’umanità in tutti i suoi ambiti (sanitario, civile, culturale, umano) chi la oppone è letteralmente “nemico delle genti umane”. La stragrande maggioranza dei problemi sociali–incluse le famose “discriminazioni” che tanto eccitano i non-pensanti–vengono di solito risolti velocemente da un’economia che cresca con robustezza. Gli esempi sarebbero infiniti. Consente ai giovani di iniziare una vita, e di stare meglio dei genitori, e di occuparsi di loro, anziché vivere di loro. Una bassa disoccupazione dà forza contrattuale ai lavoratori. Elimina le discriminazioni di razza, sesso, preferenze sessuali (in una economia galoppante se scarto il candidato migliore perché non mi va a genio cosa fa a letto, lui ci guadagna, perché lavorerà comunque, e non per uno stronzo, mentre io ci perdo. È persino naturale tendere al razzismo quando il nero spaccia di fronte alle scuole, accoltella, popola le patrie galere. Molto meno quando fa il professore od il direttore di banca). Provvede avanzamenti tecnologici che rendono obsolete certe stratificazioni sociologiche (chi ha “liberato” le donne? Le femministe? O gli elettrodomestici? Andare a lavare le lenzuola nell’acqua gelida del fosso, mentre il marito mieteva a mano con il falcetto, non lasciava troppo spazio a velleità di “realizzazione professionale”).

Insomma, la crescita economica sostenuta riduce di gran lunga e spesso elimina alla radice proprio quei problemi che sarebbero poi la ragion d’essere della maggioranza dei tipi sinistri. Forse per questo la avversano in ogni modo. Li renderebbe superflui. Diceva Montanelli che la sinistra ama talmente tanto i poveri che appena può ne crea di nuovi.Alla fine ci si riduce alla solita contrapposizione tra realismo ed ideologia. Tra chi predilige politiche realiste che diano risultati misurabilmente superiori, e chi politiche angeliche, che li faccia sentire moralmente superiori.

Pubblicato in: Due pesi due misure, Sinistro

Due pesi


Stefano Burbi su facilibro: 

Nella guerra ormai dichiarata fra un mondo ideale, folle e strampalato, ed un mondo realistico basato su valori ed esigenze naturali, si è capito che il primo può prevalere sul secondo solo se si uccide la bellezza, se la si sfregia e la si nega.

Non potendo uguagliare la perfezione della Gioconda, l’imbrattatore può solo nascondere il dipinto di Leonardo, deturparlo, derubricarlo a frutto di un concetto d’arte desueto per far passare per capolavori le sue modeste opere.

C’è un gruppo che è pronto a tutto per manipolare le coscienze, mettendo contro il figlio ed il padre, il maschio e la femmina, l’imprenditore ed il dipendente, il sano ed il malato, dividendo il mondo in buoni e cattivi (i “deprecabili” di clintoniana memoria).

E per rendere più distanti i “cattivi” e più asettico l’atto della cancellazione e dello sfregio del nemico, si cerca di disumanizzarlo, di renderlo indegno, di attribuirgli vizi e difetti imperdonabili.

Ed ecco che Friedman, dopo avere offeso pesantemente ed ingiustificatamente la signora Melania Trump, icona di stile e di educazione, giustifica il suo volgare attacco affermando che, in fondo, la ex (purtroppo) First Lady non è una vittima, perché “razzista come il marito”, accusa, ovviamente, che non sta né in cielo né in terra.

Tutto ciò non è solo sessismo, è oltre, ed è molto peggio: si calpesta la dignità di una donna che dovrebbe, a detta loro, stare con quell’uomo solo per interesse, perché gli si nega la capacità di essere amato e di amare; in realtà si colpisce la femmina per svilire il maschio e cancellarlo nella sua identità.

Friedman e sodali pseudo democratici altro non sono che il Pietro Cannata o il Lazslo Toth di turno: loro colpirono la Pietà di Michelangelo, questi, invece, colpiscono la bellezza femminile (dove la parola “bellezza” trascende l’aspetto meramente fisico). Melania è stata un grandissima First lady non solo per la sua avvenenza e la sua grazia, del tutto oggettive, ma soprattutto per la creazione di programmi contro il bullismo e per la protezione dei minori e degli ultimi. I sedicenti progressisti, questo lo ignorano bellamente perché Melania mette a nudo la loro viltà nel condurre una bieca campagna di denigrazione del nemico. Per screditare la bellezza, si enunciano dei nuovi canoni che promuovono la sua negazione: sta avvenendo in tutti i campi. In fondo basta cambiare nome alle cose per manipolare i pensieri.

P.S. Nella foto: lodi sperticate a Michelle Obama e critiche severe a Melania Trump sulla scelta dell’abbigliamento. Stravolgimento dei valori e negazione della realtà tipica di certa parte politica. Ma non infierite, vi prego, sulla signora alla sinistra della foto: scadremmo al loro livello. Non è in ballo il paragone fra le due ex First Ladies, è in ballo il doppiopesismo e la volontà di stravolgere le cose e strumentalizzare tutto.Stefano BurbiCommenti: 1

Federico Busetto poi aggiunge:

In realtà è l’indice di bellezza dei sinistri.Viene direttamente da “la volpe e l’uva “ Melania per i sinistri é raggiungibile solo tramite masturbazione.L’altra è accessibile anche ad uno che come i sinistri ha una cura del corpo se non altro “opinabile”

Pubblicato in: cristofobia, Sottomessi e sanguinari

Persecuzioni


Extremist Persecution of Christians, May 2018

“Churches and individual Christians have faced increased restrictions in recent months, raising concerns that these pressures signal a coordinated campaign of intensified action against churches by the governing authorities.” — Middle East Concern,

Che siano maledetti questi musulmani che ci vogliono morti

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Pubblicato in: Sottomessi e sanguinari

quello moderato…


Ayatollah Ali Sistani è considerato e osannato come un islamico-moderato-pacifista dai buonisti occidentali,al punto che il commentatore TOP per le vicende del medio oriente(Thomas Friedman) del “prestigioso” NY TIMES, lo ha proposto per il premio nobel per la pace!!! Ovviamente senza aver letto, o letto senza aver capito, cosa scriveva e cosa diceva l’Ayatollah Sistani!
leggiamo un po’ insieme cosa scrive per meritare lo stesso premio dato in precedenza ad un altro terrorista islamico:

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