Esperti di Spread


Il ragazzo spesso mi parte per la tangente tuttavia qui mi pare ci azzecchi abbastanza:

Largo agli Esperti di Spread e aumento benzina causati da 5S-Lega

Per i meno avvezzi alla logica: se la causa dell’aumento dello spread fosse la nascita di un governo Lega-M5S gli spread degli altri paesi non dovrebbero aumentare; forse quelli dei paesi che hanno forti legami commerciali con l’Italia ma chessò la Finlandia? O il Belgio?

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M5s, Casaleggio Leaks. I documenti segreti sulla truffa della democrazia grillina – Il Foglio


M5s, Casaleggio Leaks. I documenti segreti sulla truffa della democrazia grillina – Il Foglio

Le scatole cinesi, Rousseau, la non competenza, il bluff della democrazia diretta. Il Foglio ha ottenuto dal Garante della privacy le carte inedite che mettono sotto processo il metodo Casaleggio. L’intreccio grillino non è solo folclore. Inchiesta

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Sul reddito di cittadinanza…


Della serie sì, c’è vita intelligente su faccialibro, interessante questo pezzo propostoci da Fabio Goldoni:

Luca Ricolfi su reddito di cittadinanza (e perché non è soltanto un’idiozia…)

Il reddito di cittadinanza è una disgrazia sotto molti punti di vista
di Luca Ricolfi.

Tasse, sicurezza e occupazione sono gli unici temi che sono stati centrali in tutte le campagne elettorali della seconda Repubblica, compresa questa. Oggi però si è aggiunto un quarto tema, assolutamente centrale e senza precedenti: il reddito minimo.

Fra tutte le forze politiche, quella che più risolutamente e da più tempo punta sul reddito minimo, e da ben cinque anni ha depositato un disegno di legge, è il Movimento Cinque Stelle. L’idea è di garantire a chiunque, indipendentemente dal fatto di lavorare o meno, il raggiungimento di un reddito familiare pari alla soglia di povertà relativa, che attualmente in Italia è di oltre 1000 euro per una famiglia di 2 persone e di 1500 euro per una di 3 persone. La misura, fondamentalmente, riguarda tre categorie di soggetti; chi lavora e guadagna meno della soglia di povertà; chi è disoccupato e cerca un lavoro; chi si trova nella condizione di pensionato, di casalinga o di inoccupato con un reddito familiare inferiore alla soglia. In sostanza ne sono esclusi soltanto i minorenni, e chi ha un reddito dichiarato superiore alla soglia di povertà. Detta così, l’idea è affascinante. Ma come spesso accade, il diavolo si nasconde nei dettagli (e nelle conseguenze).

Vediamo. Primo dettaglio, il costo: comunque lo si computi (le stime oscillano fra 15 e 30 miliardi, ma se si sta alla lettera del disegno di legge la seconda cifra è la più verosimile), un costo annuo di una ventina di miliardi corrisponde a una manovra finanziaria permanente. E’ come dire che, una volta impegnati questi soldi, null’altro si potrà fare: né abbassare le tasse, né incentivare l’occupazione e gli investimenti, per non parlare delle altre innumerevoli promesse dei Cinque Stelle stessi.

Secondo dettaglio: il disincentivo a lavorare. Il disegno di legge sul reddito di cittadinanza ignora il fatto che, così configurato, il reddito minimo renderebbe non conveniente lavorare per ben 9 milioni di italiani. Perché mai un occupato a tempo parziale a 500 euro al mese dovrebbe continuare a lavorare se può guadagnarne quasi 700 non facendo nulla? Certo, si può obiettare che, in realtà, il diritto al reddito di cittadinanza si perde se non si rispettano determinati obblighi (come la ricerca di un lavoro, la formazione, la disponibilità a lavori socialmente utili) e, soprattutto, se si rifiutano le offerte di lavoro. C’è un piccolo dettaglio, però: il percettore di un reddito di cittadinanza può rifiutare ben 3 offerte di lavoro, e arrivato alla quarta può eccepire che l’offerta non è “congrua”, o che una delle precedenti offerte non lo era, e quindi non va inclusa nel conteggio. Ma che significa congrua? Lo specifica nei minimi dettagli il comma 2 dell’articolo 12 del Disegno di legge dei Cinque Stelle. Un’offerta di lavoro è considerata congrua se (cito solo alcune delle condizioni); “è attinente alle propensioni, agli interessi e alle competenze acquisite dal beneficiario”; “la retribuzione oraria è maggiore o eguale all’80% di quella riferita alle mansioni di provenienza”; il posto di lavoro è raggiungibile in meno di un’ora e 20 minuti con i mezzi pubblici. Tutte condizioni che devono essere soddisfatte congiuntamente, altrimenti l’offerta non è congrua. Non ci vuole moltissima fantasia ad immaginare le conseguenze. L’enorme burocrazia di funzionari pubblici pagati per gestire questi 9 milioni di beneficiari non riuscirà ad “accompagnare” al lavoro, al servizio civile, o nei corsi di formazione che una minima parte di essi. A chiunque non voglia accettare un’offerta di lavoro perché preferisce percepire il sussidio senza lavorare (o lavorando in nero) basterà rifiutarla (ha diritto a rifiutarne ben tre senza alcuna giustificazione). Se poi fosse così sfortunato da riceverne ben quattro, e anche la quarta non gli andasse bene, gli basterà considerarla “non attinente alle sue propensioni ed interessi”, che evidentemente nessuno, tantomeno un giudice del Tar, potrà pretendere di conoscere meglio del diretto interessato (l’unico freno all’abuso di questa possibilità di rifiuto è posto dal comma 2, che comunque scatta solo dopo un anno e nel caso di rifiuto di tutte le offerte precedentemente ricevute).

In breve: l’effetto economico più macroscopico del reddito minimo in formato Cinque Stelle sarebbe di ridurre ulteriormente l’offerta di lavoro, che in Italia è già patologicamente bassa rispetto a quella delle altre economie avanzate. Ma il dettaglio più inquietante del reddito minimo sta nella sua iniquità. Essendo basato sul reddito nominale, anziché sul potere di acquisto, esso non potrà che creare nuove diseguaglianze, come se non ne avessimo già abbastanza. Una misura equa, come il “minimo vitale” proposto dall’Istituto Bruno Leoni, dovrebbe basarsi sul reddito in termini reali e non sul reddito monetario. Stanti le enormi differenze nel livello dei prezzi, analiticamente documentate dall’Istat, mille euro di un operaio che vive a Milano valgono poco più della metà di quel che valgono per un manovale che vive in un piccolo comune del Mezzogiorno. Ecco perché tutte le misure basate sul reddito nominale (anche quelle del Pd e del Centro-destra) sono intrinsecamente inique: rischiano di escludere dal beneficio molti veri poveri nelle regioni del centro-nord, e di sussidiare molti finti poveri in quelle del Mezzogiorno. Per non parlare di altri squilibri: l’iniezione nell’economia di 20 miliardi di sussidi all’anno sulla base del reddito nominale dichiarato è strutturalmente una misura pro-evasori, perché beneficerebbe chi guadagna abbastanza ma dichiara poco o nulla, e taglierebbe fuori chi guadagna poco ma dichiara tutto.

Si potrebbe obiettare, naturalmente, che il fascino del reddito minimo deriva anche dal fatto che la formazione di posti di lavoro è molto lenta, molti mestieri e molte occupazioni stanno sparendo, i robot e l’intelligenza artificiale stanno sostituendo gli uomini. In un mondo in cui, come aveva previsto Keynes fin dagli anni ’20 del Novecento, il monte ore totale di una società tende a contrarsi, è logico che la maggioranza non lavori, e che sia la mamma-Stato a provvedere agli sfortunati (o ai fortunati?) che dal lavoro saranno esentati, che lo vogliano o non lo vogliano. Dopotutto, almeno in Italia, in parte è già così: la patologia di uno Stato che da sociale si fa assistenziale risale a circa mezzo secolo fa, quando per la prima volta venne denunciata vigorosamente da un manipolo di studiosi e di politici coraggiosi: Franco Reviglio, Giorgio Galli, Alessandra Nannei, Ugo La Malfa, autori di libri e analisi tanto memorabili quanto inascoltate.

A questa obiezione si possono, a mio parere, fornire due sole risposte. La prima è una domanda: è questo il tipo di mondo in cui vorremmo vivere? Davvero ci piacerebbe che il lavoro fosse il destino di una minoranza di super-efficienti, competitivi, stakanovisti cui spetta, attraverso la mano pubblica, mantenere tutti gli altri? La seconda risposta, invece, è una constatazione, che emerge dal confronto con gli altri paesi. Se guardiamo all’evoluzione del numero di posti di lavoro nelle società avanzate, scopriamo una cosa molto interessante, anche se leggermente frustrante per noi: dopo la crisi, e a dispetto della crisi, sono molti i paesi che hanno oggi un tasso di occupazione più alto di quello di dieci anni fa. Questo basta a mostrare che automazione, intelligenza artificiale, globalizzazione, delocalizzazioni non bastano a spegnere le energie di un paese vitale, che vuole continuare a crescere e prosperare. Certo, è possibile che fra dieci o venti anni l’Italia si ritrovi irrimediabilmente al di fuori dei sentieri della crescita e della modernizzazione, e che a un manipolo di produttori sia affidato il compito di mantenere una maggioranza di cittadini impoveriti e impotenti, in un paese che decresce e diventa sempre più marginale. Ma non raccontiamoci che è colpa del progresso, o che era destino, o che la responsabilità è dell’Europa, della signora Merkel o dell’austerità. Perché se a noi andrà così, e altri invece ne verranno fuori come già stanno facendo, è solo a noi stessi che dovremo chiedere: come mai, anziché reagire alla crisi, creando posti di lavoro veri, abbiamo preferito continuare, come facciamo da mezzo secolo, a puntare tutte le nostre carte sullo Stato assistenziale?

In Finlandia, è diverso


Interessante questo

Un anno fa in Finlandia è stato introdotto il reddito di cittadinanza. Cos’è e come sta andando

Nota importante: NON è la stessa cosa di quello promesso dai 5 stelle.

La mia impressione è che la proposta dei 5 stelle sia molto più vicina ad Hartz IV

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Pubblicato in: 4 o 5 stalle, leviatano

La bomba assistenzialista


Una bomba assistenzialista sui conti pubblici. di Elena Vigliano

La fine del lavoro.

Se Di Maio avrà il governo, avremo il reddito di cittadinanza.

E’ un sussidio di 780 euro erogato a chi è senza reddito o, per chi ha un reddito inferiore a tale soglia, fino ad integrazione; di 1.014 euro per un genitore solo con un figlio minore e 1.638 euro per una coppia con due figli minori.

Per averlo non è necessario essere cittadini, basta essere residenti in italia e senza reddito o con un reddito inferiore al sussidio.

Chi benficia del sussidio dovrà rinunciarvi solo al suo terzo rifiuto (!) di un’offerta di lavoro consecutiva fatta dal centro per l’impiego, offerta di lavoro che, però, deve avere le seguenti caratteristiche:

  • essere attinente alle competenze segnalate dal beneficiario in fase di registrazione presso il centro per l’impiego;
  • con una retribuzione oraria deve uguale o superiore all’80 per cento rispetto alle mansioni di provenienza o a quanto previsto dai contratti nazionali di riferimento;
  • il luogo di lavoro deve essere situato nel raggio di 50 chilometri dal luogo di residenza e deve essere raggiungibile entro ottanta minuti con i mezzi pubblici.

Conoscendo il funzionamento della burocrazia italiana, e nello specifico, il non funzionamento dei centri impiego, è facile immaginare che non ci sarà nessuna offerta di lavoro, tantomeno con le caratteristiche sopra riportate, tantomeno in numero di tre offerte di lavoro per ogni percettore del sussidio, e pertanto chi percepirà il sussidio, italiani e immigrati, lo farà a lungo, quindi disincentiva la ricerca autonoma di un lavoro, incentiva il lavoro nero, incentiva l’immigrazione finalizzata al conseguimento del sussidio.
Con una amministrazione incapace di smascherare falsi certificati di residenza, falsi permessi di soggiorno, false certificazioni di reddito, si moltiplicheranno gli abusi.

È una vera e propria bomba assistenzialista in grado di far saltare i conti di qualunque nazione.

Pubblicato in: 4 o 5 stalle, leviatano

5 stelle statali


Il movimento 5 stelle è radicalmente e  profondamente anti-cattolico e schifosamente statalista. Date uno sguardo all’argomento “scuole paritarie” su Tempi.it:

Più approfondisco le posizioni di 5 stelle più arretro inorridito

Pubblicato in: 4 o 5 stalle, Bel Paese di merda

I mafiosi han cambiato casacca?


Quando Berlusconi faceva il 60% di consenso in Sicilia si diceva “per forza, lo votano i mafiosi”.

Ora che i 5stelle hanno fatto il 100% dei collegi?

Perché dico così? Perché le zone pentastellate coincidono incredibilmente coi confini del Regno delle Due Sicilie, con l’aggiunta della Sardegna:

Questo a mo’ di battuta, ignorando tutte le scempiaggini compiute da 150 anni di unità d’Italia, tra Savoia, Mussolini e Cassa per il Mezzogiorno.

Eppure sarebbe così facile: meridione autonomo con un governo M5S,reddito di cittadinanza e ius soli.

Sintesi di faccialibro di alcuni pezzi svariati