Pubblicato in: Due pesi due misure

“Tutti gli animali sono uguali, ma alcuni animali sono più uguali degli altri.” George Orwell – La Fattoria degli Animali

Ho una carta d’identità numerata, un passaporto numerato, una patente numerata e un codice fiscale.

Non riesco a capire per quale ragione precisa i Rom dovrebbero essere diversi da me.

Francamente, sono piuttosto stufo di quelli che urlano “NAZIFASCISTI!” a casaccio.

Nello specifico, perché lo Stato può sapere chi sono, dove abito, qual è il mio reddito, qual è la mia professione ma guai se fa altrettanto con alcune categorie speciali di persone?

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Pubblicato in: Complottismo, cristofobia, Due pesi due misure, Facce da gluteo

Deviazioni


Interessante queste note su Ipazia (scovate su Storia delle idee):in particolare mi piace come venga spiegato che – portando come prove fonti arabe – la Biblioteca di Alessandra è stata distrutta dai musulmani.

D’altronde la cristofobia va tanto di moda e sbufalarla è lungo e difficile.

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Pubblicato in: Bel Paese di merda, Due pesi due misure

È detto un po’ forte


Tutti gli esseri umani presenti sul suolo dello Stato devono essere censiti. Anche i Rom. I Rom italiani vanno aiutati e obbligati a vivere secondo la legge. Prima regola: bambini a scuola, o te li levo. Questo è già incompatibile con qualsiasi forma di nomadismo.

Scrive su Twitter.

Una cosa però mi è sembrato opportuno aggiungere:

Mi chiedo se sia lecito per la.pubblicato autorità sapere chi vive nei campi nomadi pagati dalla collettività.

In qualsiasi hotel lo stato pretende di sapere in ogni momento chi vi alloggia. Giustamente mi pare. Ora visto che non ci deve essere differenza di fronte alla legge ed essendo la legittima necessità dello Stato identica mi sembra assolutamente corretto che lo Stato censisca chi vive nei campi nomadi allestiti e pagati dalla collettività.

Lo Stato pretende di sapere dove vive ogni suo cittadino. Bene, se la legge vale per tutti deve sapere chi alloggia nei campi nomadi.

Chiediamo solo che tutti i cittadini vengano trattati allo stesso modo.

Anche senza tirare in ballo il fatto che tutti i maschi che han fatto la visita di leva son stati schedati con le impronte digitali. E quando han provato a fare lo stesso coi clandestini apriti cielo. Ne abbiamo un filo le gonadi piene di questo perenne “due pesi due misure”.

I soliti tedeschi


I soliti tedeschi del due pesi, due misure, quelli che le regole vanno applicate solo quando sono a loro vantaggio:

 

OPEL: GLI OPERAI TEDESCHI PRESTO PROVERANNO LE GIOIE DELLA GLOBALIZZAZIONE | Scenarieconomici.it

Perchè la produttività ed i sacrifici vanno sempre bene, quando sono quelli degli altri.

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Pubblicato in: Due pesi due misure, Sinistro

Figuriamoci gli altri


Questo è un “matematico, filosofo, antifascista, scrittore” Figuriamoci gli altri.

Se il parlamentare si chiama Kyenge tutto ciò che dirai potrà e verrà usato contro di te in tribunale. Se si chiama Iwobi lo puoi chiamare “zio Tom” che non è razzifasista e squadrista ma libertà di espressione. Questi hanno il buco del culo al posto del cervello….

Alla faccia dei due pesi, due misure!

Grazie a Gabriele Castelli e Beppe Sabadini

Pubblicato in: Antifa, Citazioni, Due pesi due misure, Fascisti

Gli antifa sono fascisti.


500 fascisti antifascisti hanno messo a ferro e a fuoco Torino.

Petardi e bombe carta, ma anche sassi, bottiglie e tubi divelti dalle recinzioni di un cantiere stradale.

Un intervento in piazza ha affermato che “Quello che è stato fatto a Palermo all’esponente di Forza Nuova (il pestaggio di una persona immobilizzata da una dozzina di fascisti antifascisti, ndr) è una concreta azione di antifascismo ed è legittima perché attaccare i fascisti è una difesa popolare”.

L’uso della parola “fascisti” in questo post non è casuale.

Chi ricorre alla violenza è fascista anche se si ammanta di antifascismo.

Volete fare la lotta alle organizzazioni “fasciste”? Bussate alla porta della magistratura e chiedetene lo scioglimento. Se invece preferite mettere sotto sopra una città e pestare la gente per strada, i fascisti siete voi.

Come non condividere le parole che ho scritto sopra? Solo chi è in profonda ed odiosa malafede può farlo.

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Pubblicato in: Due pesi due misure, La rete evanescente

facc’èching


Oh, li hanno accusati di spacciare bufale. Anzi, i siti di cacciatori di bufale li hanno marchiati come tra i peggiori bufalari.

Quelli di VoxNews.info

Ma che vi piaccia o no, mi risulta proprio che loro abbiano da sempre messo i collegamenti diretti alle fonti, dando la possibilità di controllare i fatti, di fare quello che con il solito stantio anglismo vien chiamato “fact checking”.

Ora, non contenti di farlo da un pezzo si son messi a farlo col bollino blu: FACT CHECKING | Vox  con collegamenti in bella vista come questo:

Che poi abbiano iniziato a pubblicare anche su tal https://gab.ai/VoxNews è cosa molto buona.  E cosa sarebbe codesto gab.ai?

a social network that champions free speech, individual liberty, and the free flow of information online. All are welcome.
Poi oibò guardi cosa ti propone come popolare e sembra il twitter di breibart.
Pubblicato in: Bufale, Due pesi due misure, Facce da gluteo

L’inqualificabile Maicongel


L’americana Kimberly Jones rende pubblico un video con lo sfogo del figlio Keaton, bullizzato a scuola. Il video attira molta attenzione e solidarietà.

Qualcuno però trova un paio di foto di Kimberly Jones in posa con la bandiera confederata e ne inferisce che i Jones sono razzisti – sottinteso: “Fanno bene a bullizzare il figlio”. Kimberly Jones si difende dicendo che erano solo scatti ironici.

Ma non voglio parlare di questo. Voglio parlare di Butac, il sito di sedicenti cacciatori di bufale tenuto in palmo di mano da Laura Boldrini. Michelangelo Coltelli, uno degli “esperti” con cui la Boldrini si vanta di combattere le “fake news”, firma col suo noto pseudonimo “maicolengel” una “perizia” il cui esito è:

“E’ curioso notare come una mamma bigotta e xenofoba sia infastidita da come gli altri trattano suo figlio, senza che faccia autocritica su come lei tratta gli altri”.

A parte che da un “fact-checker” ci si aspetterebbe una risposta sulla veridicità o meno di una storia, e non una riflessione morale; ma ci si chiederà su quali fatti si basi l’accertatore di fatti, e su quali fonti si basi il cacciatore di bufale?

Essenzialmente su fonti come “molti” e “qualcuno” che avrebbero trovato non meglio precisati contenuti di “xenofobia ed estremismo religioso”. Scorrete l’articolo e vi sfido a trovare fatti e fonti più precisi e dettagliati di questi – come invece sarebbe stato richiesto, dal momento che la grande stampa si limita a citare le foto confederate ma non questi altri presunti contenuti e commenti.

Forse per corroborare questo ben misero approfondimento, vengono citati un paio di brani da un articolo di un sito connotato politicamente (attivismo afro-americano di estrema sinistra), che non dà nessun fatto nuovo. In compenso la traduzione è rozza, e qualcuno nei commenti rileva gli errori e, soprattutto, l’involontaria ironia avendo “maicolengel” aperto l’articolo con un pistolotto su come lui in famiglia comunichi in inglese.
La risposta del diretto interessato è (giuro):

“vedi scrivo circa 2/3 articoli al giorno, e spesso lascio che il lavoro di traduzione lo faccia Google Translate, correggendo se mi resta il tempo. I 2/3 articoli che scrivo sono caricati a notte fonda, e non sempre rileggo le traduzioni”

Insomma: il “fact-checking” che dovrebbe scovare le bufale e dirvi cosa sia vero e cosa sia falso è fatto da persone non qualificate, al ritmo di 2/3 articoli al giorno (calcolate voi quante ore dedicate a ciascuna “ricerca della verità”, considerato che non lo fanno a tempo pieno), usando Google Translate e rileggendo solo se resta il tempo. E questo “approfondimento” è un esempio di quali risultati ci si possa attendere, ed è emblematico del perché vada combattuto qualsiasi tentativo di conferirgli uno status privilegiato rispetto a ciò che in realtà è: una presa di posizione di una persona comune.

Di Daniele Scalea scovato su faccialibro