Aborigenofobia, Due pesi due misure, Facce da gluteo

Né superiori né inferiori


Da bambino mi spiegarono che razzista è chi crede esistano razze superiori e inferiori e, soprattutto, diritti diversi in base alla razza. Capii subito. Oggi spiegano che razzista è chi crede esistano le razze. I bambini capiranno?Rispondo io: NO!

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Due pesi due misure, La rete evanescente

facc’èching


Oh, li hanno accusati di spacciare bufale. Anzi, i siti di cacciatori di bufale li hanno marchiati come tra i peggiori bufalari.

Quelli di VoxNews.info

Ma che vi piaccia o no, mi risulta proprio che loro abbiano da sempre messo i collegamenti diretti alle fonti, dando la possibilità di controllare i fatti, di fare quello che con il solito stantio anglismo vien chiamato “fact checking”.

Ora, non contenti di farlo da un pezzo si son messi a farlo col bollino blu: FACT CHECKING | Vox  con collegamenti in bella vista come questo:

Che poi abbiano iniziato a pubblicare anche su tal https://gab.ai/VoxNews è cosa molto buona.  E cosa sarebbe codesto gab.ai?

a social network that champions free speech, individual liberty, and the free flow of information online. All are welcome.
Poi oibò guardi cosa ti propone come popolare e sembra il twitter di breibart.
Bufale, Due pesi due misure, Facce da gluteo

L’inqualificabile Maicongel


L’americana Kimberly Jones rende pubblico un video con lo sfogo del figlio Keaton, bullizzato a scuola. Il video attira molta attenzione e solidarietà.

Qualcuno però trova un paio di foto di Kimberly Jones in posa con la bandiera confederata e ne inferisce che i Jones sono razzisti – sottinteso: “Fanno bene a bullizzare il figlio”. Kimberly Jones si difende dicendo che erano solo scatti ironici.

Ma non voglio parlare di questo. Voglio parlare di Butac, il sito di sedicenti cacciatori di bufale tenuto in palmo di mano da Laura Boldrini. Michelangelo Coltelli, uno degli “esperti” con cui la Boldrini si vanta di combattere le “fake news”, firma col suo noto pseudonimo “maicolengel” una “perizia” il cui esito è:

“E’ curioso notare come una mamma bigotta e xenofoba sia infastidita da come gli altri trattano suo figlio, senza che faccia autocritica su come lei tratta gli altri”.

A parte che da un “fact-checker” ci si aspetterebbe una risposta sulla veridicità o meno di una storia, e non una riflessione morale; ma ci si chiederà su quali fatti si basi l’accertatore di fatti, e su quali fonti si basi il cacciatore di bufale?

Essenzialmente su fonti come “molti” e “qualcuno” che avrebbero trovato non meglio precisati contenuti di “xenofobia ed estremismo religioso”. Scorrete l’articolo e vi sfido a trovare fatti e fonti più precisi e dettagliati di questi – come invece sarebbe stato richiesto, dal momento che la grande stampa si limita a citare le foto confederate ma non questi altri presunti contenuti e commenti.

Forse per corroborare questo ben misero approfondimento, vengono citati un paio di brani da un articolo di un sito connotato politicamente (attivismo afro-americano di estrema sinistra), che non dà nessun fatto nuovo. In compenso la traduzione è rozza, e qualcuno nei commenti rileva gli errori e, soprattutto, l’involontaria ironia avendo “maicolengel” aperto l’articolo con un pistolotto su come lui in famiglia comunichi in inglese.
La risposta del diretto interessato è (giuro):

“vedi scrivo circa 2/3 articoli al giorno, e spesso lascio che il lavoro di traduzione lo faccia Google Translate, correggendo se mi resta il tempo. I 2/3 articoli che scrivo sono caricati a notte fonda, e non sempre rileggo le traduzioni”

Insomma: il “fact-checking” che dovrebbe scovare le bufale e dirvi cosa sia vero e cosa sia falso è fatto da persone non qualificate, al ritmo di 2/3 articoli al giorno (calcolate voi quante ore dedicate a ciascuna “ricerca della verità”, considerato che non lo fanno a tempo pieno), usando Google Translate e rileggendo solo se resta il tempo. E questo “approfondimento” è un esempio di quali risultati ci si possa attendere, ed è emblematico del perché vada combattuto qualsiasi tentativo di conferirgli uno status privilegiato rispetto a ciò che in realtà è: una presa di posizione di una persona comune.

Di Daniele Scalea scovato su faccialibro

Bel Paese di merda, cristofobia, Due pesi due misure

Prima che sparisca


Prima che l’odiosa e nefanda censura pro-islamica cali come una falce salvo il pezzo di Deborah Fait che Lisa Piccolo ha salvato.

Appena riammessa su Facebook dopo tre giorni di blocco per aver osato scrivere che i musulmani usano il venerdì per dar vita a disordini e violenza, vengo a sapere che la mannaia della censura si sta abbattendo su altri amici, tutti indistintamente puniti non appena scrivono le parole proibite: islam o musulmani.
Alcune persone che hanno pubblicato questo articolo della BBC News http://www.bbc.com/news/world-asia-41981430 di colpo si son viste tagliate fuori dal social e bloccate con la motivazione che il post contiene “nudi” che sarebbero le immagini di alcuni abitanti della giungla di Sumatra, ripresi nel video, i quali difficilmente, in quel ambiente, potrebbero vestirsi in giacca e cravatta.

Per capire se si trattava di un errore o di vera pazzia, ho sfidato la fortuna e ho pubblicato sulla mia pagina Facebook lo stesso articolo. Bene, nel giro di mezz’ora, ecco arrivarmi un messaggio di rimozione dello stesso perchè è vietato pubblicare “nudi” e il monito…se continui sarai bloccata.
Ormai le cose sono due, siamo alla pura follia oppure il social è caduto in mano a redattori fortemente allergici a chiunque esprima una pur minima critica al mondo islamico.
E’ molto difficile vivere serenamente questo clima di censura degno della Stasi, la libertà di espressione è completamente calpestata e, si badi bene, non parlo di offese, mi riferisco a una legittima critica dello strapotere e delle ingiustizie che ogni persona normale e civile nota nella società islamica.

Per capire i metodi che usa Facebook nel gestire i suoi utenti, che saremmo tutti noi, con il permesso di un amico di cui tralascio il nome, pubblico questo esperimento fatto in seguito al rifiuto di FB di cancellare offese e volgarità contro Israele con la solita formula “Il post non viola i nostri standard”:

“Stanco di segnalare a Facebook contenuti e pagine neonaziste o semplicemente antisemite con la certezza di ricevere solo e sempre la stessa risposta “il post non è stato rimosso perché non viola i nostri Standard”, ho provato a fare un esperimento: ho creato un account falso con cui ho pubblicato di volta in volta delle schifezze di diverso genere, che di volta in volta ho segnalato dal mio account vero.
Ed ecco i risultati:
BISOGNA CANCELLARE ISRAELE DALLA FACCIA DELLA TERRA
il post non è stato rimosso perché non viola i nostri Standard
BISOGNA CANCELLARE L’ITALIA DALLA FACCIA DELLA TERRA
il post non è stato rimosso perché non viola i nostri Standard
BISOGNA CANCELLARE LA CINA DALLA FACCIA DELLA TERRA
il post non è stato rimosso perché non viola i nostri Standard

Questo significa che per facebook è lecito cancellare degli Stati dalla faccia della terra. Ho provato allora a vedere se è altrettanto lecito cancellare dei popoli:

BISOGNA CANCELLARE I NEGRI DALLA FACCIA DELLA TERRA
il post è stato rimosso
BISOGNA CANCELLARE GLI EBREI DALLA FACCIA DELLA TERRA
il post non è stato rimosso perché non viola i nostri Standard

Sicché gli ebrei possono essere eliminati. Ma mi viene un dubbio: forse per facebook gli ebrei non sono un popolo, ma i seguaci di una religione. Allora rifaccio l’esperimento con le religioni:

BISOGNA CANCELLARE GLI EBREI DALLA FACCIA DELLA TERRA
il post non è stato rimosso perché non viola i nostri standard
BISOGNA CANCELLARE I CRISTIANI DALLA FACCIA DELLA TERRA
il post non è stato rimosso perché non viola i nostri Standard
BISOGNA CANCELLARE I MUSULMANI DALLA FACCIA DELLA TERRA
il post è stato rimosso
BISOGNA CANCELLARE I BUDDISTI DALLA FACCIA DELLA TERRA
il post non è stato rimosso perché non viola i nostri Standard

Sicché gli unici che non si possono cancellare sono i musulmani. Il motivo può essere uno soltanto: i fondamentalisti islamici fanno paura e li si asseconda. In questo modo, loro diventano sempre più potenti, e noi del Sud lo sappiamo bene perché è la stessa cosa che è avvenuta con le mafie, più le abbiamo temute e più si sono rafforzate.

CI VORREBBE UNA BELLA BOMBA ATOMICA SU TEL AVIV: LA VERA SOLUZIONE FINALE!
il post non è stato rimosso perché non viola i nostri Standard

Questa è dunque la situazione di Facebook, difficile da credere ma del tutto vera. Da questo esperimento si capisce, senza ombra di dubbio, che chiunque può essere offeso e minacciato addirittura di morte purchè non appaia la parola islam.
Questo comportamento molto equivoco e sinistro sta convincendo alcune persone ad abbandonare Facebook ed è un peccato perchè le numerose pagine islamo-naziste o semplicemente antisemite non avrebbero più nessun controllo, sarebbero libere di pubblicare ogni tipo di nefandezza. Lo sono comunque ma almeno ogni tanto si riesce a dar loro fastidio.

Passiamo alle dolenti note della Rai.
E’ di giovedì il mio commento su Telekabul, Rai 1: http://www.informazionecorretta.com/main.php… Benissimo, a questo punto, visto che non succede granchè e che la situazione è tranquilla rispetto alle tragiche aspettative strombazzate da arabi e media, ci si augurerebbe un po’ di silenzio, invece no! Mai stanchi, hanno ripreso le notizie inutili di ieri anche su Rai 2 : http://www.tg2.rai.it/ e su Rainews 24 http://www.rainews.it/…/ContentItem-3156f2f2-dc70-4953-8e2f…
Carlo Paris continua a parlare di disordini anche se in Israele è tutto tranquillo. Se a Gaza si agitano e marciano urlando come ossessi, beh, Israele c’entra come i cavoli a merenda, è il loro particolare modus vivendi.
Paris accenna, molto timidamente, al sindaco di Nazareth che, per ritorsione a Trump, ha annullato tutte le manifestazioni festive del Natale, dimenticandosi di dirne il nome, Alì Salam, e la religione, islamica.
Nazareth è una città israeliana a popolazione mista dove, dagli anni 90, la maggioranza è diventata islamica con conseguenti vessazioni nei confronti degli arabi cristiani che, per paura, non si sono mai ribellati.
L’unico ad opporsi è Padre Gabriel Nadaf, di cui abbiamo scritto varie volte, che riceve costanti minacce di morte a causa della sua fedeltà a Israele e perchè invita i giovani arabi cristiani a prestare il servizio militare nell’esercito “dell’unico paese che ci difende e rispetta la nostra religione” http://www.jpost.com/Blogger/Gabriel-Naddaf

Finora nessuna protesta è pervenuta contro la decisione del sindaco Salam.
Tutti rassegnati a subire e ad essere lentamente annientati dalla prepotenza islamica. Da Nazareth voliamo a Milano dove la preside di un Istituto superiore ha eliminato la parola Natale, per non parlare di quei tanti sacerdoti che rifiutano il presepe per non turbare i musulmani. http://www.ansa.it/…/scuola-milano-cancella-la-parola-natal…
Insomma, mala tempora currunt, e chi dovrebbe difendere le tradizioni cristiane, pusillanamente, tace.

Bel Paese di merda, Due pesi due misure, Farlocchi, L'ignoranza è una brutta bestia

Bandiere


Sulla questione della bandiera della Kaiserliche Marine che secondo certi sinistri personaggi non potrebbe essere appesa nella camera di un carabiniere studente di storia moderna voglio riportare un po’ di commenti del sempre ottimo  Andrea Sartori . Mi sono permesso di evidenziare un paio di passaggi che trovo molto condivisibili.

Una brevissima mia: si cerca di colpevolizzare e punire chi appende in camera sua una bandiera della marina di uno stato legittimo e si lascia scorrazzare chi sbandiera da decenni bandiere di organizzazioni terroriste (Hamas, Isis eccetera). Vogliamo parlare di questa palese ipocrisia, di questo odioso “due pesi due misure”?

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Due pesi due misure

Violenze ignorate


Donne che subiscono violenza.

No, non mi riferisco a star più o meno note che partecipano a questa gara di memoria, in corso da oltre un mese, avente per oggetto molestie di vario tipo subite a opera di produttori e/o registi dal secondo Dopoguerra in poi.

Mi riferisco alle ragazze nigeriane ostaggio di Boko Haram, costrette a soddisfare oggi i militanti jihadisti che le rapiscono dai villaggi e le detengono come schiave.

O alle madri che, vivendo oggi nei Paesi nei quali la Costituzione coincide con la sharia, patiscono una condizione di vita da minorate.

O alle donne che, pur risiedendo in Stati europei e occidentali, sono ristrette a quotidiana subordinazione in comunità di fatto extraterritoriali, pur se la legge ufficiale non è il Corano e a parole dovrebbe proteggerle.

O alle pakistane di fede cristiana costrette a nascondersi per non incappare nella legge sulla blasfemia e fare la fine di Asia Bibi.

Mi riferisco, cioè, alla violenza che mentre tu stai leggendo riguarda giovani e meno giovani, è crudele e reale, e per questo meriterebbe quella prima pagina o quel titolo di tg invece ossessivamente dedicati ai presunti palpeggiamenti denunciati ora, ma risalenti a un quarto di secolo fa, di un’altra Asia e di tante sue colleghe.

Rispetto per la donna? Quando sentiremo parlare un po’ di più della violenza praticata in questo momento contro chi non sfila né mai sfilerà sul red carpet.

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Due pesi due misure, Facce da gluteo, La rete evanescente, Le gioie della società multiculturale, Neo-lingua

L’Inquisizione svedese


I miei quattro lettori ben sanno come mi sia invisa la censura e l’evanescenza della rete.

Ritengo pertanto mio ineluttabile dovere morale ricopiare1 nella sua interezza «Non ci saremmo mai aspettati una sorta di Inquisizione svedese» pezzo di L’orizzonte degli eventi che mi han proposto via faccialibro.

Due cantanti si son trovati a filmare scontri tra immigrati islamici e per il solo fatto di aver pubblicato la cosa son stati licenziati con infamia.

Il frutto marcio della deficenza del modello svedese, di quello di Pippi calzelunghe.

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