Pubblicato in: Inglese

UK. Public Health England. Le nuove infezioni da Covid nel 44.9% dei vaccinati. – SenzaNubi


Eccelso come sempre l’ottimo Giuseppe Sandro Mela. Oggi in «UK. Public Health England. Le nuove infezioni da Covid nel 44.9% dei vaccinati. – SenzaNubi» parla di covid ed oltre a suggerirvi caldamente di seguirlo voglio riportarvi, sottoscrivere a far mie le sua conclusioni:

Cerchiamo di ragionare deponendo ogni idea preconcetta.

  • I vaccini anti-Covid sono stati allestiti a tempi di record, ed hanno svolto in gran parte i compiti da loro attesi.
  • Il Covid è un virus che presenta numerose mutazioni, sulle quali gli attuali vaccini forniscono solo una resistenza molto parziale, meglio che il nulla, ma pur sempre non ottimale.
  • L’idea che il vaccino sia la panacea è semplicemente un pensiero coatto, del tutto avulso dalla realtà dei fatti.
  • In particolare, la demonizzazione delle persone non vaccinate e le restrizioni loro imposte, è frutto di una ideologia tirannica.

Ovviamente potremo stare a discutere fino alla venuta del Messia sulla definizione di “gran parte”.

Pubblicato in: Aborigenofobia, Inglese

60 parole comuni inglesi che si possono scrivere in italiano


Lettura stra-consigliata, specialmente per i decerebrati proni ad una anglofilia totalizzante

60 parole comuni inglesi che si possono scrivere in italiano

Tanti, troppi vocaboli inglesi che ogni giorno leggiamo e scriviamo. Ma sono davvero necessari o si possono usare i corrispettivi italiani?

Ovviamente ricordo la mia famosa legge sulla densità di anglismi!

Continua a leggere “60 parole comuni inglesi che si possono scrivere in italiano”

Sui cristiani perseguitati la voce di Boris Johnson e del principe Carlo è più forte di quella della Chiesa cattolica


Sui cristiani perseguitati la voce di Boris Johnson e del principe Carlo è più forte di quella della Chiesa cattolica

Non mi sorprende l’uscita di Boris, quanto quella del principe Carlo.

Continua a leggere “Sui cristiani perseguitati la voce di Boris Johnson e del principe Carlo è più forte di quella della Chiesa cattolica”

Cronache da un paese dove la carta d’identità non esiste (e neppure la marca da bollo) | Fabristol


Uno dei miei sport preferiti è dire agli italiani che in UK non esiste la carta d’identità. L’espressione nelle loro facce è impagabile. “Ma non è possibile.” “come fa…

Sorgente: Cronache da un paese dove la carta d’identità non esiste (e neppure la marca da bollo) | Fabristol

Continua a leggere “Cronache da un paese dove la carta d’identità non esiste (e neppure la marca da bollo) | Fabristol”

Pubblicato in: Inglese, Sio-che-cosa?, Sottomessi e sanguinari

Il can can di Sadiq Khan


Illuminante lo sfogo di Niram:

E mentre in Italia abbiamo Libertà e Giustizia che ci difenderà dalla dittatura ormai imminente, nel Regno Unito abbiamo il sindaco di Londra, Sadiq Khan, fulgido esempio di multiculturalismo compiuto il quale, nell’imminenza della visita di Donald Trump, indovinate cosa scrive sul Guardian:

“Donald Trump è soltanto uno dei più cospicui esempi della crescente minaccia globale”.

Eh sì, così ci dice il sindaco che ci ha informato in passato che gli ingesi devono imparare a convivere con gli attacchi jihadisti e che prima di essere eletto aveva partecipato, per sbaglio, ovvio,
a un convegno con estremisti islamici e i loro cari amici, come avvenne nel 2004, al Tooing Islamic Center di Londra.

Il convegno sponsorizzato da una associazione chiamata gli “Amici di Al Aqsa” aveva come titolo di sicuro effetto, “Palestina, la sofferenza continua”. Tra gli speakers figurava Jeremy Corbyn, futuro segretario del Labour, il quale, tuttavia, non partecipò. Parteciparono invece Daud Abdullah, a capo di un boicottaggio del Giorno della Memoria per la Shoah nel 2005 e firmatario nel 2009 della dichiarazione di Istanbul, un documento che invocava la violenza contro Israele e giustificava gli attacchi nei confronti dei soldati inglesi.

C’era anche Ibrahim Hewitt, per il quale, in perfetta concordanza con la sharia, l’adulterio da parte femminile dovrebbe essere punito con la lapidazione. Hewitt era ed è anche presidente di “Interpal” una charity che dietro la foglia di fico dell’aiuto alle popolazioni del Medio Oriente, inviava e invia fondi a Hamas.

C’era Azzam Tamimi, secondo cui Israele andrebbe distrutto e rimpiazzato con uno stato islamico. Lo stesso Tamimi che a Londra, nel 2006, in una protesta contro chi pubblicava vignette rappresentanti Maometto dichiarava come Cecco Angiolieri che il foco avrebbe arso lo mondo se gli empi non avessero smesso di rappresentare illo.

C’era Ismail Adam Patel sponsor di Raed Salah, promotore di libelli del sangue antiebraici e a rischio di venire estradato dalla Gran Bretagna nel 2012, grande estimatore di Hamas.

Non poteva mancare anche il quasi immancabile sacerdote filo-islamico, l’anglicano reverendo Stephen Seizer in questo caso, distintosi per avere postato un articolo in cui accusava Israele di essere dietro l’11 settembre (uno dei cavalli di battaglia della allegra brigata complottista e antisionista che ha in Italia tra i suoi nomi di spicco, Giulietto Tovarish Chiesa).

Certo fu un incidente di percorso. Ma immaginate un po’ se fosse capitato a Donald Trump, prima di diventare presidente degli Stati Uniti, di partecipare a convegni con membri del Ku Klux Klan o neonazisti cosa sarebbe accaduto…Semplice. Non sarebbe diventato presidente, mentre Khan è sindaco di Londra.

Per il sindaco, “L’estrema destra è in crescita nel mondo, e minaccia i nostri valori guadagnati duramente e le libertà e i valori che hanno definito le nostre società liberali e democraticge per più di settanta anni”.

Insomma, la minaccia alle nostre libertà, ai valori democratici, ecc. non viene dall’estremismo islamico e dal suo esplicito programma antioccidentale, ma dall’estrema destra, di cui Trump, è il Capo dei capi, lui che guida i suprematisti bianchi.

Sono infatti imputabili ai nostalgici della segregazione razziale in Alabama, o a quelli di Mussolini e Hitler, frange di fanatici clowneschi, le stragi e i massacri che hanno colpito l’Europa e gli Stati Uniti negli ultimi decenni. E’ cosa nota a tutti da dove sopraggiunga il pericolo maggiore.

Khan fa bene a ricordarcelo.

Pubblicato in: Inglese, Le tasse sono una cosa bellissima, leviatano, Neurodeliri

Sull’UE


Da elena vigliano via Luca Amadio su faccialibro

Margaret Thatcher a proposito dell’Unione Europea:
“Alcuni dei padri fondatori della comunità pensavano che gli Stati Uniti d’America potessero fungere da loro modello. Ma l’intera storia d’America è molto diversa da quella dell’Europa. Il suo popolo andò là per fuggire dall’intolleran
za e dalle ristrettezze della vita in Europa. Cercavano libertà e opportunità; e la loro forte motivazione ha contribuito a creare, dopo due secoli, una nuova unità e un nuovo orgoglio di essere americani, così come il nostro orgoglio di essere britannici, o belgi, o olandesi, o tedeschi. Sono la prima a dire che, in molte grandi questioni, i paesi dell’Europa dovrebbero cercare di parlare con un’unica voce. Io vorrei vederci lavorare in modo più compatto su cose che si affrontano meglio assieme che non singolarmente. L’Europa è più forte quando lo facciamo, che sia nel commercio, nella difesa o nelle nostre relazioni con il resto del mondo. Ma lavorare assieme in modo più compatto non richiede che il potere venga accentrato a Bruxelles o che le decisioni siano prese da una burocrazia non eletta. Appunto, è ironico vedere che proprio quando Paesi quali l’Unione Sovietica, che ha cercato di dirigere tutto dal centro, si stanno rendendo conto che il successo dipende dal decentramento del potere politico ed economico, qui vi siano alcuni, nella Comunità, che sembrano muoversi nella direzione opposta.»

A volere l’Europa, di punto in bianco, furono proprio i nemici della libertà di mercato e del decentramento, cioè gli stessi che fino a poco tempo prima, sinistra comunista italiana (più sovietica che filosovietica) in testa, non volevano saperne perché gli Stati Uniti d’Europa, ai loro occhi, sarebbero risultati troppo liberali e liberisti, troppo «atlantici». Si convertirono all’Europa solo quando gli europeisti si furono convertiti alle loro dottrine salvifiche: antiamerikanism
o e antisionismo in politica estera, federalismo tarocco e virtuismo economico di scuola prussiana. A quel punto non ci fu europeista più convinto degli ex e post comunisti italiani, oltre che dei poteri economici forti di tutto il continente. Ma l’Inghilterra, grazie a Margaret Thatcher e ai leader inglesi (anche, anzi specie laburisti) che si rifecero senza dirlo alle sue idee politiche, rimase fuori dal brodo primordiale dell’Europa in salsa tedesca. Non si lasciò incantare dall’euro. Non s’appassione alla retorica da talk show globale sulle «radici» dell’Europa. Di chi siamo i figli? Dei greci e dei romani? Dei teologi medievali e della Bibbia? Siamo figli della Grande rivoluzione o del Congresso di Vienna che restaurò l’antico ordine dei vescovoni e dei re dopo averlo (diciamo così) democratizzato?
Margaret Thatcher andava al sodo, l’occhio sempre sulla palla. Non aveva tempo (figurarsi pazienza, o curiosità) per gli assoli di trombone di troppi suoi colleghi europei.
Ecco la descrizione del suo Stato ideale, una vera e propria «aporue», come lei disse una vola, rovesciando la parola Europa nel suo contrario.
«La tassazione deve essere imposta solo per soddisfare alcuni bisogni in cui i privati cittadini, individualmente
o collettivamente, non riescono a subentrare. Ciò che Tocqueville diceva sulla “garanzia di raccoglierne il beneficio”. In una società libera, tutto ciò a cui dobbiamo mirare è uno Stato limitato. Il che non significa uno Stato debole. A parte il suo ruolo di fornire una cornice legale, lo Stato ha molte funzioni che non potrebbero essere svolte dal settore privato, anche se i privati potrebbero darvi un contributo. Lo Stato deve garantire la difesa da un aggressore. Deve dare una rete di sicurezza di sussidi per aiutare i più poveri. Deve assicurare una basilare infrastruttura per i trasporti, l’energia, l’acqua e così via. Deve preoccuparsi della salute e della sanità. E deve provvedere affinché l’educazione sia fornita a tutti i bambini, di qualsiasi provenienza sociale essi siano, per consentire un migliore inizio della loro vita e la possibilità di andare lontano fin dove li può portare il loro talento. Soprattutto, deve dare la certezza di conti solidi e di una moneta stabile. Ma lo Stato deve essere un servitore, non un padrone. Non ci devono essere tentazioni paternaliste. Il paternalismo è nemico della libertà e della responsabilità.
Benché si mostri sorridente e umano, è come tutti gli altri tipi di governo interventista: soffoca gli sforzi di tutti, fiacca le imprese, incoraggia la dipendenza e promuove la corruzione. E così facendo riduce la produzione di ricchezza necessaria a pagare gli ospedali, i servizi sociali, le scuole e le strade».

Oh, quanto mi ci ritrovo! L’ho letta un paio di volte e la condivido interamente

Pubblicato in: Facezie, Inglese

Differenza tra “leader” e “boss”


Su faccialibro amabilmente si discute della gustosa incompetenza linguistica di Zingaretti. Chissà come sarà sconvolto quando scoprirà che “duce” è una delle traduzioni di “leader”… e si parla della differenza tra “leader” e “boss”. Tu guarda io ero convinto che la questione si risolvesse con questa vignetta….

Più seriamente quello sopra è autoritario, quello sotto è autorevole.

Ad ogni buon conto questa storia non fa che confermare la mia legge, la legge di Pallavicini:

Il prodotto della densità di intelligenza per la densità di anglismi è costante