Un piccolo consiglio per i miei 4 lettori: tenete in casa scorte di alimentari a lunga conservazione per un’autonomia di 3-4 settimane perché il prossimo 15 ottobre o forse anche prima potrebbero interrompersi le catene di distribuzione. O incepparsi. O rallentare. Perché se anche solo una frazione del 35% dei camionisti che non sono vaccinati non potranno lavorare o se una frazione apprezzabile di loro si metterà ad andare a 30 all’ora in autostrada il flusso di merci avrà un bel colpo. Poi magari la cicco su tutta la linea, ma la possibilità c’è.

La mia dolce metà poi sostiene che il rettiliano, assieme al rimbambito ed agli altri loro sodali faran finta di nulla. Poi al 17 ottobre “magicamente” tutti i parametri diventeranno “ottimistici” e diranno che le restrizioni non sono più necessarie. Me lo auguro proprio. Perché altrimenti chissà che epidemie di dissenteria (leggi: cagotto) o di indigestioni o di mal di collo si potrebbero verificare. Oppure i camionisti magicamente scopriranno quant’è bello attenersi scupolosamente ai limiti di velocità.

Pubblicato in: Bel Paese di merda, Le tasse sono una cosa bellissima

Ci siamo già!


Arriveremo anche a questo:
(Sullo schermo del Bancomat)
Che vuoi?
500 euro?
Perché? Che ce devi fa?

Veramente ci siamo già arrivati. E da un pezzo. I poveri schiavi chiamati “titolari di partita IVA” ogni volta che usano il Bancomat devono assicurarsi di saper giustificare la destinazione di tutti quei soldi, fino all’ultimo fottutissimo centesimo.

Pubblicato in: Le tasse sono una cosa bellissima, Sinistro

Magistrale il buon Cristiano Nisoli, anche oggi che discute della faccenda di quella sinistrata di maestra che ha zittitio un prete che recitava – invitato – il Padre Nostro in una scuola :

Non entro nelle polemiche su prete sì/no, crocifisso sì/no e non me ne frega niente della Santaché. La prendo invece più alla larga:

É tempo di abolire la scuola pubblica statale.

È uno strumento che aveva senso per alfabetizzare popolazioni largamente premoderne, che ha (più o meno) svolto quel compito, ma che è stato da subito abusato da liberali prima, dai fascisti in mezzo, da comunisti poi fino ad oggi. Ha avuto il suo momento di gloria quando, sulla forma (eccellente) impostagli dal fascismo, negli anni del boom era al contempo difficile, seria, ma aperta a tutti. È stata allora uno strumento efficace per sollevare le classi lavoratrici e formare una classe media. Ma quel tempo è passato. Se potessimo avere quella scuola pubblica statale, la difenderei per primo. Ma è evoluta in qualcosa di diverso. La scuola pubblica statale non ha più senso nella società contemporanea.

Qualche ragione semplice, buttata a caso:

  • Ogni studio credibile mostra che la scuola privata ha un miglior rapporto risultati/costi. Al netto gli italiani pagherebbero di meno (risparmiando in tasse) ottenendo di più.
  • La scuola giocoforza garantisce un binario per imporre un’ideologia alle masse utilizzabile dal potere politico. Quando il potere ha a disposizione una leva, la tira. Ho notato che idee perfettamente normali in altre nazioni semplicemente non entrano nella testa dell’Italiano. Perché? Probabilmente perché la sua testa è stata plasmata in certe maniere.
  • I politici ed uomini di potere che difendono la scuola mandano poi i figli ad una scuola privata, tutti, in tutte le nazioni. Qui in USA si è scoperto che persino i leader dei sindacati degli insegnanti mandavano i figli alle private.Comprereste pane da un fornaio che si rifiuta di mangiarlo?
  • Questi problemi (qui sotto) non esisterebbero se ciascuno potesse scegliere a che scuola mandare i figli: cattolica, laica, mussulmana, umanista, teosofica, etcetera. Quello è il vero “stato laico” e “multiculturale”, non l’ateismo di stato.
  • È ingiusto che chi rifiuta l’ideologia propagandata a scuola, o che non vuole che ai figli sia insegnato per esempio che, contro ogni evidenza biologica e genetica, i generi sono 137 più altri 2 e mezzo, sia costretto a pagare per una scuola privata, dopo aver già pagato per la xxx con le sue tasse. L’educazione sarà anche un diritto, ma la libertà è un diritto superiore.
  • La riduzione della tassazione connessa alla scuola pubblica (o anche a gran parte del welfare) rilancerebbe l’economia. Un popolo sempre più ricco pagherebbe per scuole e servizi sempre migliori.
  • È plausibile pensare che gli studenti si impegnerebbero maggiormente se dovessero pagare una retta. Tutto ciò che è gratis non vale nulla per definizione. Se sai che ogni minuto che passi sui banchi costa, lo fai valere. Se non lo fai valere, sei probabilmente un cretino e non dovresti sederti ad un banco scolastico.
  • Vale sempre il “quando non paghi per servizi o merci, la merce sei tu”. Se ne deduce che nella scuola pubblica gli studenti sono la merce.
  • Non esistono ricette per tutte le stagioni. Ciò che funziona ad uno stadio evolutivo può non funzionare prima o dopo. Il concetto di scuola pubblica, come di stato sociale, ha senso in una nazione povera. Quando la nazione si sviluppa, lo stesso concetto le impedisce di diventare davvero ricca e la tiene in stagnazione.
  • “Ma l’istruzione è un diritto importante”. Davvero? Più importante che, per esempio, non morire di fame? Ed allora come mai non abbiamo, che ne so, i fruttivendoli pubblici, o i macellai pubblici? Forse perché il fornaio pubblico non garantisce al potere di plasmare i giovani?
  • La scuola pubblica è necessariamente centralizzata. Al corrispondente ministero abbiamo visto alcuni dei più clamorosi pagliacci (o pagliacce) della storia patria. Con la privatizzazione scolastica si può iniziare anche una decentralizzazione.
  • Tutti si lamentano dell’analfabetismo funzionale dilagante. È tutto un riportare di concorsi in cui nessuno passa più gli standard minimi, di giovani che rispondono che Garibaldi ha combattuto contro i Nazisti, e che Aldo Moro era il fondatore delle Brigate Rosse. Mai ci si è lamentato tanto della mancanza di cultura (di solito lo fa chi al contempo difende la scuola pubblica). E tuttavia mai la frequenza scolastica è stata più alta di oggi. Se ne deduce che la scuola pubblica non funziona più.

Fin qui, le parole di Cristiano. Mi son solo permesso di correggere una svista e di mettere un barrato su una sola singola parola. Immaginerete perché

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Togliete il cuneo!


Quella del cuneo fiscale è una delle peggiori rogne di questo sciagurato paese. Ed era uno dei temi di fondo con cui ho iniziato a scrivere questo diario, nel 2012:

E colà dove si caricò questa infografica chiedono di abbassarle tutte, le tasse. E in tanti lo han fatto, evadendo fisicamente, ossia emigrando.

È arrivato il momento ed è ora di affamare il leviatano passando all’uso di criptovalute. Io vi consiglio Monero. Bitcoin può essere usato in modo quasi anonimo ma richiede molta perizia

Molti non sanno


Molti non sanno cosa vuol dire fare l’imprenditore in Italia.

No, non parlo dei PRENDITORI, ovvero quelli che fanno impresa con i soldi dello Stato. Parlo di quelli che gettano la loro vita in un sogno , rischiando di proprio senza chiedere un cent a nessuno.

È bene informare soprattutto coloro che accusano di evasione chi invece lotta per sopravvivere, attanagliato dalle grinfie di uno Stato che vuole i 2/3 del suo sudore per se.Si, avete capito bene, ogni imprenditore lavora 8 mesi all’anno per lo Stato e solo 4 per se! Sempre che non ci siano imprevisti.In molti si riempiono la bocca della parola “evasori”, tra una certa politica e gente poco informata, la quale ha la convinzione che l’Italia va a rotoli per colpa di chi non paga le tasse.

Di seguito vi mostrerò i dati sconcertanti della pressione fiscale applicata ad imprenditori, tra i quali i professionisti, i commercianti e gli artigiani.Dopo averli appresi capirete che alcuni evadono per sopravvivere dalla morsa dello Stato.In Italia siamo tutti schiavi divisi per categorie, l’imprenditore è solo uno schiavo di primo livello che non si “sporca le mani”, ma che si “spreme” per pagare i dipendenti e il suo “socio in affari” che pretende ma non fa nulla per lui: Lo Stato.Simuliamo, calcolando a partire da 3 casistiche comuni, un Professionista che guadagna 80.000 euro, un Commerciante ed un Artigiano che ne guadagnano 40.000 e 20.000 euro, per vedere a monte RETRIBUZIONE LORDA TEORICA ed a valle il netto dopo il pagamento di gabelle, tasse e contributi; in conclusione ho simulato il peso della tassazione indiretta, sulla casa, etc per vedere quanto realmente LA REALE DISPONIBILITÀ.I Risultati sono sconvolgenti:

  • la PRESSIONE FISCALE (total tax rate TTR) , TRIBUTARIA E CONTRIBUTIVA è per l’artigiano del 66%, vale a dire che nella realtà, ogni 100 euro di Reddito, lo stato in un modo o nell’altro si impossessa di 66 euro, e solo 34 vanno a lui.
  • per il Commerciante la PRESSIONE FISCALE (TTR), TRIBUTARIA E CONTRIBUTIVA e’ del 69%, vale a dire che nella realtà, ogni 100 euro di Reddito, lo stato in un modo o nell’altro si impossessa di 69 euro, e solo 31 vanno a lui.
  • per il Professionista infine la PRESSIONE FISCALE (TTR), TRIBUTARIA E CONTRIBUTIVA e’ del 72%, vale a dire che nella realtà, ogni 100 euro di Reddito, lo stato in un modo o nell’altro si impossessa di 72 euro, e solo 28 vanno a lui.

Se già prima era molto difficile andare avanti , dopo questa emergenza per tanti settori sarà un successo non fallire. Il vero volto di questa brutta storia lo vedremo al termine del blocco dei licenziamenti. Ecco perché i sindacati urlano per la proroga. Visti i vari scostamenti di bilancio già approvati , si impieghino tutte le risorse ancora non utilizzate per abbassare le tasse alle imprese, il costo dell’energia e dei tributi locali. Per quale motivo una busta di rifiuti in un negozio deve costare per 3 volte quella di una abitazione?

Inoltre anziché fare voli pindarici sulla lotta al contante per contrastare l’evasione fiscale o inondare di accertamenti presuntivi, si lascino lavorare in pace le piccole imprese e si utilizzino i vari funzionari dell’Agenzia delle Entrate per contrastare le veri evasioni, quelle che con un clic spostano milioni di euro !

E ci si ricordi delle migliaia di ex partite IVA che vivono ai margini della società , seppellite da una valanga di cartelle esattoriali che non potranno mai onorare e non per DOLO, ma semplicemente perché sono oltre 10 anni che questo Paese in molti settori è in crisi NERA.

Di Lino Ricchiuti (via FB) ma la sottoscrivo appieno e ritengo mio dovere morale sottoscriverla e riproporla anche qua.

Canone Rai verso l’uscita dalla bolletta elettrica perché “onere improprio”: da quando e come si pagherà


Ogni tanto qualche bella notizia!!!!

Il governo si è impegnato con l’Europa a prevedere l’uscita del canone Rai dalla bolletta elettrica: la misura potrebbe essere approvata a breve.

Canone Rai verso l’uscita dalla bolletta elettrica perché “onere improprio”: da quando e come si pagherà (notizia riportata anche da HuffingtonPost Italia , Il Gazzettino, Il Mattino ed altri)

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Poi qualcuno


  · E poi qualcuno si domanda perché in Italia la gente è costretta ad evadere le tasse. Con appena 40k euro (lordi) di reddito lo Stato già ti considera un ricco pollo da spennare. In USA la stessa aliquota la applicano a chi guadagna dieci volte di più.

Fonte: Massimo Saviotti 4 h