Lümbard, Lombardia

I pè in dò scarp


La linguistica italiana vorrebbe tenere il piede in due scarpe…

Da Impariamo la lingua lombarda

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Bel Paese di merda, Lombardia

Ho un lapis…


Ho un lapis: in che anno hanno votato gli americani per l’indipendenza dalla Gran Bretagna ?

I Lombardi e i Veneti il 22 ottobre 2017 voteranno per chiedere più autonomia.

Nell’ipotesi che la maggioranza dica sì, sono praticamente certo che l’italico stato NON concederà un arazzo di nulla.

Perché i parassiti statali devono spremere l’asino Lombardo ed il ciuco Veneto

Vi ricordano nulla poster come questi?

Paga e taci elettore somaro!

Poi vorrei ricordare che quella americana fu una rivoluzione e poi una guerra, dal 1776 e durata fino al 1783.

Lombardi e Veneti non vogliono entrare in guerra con altri popoli.Lasciateci liberi!

Bel Paese di merda, Lombardia

Il prossimo 22 ottobre


Da Marco Bassani:

Articoletto che pubblicherò mañana e vi riassumo solo perché le moltitudini mi hanno chiesto cosa ne penso del referendum del 22 ottobre.

Il prossimo 22 ottobre le due più importanti regioni italiane – quelle, tanto per intenderci, che la borsa la riempiono – hanno deciso di indire una consultazione popolare per chiedere ai propri cittadini se vogliono intraprendere un percorso di “autonomia”, nell’ambito dell’attuale regionalismo italiano, regolato dal Titolo V della Costituzione.

Apparentemente il referendum del 22 ottobre potrebbe sembrare davvero fuori tempo massimo, retaggio di una stagione politica passata e spazzata via dai venti centralisti che infuriano sull’Italia da quasi un decennio e che tendono addirittura ad attribuire alle Regioni la crisi dei conti pubblici.
Se qualcuno poi vuole collegare la “questione settentrionale” a un partito politico che la aveva utilizzata per un paio di stagioni e che ora è ben rientrato nell’alveo nazionalista, potrebbe sembrare davvero una cosa superata. Ma non è così: l’aumento costante del debito pubblico, il declino economico inarrestabile, lo sfascio della classe dirigente, il nulla di fatto politico che si succede ormai da quattro lustri, pongono la questione delle aree produttive – sia essa la bandiera di una forza politica o meno – di fatto al centro del dibattito.
Il problema è ovviamente politica, ma non strettamente partitica (anche se invero vi potrebbe essere una larvata contestazione di Maroni e Zaia nei confronti della deriva nazionalista italiana di Salvini). Infatti, perché Lombardia e Veneto si sono mosse insieme? Ossia, che cosa caratterizza oggi gli abitanti di queste regioni? La consapevolezza di essere non solo la parte più produttiva del Paese, ma anche la più danneggiata dagli attuali assetti istituzionali.

Gli storici un giorno, per far comprendere le ragioni profonde della “disunità” italiana odierna, partiranno dal 2006. Allora un referendum popolare nazionale su una riforma che nell’immaginario collettivo del Paese era in senso federalista fu approvata da Lombardia e Veneto e osteggiata da ogni altra regione. È stato un segnale inequivocabile: lombardi e veneti non vi potete in alcun modo affrancare da un sistema nel quale voi avete il compito di provvedere a tutto l’assistenzialismo fornito da questo Paese.

Il Mezzogiorno che si rifiuta di non essere assistito è allora ilcuore del “problema Italia”, ma per un motivo soprattutto culturale. Le classi dirigenti meridionali continuano a riporre le proprie speranze in quelle stesse politiche stataliste che hanno reso la loro terra l’area più depressa d’Europa.

Essere statalisti nel Sud appare però perfettamente razionale, almeno sul breve periodo. Per ogni euro di spesa pubblica sul loro territorio i contribuenti lombardi pagano 2,45 euro, mentre calabresi e molisani dovranno sborsare pochi centesimi (27) per garantirsi le stesse prestazioni da parte dello Stato.

Insomma, quello che la Lombardia e il Veneto stanno facendo è apparentemente molto poco, si sostanzia in una domanda del tipo: “Volete voi che ci muoviamo davvero per vedere se attraverso il Titolo V si può forzare l’orizzonte che oggi appare ineluttabile della nostra schiavitù fiscale?”.
E tuttavia, come ben sanno gli abitanti di questo sventurato paese, la politica è tutto fuorché concretezza. La politica è fatta di immagini, parole d’ordine, segnali, problemi sbandierati, percezioni. Sia in positivo, sia in negativo. Qualora la partecipazione popolare fosse bassissima, qualora il risultato non fosse quello auspicato il centralismo romano getterebbe calce viva su qualunque aspirazione delle popolazioni lombarde e venete all’autogoverno. Per questo è davvero fondamentale rispondere in modo chiaro e cristallino, fornendo la forza dei numeri a una domanda politicamente debole. Per tenere viva una fiammella nell’attesa che la partita sulla Lombardia e il Veneto si apra davvero.

Bel Paese di merda, La pianura che non deve essere nominata, Lombardia

Nordexit – Switzerland Institute in Venice


Promettente questo Switzerland Institute in Venice come in questo:

Nordexit – Switzerland Institute in Venice

Mi riprometto di seguirlo… sembra decisamente affine al mio modo di intendere le cose. Molto, molto affine.

Non è affatto un caso se, il prossimo 22 ottobre, le regioni in cui si terrà un referendum sull’autonomia sono il Veneto e la Lombardia. Si tratta infatti delle due realtà in cui la Lega secessionista prese sempre più voti, in cui nel 2006 la devolution fu approvata dalla maggioranza dei votanti (e in nessuna altra regione si ebbe questo esito), in cui ancora oggi è più forte il desiderio di segnare le distanze da Roma. La stessa Lega è nata proprio sull’asse lombardo-veneto: prima come Liga Veneta e poi, in un secondo tempo, come Lega Lombarda.

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Brianzolo - Milanese, L'ignoranza è una brutta bestia, La pianura che non deve essere nominata, Lümbard, Mappe (del tesoro)

Languages of Italy – YouTube


Questo lo DOVETE guardare. All’inizio – e lo sottolinea! – dice esplicitamente che la cosiddetta lingua italica è in realtà il dialetto fiorentino.

Quasi quasi me lo sbobino. E per non sbagliare me lo son salvato in local