Pubblicato in: Le tasse sono una cosa bellissima, Volti di guano

Cinque contro due


Stando a Gioele di tempaesta di cervelli, L’accorpamento dei Tg Rai sarebbe un modo furbesco ed “antidemocratico” di lotta agli sprechi. Già, perché secondo lui 5 giornalisti ad intervistare Renzi potrebbero servire per avere cinque versioni diverse dell’evento no?

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Cinque contro due


Stando a Gioele di tempaesta di cervelli, L’accorpamento dei Tg Rai sarebbe un modo furbesco ed “antidemocratico” di lotta agli sprechi. Già, perché secondo lui 5 giornalisti ad intervistare Renzi potrebbero servire per avere cinque versioni diverse dell’evento no? Scrive:

In poche parole Gubitosi non è il più grande esperto italiano di giornalismoe quindi non può comprendere che 5 giornalisti…

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Una domanda: “Cosa ci facciamo noi Lombardi a fare in Italia?”

Non solo vigili. Sprechi e privilegi degli statali romani

da L’intraprendente.

Scrivere in questi giorni dei privilegi dei dipendenti pubblici del Comune di Roma è quasi straniante. Un assordante rumore di fondo nell’eco divigili una strage che ha tolto la vita a 12 (do-di-ci) uomini che non andavano a lavorare in Iraq, Siria o in un’altra zona di guerra bensì nel centro di Parigi.

Eppure scrivere degli statali dell’Urbe è anche un modo per tornare a quella diversamente assurda normalità che permea l’Italia. Quella in cui alcune categorie di lavoratori, con la difesa dei sindacati, vengono avvantaggiate a scapito di tutte le altre che pagano le tasse. Quella in cui sembra normali che ad alcuni tocchino dei benefit che in altri contesti (e in altri Paesi) susciterebbero l’immediata ilarità generale.

Parliamo della prassi del salario accessorio fatto di piccoli, odiosi, privilegi che sommati possono contare fino a 500 euro al mese. Fra le voci più divertenti troviamo i due euro dati ad ogni impiegato capitolino per strisciare il badge giornaliere (40 euro in tutto), l’indennità aggiuntiva per il lavoro pomeridiano anche se contenuto entro le sette ore e 12 minuti al giorno (36 ore a settimana, quattro in meno dei normali contratti nel settore privato), e i 20-40 euro come indennizzo per la presunta pericolosità dell’uso del pc. Computer che – a quanto riporta La Stampa – buona buona fetta dei dipendenti neppure usava.

E che dire dell’indennità data alle maestre dell’Urbe per i colloqui con i genitori, l’affissione degli avvisi nelle bacheche scolastiche e l’indennità di reperibilità nonostante le scuole abbiano gli stessi orari da sempre. Per i vigili invece un’indennità di servizio esterno (come se stare all’addiaccio per un vigile fosse strano), 20 euro al mese per lavare la divisa e orario notturno a partire dalle…ore 16 del pomeriggio.

Insomma ce n’è per tutti i gusti. Peccato ci sia voluto uno scossone come quello dei 767 vigili rimasti a casa la notte di Capodanno per accorgersene. Altrimenti si sarebbe andati avanti senza neppure guardarsi attorno.

Non solo vigili. Sprechi e privilegi degli statali romani

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Non solo vigili. Sprechi e privilegi degli statali romani


Non solo vigili. Sprechi e privilegi degli statali romani

Una domanda: “Cosa ci facciamo noi Lombardi a fare in Italia?”

Non solo vigili. Sprechi e privilegi degli statali romani
da L’intraprendente.
di

Scrivere in questi giorni dei privilegi dei dipendenti pubblici del Comune di Roma è quasi straniante. Un assordante rumore di fondo nell’eco divigiliuna strage che ha tolto la vita a 12 (do-di-ci) uomini che non andavano a lavorare in Iraq,…

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Pubblicato in: La rete evanescente, Stipendi di giada

Vaporose reminiscenze di giada


I miei quattro lettori si saranno accorti che ho cominciato a riproporre-ribloggare-citare numerosi pezzi di altri, perpetrando il mio vizio di farmi copie locali di tutto per contrastare l’evanescenza della rete.

Oggi ne ho avuta l’ennesima prova: discutendo con un conoscente degli astronomici ed intoccabili stipendi dei dirigenti pubblici, roba da far sentire dei pezzenti i massimi dirigenti statali europei ed americani mi sovveniva proustianamente lo stilema ascoltato di sfuggita del

Luminoso dirigente dallo stipendio di Giada

che ho scoperto essere un gag del Dottor Frattale, al secolo Walter Fontana… cielo, roba di quindici anni fa, Aldo Grasso ne scriveva nel marzo 1999.

L’avrò visto una volta e mezze e me lo ricordavo più frizzante. Eccolo sul tubo, in attesa che zelanti programmi di protezione ipertrofica del diritto d’autore lo rimuovano:

Dicevo, cercandolo grazie alle prodezze della grande G mi sono imbattuto in questo indirizzo su faccia-libro https://it-it.facebook.com/note.php?note_id=205981939459464 il quale a sua volta riprendeva questo diario http://diksa53a.blogspot.com/2011/08/i-nababbi-dellagenzia-del-demanio.html . Già mi fregavo le mani credendo di aver trovato una fonte di interessanti riflessioni. Ci ho trovato questa laconica nota:

Presto questo blog potrebbe cessare le pubblicazioni.  Le motivazioni QUI Anzi: Ha cessato le pubblicazioni perché non vale la pena perdere tempo inutilmente.

Vabbè grazie, potevi almeno lasciarlo il resto dei contenuti. A buona memoria per non dover sempre fare affidamento ai superpoteri di archive.org vi ripropongo la notizia qua:

I NABABBI DELL’AGENZIA DEL DEMANIO Dirigenti con super stipendi da 300mila euro

15 agosto 2011 alle ore 15.22

Auto di lusso e mensa riservata a 7,50 euro

Li chiamano i magnifici 6 facendo il verso al titolo di un famoso western anni Sessanta, I magnifici 7, con Steve McQueen e Charles Bronson. Li chiamano così non perché sono valorosi e audaci come gli eroi del film, ma per via dei tanti benefici extralusso di cui godono. Sono i

6 direttori centrali del Demanio, alti papaveri dello Stato trattati non con i guanti bianchi, ma qualcosa di più, dal ministero del Tesoro, cioè da Giulio Tremonti. Lo stesso Tremonti che sta chiedendo lacrime e sangue agli italiani. I loro nomi sono sconosciuti ai più, eccoli: Carlo Bertagna, vice direttore, Paolo Maranca, capo dell’area operativa, Antonio Ronza, direttore delle risorse umane, Edoardo Maggini, direttore della pianificazione, Bruno Finmanò, responsabile degli affari finanziari, Marco Cima, direttore finanziario. Sopra ai 6 c’è un settimo, il direttore Maurizio Prato, un manager nominato proprio alcuni giorni fa anche presidente e amministratore del Poligrafico dello Stato, che però nella nomenklatura pubblica è un caso a sé. Secondo le versioni ufficiali, il suo incarico al Demanio sarebbe addirittura a costo zero per le casse pubbliche, cioè svolto in “spirito di servizio”, come si diceva un tempo.

A differenza dei loro pari grado delle altre agenzie fiscali, che pure non sono lasciati nell’indigenza come il poverello d’Assisi, i 6 del Demanio godono di stipendi che gli altri si sognano, gratifiche, gettoni di presenza, premi annuali, mensa riservata e a “prezzo politico”, cioè a pochi spiccioli, auto di lusso sempre a disposizione. Macchinone belle grandi con un leasing rinnovato proprio alcune settimane fa, Audi, Bmw e Volvo di grossa cilindrata e così ingombranti che per farle agevolmente entrare nel garage della sede, al numero 38 di piazza Barberini a Roma, all’inizio di luglio hanno dovuto chiamare i muratori per allargare l’ingresso. E nonostante il cortile della rimessa sia tutto per loro, non basta, perché secondo quanto risulta a fonti interne e qualificate, quando i 6 sono fuori dall’ufficio e si beccano una multa, magari per divieto di sosta, non devono sobbarcarsi la fatica di sbrigare la faccenda da soli.

A quel punto in soccorso arriva l’ufficio risorse umane che prende in carica la pratica. Per le auto dei 6, del resto, il Demanio paga pure premurosamente quegli invidiabili permessi comunali con il contrassegno “X” che consentono di percorrere le strade del centro a traffico limitato. Costo: un po’ meno di 600 euro l’uno. Insomma,i magnifici 6 sono una minicasta incistata nella casta. Un drappello di Paperoncini statali che ha attirato l’attenzione anche di un senatore della Lega nord, Piergiorgio Stiffoni, il quale ha rivolto un’interrogazione piuttosto ruvida al ministro Tremonti e ora parlando con Il Fatto Quotidiano invoca il classico “Basta!”. Secondo Stiffoni ai 6 vengono regalati perfino i bonus benzina. Il più alto in grado, Bertagna , è al Demanio da 10 anni e si sente così a suo agio, ben pagato e coccolato, che quando un po’ di tempo fa gli hanno proposto di diventare amministrare delegato di Sviluppo turismo, cioè un salto di carriera, ha rifiutato perché gli offrivano “solo220mila euro. Tutti quanti veleggiano con stipendi intorno ai 300mila euro all’anno, quasi un terzo in più dei pari grado delle altre agenzie fiscali. Che infatti li vedono come il fumo negli occhi. Per non parlare dei giovani quadri, bloccati nella carriera e fermi al palo di stipendi che non arrivano ai 60mila euro.

A disposizione i 6 hanno anche una foresteria riservata con tavolo in cristallo, al quinto piano del palazzo e una stupenda terrazza completa di gazebo per il relax dopo i pasti. I cibi sono forniti da una cucina annessa che secondo alcuni non avrebbe i necessari permessi di legge. Il costo del pranzo è da fast food: 7 euro e 50. Tutti e 6 fanno anche parte del Comitato di gestione e a ogni riunione ritirano un gettone di presenza. E in più alla fine dell’anno incassano un premio speciale, altri 50mila euro, per aver fatto il lavoro previsto, cioè per aver rispettato il contratto di servizio con il Tesoro. La fortuna dei 6 si chiama Elisabetta Spitz, la ex moglie di Marco Follini, lanciata da Gianni Letta al vertice del Demanio come direttrice. Fu lei a volere nel 2005 i 6 direttori e fu lei, che incassava uno stipendio di oltre 500mila euro, a volerli ricoprire d’oro e di benefit. Quando nel 2008 alla Spitz succedette Prato, sembra che quest’ultimo abbia timidamente tentato di interrompere la fiera. Ma Letta disse no e Prato si adeguò.

Daniele Martini ed Elisabetta Reguitti

Fonte: Il Fatto Quotidiano

La ricopio a solo scopo didascalico, per contrastare l’eccessiva evanescenza della rete – è un mio pallino, oramai l’avrete capito – e per inagurare una specie di rubrica: mandarini dallo stipendio di giada.

O burocrati dallo stipendio di giada.

O alti papaveri dallo stipendio di giada.

Oppure semplicemente manager (pubblici) dallo stipendio di giada.

L’elenco è maledettamente facile da fare e continua coi dirigenti di Bankitalia e via discorrendo.

 

 

Pubblicato in: Citazioni, Facce da gluteo

Il più grande evasore: trenta miliardi!


Il più grande evasore dell’intero universo si è auto-denunziato!

Questa mefitica organizzazione criminale, che affama le vecchie e picchia i bambini rubando loro la merenda finalmente è venuta allo scoperto!

Chi sarebbe questo grande evasore, questo criminale, questo essere immondo che ha evaso per anni cifre stratosferiche, nell’ordine delle  decine di miliardi di Euro? Qual’è il nome di questa organizzazione mafiosa, che la Spectre gli fa un baffo?

Lo Stato Italiano.banda-bassotti

Lo Stato Italiano è l’evasore più grande!

Per la precisione ha evaso qualcosa come trenta miliardi di Euro di contributi.

Lo Stato, sì, davvero, lo stato italiano! Sì, lo stesso che se non versi le tasse in anticipo scatena i mastini di Equitalia e ti pignora anche la nonna!

Per la serie fate quello che vi impongo ma non quello che faccio.

La notizia l’ho letta su Il Fatto Quotidiano. E molti di voi non l’avranno letta: stando infatti alla grande G – cui auguro di rimanere sempre benevola che da un grande potere derivano grandi responsabilità – la notizia è stata pubblicata su 17 testate:

  1. Libero,
  2. il Giornale dell’Umbria
  3. Il Giornale
  4. Bergamo News
  5. Il Velino
  6. SuperMoney News
  7. Business Online
  8. SuperMoney News
  9. Italia oggi
  10. Rinascita

Oltre alla terribile scoperta – a Mountain View non sanno più contare! – noto una cosa che sicuramente avrete notato anche voi: dov’è l’articolo di Repubblica, dov’è l’articolo del Corriere della Serva, dov’è il pezzo del Il Sole 24 ore? Con l’esclusione di Libero e de Il Giornale non ci sono i grossi giornali. Ok, alcuni di voi diranno che Libero ed Il Giornale non sono giornali, ma tant’è.

Amisci miei, cosa significa questo? Lungi da me voler fare il complottista questa non tanto velata forma di censura può essere stata ordinata da politici, poteri forti, poteri obesi, alieni, rettiliani eccetera oppure potrebbe essere una forma di auto-censura attuata dai direttori dei grandi giornali.

La scusa sarebbe di non provocare disordini e tensioni sociali mentre temo che il motivo più pregno sia il solito: dindi, danaros, danne, money, soldi. I soldi che lo stato passa a questi media sovvenzionati e pachidermici. Media pachidermici che come RCS hanno bisogno di quei contributi per non morire.

Probabilmente la realtà è un sano miscuglio di queste due pulsioni: i politici fan pressione sulla stampa per non far trapelare questa notizia e la stampa sovvenzionata fa buon gioco per non perdere le sovvenzioni da cui dipendono.

Motivo ulteriore per chiedere la soppressione dei contributi all’editoria e per diffidare terribilmente di tutti i media mainstream.

Ma tralasciamo la dietrologia e torniamo all’evasione. Una simile evasione non si organizza in due ore al bar o con una cena dal commercialista e non si festeggia alle isole Kayman con aragoste e champage; quella è l’evasione da 90 miliardi di Fini, di cui Cainarca parla diffusamente nei suoi interventi radiofonici.

Create questa voragine ha richiesto una organizzazione criminale vanta migliaia di aderenti, sia consci che inconsci, più una pletora di collaborazionisti. Chi sono gli iscritti a questa cosca? Sono tutti gli impiegati statali degli uffici paghe, ovvero le persone che negli anni avrebbero dovuto prendere i soldini dalle casse di comuni, provincie, regioni e ministeri e versarle all’INPS. Decine di migliaia di amministrativi nelle pubbliche amministrazioni che non hanno compiuto il loro dovere. E i dirigenti che dovevano controllare l’operato degli impiegati dov’erano? Erano forse loro, su pressioni dei politici amministratori ad ordinare di non pagare. Tanto cane non mangia cane.

Ma gli impiegati pubblici sono pur sempre pubblici ufficiali. Ed il pubblico ufficiale non è un comune cittadino: ha il dovere di denunziare i crimini che vede commessi. E se il suo dirigente gli ordinava di non versare i contributi doveva denunciarlo alla magistratura.

Dove sono le migliaia di denunzie dei solerti ed onesti dipendenti pubblici? Forse non sono solerti. Di sicuro non sono onesti.

Quindi mie care maestre, quando non riceverete la pensione andate ad incazzarvi con la vostra amica amministrativa che non vi ha versato i contributi e non prendetevela col malvagjio politico. La casta siete voi dipendenti pubblici che non avete fatto il vostro dovere che era nella peggiore delle ipotesi denunciare alla magistratura.

Ed i magistrati dall’azione penale obbligatoria?

E la corte dei conti?

Ma soprattutto in quale razzo di dimensione parallela hanno vissuto i dirigenti dell’INPDAP per tutti questi anni? Dov’erano quando c’era da riscuotere i contributi inevasi? Come potete notare questa voragine è stata provocata dalla somma di innumerevoli e persistenti omissioni, inadempienze, connivenze, scambi di favori.

Non sarebbe avvenuta se l’INPDAP fosse stato un ente indipendente. Sarebbe andato a battere cassa e a chiedere gli espropri alle amministrazioni statali morose.

E perché non lo fa ora con il suo braccio armato? Perché ora che è stata trapiantata dentro all’INPS come un bubbone canceroso non ricorre allo sceriffo di Nottingham ovvero Equitalia? Eppure l’INPS possiede il 49% di Equitalia.

Il commento di Leonardo Nessuno “Pensioni molto facili” illustra molto bene questa infinita catena di favoritismi:

Due leggi molto particolari consentono poi ai sindacalisti di farsi un’ottima pensione. A costo bassissimo per il sindacato, ma a costo elevato per le casse dell’Inps.

La prima leggina risale al 1974 e prende il nome da Giovanni Mosca, deputato socialista, in precedenza leader della Cgil.

Una semplice dichiarazione del rappresentante nazionale del sindacato o del partito (la norma riguardava anche i partiti politici) ha permesso di riscattare, al costo dei soli contributi figurativi, interi decenni di attività, a partire dagli anni Cinquanta.

Di proroga in proroga (l’ultima è scaduta nel 1980), alla fine la leggina che doveva sanare poche centinaia di casi è servita a quasi 40mila lavoratori (o presunti tali) di sindacati e partiti.
Tra loro: Armando Cossutta, Achille Occhetto, Giorgio Napolitano, Sergio D’Antoni, Pietro Larizza, Franco Marini, Ottaviano Del Turco, la scomparsa Nilde Iotti. Pci e Cgil in prima fila: 8mila i funzionari regolarizzati dal partito comunista, 10mila quelli sanati dal sindacato “cugino”. Costo complessivo per l’Inps: attorno ai 10 miliardi di euro.
Nessuno a sinistra gridò allo scandalo. Neanche dopo, quando le inchieste della magistratura portarono alla luce, tanto per dire, casi di funzionari che avevano dichiarato di aver iniziato a lavorare sin dalla tenera età di cinque anni.

Un’altra leggina, stavolta voluta dall’Ulivo (decreto n. 564 del 16 settembre 1996), firmata dall’allora ministro del Lavoro Tiziano Treu, vicino alla Cisl, prevede che i sindacalisti in aspettativa possano godere di un ulteriore versamento da parte del sindacato, che si va a sommare ai normali contributi figurativi a carico dell’Inps. Garantendo così, di fatto, una pensione doppia. Identico privilegio è previsto per i sindacalisti distaccati. Questo regime speciale oggi è concesso a circa 1.800 sindacalisti, dei quali ben 1.300 fanno capo alla Cgil.

Purtroppo le vittime di questo schema piramidale la pagheranno molto salata; le vittime sono tutti i dipendenti pubblici che non erano nel settore paghe e contributi, ma anche i cittadini tutti perché per l’ennesima volta gli stessi autori di questo ladrocinio cercheranno di mungere il cittadino.

Sempre che non si ribelli.

Da ultimo lasciatemi notare che il nostro eroe, il Mastrapasquamastrapasqua ha una faccia da gluteo di elefante. Come si fa a dire che la società che stai amministrando perde soldi ed è destinata a chiudere bottega nel giro di 3 anni quando tu prendi un milione duecentomila euri di stipendio

Dimmeglo, dai, Mastrapasqua faccia da gluteo.

Pubblicato in: Citazioni

Le ridicole riduzioni.


Leggo su Google+ quelli del SEL tutti bagnati per l’eccitazione: Boldrini e Grasso si riducono stipendio del 30% “In Parlamento si lavorerà 5 giorni su 7” – Repubblica.it »

Cazzate.
In realtà han solo annunciato che cercheranno di trovare un modo di ridurre del 30%

Grazie. Da 13mila a 9mila. POVERININI.
Ipocriti.

Portatevi lo stipendio chessò al doppio di un metalmeccanico, a cifre di  1800-2000€ al mese al posto di novemila-euro-netti-al-mese poi ne riparliamo.

Incredibilmente – e ne sono ben contento – ci sono persino persone con qualche neurone ancora funzionante che leggono quel giornale di partito che è Repubblica:

Che magnifici eroi!!! Ben il 30% di uno stipendio da supermanager, davvero un atto di democrazia. Pero a me non la vendete, la vostra moto usata. E indubbio che il M5S ha aperto il cammino, adesso è troppo facile e demagogico saltare sul carro con riduzioni ridicole, che verranno osannate da stampa & televisione di regime come l’atto supremo, lasciando nell’oblio di alcuni italioti chi sono i veri rivoluzionari del sistema compensi.
maziociccio17 minuti fa
 ….
Forse Danilo Castellano lei non lo sa ma i suoi parlamentari inclusa diaria e rimborsi vari prendono 2500 euro in meno degli altri, cioè 11.000 contro 13.500. Non è poi tutto sto gran sacrificio. Alla fin fine sti puri non sono poi così puri. Perciò fossi in lei non scaglierei tante pietre.
Pubblicato in: Citazioni, Confronti - comparisons, Italiano

Ignoranza esponenziale


Correlazione risultati INVALSI 2012 - promossi alla prima fase del concorsone (Fonte: elaborazione dati Miur)
Correlazione risultati INVALSI 2012 – promossi alla prima fase del concorsone (Fonte: elaborazione dati Miur)
Ho trovato questo grafico illuminate nell’articolo odierno di e «Ma il concorsone giova agli studenti?»

Evviva!

Finalmente i dati oggettivi, incontrovertibili cominciano a circolare. A cosa serve il valore legale del titolo di studio con risultati come questi? Solo a garantire la possibilità a stupidi, ignobili parassiti di perpetrare la loro specie, instupidendo i giovani che disgraziatamente

l grafico qui sopra mette in relazione la percentuale di aspiranti insegnanti al liceo promossi su partecipanti al concorsone per l’assegnazione di 11.542 cattedre del 17-18 dicembre scorso (asse verticale) e il punteggio medio ottenuto dagli studenti nelle prove Invalsi 2012 (asse orizzontale) per i test della scuola secondaria di II grado* nelle diverse regioni italiane.

Quante volte voi Lombardi vi siete sentiti insultare da persone emigrate dal Regno delle Due Sicilie che tronfi e boriosi sostenevano di essere venuti a portare la cultura a noi ignoranti polentoni? Bah, forse 40-50 anni fa i dati erano differenti. Certo che di quella fantomatica cultura resta proprio poco.

Eccola la grande cultura del Regno delle Due Sicilie! È lì che si tollera l’ignorante a tutti i livelli ed i risultati si vedono. È in Sicilia, Campania, Puglia, Sardegna dove i parassiti sono tollerati.

Non solo, questi parassiti hanno succhiato via le energie e le capacità della parte sana di quei popoli e chi ha potuto ha preso altri lidi. Perché professori ignoranti allevano cittadini sempre più ignoranti in una spirale esponenziale di cretineria in cui si seleziona scientemente l’incapace, lo stupido e si umilia l’intelligente.

Ci son due modi per ridurre la diseguaglianza: peggiorare i migliori o migliorare i peggiori.

Aumentare la mobilità non serve per migliorare i peggiori. I peggiori devono avere un incentivo a farlo. Un incentivo che faccia loro paura. Ergo i dirigenti devono poter scegliere i loro professori – certo con criteri oggettivi – ma soprattutto gli studenti ed i loro genitori devono poter scegliere la scuola in base ai punteggi dell’Invalsi che devono essere pubblicati scuola per scuola. Non esistono regioni “sfortunate”.
Il preside deve poter cacciare il professore ignorante, quello che produce studenti con risultati INVALSI inferiori ad una prestazione minima.Altro che assumificio. Altro che posto fisso. I migliori devono essere premiati ed i peggiori devono essere puniti, cacciati, licenziati.
Pubblicato in: Confronti - comparisons, Italiano

I³: Isterici, Incompetenti, Ignoranti


Finalmente: il test preselettivo del concorsone scuola finalmente screma via un po’ di ignoranti che procedevano per pura anzianità nelle Maestri e professori asinigraduatorie anche se semi-analfabenti.

Ho ascoltato tra il divertito e l’ivasato su Radio 24 il solito ignorante che difende i suoi simili sostenere che il test non misura la preparazione. Cazzate. Le modalità d’esame erano note da tempo. Un professionista aveva tutto il tempo per prepararsi a dovere. Perché se lo fai di professione e lo vuoi fare bene devi esserne un professionista. E la prima regola di un professionista, di ogni professionista, in ogni campo è non smettere mai di imparare, di continuare ad investire in formazione ed auto-formazione. Qualcuno la chiama cultura, qualcuno la chiama tenere sveglia la mente.

50 quesiti in 50 minuti, a risposta chiusa (4 risposte)… oh poverini, che prova tremenda peggiore delle 12 fatiche di Asterix!

Ringraziamo Profumo! Ogni tanto fa davvero l’interesse dei cittadini. Perché fa bene, anzi benissimo a fare selezione così. Così le cariatidi semi-analfabete andranno a zappare la terra. O a fare il cassiere al supermercato. O a pulire i cessi. Perché anche se hanno passato un concorso decina d’anni fa hanno commesso un errore esiziale. Hanno spento il cervello. E chi ci dice che non abbiano avuto “un aiutino” nel concorso del 1999? Magari era truccato. Era fatto da persone, con regole applicate da persone.

E come al solito la maggioranza delle candidature (il 51,3%) arriva dall’ex-regno delle due sicilie (il sud) mentre dalla Gallia Cisalpina il 29%, dal Granducato di Toscana e dallo Stato della Chiesa assai meno; dalla sola Campania vengono ben 56.773 candidati. Come al solito hanno scambiato la scuola per un assumificio. Ed ora scoprono che scandalo, scandalo, ai concorsi devono bocciare! Oddio era ora.

Ecco la prova che terrorizza i professori terronizzati: su oltre 320mila candidati per 11500 posti il 34% passa le preselezioni. Toscani (45,7%), piemontesi (43,4%), liguri (41,2%) e lombardi (40,4%) sono i più preparati.Ahahah mi ride anche il culo, perché la matematica non è un’opinione, vuol dire che nelle altre regioni – in certe altre regioni – è stata una strage. Tutti gli ignoranti semi-analfabeti che in tutti questi decenni hanno flagellato la scuola di questi sciagurato paese per uno straccio di volta cominciano finalmente ad essere falcidiati da una prova oggettiva, selettiva. E chissenefrega se quelli del sindacato si lamentano. Vuol dire che la prova è stata fatta bene per una volta. Bocciano professori che insegnano da un bel pezzo? Son professori che fanno danni perché non sanno usare il cervello: lo hanno spento dopo aver passato il concorso, quello del 1999. Oppure non lo avevano o non gli serviva perché avevano le raccomandazioni.Il 34,1% ha passato il test, con alcune regioni cisalpine (“del nord”) oltre il 40%, e risultati molto più deludenti nell’ex regno delle due sicilie (“al sud”) fra il 20% e il 27%. Il capo dipartimento del ministero Giovanni Biondi si aspettava aspettava un risultato globale del 30%; quando impietosamente Maria Piera Ceci di Radio 24 gli ha chiesto  “Come mai erano meno preparati nelle regioni del sud? Cosa è successo?” ha risposto evasivamente negando l’evidenza “… non è che i candidati al sud siano meno preparati; questo è vero perché molti candidati al sud poi si sono trasferiti a fare le prove al nord perché avevano più possibilità per numero di cattedre”.  Buon senso o di ineludibile buonismo filo-meridionalista?  Anche se quello che sostengono il giornalista ed il burocrate del ministero fosse vero, cioè che la maggior affluenza nell’ex regno dei Borbone potrebbe aver abbassato la percentuale dei promossi e che magari molti candidati sudditi dei Borbone son venuti nelle terre dell’Impero Austro-Ungarico per la maggore disponibilità di cattedre, questo non cambia di uno iota il risultato, ovvero che – come al solito – nel regno dei Borbone si stà scientemente allevando e selezionando generazioni sempre più ignoranti, sempre più stupide.

Sull’edizione dal Regno delle Due Sicilie leggiamo poi che

Da alcuni candidati, tuttavia, è stata rilevata una presenza «maggiore» di quiz di logica e informatica rispetto a prove di comprensione del testo. «Questa prova – ha detto un insegnante che oggi si sottopone al concorso – è una vergogna perchè non valuta le attitudini dei docenti, ma è una prova a tempo».

Piagnoni, ma quale vergogna! Certo che è una prova a tempo! Certo che prevalgono la logica e l’informatica. Siamo nel ven-tu-ne-si-mo secolo. Quelle sono le competenze oggi richieste, anche agli insegnanti di lingue. L’ultima generazione ad usare penna e calamaio è ormai tramontata da un pezzo e voi che vi bullate di inutili competenze di fiorentino (ostinatamente chiamato italiano) non si rendono conto di vivere nel secolo sbagliato.

Poi Francesco Andreacci si scandalizza assai leggendo«Lettera ai miei allievi: oggi hanno bocciato il maestro! »

non si può giocare in questo modo meschino e volgare, con la dignità delle persone..dove sta la meritocrazia?  una serie di quiz da sottoporre a chi già ha titoli e carriera.. da rinchiuderli dentro uno stadio e lasciarli uscire quando ne resta solo uno, così giusto per rendergli pan per focaccia

Questa è meritocrazia: non riesce a rispondere a delle semplici domande a risposta chiusa. Ci sono moltissimi più bravi di lui che meritano più di lui di fare il maestro. Criminale è chi gli ha dato la possibilità d’insegnare senza verificarne le.capacità . Per 10mila posti si sono presentati in oltre 300mila. Ovvero per la cattedra che temporaneamente era di  quel maestro ci sono circa trenta persone. Siamo davvero sicuri che lui fosse davvero il più preparato? Trenta, non tre. Statisticamente è molto probabile che ci sia un aspirante più capace di lui. E infatti lui l’han trombato, altri quindici no.

I maestri non lavorato 17 ore al giorno. Le procedure di esame erano note. Era noto perfino l’elenco delle domande, come in scuola guida.
Aveva quindi tutto le possibilità per prepararsi adeguatamente.
Lui è risultato sotto la sufficienza e molti altri erano più preparati di lui. A questi, ai migliori spetta l’onore e l’onere di insegnare alle nuove generazioni. Perché si meritano il meglio.
Mi ripeto, è questa la meritocrazia tanto invocata. Solo che fa male agli incompententi, agli imboscati, a chi si è seduto sugli allori. È il regime dei precari e dei fuori ruolo ad essere un’aberrazione abnorme, non questo concorso.

Come al solito poi gli imboscati e gli incompetenti hanno schiere di paladini che li difendono eccoli, eccoli i trombati che si ribbbellanno e subito trovano l’Anief (Associazione nazionale insegnanti ed educatori in formazione) che corre loro in soccorso sostenendo che 35 su 50 non è in linea coi 6/10 previsti dal Decreto Legislativo 297/94. E chissenefrega! Per le giovani vogliamo il meglio oppure la sufficienza? Certo che vogliamo il meglio.

Capacità, esperienze, volontà, passione per i parassiti non contano nulla.

Fortunatamente non sono il solo a pensarla così; Patrizio Romano Dell’Anna (su G+) ci azzecca davvero:

  • se insegni geografia (a questo punto il dubbio è d’obbligo)
  • se pubblichi una lamentela su un quotidiano nazionale
  • se porti come esempio una domanda estremamente semplice risolvibile con la logica o con la geografia

allora te la canti e te la suoni DA SOLO e ti sta bene. Come me anche  Matteo Zangrandi:

dopo aver preso l’abilitazione nel 99 ora non sono più idoneo“. Eh no ciccio, in un mondo in cui si evolve e ci si deve sempre aggiornare per stare al passo coi tempi il 99 era quasi preistoria. I bimbi ora a scuola hanno il tablet e sanno usare le mail…

Ed anche simona uguccioni si unisce al nostro coro:

Una cultura di base é IMHO un pre-requisito all’insegnamento , cosi come le capacità logico-matematiche. Puoi anche eccellere in pedagogia, ma se tu non sai a grandi linee i fusi orari sarebbe meglio scegliere un altro mestiere.

No, seriamente, quell’uomo comunque ha avuto ciò che si merita.Per come ha buttato giù l’articolo sembra il classico vezzo tutto tronfio che è finalmente caduto dal suo piedistallo.Forse aveva le competenze per insegnare nel’99, ma a distanza di 13 anni parecchie cose son cambiate.Evidentemente lui non lo ha capito.

Bene, bene. Ci sono ancora persone sane di mente. E questa volta son riuscite ad assestare un bel colpo agli ignoranti parassiti.

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Malatini


Se vi capitasse di leggere «I lavoratori che si ammalano più spesso? I calabresi » sono sicuro che rimarreste di stucco: sorpresa la maglia nera per le assenze dal lavoro in Europa sono i paesi scandinavi e non la Calabria.

Doppia sorpresa: nel pubblico ci si ammala meno.

I dati oggettivi vanno riportati anche e soprattutto quando vanno contro il pensiero dominante. Anche se in questo caso la sorpresa è solo apparente.

Dobbiamo infatti tenere anche in conto (ne ho già scritto brevemente su Google+) che la percentuale di popolazione attiva nei paesi scandinavi è enormemente più alta mentre in italì la popolazione non attiva si occupa di cose che costringono lo svedese a stare a casa.

Come opote vedere qui il grafico di Eurostat sul tasso di occupazione

differenza non è assolutamente trascurabile: si passa da oltre 75% dei paesi scandinavi a meno del 60% della Magna Grecia. La differenza è ancora più marcata se andiamo a vedere il tasso di occupazione femminile da cui possiamo evincere che mentre nei paesi scandinavi il tasso di occupazione è sostanzialmente uguale fra maschi e femmine nella Magna Grecia al contrario le donne sono molto meno occupate nel mondo del lavoro: mentre in Norvegia oltre il 70% delle donne lavora, in Calabria lo fa meno del 40%.

Idem con patate per il dipendente pubblico che lavora assai meno dell’equivalente privato: non mi venite a dire il contrario per l’amor di Dio che non ho mai visto un carpentiere bresciano bergamasco o rumeno lavorare meno di 10 ore al giorno, sabati compresi, ovvero 55-60 la settimana mentre voi statali fate molto spesso meno delle 40 orette che vi spetterebbero: per esempio all’INPS c’è un tasso di presenza dell’81% il che vuol dire 32 ore la settimana. Lassèm pert.

Ed ai cari sudditi dei Borbone vorrei ricordarvi che questa radicale differenza nel tasso di occupazione fra Norvegia, Svezia e Calabria altera sensibilmente il contesto: voi sudditi dei Borbone potete fare affidamento su un’ampia rete di familiari che non lavora (o non trova lavoro) e che possono prendersi carico di tutte quelle situazioni che obbligano la norvegese e lo svedese a stare a casa dal lavoro.

Vi sentite insultati? Orbene non dovreste, son dati oggettivi. Sono differenti modelli di società.

Ora lasciatemi partire per la tangente per un paio di minuti: sapete un iper-Monti cosa direbbe? Direbbe occhio croce così:

Tutta queste rete di asili occulti, badanti occulte, case di riposo occulte non sono una ricchezza della vostra società ma sono tutte attività in nero che evadono il fisco e che debbono essere schiacciati col pugno di ferro. Questo è vero anche se non c’è esborso economico perché per lo stato una mancata spesa è assimilabile ad un pagamento in nero. Non pagate le tasse, brutti evasori!

OVVIAMENTE questa affermazione è un delirio! Tenetevi stretta questa rete sociale, perché è quella che vi sta tenendo a galla in questo periodaccio.

Una cosa però ci accomuna: le tasse. Ma se in Svezia le tasse alte sono usate proficuamente per permettere alle persone di assentarsi di più dal lavoro, le nostre tasse a cosa c@$$0 servono???

Monti, l’evasione fiscale è legittima difesa da uno stato oppressore.

Caro calabrese, campano e pugliese, lo stato opprime anche te e ti droga con un’eccesso di dipendenti pubblici: digli di smettere