Pubblicato in: Le tasse sono una cosa bellissima, Volti di guano

Cinque contro due


Stando a Gioele di tempaesta di cervelli, L’accorpamento dei Tg Rai sarebbe un modo furbesco ed “antidemocratico” di lotta agli sprechi. Già, perché secondo lui 5 giornalisti ad intervistare Renzi potrebbero servire per avere cinque versioni diverse dell’evento no?

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Cinque contro due


Stando a Gioele di tempaesta di cervelli, L’accorpamento dei Tg Rai sarebbe un modo furbesco ed “antidemocratico” di lotta agli sprechi. Già, perché secondo lui 5 giornalisti ad intervistare Renzi potrebbero servire per avere cinque versioni diverse dell’evento no? Scrive:

In poche parole Gubitosi non è il più grande esperto italiano di giornalismoe quindi non può comprendere che 5 giornalisti…

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Pubblicato in: Citazioni, Confronti - comparisons, Germania, Tedesco

Io li ho visti: inefficienti e spreconi


Spesso, troppo spesso, in Italia facciamo molto piu’ di loro , con mezzi inferiori.

La Germani è efficiente? Di sicuro per pararsi il didietro sovradimensionano tutto e tanto. I loro sprechi non li vediamo perchè avvengono sotto forma di inutili sovradimensionamenti del sistema, ma sono ugualmente costosi, se non di piu’. Ma i costi non li pagano loro.

Col tempo mi sono convinto che la loro economia sia, a giudicare da quanto vedo, condannata a predare risorse al di fuori delle loro nazioni. Tutta la loro esistenza e’ un continuo spreco di risorse.

Sprecano risorse quando incapaci di dimensionamenti corretti, per non sbagliare sovradimensionano le cose. Sprecano risorse quando anziche’ cooperare si massacrano in una continua faida di invidie, che chiamano “competizione”. Sprecano risorse quando perdono tempo a coalizzarsi in cordate per cacciare chiunque non sia cittadino tedesco.

Negli scorsi anni vi è chi è emigrato per unirsi a questo modo di essere diversamente efficienti. Che funziona fintanto che ci sono popolazioni vicine da spolpare grazie alla moneta comune che rende artificiosamente vantaggiose le merci tedesche.

Sicuramente nel sistema tedesco c’era spazio per emigrare e unirsi al banchetto. Fintanto che avranno nazioni nell’unione monetaria da spolpare, tutto andra’ bene. Prima hanno spolpato la Germania Est, poi la Grecia, poi in misura minore la Spagna e l’Italia. Ora iniziano cn la Francia. Che avranno le loro colpe e le loro mancanze, ma non sono tutte e sole le fonti delle loro sciagure.

Chi è emigrato in Germania pensa di essere finito in un posto che funziona meglio perchè lo merita. Il sistema tedesco non funziona meglio perchè i tedeschi sono più bravi e se lo meritano. Certo cretini non sono, ma il motivo principale del loro successo è che funzionano meglio perchè sono maledettamente sovradimensionati, sprecando risorse. E lo possono fare perchè i capitali nel mercato unico fluiscono copiosi dalle zone periferiche al sicuro cuore tedesco così che finanziarsi a loro non costa nulla. In pratica sono efficienti usando i tuoi soldi.

Ora a qualcuno queste note sembreranno “già viste e lette”. Certo. Mi sono ispirato ad “Io li ho visti” che ho riesumato su  “Niente stronzate”, ovvero all’opinione che un certo mutante emiliano di mia conoscenza si era fatto dei tedeschi, vivendo e lavorando in Germania, prima che si sentisse tedesco Inutile dire che cinque anni dopo ha cambiato completamente idea: e quegli stessi sprechi e sovradimensionamenti ora sono diventati pubbliche teutoniche virtù:

uno stupido ponticello-passerella nella campagna tra D-Gerresheim e Erkrath, serve a superare una ferrovia locale. Non ci passano auto, ma solo pedoni e biciclette, ed e’ largo un metro e mezzo. Guardate i dimensionamenti.
Ora è certo e sicuro che sovradimensionare sia buono e giusto. Sovradimensionare è uno spreco solo quando lo fa un non tedesco.
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Le italiche “inesistenti” patrimoniali


Renzi "Un impegno concreto: più tasse per tutti!"
Un impegno concreto: più tasse per tutti!

Voglio riproporre qui un articolo trovato altrove, giusto per zittire gli isterici sinistri che vanno pretendendo una patrimoniale ad ogni piè sospinto.

Cari i miei saccenti ed ignoranti farlocconi, gustate e leggete l’elenco delle patrimoniali che già gravano sugli idioti sudditi dello sDado italico:

  1. Imposta di registro e sostitutiva;
  2. Imposte di bollo;
  3. Imposta ipotecaria;
  4. Diritti catastali;
  5. ICI/IMU;
  6. Bollo auto;
  7. Canoni su telecomunicazioni e RAI TV;
  8. Imposta sulle transazioni finanziarie;
  9. Imposta sul patrimonio netto delle imprese;
  10. Imposta su secretazione dei capitali scudati;
  11. Imposte sulle successioni e donazioni;
  12. Imposta straordinaria sugli immobili;
  13. Imposta straordinaria sui depositi;
  14. Imposta sui beni di lusso.

Ed alle sinistre anime belle cui piace fare i generosi coi soldi degli altri (che sarebbero i cittadini che producono ricchezza lavorando) e che ciònonostante questo elenco volessero ostinatamente perdurare nel richiedere tale patrimoniale la CGIA di Mestre ricorda che nel 2013 lo sceriffo di Nottingham ha rastrellato grazie a questa imposte patrimoniali  ben 41,5 miliardi di euro dagli italici sudditi.

E la situazione per l’anno in corso è destinata a peggiorare ulteriormente. Per i sudditi, ovviamente. Con la Tasi ritorneremo attorno ai 44 miliardi di euro. Orsù con cotali servizi è na gijuoia!

+400% dal 1990! Questa sì che è crescita!

A farne la parte del leone sono Imu (20,2 miliardi di euro nel 2013) imposta di bollo (6,6 miliardi), bollo auto (5,9 miliardi) ed imposta di registro (4,3 miliardi), che raggranellano quasi il 90% del denaro spremuto a cittadini ed alle loro imprese.

Nel solo 2012 le patrimoniali han fatto un balzo di oltre il 46%!

Pubblicato in: La rete evanescente, Stipendi di giada

Vaporose reminiscenze di giada


I miei quattro lettori si saranno accorti che ho cominciato a riproporre-ribloggare-citare numerosi pezzi di altri, perpetrando il mio vizio di farmi copie locali di tutto per contrastare l’evanescenza della rete.

Oggi ne ho avuta l’ennesima prova: discutendo con un conoscente degli astronomici ed intoccabili stipendi dei dirigenti pubblici, roba da far sentire dei pezzenti i massimi dirigenti statali europei ed americani mi sovveniva proustianamente lo stilema ascoltato di sfuggita del

Luminoso dirigente dallo stipendio di Giada

che ho scoperto essere un gag del Dottor Frattale, al secolo Walter Fontana… cielo, roba di quindici anni fa, Aldo Grasso ne scriveva nel marzo 1999.

L’avrò visto una volta e mezze e me lo ricordavo più frizzante. Eccolo sul tubo, in attesa che zelanti programmi di protezione ipertrofica del diritto d’autore lo rimuovano:

Dicevo, cercandolo grazie alle prodezze della grande G mi sono imbattuto in questo indirizzo su faccia-libro https://it-it.facebook.com/note.php?note_id=205981939459464 il quale a sua volta riprendeva questo diario http://diksa53a.blogspot.com/2011/08/i-nababbi-dellagenzia-del-demanio.html . Già mi fregavo le mani credendo di aver trovato una fonte di interessanti riflessioni. Ci ho trovato questa laconica nota:

Presto questo blog potrebbe cessare le pubblicazioni.  Le motivazioni QUI Anzi: Ha cessato le pubblicazioni perché non vale la pena perdere tempo inutilmente.

Vabbè grazie, potevi almeno lasciarlo il resto dei contenuti. A buona memoria per non dover sempre fare affidamento ai superpoteri di archive.org vi ripropongo la notizia qua:

I NABABBI DELL’AGENZIA DEL DEMANIO Dirigenti con super stipendi da 300mila euro

15 agosto 2011 alle ore 15.22

Auto di lusso e mensa riservata a 7,50 euro

Li chiamano i magnifici 6 facendo il verso al titolo di un famoso western anni Sessanta, I magnifici 7, con Steve McQueen e Charles Bronson. Li chiamano così non perché sono valorosi e audaci come gli eroi del film, ma per via dei tanti benefici extralusso di cui godono. Sono i

6 direttori centrali del Demanio, alti papaveri dello Stato trattati non con i guanti bianchi, ma qualcosa di più, dal ministero del Tesoro, cioè da Giulio Tremonti. Lo stesso Tremonti che sta chiedendo lacrime e sangue agli italiani. I loro nomi sono sconosciuti ai più, eccoli: Carlo Bertagna, vice direttore, Paolo Maranca, capo dell’area operativa, Antonio Ronza, direttore delle risorse umane, Edoardo Maggini, direttore della pianificazione, Bruno Finmanò, responsabile degli affari finanziari, Marco Cima, direttore finanziario. Sopra ai 6 c’è un settimo, il direttore Maurizio Prato, un manager nominato proprio alcuni giorni fa anche presidente e amministratore del Poligrafico dello Stato, che però nella nomenklatura pubblica è un caso a sé. Secondo le versioni ufficiali, il suo incarico al Demanio sarebbe addirittura a costo zero per le casse pubbliche, cioè svolto in “spirito di servizio”, come si diceva un tempo.

A differenza dei loro pari grado delle altre agenzie fiscali, che pure non sono lasciati nell’indigenza come il poverello d’Assisi, i 6 del Demanio godono di stipendi che gli altri si sognano, gratifiche, gettoni di presenza, premi annuali, mensa riservata e a “prezzo politico”, cioè a pochi spiccioli, auto di lusso sempre a disposizione. Macchinone belle grandi con un leasing rinnovato proprio alcune settimane fa, Audi, Bmw e Volvo di grossa cilindrata e così ingombranti che per farle agevolmente entrare nel garage della sede, al numero 38 di piazza Barberini a Roma, all’inizio di luglio hanno dovuto chiamare i muratori per allargare l’ingresso. E nonostante il cortile della rimessa sia tutto per loro, non basta, perché secondo quanto risulta a fonti interne e qualificate, quando i 6 sono fuori dall’ufficio e si beccano una multa, magari per divieto di sosta, non devono sobbarcarsi la fatica di sbrigare la faccenda da soli.

A quel punto in soccorso arriva l’ufficio risorse umane che prende in carica la pratica. Per le auto dei 6, del resto, il Demanio paga pure premurosamente quegli invidiabili permessi comunali con il contrassegno “X” che consentono di percorrere le strade del centro a traffico limitato. Costo: un po’ meno di 600 euro l’uno. Insomma,i magnifici 6 sono una minicasta incistata nella casta. Un drappello di Paperoncini statali che ha attirato l’attenzione anche di un senatore della Lega nord, Piergiorgio Stiffoni, il quale ha rivolto un’interrogazione piuttosto ruvida al ministro Tremonti e ora parlando con Il Fatto Quotidiano invoca il classico “Basta!”. Secondo Stiffoni ai 6 vengono regalati perfino i bonus benzina. Il più alto in grado, Bertagna , è al Demanio da 10 anni e si sente così a suo agio, ben pagato e coccolato, che quando un po’ di tempo fa gli hanno proposto di diventare amministrare delegato di Sviluppo turismo, cioè un salto di carriera, ha rifiutato perché gli offrivano “solo220mila euro. Tutti quanti veleggiano con stipendi intorno ai 300mila euro all’anno, quasi un terzo in più dei pari grado delle altre agenzie fiscali. Che infatti li vedono come il fumo negli occhi. Per non parlare dei giovani quadri, bloccati nella carriera e fermi al palo di stipendi che non arrivano ai 60mila euro.

A disposizione i 6 hanno anche una foresteria riservata con tavolo in cristallo, al quinto piano del palazzo e una stupenda terrazza completa di gazebo per il relax dopo i pasti. I cibi sono forniti da una cucina annessa che secondo alcuni non avrebbe i necessari permessi di legge. Il costo del pranzo è da fast food: 7 euro e 50. Tutti e 6 fanno anche parte del Comitato di gestione e a ogni riunione ritirano un gettone di presenza. E in più alla fine dell’anno incassano un premio speciale, altri 50mila euro, per aver fatto il lavoro previsto, cioè per aver rispettato il contratto di servizio con il Tesoro. La fortuna dei 6 si chiama Elisabetta Spitz, la ex moglie di Marco Follini, lanciata da Gianni Letta al vertice del Demanio come direttrice. Fu lei a volere nel 2005 i 6 direttori e fu lei, che incassava uno stipendio di oltre 500mila euro, a volerli ricoprire d’oro e di benefit. Quando nel 2008 alla Spitz succedette Prato, sembra che quest’ultimo abbia timidamente tentato di interrompere la fiera. Ma Letta disse no e Prato si adeguò.

Daniele Martini ed Elisabetta Reguitti

Fonte: Il Fatto Quotidiano

La ricopio a solo scopo didascalico, per contrastare l’eccessiva evanescenza della rete – è un mio pallino, oramai l’avrete capito – e per inagurare una specie di rubrica: mandarini dallo stipendio di giada.

O burocrati dallo stipendio di giada.

O alti papaveri dallo stipendio di giada.

Oppure semplicemente manager (pubblici) dallo stipendio di giada.

L’elenco è maledettamente facile da fare e continua coi dirigenti di Bankitalia e via discorrendo.

 

 

Pubblicato in: Citazioni

Qualcosa da cui difendersi


Oggi leggendo L’Indipendenza ho trovato questo bel pezzo di Roberto Gorini «Uno Stato da cui difendersi» che vi ripropongo qua assieme ad alcune mie note:

Qual è la funzione fondamentale di uno Stato?leviatanoThomas Hobbes, il filosofo britannico che nel 1651 scrisse il libro “Leviatano” parlando appunto di Stato, ne da un’idea piuttosto precisa che andrebbe riletta. Sostanzialmente sostiene che i cittadini rinunciano a una parte della propria libertà per delegare autorità a un soggetto comune che garantisce protezione e pace nelle relazioni. Hobbes parlava di sudditi e monarca, ma con i dovuti distinguo per la diversa epoca e il limite della sintesi, la definizione sembra opportuna anche per i nostri tempi.

Ma cos’è oggi lo Stato ?

  • E’ un sistema che non paga, o paga molto lentamente ,i propri cittadini quando ne chiede un servizio.
  • E’ un sistema che spende continuamente più soldi di quello che raccoglie, pur chiedendo tantissimo.
  • E’ un sistema che non restituisce le tasse pagate in eccesso.
  • E’ un sistema che si indebita illimitatamente in nome e per conto dei propri rappresentati, dando come garanzia collaterale le tasse future, per generazioni.
  • E’ un sistema che preleva arbitrariamente la ricchezza dei propri cittadini in caso di bisogno, senza nessun rispetto per la proprietà privata.
  • E’ un sistema che per inefficienza chiede in pagamento sanzioni già pagate bloccando i beni del (non) debitore.
  • E’ un sistema che chiede sempre più autorizzazioni per permettere ai cittadini di lavorare (burocrazia).
  • E’ un sistema che non garantisce la certezza del diritto nelle relazioni tra i propri cittadini.

Quindi in definitiva se è vera la prima definizione, si può definire ancora Stato ?

Più o meno consapevolmente i cittadini sentono che questo sistema non funziona più, perché questo Stato non è un qualcosa con cui difendersi, ma è un qualcosa da cui difendersi.

Il passaggio originale di Hobbes è questo:

«Io autorizzo e cedo il mio diritto di governare me stesso a quest’uomo o a questa assemblea di uomini, a questa condizione, che tu gli ceda il tuo diritto, e autorizzi tutte le sue azioni in maniera simile. Fatto ciò, la moltitudine così unita in una persona viene chiamata uno stato, in latino civitas. Questa è la generazione di quel grande Leviatano o piuttosto – per parlare con più riverenza – di quel Dio mortale, al quale noi dobbiamo, sotto il Dio immortale, la nostra pace e la nostra difesa…»

Thomas Hobbes, Leviatano p. 167

Ma per quale motivo Hobbes Bene è arrivato il momento di riprendersi il diritto di (auto)governarsi. Che è ben diverso dal fantasma dell’anarchia che i sostenitori degli stati-nazione centralistici ogni qual volta si cerca di ridurre lo strapotere

Da un grande potere derivano grandi responsabilità

Ben Parker al nipote Peter alias l’Uomo Ragno
Appunto lo Stato col suo grande potere, con tutti i suoi servitori ha dimostrato di non essere in grado di adempiere alle responsabilità che si è preso o che noi gli abbiamo dato o concesso. Forse i tempi son cambiati, son cambiate le situazioni ma soprattutto il Leviatano è ammalato;  un cancro micidiale lo ammorba; e questo cancro sono i suoi inefficienti ed autoreferenziali burocati che si assurgono a dei.

Analizziamo una per una i sintomi dello stato malato:

Spende continuamente più soldi di quello che raccoglie, pur chiedendo tantissimo.

In situazioni normali chi paga vuole innanzitutto sapere prima quanto pagherà e per che cosa. Invece possiamo solo mettere una crocetta e delegare. Come diceva il buon Gaber questa non è libertà. Perché può permettersi di dilapidare così le risorse che prende dai cittadini? Perché pretende anche di avere il privilegio essere monopolista in moltissimi campi: istruzione, sanità, pensioni, sicurezza, difesa, giustizia. Ora non tutti i campi possono essere aperti a più operatori, pensate agli ultimi tre punti – forze di polizia , esercito, magistratura. Ma è i primi tre, e specialmente sanità e pensioni che si concentrano le maggiori spese ed anche i maggiori sprechi.

Non restituisce le tasse pagate in eccesso.

Ma soprattutto com’è possibile arrivare all’assurdo di pagare troppe tasse? Perché come nella storia del lasciapassare A38 di Asterix le gerarchie burocratiche cercano di perpetrare sè stesse producendo regolamenti sempre più cavillosi, complicazioni assurde ed inutili che rendano impossibile pagare in modo corretto le tasse.

Guardando ai precedenti c’è un qualche speranza: c’è chi sostiete che la caduta dell’Impero Romano sia stata causata prima da un inefficiente allocazione di risorse (troppo esercito) che ha provocatoun eccesso di tasse prima e l’incapacità di riscuoterle poi.

Il sonno del buon senso genera mostri burocratici.

Si indebita illimitatamente in nome e per conto dei propri rappresentati, dando come garanzia collaterale le tasse future, per generazioni.

Ora fortunatamente non tutti sono fessi e il terribile spread è lì a ricordarcelo. Ed il fantomatico mercato che calcola questo spread non è composto da mefistofelici spiriti ma da persone che in ultima analisi anche se sono dei cocainomani megalomani sanno ancora

Preleva arbitrariamente la ricchezza dei propri cittadini in caso di bisogno, senza nessun rispetto per la proprietà privata.

Arbitrariamente IMU? Chi ha detto IMU? Il comodo esproprio in comode rate trentennali.

E’ un sistema che chiede sempre più autorizzazioni per permettere ai cittadini di lavorare (burocrazia).

Ricorda di chiedere il lasciapassare A39 al posto dell’A38. Poi inventati un numero di circolare a caso ed il gioco è fatto….

Non garantisce la certezza del diritto nelle relazioni tra i propri cittadini.

Questo accade per molti motivi; mi sembra che uno dei principali sia che la magistratura è stata infiltrata per decenni da chi aveva interesse a prendere il potere per via più o meno lecita (chi ha detto rivoluzione proletaria?); quindi ci ritroviamo una magistrura piena di personaggi che invece di voler amministrare la giustizia in nome e per conto dei cittadini sovrani si ritiene una specie di razza eletta che deve paternalisticamente guidare le masse volutamente tenute ignoranti. Nel far ciò bramano sopra ogni cosa di abbattere con ogni mezzo lecito e illecito il nemico, il Goldstein di turno. E nel far ciò dissipano risorse che si potevano proficuamente usare in altro modo. E non mi riferisco solo al cavaliere di Arcore. Ci sono molti oscuri magistrati che nutruno un odio viscerale ed un malcelato disprezzo per tutti coloro che cercano di costruire qualcosa in modo indipendente, liberi dai lacci e dai lacciuoli del Leviatano che hanno eletto a loro dio. Divinità di cui loro si sentono parte.

«Chi sei tu, lurido cittadino, per infastidire un divino burocrate come ME?» Questi pensieri mi sembra di leggere negli occhi di certi magistrati.

Pubblicato in: Italiano

Il welfare lombardo: efficace ed efficiente


Quando ho iniziato a scrivere questo pezzo – quasi due mesi fa – l’avevo intitolato “La sanità: non pubblica o privata ma buona (e lombarda)”; al contrario di altri che sembrano riuscire a scrivere quello che pensano in modo diretto e veloce io ci rimugino sopra, spesso per molto tempo.

Mi ero imbattuto quasi per caso in Sicko, il film documentario diretto da Michael Moore. Non l’ho visto tutto ma quello che ho visto mi è bastato per farmi sentire orgoglioso della sanità del mio paese, la Lombardia, la cui buona sanità cura bene ed apparentemente gratis lombardi, meridionali ed immigrati ed è pure (lievemente) in attivo, ovvero praticamente è un’attività che non genera debito.

Mi sono convinto che la buona sanità non sia nè pubblica nè privata, ma è semplicemente fatta da persone competenti e motivate.

La sanità diventa pessima quando perde di vista il suo obiettivo.

Lo scopo di un sistema sanitario è la salute delle persone.

Avendo sotto gli occhi gli sprechi e gli sperperi delle sanità assai più costose e grandemente inefficienti di altri paesi come la Puglia, la Calabria ed il Lazio mi sono stupito di sentire nel documentario di Moore lamentele simili e fenomeni di malasanità analoghi riguardo al sistema sanitario statunitense.

Il problema che accomuna tutti questi pessimi e malfunzionanti sistemi sanitari sia che hanno perso di vista il loro scopo originale: la salute delle persone; cosa c’entra il profitto di altri con la mia salute?

Una qualsiasi organizzazione se perde di vista il suo scopo primario allora inevitabilmente degenera.

Nella sanità statunitense è palese che lo scopo sia il profitto degli azionisti delle compagnie di assicurazione. Antempongono il profitto alla salute. Più subdolo è il meccanismo che trasforma la sanità di molte regioni – spesso nella Magna Grecia – in mostri vampireschi e tentacolari.

Le 20 sanità regionali son piene di ottimi medici; purtroppo chi è imboscato non viene cacciato, chi lavora bene non può essere premiato a sufficienza e soprattutto gli amministratori che buttano i soldi nel cesso o sui conti dei loro amici non pagano, ‘sti stronzi.

I dati sulla spesa sanitaria regione per regione sono facilmente reperibili (su salute.gov.it). L’Istat ci fornisce graziosamente delle sintesi su cui ragionare; la sanità in Gallia Cisalpina+Magna Grecia costa mediamente meno che altrove: la spesa sanitaria annua pro-capite è stata nel 2007 poco più di 2mila US$; la Francia ne spende 2.844, la Germania 2.758 e il Regno Unito 2.446. Sappiamo bene che quello italiano è uno stato fortemente disomogeneo: la sanità è la più cara è quella “laziale” (centro-italia) 1.787 euro; la Magna Grecia spende mediamente di meno 1.679€ ma a prezzo di grossi buchi nei bilanci sanitari.

La classifica delle sanità sprecone parrebbe a macchia di leopardo: Marche  (1.601 euro), Lombardia (1.633 euro) e Sardegna (1.634) sono le più virtuose, Bolzano spende di più con 2.139 euro, il Molise 1.947 euro, il Lazio 1.925 euro. Tenete però bene a mente che il Lazio ha un buco sanitario miliardario ed anche qualle  molisana sfora di brutto.

Infatti troviamo sul sito della Camera dei Deputati i disavanzi sanitari regionali: Lazio, Campania, Sicilia,  Liguria,  Sardegna, Abruzzo, Molise, Calabria, Piemonte e Puglia hanno dovuto predisporre i piani di rientro e Lazio, Abruzzo, Molise, Campania e Calabria, sono state commissariate.

Bravi i medici Molisani! La sanità più cara e contemporanemente dissestata. Spreconi! E tu Vendola, la tua bella Puglia ha i conti messi così male da doverti commissariare.

Tanto poi si butta tutto nel calderone romano ed il coglione lombardo paga. Come sempre. È anche ora di finirla. Molisani e laziali si devono pagare i loro dissesti dopo aver cacciato quei deficenti di amministratori. Sì deficenti. Perchè deficente vuol dire “che manca di qualcosa” ovvero mancanti di capacità amministrativa.

Le assicurazioni sanitarie non devono essere organizzazioni a scopo di lucro. Il loro scopo è la salute degli assicurati. E come potrebbe essere privata una organizzazione del genere? Le aziende private devono remunerare l’investimento dei loro soci.

In una assicurazione sanitaria i soci sono gli assistiti e la remunerazione dell’investimento è la loro salute. Ovvero ottengono dei benefici che non sono denaro.

Certo è necessario un meccanismo di controllo e verifica di efficacia ed efficienze; stabilire un livello di servizio (SLA). Inutile parlare solo di quanto costa. Bisogna sapere cosa offri. E questo è un compito squisitamente pubblico, che attiene alla sfera del bene comune. Per questo ispezioni e controlli devono rimanere in capo alla organizzazione che oggi chiamiamo “Stato”.

Perchè si può sempre migliorare; anche la sanità lombarda ha i suoi parassiti e i suoi furbi. Sono solo di meno e meno virulenti grazie a medici e primari di buona volontà che come il primario di un reparto ostetricia-ginecologia qui in Brianza, un napoletano verace che gestisce il reparto con pugno di ferro. Ma il reparto funziona BE-NIS-SI-MO.

Secondo l’ultima ricerca dell’OMS, risalente al 2000, l’Italia aveva il secondo sistema sanitario migliore del mondo in termini di efficienza di spesa e accesso alle cure pubbliche per i cittadini, dopo la Francia. Forse erano andati in Lombardia. Di sicuro non in Lazio o in Calabria.

Sarebbe così semplice: la sanità pugliese è in deficit? L’assicurazione sanitaria dei pugliesi aumenta di 500-600€/anno a testa. Mi piacerebbe vedere l’affetto dei pugliesi per il loro caro Vendola se succedesse una cosa del genere.

Qualche pirla l’aveva anche fatta passare una legge del genere. Si chiamava federalismo fiscale. Il meccanismo si chiamava “costi standard”. Ora grazie a signori come Fini, come Bersani e Berlusconi ci ritroviamo a pagare come sempre gli sperperi fatti da altri.

Pubblicato in: Inglese, Silent columnt

Regional parassitism


Statistics is a science made of data and numbers that seldom require comments. In this column, the comments will be spontaneous, comparing tables and images.

This is an English translations of data published in “Parassitismo regionale, ecco l’elenco e tutti i numeri” by the online newspaper L’Indipendenza picked from those publicly available and plotted on the geographical map of italian peninsula.  A table show the data by region or by province, another attributes them to homogeneous areas for culture and traditions:  padan plain, Etruria (Toscana, Umbria e Marche), Lazio, Southern Italy,  Sicily and Sardinia. Brief comments are reserved only in case of apparent anomalies.

The parasitism rate, ie the ratio of “discretionary” public spending over GDP
Source: Contabilità nazionale liberale, Luca Ricolfi, 2010
Tasso di parassitismo
Lombardia

14,7%

Veneto

16,5%

Emilia-Romagna

16,7%

Piemonte

19,1%

Toscana

20,8%

Marche

21,4%

Liguria

23,5%

Friuli-Trieste

23,7%

Lazio

26,2%

Trentino-SudTirolo

26,8%

Umbria

27,6%

Abruzzo

29,1%

Puglia

35,5%

Valdaosta

37,2%

Campania

37,6%

Molise

39,0%

Basilicata

39,0%

Sardegna

39,5%

Calabria

41,7%

Sicilia

44,5%

Padan plain

18,1%

Etruria (ToscanaUmbria e Marche)

23,1%

Southern Italy

36,6%

Italy

28,7%

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Pubblicato in: Inglese, Silent columnt

Squanderer municipalities: ranking by region


Statistics is a science made of data and numbers that seldom require comments. In this column, the comments will be spontaneous, comparing tables and images.

This is an English translations of data published in “I Comuni spreconi: ecco la classifica regione per regione” by the online newspaper L’Indipendenza picked from those publicly available and plotted on the geographical map of italian peninsula.  A table show the data by region or by province, another attributes them to homogeneous areas for culture and traditions:  padan plain, Etruria (Toscana, Umbria e Marche), Lazio, Southern Italy,  Sicily and Sardinia. Brief comments are reserved only in case of apparent anomalies.

Squanderer municipalities

Municipalities with fiscal capacity below 70% of national average and expenses 30% above the national average

Sources: Centro Studi Sintesi  on 2011 data from Ministero DellInterno

Number of squanderer municipalities Percentage of municipalities in the Region
Valdaosta

0

0,00

Veneto

1

0,17

Emilia-Romagna

1

0,28

Toscana

1

0,34

Friuli-Trieste

1

0,46

Lombardia

8

0,52

Trentino-SudTirolo

2

0,60

Piemonte

21

1,74

Umbria

2

2,17

Lazio

12

3,17

Campania

19

3,45

Marche

9

3,76

Puglia

12

4,65

Liguria

11

4,68

Calabria

28

6,84

Abruzzo

22

7,21

Basilicata

10

7,63

Molise

28

20,59

Sicilia

106

27,18

Sardegna

152

40,31

Padan plain

45

0,99

Etruria (ToscanaUmbria e Marche)

12

1,94

Southern Italy

119

6,65

Italy

446

5,51

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