I dipendenti pagano il 66% circa di tasse


Luca Maria Blasi ha recentemente condiviso ed io condivido appieno

TORNIAMO ALLA CARICA E CHIEDIAMO CON FORZA L’ABOLIZIONE DEL SOSTITUTO D’IMPOSTA!

Ha raccontato Antonio Martino in un articolo su LiberoMercato di alcuni anni fa : “le ritenute effettuate dal datore di lavoro vennero introdotte negli Stati Uniti durante la seconda guerra mondiale per rendere più agevole il prelievo fiscale in quel momento eccezionale.

La proposta fu di Milton Friedman e la moglie Rose non gliel’ha mai perdonata, convinta che se avesse agevolato il prelievo avrebbe avuto anche conseguenze molto negative da altri punti di vista.

In questo caso mi trovo d’accordo più con Rose che con Milton. Il sistema delle trattenute, infatti, che trasforma il datore di lavoro in un esattore di imposte non pagato, ha l’enorme inconveniente di nascondere l’entità del tributo a suo carico al contribuente effettivo.

Per il datore non fa differenza versare l’intera somma al lavoratore oppure in parte a lui e in parte allo Stato; a pagare le imposte, quindi, è sempre il dipendente sia che lo faccia direttamente sia che per suo conto vi provveda il datore di lavoro.

Ma fra le due soluzioni c`è una differenza enorme: se il versamento degli oneri fiscali viene fatto direttamente dal lavoratore, questi sa esattamente quanto paga di imposte.

Se, invece, gli viene corrisposto lo stipendio al netto delle ritenute versate dal datore allo Stato, egli guarderà al suo stipendio netto e non saprà con esattezza quanto versa per il tramite del suo “sostituto d`imposta”.

Per questa ragione proposi che la figura del sostituto d’imposta venisse abolita in modo da accrescere la consapevolezza dei lavoratori dell`entità degli oneri di cui lo Stato li grava. La proposta scandalizzò molti benpensanti, specie a sinistra: ricordo un dibattito con Michele Salvati e Benedetto della Vedova nella sede del Partito Radicale.

Salvati era contrarissimo alla mia proposta sostenendo che avrebbe fatto aumentare l’evasione. Stranamente, anni prima essa aveva avuto il consenso di Valentino Parlato che in un editoriale del Manifesto l’aveva difesa proprio perché a parer suo avrebbe garantito anche ai lavoratori dipendenti il diritto all’evasione! In realtà non si vede perché l’abolizione del sostituto d’imposta dovrebbe favorire l’evasione: se il datore versasse ai suoi dipendenti lo stipendio lordo e comunicasse all’amministrazione finanziaria l’entità dei compensi corrisposti, questa potrebbe recapitare ai lavoratori una bolletta con l`importo delle imposte dovute.

Il sistema di pagamento delle imposte sarebbe simile a quello che usiamo per il telefono, l’energia e l’acqua.

L’abolizione del sostituto d’imposta è una battaglia di civiltà: faceva parte del programma di Forza Italia del 1994, nel 2000 fu oggetto di un referendum di iniziativa radicale ed è meritoria la battaglia dell`imprenditore friulano (l’amico Giorgio Fidenato n.d.r.) che oltre tutto ci ricorda che l’obiezione civica è uno strumento legittimo e utile per promuovere quei cambiamenti che avvantaggiano tutti noi. Se la fiscalità fosse trasparente e i contribuenti consapevoli di quanto sono costretti a pagare, è assai improbabile che accetterebbero senza battere ciglio un prelievo di quasi la metà del loro reddito”.

Dal punto di vista politico, ho già scritto più volte anche qui che l’abolizione del sostituto d’imposta salderebbe il fronte del lavoro contro lo Stato aguzzino, ricomponendo la frattura tra dipendenti e autonomi, creata ad arte dai parassiti che vivono di spesa pubblica in applicazione del principio del divide et impera.
Bisogna ripartire sconfessando l’impostazione data alla questione dalla Corte costituzionale, che non ammise il referendum nel 1995 e nel 2000 perché riguarderebbe una legge tributaria, incappando così nel (discutibilissimo) divieto posto dal secondo comma dell’art. 75 Cost. (sentenza 12 gennaio 1995 n. 11) .
Si può anzitutto obiettare che il D.P.R. 600/73, che istituì la figura del sostituto d’imposta, non sia formalmente una legge tributaria, ma un decreto, delegato in base alla L. delega n. 825/71, il cui art. 10, al comma 2, punto 5) in realtà prevedeva una generica “estensione del sistema di ritenuta alla fonte, con obbligo di rivalsa, in acconto delle imposte sui redditi”, senza individuazione precisa dei soggetti tenuti all’obbligo, la cui platea, indeterminata, fu poi estesa a dismisura. E dunque ipotizzare un eccesso di delega posto in essere dal Governo dell’epoca nel Titolo III del decreto delegato, in particolare nell’individuazione specifica dei soggetti tenuti ad operare una ritenuta d’acconto, non espressamente previsti dalla legge delega; travolgendo così tutto ciò che ne è seguito, a cascata.

Ma anche non volendo aderire a questa interpretazione ardita in punto di diritto, è soprattutto assai dubbio che simili modalità di prelievo, che si risolvono in un semplice metodo di versamento, possano definirsi “legge tributaria” in senso sostanziale, sebbene la sentenza del 1995 parli di “inscindibile connessione” del decreto delegato sull’accertamento con l’imposta sui redditi; dovrebbe infatti essere chiaro che abolire il sostituto d’imposta non comporti in realtà alcuna modifica del gettito atteso.

E’ chiaro, in altri termini, che la battaglia è tutta politica, con il partito parassitario della spesa pubblica schierato compatto contro il mondo produttivo. La Consulta, quindi, non dovrebbe interferire.

Ma non bisogna disperare, e insistere. La goccia scava la roccia, dice il proverbio.

C’è una “piccola” inesattezza. Attualmente il dipendente NON può sapere quante tasse paga – cioè troppe – perché una frazione consistente sono classificate come “contributi a carico del datore di lavoro”. Ma son sempre soldi che servono per pagare il lavoro di una persona, cioè sono il suo salario.

Ne scrissi quanto ho aperto questo blog, nel “lontano” 2012:

Quest’ultimo è praticamente un collegamento alle tabelle dell’ANCE (Associazione Nazionale Costruttori Edili). Vi metto qui una foto della pagina incriminata:

Ora lasciamo stare il capo-squadra. Qualsiasi operaio che sappia manovrare una gru, una pompa, un escavatore una qualsiasi macchina operatrice mi risulta debba essere inquadrato al 4° livello. Facciamo qualche moltiplica, alla maniera delle aziende telefoniche che fatturano ogni 4 settimane:

31,66€/h×8h/gg×5gg/sett×4sett/mese=5065,6€/mese
Cinquemilasesantacinque euro al mese.

Sì, 1714€

Sono il 66% (sessantasei percento) circa di tasse.

Ora qualche altro dipendente ne prende 1800€, qualcun altro 1850€ ma non è che schiodiamo molto da quelle cifre lì.

Urlatele sui tetti queste cose. E già che ci siamo, una comoda immaginetta da condividere per ogni dove:

 

Sostituti degli aguzzini fiscali


Ho finiro di leggere ora “Le balle degli imprenditori italiani” del magnifico Uriel Fanelli.

Tutto bellerrimo. Ora io non vorrei fare il maestrino dalla penna rossa e sicuramente le cifre non sono esattamente quelle ma dalle mie parti 70000€ annui sono 5000-5800 lordi al mese a seconda se conteggi 14 o 12 mensilità … ok sono di più dei 2000 netti in busta che corrispondono a 4800 al mese ma non siamo affatto distanti.

Poi son d’accordissimo con lui: son soldi del dipendente.

Se solo sapesse che son soldi suoi. Spesso parlo del sostituto d’imposta con il mio datore di lavoro e lui sarebbe ben contento di dare tutti i soldi che i dipendenti gli costano direttamente al dipendente lasciandogli anche il “piacere” di versare contributi previdenziali, infortunistici e pensionistici. Si accontenterebbe anche di poter mostrare in busta paga tutti i soldi che il dipendente guadagna ma che vanno direttamente nella pancia degli inefficienti burocrazie come INPS ed INAIL. A moltissimisi cittadini lombardi per esempio piacerebbe poter scegliere come fa Uriel quale assicurazione sanitaria, infortunistica e pensionistica sottoscrivere. Questo però vorrebbe dire togliere l’ottocentesco monopolio detenuto dal suo tanto amato stato-leviatano che opprime lombardi, veneti, emiliani e piemontasi, altro che krankenkasse! Per inciso vedrò di fare un bel post sul bilancio regionalizzato dell’INPS che ce ne sono delle belle da raccontare….

Tornando a noi, la maggior parte dei “sudditi ” di questa repubblica da siparietto neppure sa di guadagnarli, quei soldi .

Mi cita poi il cattivissimo proprietario di Esselunga ma – guarda caso – Caprotti è da un po’ che ha affiancato ai supermercati tradizionali un bel sito di e-commerce. Registrato nell’ottobre 2011. Amazon.com è del 1994, amazon.it del 2008, esselunga.it del 2007. Non vuol dire niente, ma a me pare che Caprotti si sia svegliato tardi, ma che una volta sveglio si sia dato una bella mossa. Poi magari il sito di e-commerce non è bello, magari non sarà due-punto-zero e di sicuro non è efficiente come Amazon – in pratica son dipendenti “normali” che ti fanno la spesa ad un normale punto vendita e te la consegnano quando vuoi tu, però il patron di Esselunga si picca di avere magazzini ed infrastrutture di supporto altamente automatizzate. È talmente sicuro che siano moderne ed efficienti che ha fatto produrre perfino un DVD da un regista “di grido” (per la cronaca Tornatore) per pubblicizzare la cosa.

Boh… forse siamo così fessi che lui può permettersi di spendere soldi che poi fa pagare a noi per bullarsi di essere fico. Evidentemente è davvero sicuro che i suoi concittadini siano un branco di pirla. Forse è una prova del cartello,  una specie di “excusatio non petita accusatio manifesta“.