Il Corano e l’Islam tra fede e fanatismo

Il Corano e l’Islam tra fede e fanatismo

Nota: mi permetto di ricopiare qui l’intera pagina che trovate su http://digilander.libero.it/coranoislam/ per evitare che l’evanescenza della rete unita ad una probabile volontà di censura della verità cancellino questo testo alla fonte.

Conosciamo bene il Corano e l’Islam ? Questo sito offre un piccolo contributo.

Art. 8, 2° comma, della Costituzione italiana:
“Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con l’ordinamento giuridico italiano”.
Islam e Costituzione italiana sono compatibili ?

“Quello che sta accadendo nell’islam oggi deve far suonare qualche campanello per noi europei. Non è detto che il martirio del sangue ci sarà evitato, come abbiamo pensato quando credevamo che la cosa non ci avrebbe riguardato. Credo che dobbiamo prendere questo fenomeno molto sul serio”. (Card. Angelo Scola durante la presentazione del libro di papa Francesco “Questa economia uccide”, Corriere della Sera, 5 febbraio 2015)

 

Curiosità sull’islam – aspetti spesso sconosciuti di questa religione
Cattolicesimo e islam a confronto – spunti di riflessione
Cristianesimo e islam, differenze e analogie – l’analisi del gesuita islamologo padre Samir Khalil Samir

– Chi siamo e perche’ questo sito – versetti del Corano

– Rassegna web: una incredibile serie di articoli vari raccolti in rete

– Morti nel nome di Allah: gli attentati terroristici

– Citazioni – pensieri ed opinioni di persone illustri sul problema islam

– Link

SOMMARIO

LE CAUSE DEL TERRORISMO ISLAMICO
La povertà ? L’arroganza del mondo occidentale ?
Spesso si sente ripetere che sono queste le cause del terrorismo islamico. Ma le cose non stanno esattamente così.

LA DIFFUSIONE DELL’INTEGRALISMO ISLAMICO (aggiornato il 28/3/2015)
Quanto è diffuso l’integralismo islamico ? E’ circoscritto ad una ristretta cerchia di fanatici o è più esteso ?
Le testimonianze che riportiamo dimostrano l’estensione e la gravità dell’integralismo all’interno dell’Islam.

MOSCHEE ED IMAM
Le moschee non sono sempre tranquilli luoghi di preghiera, ma spesso veri e propri centri di indottrinamento politico, istigazione all’odio e addirittura di reclutamento di combattenti.

TESTIMONIANZE TERRORISTE, ESPERIENZE VISSUTE
Un viaggio dell’orrore tra le testimonianze ed esperienze di terroristi e di vittime del terrorismo.

OPINIONI E PUNTI DI VISTA (aggiornato il 22/3/2015)
Autorevoli punti di vista sul mondo islamico.

VARIE
“La libertà nei paesi islamici”, “La Dichiarazione islamica dei diritti dell’uomo”, ecc.
Argomenti vari, ma non meno interessanti.

Chi siamo e perche’ questo sito

Siamo persone che operano nel nome del Vangelo e sono particolarmente devote alla figura di Gesu’. Abbiamo deciso di creare questo (modestissimo !) sito perché siamo piuttosto preoccupati della malainformazione che riguarda l’Islam ed il Corano.

Sempre piu’ spesso si sente ripetere che, in nome della tolleranza, e’ necessario accogliere nel nostro paese anche i precetti dell’Islam, non ostacolando in nessun modo il diffondersi di questa religione, ecc. Sempre piu’ spesso si sente ricordare che il Corano non incita alla violenza o alla guerra santa, e che gli integralisti male interpretano la loro bibbia, distorcendone il significato.
La realta’, purtroppo, e’ un’altra.
Sorvolando sulle migliaia di missionari cristiani che si sono fatti ammazzare e torturare in questi ultimi 2.000 anni per diffondere il cristianesimo, vorremmo fare alcune considerazioni.
Non e’ vero che piu’ si conosce l’Islam e piu’ ci si rende conto della sua innocenza. E’ semmai vero il contrario, ossia piu’ si conosce l’argomento, e piu’ ci si rende conto di quanto siano gravi i problemi dell’integralismo all’interno dei questa religione. Basta approfondire l’argomento e si capisce il perché delle continue stragi che avvengono nel mondo ad opera degli integralisti, delle condanne alla lapidazione effettuate non da terroristi, ma da tribunali legalmente riconosciuti, dell’approvazione delle mamme palestinesi agli atti terroristici suicidi dei propri figli, degli attentati dell’11 settembre 2001, della condanna a morte dello scrittore Sulman Rushdie per i “versetti satanici” (anche questa effettuata non da terroristi, ma dal governo iraniano), ecc.

Quello che noi contestiamo al mondo islamico e’ di non aver mai preso le distanze, in maniera credibile, dai fanatici integralisti. Persino in occasione dei fatti di New York e Washington, quando ci si aspettava una condanna chiara e decisa, i cosiddetti “moderati” non hanno fatto sentire la loro voce. Anzi, quelle poche voci che si sono alzate sono state di plauso per i terroristi.

Per comprendere quanto sia discutibile la visione della vita sociale da parte dell’Islam basta guardare alla posizione delle donne e degli omossessuali in vari paesi musulmani: le une considerate poco sopra il bestiame, gli altri con la prospettiva di finire in carcere o, nelle peggiori delle ipotesi, giustiziati (l’omosessualità è punita con la pena di morte in Mauritania, Arabia Saudita, Emirati Arabi, Yemen, Sudan, Iran, Afghanistan, Nigeria, Somalia. In Pakistan è previsto il carcere a vita). E non ci riferiamo a regimi integralisti come era quello dei talebani afghani, ma bensì a Stati come Egitto, Arabia Saudita, Siria, ecc. In nessun paese a maggioranza musulmana le altre minoranze religiose (cristiani compresi) godono degli elementari diritti di liberta’.

Se analizziamo, poi, alcune statistiche ufficiali, possiamo vedere come il fanatismo islamico sia molto piu’ diffuso di quanto si pensi. In tre paesi musulmani come Turchia, Marocco e Pakistan le persone ostili ai cristiani sono, rispettivamente, il 52%, 73% e 62%. E nei riguardi di Osama BinLaden ? Le opinioni sono favorevoli per il 65% in Pakistan, il 55% in Giordania ed il 45% in Marocco.
Negli USA, invece, duramente colpiti dal terrorismo islamico, le persone ostili ai musulmani sono solo il 30% circa. In Francia e Gran Bretagna le persone favorevoli ai musulmani sono addirittura quasi il 70%. (dati tratti da Tempi.it)

E in Italia c’e’ chi vorrebbe fondare il Partito Islamico Italiano, per richiedere di poter usufruire dell’8 per 1000 in sede di dichiarazione dei redditi. Perché poi creare un partito, quando in Italia vige gia’ la liberta’ di culto ? E questo 8×1000, non e’ che andra’ poi a finanziare gruppi terroristici ? In Italia vi sono piu’ di 400 moschee, quante di queste sono totalmente estranee ad attivita’ di fanatici integralisti ? Chi vorrebbe fondare questo partito, inoltre, tale Adel Smith, e’ noto per le sue battaglie contro i crocefissi nelle scuole e negli ospedali (“quel cadaverino nudo e’ osceno”) e per non ritenere Osama Bin Laden responsabile degli attentati dell’11 settembre 2001. Non c’e’ male come presentazione…

Mentre noi, in nome della tolleranza, accettiamo di buon grado il diffondersi dell’Islam anche a casa nostra, loro, nei paesi arabi, si comportano spesso nel modo opposto, non permettendo ad un cristiano nemmeno di andare in giro con un crocefisso al collo. La tolleranza deve essere da ambo le parti, altrimenti la nostra deve essere chiamata semplice arrendevolezza.
Lo stesso Cardinal Biffi, Arcivescovo di Bologna, lanciò l’allarme sulla crescente “pressione” islamica verso la nostra societa’. Il 30/9/2000 (quindi un anno prima degli attentati dell’11/9/2001, e da allora la situazione e’ solo peggiorata), ad un convegno organizzato dalla Fondazione Migrantes, dichiarò che « Lo Stato dovrebbe consentire ai mussulmani in Italia, sul piano delle istituzioni da autorizzare, solo ciò che nei Paesi mussulmani e’ effettivamente consentito agli altri. […] Lo Stato, se e’ davvero interessato a promuovere le liberta’ umane, faccia laicamente quello che la Chiesa, impegnata dal Vangelo e coerentemente preoccupata della carita’ (“prima ancora” dell’evangelizzazione), non può fare: adottare il “piccolo strumento” della reciprocita’ come pressione dell’Islam. La Chiesa può solo rivolgere appelli alla liberta’ religiosa nei Paesi islamici, ma “chiedere serve a poco”. […] Nella stragrande maggioranza, vengono da noi risoluti a restare estranei alla nostra “umanita’”, individuale e associata, vengono ben decisi a rimanere sostanzialmente “diversi”, in attesa di farci diventare tutti sostanzialmente come loro.»
E se un Cardinale decide di affermare certe cose, ben consapevole del ‘peso’ delle proprie parole, significa che la situazione inizia ad essere veramente preoccupante.

Concetti confermati in data 29/11/05 anche dal Consiglio episcopale permanente nel documento ”Rispettare la vita”, dove si legge una chiara presa di posizione contraria ai matrimoni fra coppie miste islamo-cristiane: ”L’esperienza maturata negli anni recenti -dice la nota della Cei- induce in linea generale a sconsigliare o comunque a non incoraggiare questi matrimoni”. In generale, afferma il documento ”Le coppie miste di cattolici e musulmani che intendono oggi formare una famiglia, alle difficolta’ che incontra una qualsiasi altra coppia, devono aggiungere quelle connesse con le profonde diversita’ culturali e religiose”. (Adnkronos del 29/11/05)

Elenchiamo qui di seguito alcuni versetti del Corano che definire terribili e’ dire poco, e che spiegano la scia di sangue che da 1.500 anni caratterizza l’Islam. E dimostrano come non ha senso parlare di “male interpretazione del Corano”. Il Corano, infatti, per i musulmani, rappresenta la parola di Dio alla lettera, e non può essere interpretata, come avviene invece per la nostra Bibbia. (“Recita quello che ti è stato rivelato del Libro del tuo Signore. Nessuno può cambiare le Sue parole e non troverai, all’infuori di Lui, alcun rifugio.” (Sura 18;27))

«In verita’, coloro che avranno rifiutato la fede ai nostri segni li faremo ardere in un fuoco e non appena la loro pelle sara’ cotta dalla fiamma la cambieremo in altra pelle, a che meglio gustino il tormento, perché Allah e’ potente e saggio» (Sura 4:56).

“La ricompensa di coloro che fanno la guerra ad Allah e al Suo Messaggero e che seminano la corruzione sulla terra e’ che siano uccisi o crocifissi, che siano loro tagliate la mano e la gamba da lati opposti o che siano esiliati sulla terra: ecco l’ignominia che li tocchera’ in questa vita; nell’altra vita avranno castigo immenso” (Sura 5;33)

“Uccidete gli infedeli ovunque li incontriate. Questa e’ la ricompensa dei miscredenti.” (Sura 2:191)

“Vi e’ stato ordinato di combattere, anche se non lo gradite. E’ possibile che abbiate avversione per qualcosa che invece e’ un bene per voi, e può darsi che amiate una cosa che invece vi e’ nociva. Allah sa e voi non sapete. ” (Sura 2:216).

«Instillerò il mio terrore nel cuore degli infedeli; colpiteli sul collo e recidete loro la punta delle dita… I miscredenti avranno il castigo del Fuoco! … Non siete certo voi che li avete uccisi: e’ Allah che li ha uccisi» (Sura 8:12-17).

«Profeta, incita i credenti alla lotta. Venti di voi, pazienti, ne domineranno duecento e cento di voi avranno il sopravvento su mille miscredenti» (Sura 8:65).

«Quando poi saranno trascorsi i mesi sacri ucciderete gli idolatri dovunque li troviate, prendeteli, circondateli, catturateli ovunque in imboscate! Se poi si convertono e compiono la Preghiera e pagano la Decima, lasciateli andare» (Sura 9:5).

«Combattete coloro che non credono in Allah e nell’Ultimo Giorno, che non vietano quello che Allah e il Suo Messaggero hanno vietato, e quelli, tra la gente della Scrittura, che non scelgono la religione della verita’, finche’ non versino umilmente il tributo, e siano soggiogati.
Dicono i giudei: “Esdra e’ figlio di Allah”; e i cristiani dicono: “Il Messia e’ figlio di Allah”. Questo e’ ciò che esce dalle loro bocche. Li annienti Allah. Quanto sono fuorviati!» (Sura 9:29-30).

«O voi che credete! Se non vi lancerete nella lotta, Allah vi castighera’ con doloroso castigo e vi sostituira’ con un altro popolo, mentre voi non potrete nuocerGli in nessun modo» (Sura 9:39).

«[gli ipocriti e i miscredenti] Maledetti! Ovunque li si trovera’ saranno presi e messi a morte.» (Sura 33:61).

«Quando incontrate gli infedeli, uccideteli con grande spargimento di sangue e stringete forte le catene dei prigionieri» (Sura 47:4).

E questi soprariportati sono solo un esempio. Di versetti che inneggiano alla violenza e alla guerra il Corano e’ pieno.
D’altronde ci sara’ pure una ragione se esistono solo fanatici integralisti islamici, e non anche cattolici, buddisti od induisti….

A questo punto ci sorge spontanea una domanda. Chi, sui ‘mass media’, afferma che il Corano predica solo amore e tolleranza, lo fa in malafede o per manifesta ignoranza ?

Alcuni ribattono che anche nella Bibbia vi sono altrettanti brani piuttosto discutibili. Questo e’ parzialmente vero per il Vecchio Testamento, ma questi versetti (non paragonabili comunque per numerosita’ e violenza al Corano) sono stati banditi nel Nuovo Testamento e nel Vangelo. La Bibbia, in buona sostanza, ha subìto una evoluzione in positivo, all’opposto del Corano, dove molti di questi versetti sono stati aggiunti nel corso dei secoli.
E a parte ciò, rimane comunqe il fatto che sono musulmani quelli che fanno stragi tra donne e bambini in nome del loro Dio, non i cristiani (o perlomeno non da 800 anni a questa parte).

Altri affermano invece che e’ il Corano stesso a vietare l’omicidio ed il suicidio. In realta’ il Corano punisce l’omicidio, sì, ma di un altro islamico, non di un infedele. E’ infatti lecito uccidere chi minaccia l’Islam. Come e’ vero che il Corano punisce il suicidio, sì, ma solo quello fine a sé stesso, non il suicida che si immola per difendere Allah.

Altri versetti riguardano specificatamente la posizione d’inferiorita’ della donna, l’obbligo di essere velate, le punizioni corporali per i comportamenti immorali e l’intolleranza religiosa, nonchè il premio per chi muore combattendo i nemici di Allah:

“…Esse hanno diritti equivalenti ai loro doveri, in base alle buone consuetudini, ma gli uomini sono superiori . Allah e’ potente, e’ saggio.” (Sura 2:228)

“Gli uomini sono preposti alle donne, a causa della preferenza che Allah concede agli uni rispetto alle altre e perché spendono [per esse] i loro beni. Le [donne] virtuose sono le devote, che proteggono nel segreto quello che Allah ha preservato. Ammonite quelle di cui temete l’insubordinazione, lasciatele sole nei loro letti, battetele. Se poi vi obbediscono, non fate piu’ nulla contro di esse. Allah e’ altissimo, grande.” (Sura 4:34)

“E di’ alle credenti di abbassare i loro sguardi ed essere caste e di non mostrare, dei loro ornamenti, se non quello che appare; di lasciar scendere il loro velo fin sul petto e non mostrare i loro ornamenti ad altri che ai loro mariti, ai loro padri, ai padri dei loro mariti, ai loro figli, ai figli dei loro mariti, ai loro fratelli, ai figli dei loro fratelli, ai figli delle loro sorelle, alle loro donne, alle schiave che possiedono, ai servi maschi che non hanno desiderio, ai ragazzi impuberi che non hanno interesse per le parti nascoste delle donne. E non battano i piedi sì da mostrare gli ornamenti che celano.” (Sura 24:31)

“O Profeta, di’ alle tue spose, alle tue figlie e alle donne dei credenti di coprirsi dei loro veli, così da essere riconosciute e non essere molestate . Allah e’ perdonatore, misericordioso” (Sura 33:59)

“Le vostre spose per voi sono come un campo . Venite pure al vostro campo come volete….” (Sura 2:223)

“Ecco quello che Allah vi ordina a proposito dei vostri figli: al maschio la parte di due femmine. … Questo e’ il decreto di Allah. In verita’ Allah e’ saggio, sapiente” (Sura 4:11).

“Flagellate la fornicatrice e il fornicatore , ciascuno con cento colpi di frusta e non vi impietosite [nell’applicazione] della Religione di Allah, se credete in Lui e nell’Ultimo Giorno, e che un gruppo di credenti sia presente alla punizione.” (Sura 24:2)

“Tagliate la mano al ladro e alla ladra, per punirli di quello che hanno fatto e come sanzione da parte di Allah. Allah e’ eccelso, saggio.” (Sura 5:38)

“O voi che credete, non sceglietevi per alleati ebrei e cristiani, essi sono alleati gli uni degli altri. E chi li sceglie come alleati e’ uno di loro.” (Sura 5:51).

“Chi vuole una religione diversa dall’Islàm, il suo culto non sarà accettato.” (Sura 3:85)

“O voi che credete, combattete i miscredenti che vi stanno attorno, che trovino durezza in voi. Sappiate che Allah è con i timorati.” (Sura 9-123)

«Combattano dunque sul sentiero di Allah, coloro che barattano la vita terrena con l’altra. A chi combatte per la causa di Allah, sia ucciso o vittorioso, daremo presto ricompensa immensa.» (Sura 4:74)

Non scordiamoci, inoltre, che in un paese come l’Arabia Saudita le donne non possono avere proprieta’, avere un conto in banca, richiedere personalmente il passaporto o la carta d’identita’ (deve farlo il marito/padre/fratello), andare all’estero od entrare in un ministero o in posta se non accompagnate da un uomo, lavorare se non nella sanita’ ed educazione.

Affibiarci l’etichetta di razzisti sarebbe superficiale e sbagliato. Queste nostre paure le nutriamo solo per l’Islam, e non anche per buddisti, induisti, ecc.
Qualcuno giudica l’Islam una religione illiberale, intollerante e violenta. Noi, anche se non ci permettiamo di esprimere giudizi così categorici, esprimiamo comunque viva apprensione per la deriva integralista di questa religione e la mancanza di una voce forte e pulita dell’Islam moderato. Vorremmo che anche l’Islam praticasse concretamente i precetti della tolleranza verso gli altri come gia’ fanno tutte le altre religioni.

Non dimentichiamoci inoltre che e’ ingenuo ridurre il fenomeno del fanatismo ad una ristretta cerchia di persone. Un recente sondaggio effettuato in Cisgiordania e Striscia di Gaza da un istituto palestinese, e pubblicato su Repubblica.it, denuncia che il 53% dei palestinesi e’ favorevole ai kamikaze, mentre il 50% si dice contrario agli sforzi negoziali per arrivare ad una tregua con Israele.
E non solo.
Il tedesco di origini siriane Bassam Tibi, esponente della corrente liberale e riformata dell’islam, afferma che «O l’Europa cambia l’islam, o l’islam cambiera’ l’Europa», sottolineando inoltre che «in Italia e in Germania non ci sono imam che si preoccupino di valori come il pluralismo e la democrazia….e due terzi degli islamici d’Europa non desidera affatto integrarsi » (N. Fürstenberg, Passa per l’Europa un futuro democratico, Repubblica, 18.10.02). E di musulmani in Europa ve ne sono circa 17 milioni (con previsione di 40 milioni nel 2035).
E ancora. L’ambasciatore saudita a Londra, Ghazi Al-Qusaibi, intervistato dal quotidiano londinese di proprieta’ saudita Al-Sharq Al-Sawat: “..Non temo la morte..Al contrario, aspiro a morire da martire, anche se sono ad un’ eta’ che non mi permettere di compiere un’ operazione di martirio. La mia stazza non me lo permette (sorride, ndr). Ma spero di morire da martire..”.
“[Nell’ Islam] la punizione e’ stata stabilita molto tempo fa; e, qualunque cosa diciamo, l’ Occidente la vede come barbarica e primitiva. Secondo il punto di vista occidentale la flagellazione e’ illogica. L’ esecuzione capitale e’ inaccettabile, e lo stesso vale per l’ amputazione delle mani e la lapidazione. Queste sono cose che, invece, agli occhi dei mussulmani costituiscono il nocciolo della fede”.

Senza arrivare agli estremi di chi afferma che “l’unico musulmano buono e’ il cattivo musulmano”, noi pensiamo che se e’ vero che e’ sbagliato considerare ogni musulmano un terrorista, e’ anche vero che e’ sbagliato sottovalutare il grado di intolleranza e fanatismo che troppo spesso si riscontra nella religione di Allah.

D’altronde, basta riflettere su un fatto. Il Cristianesimo si basa sulle parole di Gesu’, emblema di mitezza e bonta’. L’Islam si basa sulle parole di Maometto, un guerriero che andava in giro, 1.500 anni fa, a convertire i “miscredenti” a colpi di spada. Alcuni dei suoi seguaci non fanno altro che sostituire la scimitarra col fucile mitragliatore e le cinture al tritolo.

Questo nostro sito vuole essere non tanto una chiusura verso l’Islam, ma piuttosto uno stimolo verso quei musulmani di buona volonta’ che abbiano serie intenzioni di emarginare e condannare i terroristi. Noi saremo i primi a rallegrarci se questo avverra’, ma fino ad allora saremo diffidenti e, sì, impauriti.

Gli Amici di Gesù

 

 

APPROFONDIMENTI

Le cause del terrorismo islamico

– Gli errori di Barak Obama nel rapporto coi musulmani
– Un giornalista saudita spiega come impedire che i propri figli diventino terroristi
– Guerra Israele-Gaza: i responsabili dell’OLP e di Fatah: Hamas è responsabile per la morte della sua gente
– Occidente colpevole ?
– Le crociate furono guerre di conquista dell’Occidente per convertire gli islamici ?
– Non è vero che il terrorista-tipo sia povero e sfruttato. L’esempio di Abdelkrim Al Mejjati
– Il terrore ha un luogo d’origine: l’Arabia Saudita
– Come si finanzia il terrorismo islamico: viaggio nella Jihad Corporation
– L’Arabia Saudita alla conquista degli USA
– Alcuni cronisti arabi: i terroristi sono motivati da fattori culturali e religiosi, non dalla povertà

La diffusione dell’integralismo islamico

– In Italia arriva l’adozione islamica
– L’imam di Londra: “Chi offende il profeta deve morire”
– Torture e corsi di odio nelle scuole islamiche
– Come allevare figli pronti per la jihad
– Il giurista islamico sudanese ‘Atiyya Muhammad Sa’id: ‘L’apostata Barak Obama deve essere messo a morte’; ‘Il cammino di Osama Bin Laden è il nostro cammino’
– Le regole per le donne in viaggio
– ‘Osama Bin Laden è nostro fratello e nostro protettore’
– Ma quanti sono gli integralisti? (aggiornato il 28/3/2015)
– Due milioni e mezzo di vergini attendono i martiri della guerra santa in paradiso
– Gli ebrei mangiano il sangue della gente e l’Olocausto è una bugia
– E’ giusto che le bambine vengano date in spose a uomini adulti
– L’Olocausto ? Un’invenzione degli ebrei
– “Gli ebrei sono come gli scarafaggi
– “In gioventù mi è stato insegnato ad amare la morte”
– Pakistan, la legge sulla blasfemia
– A morte i proprietari di canali televisivi troppo poco islamici
– Arabia Saudita: La più grande prigione femminile al mondo
– L’imam Al-Khlewi ai bambini: “L’ebreo è perfido, sleale, falso e bellicoso”
– ”Mandate quei figli di scimmie e di maiali (gli ebrei, ndr) nel fuoco dell’Inferno sulle ali dei missili Qassam.”
– Un programma televisivo iraniano insegna ai bambini a diventare martiri
– L’integrazione che non funziona. Quando i terroristi li cresciamo noi.
– Somalia, il dramma ignorato
– Parlamentari egiziani: troppe poche moschee, boicottare l’Italia
– In Libano l’avanzata dell’integralismo islamico
– I bambini che inneggiano al martirio della madre
– Fidel Castro contro gli infedeli
– Le madri di martiri Hezbollah: “Siamo molto felici e vogliamo sacrificare altri figli”
– Hamza Piccardo, Segretario dell’UCOII, giustifica gli attentati a Nassirya e vota PDCI
– Le vignette su Maometto
– Chi difende gli ex islamici ?
– La leadership politica e militare in Iran chiama al martirio (shahada)
– Migliaia di estremisti nascosti nella grande distribuzione e nelle società di sicurezza
– I “Fratelli Musulmani” alla concquista della Germania
– L’integrazione impossibile. L’esempio di Londra
– Il linciaggio di Ramallah dell’11/10/2003: la testimonianza di un giornalista
– La tv araba Al Jazeera soffia sul fuoco del fondamentalismo
– Turchia – “Hitler era un uomo previdente” e “BinLaden un difensore degli oppressi”
– La candidata egiziana Al Sadawi alle presidenziali esalta kamikaze e guerra santa
– Anti-americanismo nei media turchi
– Tsunami del sud-est asiatico: la colpa è di Usa e Israele
– Iran: la negazione dell’antisemitismo e dell’Olocausto
– Turchia – ‘L’assassinio è geneticamente radicato nella cultura americana’
– Il segretario nazionale dell’UCOII – “La Jahad è diventata un obbligo divino per tutta la comunità”
– 4 palestinesi su 10 favorevoli al terrorismo
– Intellettuale egiziano: ‘I programmi dell’Università Al Azhar incoraggiano estremismo e terrorismo’
– Egitto: chi vuole “interpretare” il Corano viene processato. L’esempio del professore Abù Zayad
– Un congresso islamico a Londra celebrerà l’11 settembre
– Reazioni musulmane all’attacco terrorista alla scuola di Beslan, in Russia
– I media egiziani: dietro l’attentato di Taba ci sono americani ed israeliani
– La situazione femminile sotto i talebani
– L’Arabia Saudita loda i kamikaze: raccapriccianti articoli giornalistici
– All’Arabia Saudita piace la frusta
– I Diritti Umani secondo l’Arabia Saudita
– Attentati in Arabia Saudita: il principe reggente accusa Israele
– Arabia Saudita: i libri di testo scolastici demonizzano occidente, cristiani ed ebrei
– Intervista alla (felice) madre di un palestinese kamikaze
– I libri scolastici dell’Autorità Palestinese incitano alla guerra santa ed al martirio
– Un eminente psichiatra egiziano esalta i terroristi suicidi
– “La circoncisione porta onore ed equilibrio psichico” – la circoncisione femminile in Egitto
– I direttori di giornali governativi egiziani esaltano il recente suicidio-bomba in un quartiere di Gerusalemme
– Un membro del parlamento libanese: ‘anche un solo ebreo caduto, soldato o civile, è un gran risultato’
– La portavoce del ministro degli esteri siriano esalta i martiri e il martirio
– Iran: la morte sotto tortura della fotoreporter canadese Zahra Kazemi
– Iran: il discorso ‘riformista’ del dott. Hashem Aghajari e la conseguente sentenza di morte
– Religiosi musulmani: ”Gli ebrei sono i discendenti di scimmie, maiali ed altri animali”

Moschee ed imam

– Il marito può bastonare la moglie che lo infastidisce
– Moglie strumento sessuale del marito, terrorismo necessario e sacro, odio verso verso gli sciiti: altri illuminanti esempi di sermoni islamici
– E’ lecito picchiare la moglie che si rifiuta di avere rapporti sessuali
– ”Rompere crani e tagliare arti sono un onore per il credente islamico”
– Guerra santa contro gli ebrei
-”Gli ebrei sono come il cancro”
-”Combatteremo gli ebrei fino a che non ne rimarrà nemmeno uno”
-”Che Allah faccia saltare in aria gli americani e annienti i leader europei !”
-”Bisogna fare la guerra agli ebrei, che sono diavoli dall’aspetto umano”
– Il marito deve picchiare la moglie che non gli ubbidisce
– Il Vescovo Coletti: «Moschea? Prima rispettino le nostre leggi”
– “La donna deve essere sottomessa all’uomo”, parola di imam
– Come le moschee, anche in Italia, fomentano l’odio
– Le moschee centro di indottrinamento politico – la denuncia di Magdi Allam
– Sermoni di imam vari: altri esempi del clima che si respira dentro le moschee

Testimonianze terroriste, esperienze vissute

– “Provo a dimenticare, ma vedo sempre la chiesa insanguinata a Baghdad”
– Bambini al servizio del terrorismo
– La storia di Zacarias Moussaoui, il “ventesimo kamikaze” delle Twin Towers
– “Io, sacerdote irakeno, rapito e torturato perchè cristiano”
– Bambini che inneggiano alla madre-kamikaze
– Da Parigi a Falluja: storia di un ragazzo francese
– Ostaggi in Iraq: un sopravvissuto racconta la sua storia
– Il Paradiso può attendere. Confessione di un mancato kamikaze
– Arabia Saudita – “Vi odiamo, infedeli, e vi detestiamo fino all’osso”. Lettera della moglie di un ‘martire’
– Arabia Saudita – Il comandante del gruppo terroristico di Khobar racconta la storia dell’attacco terroristico

Opinioni e punti di vista

– Bruxelles, città islamica (inserito il 22/3/2015)
– Il vescovo libanese: Il Corano ordina di imporre la religione con la spada
– Il beato Charles De Foucald : l’impossibile integrazione dell’islam
– “Grazie alle vostre leggi democratiche vi invaderemo; grazie alle nostre leggi religiose vi domineremo”
– L’Eurabia ha una capitale: Rotterdam
– ”I musulmani stanno cercando di ‘islamizzare’ l’Europa” – Mons. Vecchi, Vescovo ausiliario di Bologna
– Il nemico che trattiamo da amico (Oriana Fallaci sull’islam, all’indomani degli attentati di Londra)
– Sabatina e Joseph, la storia coraggiosa di due ex musulmani convertiti al cristianesimo
– Finanza islamica e sharia, il suicidio dell’Europa
– Il totalitarismo islamista all’assalto delle democrazie
– Intervista a Magdi Allam, convertito al cristianesimo
– Ahmad Al-Jarallah, giornalista: “Siamo con il Presidente Bush”
– L’Inghilterra, in preda al relativismo culturale, non vuole più chiamare «terroristi» i terroristi
– Occidente debole e musulmani muti davanti a islamismo e terrorismo – di Samir Khalil Samir
– L’Europa del XXI secolo sarà cristiana o musulmana ?
– ”La sfida dell’islam è prima di tutto culturale e religiosa” – intervista a Padre Piero Gheddo, missionario del PIME
– Il terrorismo islamico, malattia interna al mondo musulmano – di Samir Khalil Samir
– “Scontro di civiltà ? In realtà è uno scontro fra libertà e oppressione, tra democrazia e dittatura” – W.Sultan, psicologa siriana
– “Il Mercante di Pietre”, il nuovo film di Renzo Martinelli sul terrorismo islamico
– “Ha una bomba per noi ? Si accomodi pure !” – di Giampaolo Pansa
– “Io amo l’Italia, ma gli italiani la amano ?” – Intervista all’autore, Magdi Allam
– «Non porgiamo l’altra guancia, l’autodifesa è un dovere».Intervista all’Arcivescovo Mons. V. De Paolis
– “L’Europa ha troppa paura di criticare l’Islam”
– “Così nelle scuole arabe ci insegnano a odiarvi”
– Cristianesimo e islam nella storia, il punto di vista del Vaticano
– L’Assoc. “NESSUNO TOCCHI CAINO” denuncia il fallimento della politica europea nei confronti del problema Iran
– La tolleranza religiosa dell’Islam ed il rapporto Islam-politica: intervista a Padre Samir Khalil Samir
– L’Islam condanna la violenza ? A volte è solo opportunismo – di Samir Khalil Samir
– La missione dei cristiani per non soffocare sotto l’Islam e il terrorismo – intervista a Samir Khalil Samir
– I Vescovi emiliani e l’Islam
– “100 DOMANDE SULL’ISLAM” di Samir Khalil Samir, Giorgio Paolucci, Camille Eid
– Iraq, Il Vescovo di Kirkuk: “Non abbandonateci”
– Società multiculturale ? Sì, però…
– “L’occidente e gli altri”, di Roger Scruton
– “Scontro di civiltà ? Siamo solo agli inizi” – intervista con Mons. Mazzolari, Vescovo in Sudan
– “L’Islam: per nulla religione di pace, ma una religione di guerra” (di Ernst Nolte, storico tedesco)
– “La rabbia e l’orgoglio” di Oriana Fallaci (aggiornato con “La forza della ragione”)
– Padre Gianni Baget Bozzo e l’Islam
– I paranoici guerriglieri dell’Islam – di Sulman Rushdie
– La “dhimmitudine” – siamo assogettati ai musulmani ?
– Lettera aperta di una scrittrice. Tenetevi forte.

Varie

– Dall’Arabia Saudita alla Nigeria: dove la legge islamica prevale
– Islam e Stato, un’unica realtà inscindibile
– Bibbia e Corano a confronto
– Quando l’Europa si scoprirà musulmana
– Pakistan: minoranze religiose perseguitate ed emarginate
– Integrazione: il fallimento del modello svedese
– Curiosità sull’islam: aspetti spesso sconosciuti di questa religione
– La Carta di Omar, il regolamento imposto ai non musulmani nella Spagna medievale sotto il dominio islamico
– I diritti umani nella società musulmana
– L’autore dei versi d’amore ispirati al Corano davanti ai giudici
– Cattolici sotto assedio anche in Europa
– Mosul, la strage senza fine dei cristiani iracheni
– Cristiani in Medio Oriente “come in una gabbia” – l’inesistente libertà religiosa nei paesi islamici
– Bambini condannati a morte in Arabia Saudita
– L’utopia della libertà religiosa in Algeria
– Il nuovo partito di massa: l’immigrazione musulmana ed il diritto di voto
– Il presepe negato – alcune testimonianze
– Nei paesi musulmani aumentano le persecuzioni contro i cristiani
– La schiavitù dell’XXI secolo nel nome di Allah
– il crocifisso può rimanere esposto: sentenze del Tar del Veneto, della Cassazione e della Corte europea
– La libertà religiosa nei paesi islamici
– La macellazione rituale islamica
– Pacifisti per petrolio ?
– Il Governo Zapatero continua la sua opera di ‘laicizzazione’ della Spagna
– Terrorismo, come si fabbrica un martire
– La SHARI’A, ovvero la ‘fonte normativa’ per regolamentare amputazioni, lapidazioni e crocifissioni

 

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LA MISSIONE DEI CRISTIANI PER NON SOFFOCARE SOTTO L’ISLAM E IL TERRORISMO
Intervista di “Fides” a Samir Khalil Samir, gesuita ed esperto di islamismo, Roma, 13 novembre 2001-pubblicata su “L’Espresso”

Proponiamo qui di seguito un’intervista, del 13/11/2001, al gesuita Khalil Samir. Nato nel 1938 al Cairo, Khalil Samir si è formato in Francia e da più di venticinque anni insegna al Pontificio istituto orientale a Roma. Ha vissuto per sette anni in Egitto, insegnando e lavorando come incaricato per lo sviluppo sociale dei villaggi e per l’alfabetizzazione.

– Cristiani in ambiente a maggioranza musulmana. Quali difficoltà hanno? E quali le ragioni delle discriminazioni che essi subiscono?

Parto dalla mia esperienza dell’Egitto e del Libano, dove vivo. La prima difficoltà è che l’Islam è insieme politica e religione, senza possibilità di separazione. Questo porta di conseguenza all’idea di uno stato islamico, che in tutti i particolari applichi la sharia islamica, la legge civile ispirata dal Corano, dai detti e dai fatti del Profeta e dalla tradizione musulmana dei primi quattro secoli: il che mostra una grande difficoltà nell’affrontare la modernità. Il riferimento a tale passato è infatti difficile: altra cultura, altro contesto, dove il pluralismo non era un principio, ma solo un fatto sporadico.

La seconda difficoltà è l’onnipresenza dell’Islam nella vita. In Egitto ovunque vai senti la radio che predica e canta il Corano: in autobus, nel taxi, per strada; le notizie, i film alla tivù sono interrotte cinque volte al giorno per la preghiera. I bambini ricevono l’insegnamento coranico, imparano il Libro a memoria (con la scusa che è una buona base per la lingua). Al mattino, a scuola, come sotto le armi, si comincia con un raduno di 10 minuti per un commento islamico sulla situazione, o per racconti della storia islamica. Le materie di insegnamento fanno in tutto riferimento all’islam. Alcuni corsi storici lo sono in modo ancora più forte.

L’Islam influisce anche sui costumi: se due giovani, dignitosamente vanno mano nella mano, succede un incidente. Se un cristiano porta la croce al collo, spesso i fondamentalisti gliela strappano. Adesso questo capita meno ma solo perché i cristiani si auto-censurano per prevenire scontri. In università quasi sistematicamente gli esami sono a Pasqua o a Natale. I cristiani quel giorno possono prendere le ferie. Ma con gli esami, non possono lasciare l’università.

C’è dunque una onnipresenza dell’Islam, che è la sua caratteristica e la sua forza. L’Islam è dîn, wa-dunya, wa-dawla: religione, società e politica. Esso penetra fin nelle minime cose. Sotto l’influsso dell’Arabia Saudita che controlla la distribuzione delle pellicole nel mondo arabo, il cinema diviene sempre più islamico. Ai registi vengono date regole precise: le donne devono essere velate; nel film si deve sentire più volte il muezzin; i giornali hanno sempre una o più pagine di insegnamento islamico; ecc…Tutta questa situazione rende difficile perfino il respirare da parte del cristiano.

– Il legame fra religione, società, cultura non è un male di per sé…

No, ma questo stile di vita non lascia spazio, è invadente. E i musulmani dicono: “Perché vi lamentate? Noi siamo la maggioranza. Nei paesi democratici è la maggioranza che decide”. Ma un conto è la maggioranza politica, e altro è quella religiosa. Quella politica è contingente, può cambiare da una elezione all’altra, è legata alle persone. Ma le religioni sono più permanenti: non le si cambia facilmente. Ciò rende questo stile di vita islamico oppressivo. Il problema è che questo stile oppressivo non è codificato da leggi. Così gli occidentali dicono ai cristiani d’oriente: “Perché vi lamentate? Non ci sono leggi oppressive!”.

Altro fatto molto pesante, non scritto nelle costituzioni, è la discriminazione sul lavoro. Essa avviene ormai da decenni. Alcuni settori, come la ginecologia, sono vietati ai cristiani. Una volta i ginecologi erano quasi solo dottori cristiani. Ora, siccome i cristiani – con mani “impure” – non possono toccare le donne, la quasi totale maggioranza di essi è musulmana. Nel settore militare un cristiano può arrivare solo a un certo grado. Se sale troppo, anche se ha 40 anni, si preferisce mandarlo in pensione piuttosto che promuoverlo. Se si cerca un lavoro, in base al nome si scopre che uno è cristiano o musulmano. Allora ai cristiani si dice: “Spiacente, non abbiamo lavoro”. Se viene un altro, il posto invece lo si trova.

– E la libertà di convertirsi da una religione all’altra?

Questo elemento è assoluto. Secondo l’insegnamento tradizionale islamico, l’apostasia va condannata con la pena di morte, spesso commutata in prigionia. Anche in paesi liberali, come il Libano, è impossibile abbandonare l’Islam. In Libano, se una donna musulmana sposa un cristiano, non può abbandonare l’Islam. Se una donna cristiana sposa un musulmano, la legge coranica prevede che lei rimanga cristiana. Ma se lo fa, per legge non può più ereditare. I figli, anche se battezzati, sono ufficialmente musulmani.

– L’Islam sembra quindi una religione totalizzante…

L’Islam è una forza assimilatrice a senso unico: si incoraggia l’ingresso, ma si impedisce l’uscita. Un pò come un labirinto, dove è facile entrare, ma impossibile uscire.

In Egitto, i cristiani – almeno il 10 per cento della popolazione – per costruire una chiesa devono chiedere il permesso diretto al Presidente della Repubblica più diversi permessi e condizioni, raggiungibili solo con grande difficoltà. E pensare che allo stato i cristiani non chiedono nulla, né aiuti economici, né terreno, ecc. (a differenza di quanto avviene in Europa per i musulmani). Alla fine, gran parte delle chiese sono costruite sfruttando appoggi, trucchi legali, usando terreni lontani dalle città, ecc..

– Osama Bin Laden è un vero rappresentante dell’Islam?

Il colpire ciecamente e chiunque, non è rappresentativo dell’Islam. Ma i principi evocati da Bin Laden creano una larghissima eco nel mondo islamico. Essi richiamano principi tradizionali dell’Islam, insegnati correntemente. Va notato infatti che il terrorismo non è estraneo all’Islam, come spesso si ripete per “buonismo”. Il terrorismo islamico, o meglio la violenza islamica, ha radice nel Corano e nella Sunna, cioè nella pratica del Profeta. I testi coranici a favore della violenza sono numerosissimi (io ne ho elencati almeno 75). Quelli non violenti sono molti di meno e appartengono al periodo più antico. Nell’Islam vi è il principio interpretativo per cui le ultime rivelazioni cancellano le precedenti. In tal modo chi promuove un regime islamico basato sul Corano e la Sharia, ha le carte in regola: la guerra, in casi definiti dal Corano, è obbligo di ogni musulmano. Maometto, negli ultimi 10 anni di vita a Medina, ha fatto almeno 19 guerre, una pratica abituale.

Perciò è falso dire che nel Corano non c’è la guerra, ma solo pace. Vi è un principio di guerra, ma con delle regole (come era nel diritto romano): non in qualunque momento, non in certi periodi, non con alcune persone… Ma quando bisogna difendere i diritti di Dio – l’Islam contestato o il pericolo di una ribellione – la guerra è un obbligo. Tutto questo rende la tradizione islamica molto ambigua. E tale ambiguità va detta e affrontata. Va pure affrontato il problema della miscredenza: il Corano ammette uno spazio ai non musulmani (cristiani ed ebrei), ma non ai miscredenti, agli atei o agli animisti. Invece di dialogare con chiarezza su questi problemi, ci si nasconde. Alcuni dicono: “l’Islam è solo violenza”, e questo non è vero. Altri dicono: “Islam vuol dire solo tolleranza e pace”, ma anche questo è falso.

– Che spazio e che seguito ha l’Islam liberale?

Tutte le volte che l’Islam si è incontrato con altre religioni, con lo zoroastrismo in Persia, l’induismo in India, non ha trucidato tutti, ma ha trovato una via d’uscita, facendo delle leggi (fatwa) che assimilavano questi fedeli ai cristiani o agli ebrei. Ad ogni modo, accanto a un islam moderato, ve n’è uno “immoderato”, che mescola religione e politica. Questo islam fondamentalista vuole a tutti i costi prendere il potere. Il suo disegno è anzitutto quello di rovesciare i regimi musulmani – che sono appoggiati all’occidente – e che sono giudicati “traditori”. Se noi domandiamo: dove sono i regimi islamici sognati dai fondamentalisti? In Arabia saudita? No, dicono, quello è il regime peggiore perché ha tradito i principi di Maometto. In Iran? No, perché vi è una base pre-islamica pagana che inficia tutto. In pratica l’ideale fondamentalista è un’utopia inesistente, che però rende impossibile la convivenza.

– In Europa e in Italia cresce la presenza musulmana e la convivenza talvolta stride…

Qui in Europa un musulmano può praticare la sua religione senza problemi, Chi dice che vi sono problemi – e sono soprattutto gli europei convertiti, molto zelanti – ha un altro scopo, quello di diffondere l’islam mettendo in difficoltà altre religioni. È assurdo pretendere che in una scuola si debba interrompere le lezioni per fare la preghiera musulmana. Questo non si fa in nessun paese islamico. O di interrompere il lavoro in fabbrica per la preghiera. Ma anche in Egitto si fanno delle pause, dei periodi di riposo e dentro quei periodi si prega, anche se non è l’ora esatta. Non si può chiedere allo stato di cambiare regole di vita e di lavoro: garantire la pratica delle religioni non è compito dello stato. I giuristi musulmani possono emanare una fatwa per permettere la preghiera nelle ore non canoniche. Approfittando dell’ignoranza della gente in Europa, i musulmani pretendono sempre di più. Di conseguenza, i paesi ospitanti divengono sempre meno pazienti e reagiscono. In Europa gente che prima era molto tollerante, ora sta diventando razzista. Ma questo avviene perché essi vedono che i musulmani sono l’unico gruppo pieno di pretese.

In Italia, ad esempio, gli immigrati musulmani sono il 30-35 per cento di tutti gli immigrati.

Tutti gli altri, filippini singalesi, peruviani,… non pretendono nulla in nome della loro religione, fanno la loro vita in tranquillità. Solo i musulmani pretendono. E in nome di che cosa? Solo per il fatto che nella loro mentalità religione e politica sono uniti. Un filippino che viene in Italia non pretende che vi sia una chiesa filippina. I copti, che digiunano almeno 200 giorni all’anno, senza bere o mangiare nulla, non hanno mai chiesto in nessun paese al mondo delle facilitazioni: il digiuno è un affare personale. Invece per l’Islam questo è un affare di politica e quindi di potere. Con questa posizione si rischia per forza uno scontro.

– Di fronte alla polarenti che spandevano il loro veleno tra le tribù arabe, con lo scopo di distruggere le loro affinità e attizzare la guerra tra gli arabi e i fratelli (i musulmani)”. “Quando il Profeta vide la situazione degli arabi, trovò che non erano in grado di costruire lo stato islamico… Egli guardò intorno e vide la fiamma del conflitto civile che ardeva fra le tribù arabe. Fratello che lotta contro il fratello e tribù contro tribù”.
“Quando egli analizzò le cause di queste guerre civili, trovò che gli ebrei erano dietro di esse. La cosa più grave che il Profeta vide fu la guerra che infuriava tra le tribù Aws e Khazraj. Quando analizzò le cause di questa grande guerra tra le più popolose tribù, egli trovò un ebreo dietro di essa. Un ebreo chiamato Shas attizzò il fuoco del conflitto civile tra gli Aws e i Khazraj”.
“Il Profeta doveva avere un buon piano per costruire questo stato islamico. Egli basava il suo piano su due elementi. Il primo di questi era di ottenere la pace tra gli arabi e la fratellanza tra i musulmani… Il secondo elemento che il Profeta doveva considerare era l’esistenza degli ebrei a Medina, con la quale nessuno stato Islamico sarebbe mai potuto esistere.” “Il Profeta ricevette l’istruzione dal Signore dei cieli e della terra, che conosce la natura degli ebrei, che per sempre essi vivessero fuori dal fuoco della guerra civile spargendo il loro veleno tra i fratelli, musulmani e amici.”
“Il Profeta non poté combattere gli ebrei subito dopo la sua emigrazione a Medina, perché la sua sicurezza e la sua situazione militare politica ed economica non gli permisero in quel momento di scatenare la guerra contro gli ebrei.”
“Il Profeta ebbe tre stadi nel considerare l’esistenza degli ebrei: Il primo fu politico. Si doveva trattare con gli ebrei politicamente per difendersi dalla loro malvagità. Il Profeta trattò con loro politicamente e firmò dei patti con essi sebbene egli sapesse che essi trattavano i musulmani spietatamente, ma questo fu uno stadio inevitabile. O servi di Allah, fu un inevitabile stadio politico volto ad unire i musulmani, perché le guerre indeboliscono i musulmani se essi non sono abbastanza forti per iniziarle. Il secondo stadio fu più difficile per i musulmani: la tolleranza dei danni causati dagli ebrei, che ancora, iniziarono a violare i patti e a spandere il loro veleno tra i musulmani”. “Allora venne la grande battaglia di Badr, da dove i musulmani uscirono più forti. Questa portò il terzo stadio nella considerazione della esistenza degli ebrei a Medina. Noi vi abbiamo tollerato per molto tempo voi progenie di scimmie e maiali! Noi vi abbiamo tollerato per molto tempo.

“La promiscuità con gli arabi diede agli ebrei una virtù araba: il coraggio. Pregate Allah. Immaginate che i Qaynuq’a ebrei erano i più coraggiosi ebrei a Medina perché si erano mischiati con gli arabi. Essi acquisirono questo coraggio dai loro vicini arabi. Allora non ci fu altra scelta che iniziare (la lotta) con i più forti tra gli ebrei, in modo che servisse da lezione a quelli che sarebbero seguiti, gli ebrei di Khaybar, la tribu di (Banu) Nadir e i restanti ebrei di Medina.”

……”Dobbiamo imparare la lezione del Profeta riguardo agli Ebrei di Al-Madina, che egli scacciò. La sua scelta strategica fu: ‘Combatteteli, Allah li torturerà [con le vostre mani]’ ed anche, ‘Preparate contro di loro [tutte] le forze e i cavalieri che potete.”

Gli ebrei cercano di conquistare l’Arabia Saudita

“Oggi gli ebrei – non c’è dubbio – stanno vendicando i loro antichi antenati, i figli delle scimmie e dei maiali.. Sono gli estremisti, sono i terroristi. Essi meritano la morte e noi meritiamo la vita, perché siamo il popolo della Verità.”

Combatteremo il cancro ebreo

“…Li combatteremo con l’aiuto di Allah. Gli ebrei sono quelli di cui Allah, che li conosce perfettamente, disse: ‘Voi suscitate più timore nei loro cuori di quanto faccia Allah.’ Oh musulmani, è Allah che vi dice questo. E questo è ciò che vediamo e conosciamo bene. Ma gli arabi ed i musulmani devono sapere che questa è una verità coranica. Suscitiamo più timore noi nei loro cuori del loro Creatore. Chi ha dichiarato questo? Il Signore del cielo e della terra. “Allah sa che amano la vita: ‘Nessuno difende più di loro la vita – vita, qualunque genere di vita. Anche se è una vita di umiliazione, di disonore e di sottomissione, la difendono.”
“Questa difesa della vita radica in loro avarizia e codardia. Gli ebrei stanno diffondendo il loro veleno e la storia si ripete. Diffondono il loro veleno nei paesi arabi, perché non possono vivere in Medio Oriente come un cancro, diffondendosi su questa terra, a meno di accendere il fuoco della lotta e della guerra civile fra arabi e musulmani. Ed effettivamente accendono questo fuoco.”
“Inoltre, incitano le superpotenze mondiali contro i paesi arabi. Israele incita gli Stati Uniti contro la Siria. La Siria affronterà una grande e forte pressione e noi diciamo loro: Siate pazienti ed Allah sarà con voi. Il nostro popolo in Siria, i nostri fratelli nella nostra lotta ed la nostra Jihad contro questo cancro su questa terra… I nostri fratelli in Libano, in Giordania, in Egitto e in tutti i paesi del mondo, non li abbandoneremo mai finché essi combattono questo cancro.” “Noi porgiamo la nostra mano in pace così come il Profeta porse la sua mano in pace, ma essi si comportano spietatamente con i musulmani.”

“Noi, popolo della Verità, porgiamo la nostra mano in pace. Ma ci accusano di essere terroristi. Terroristi, perché quando la madre palestinese accoglie il proprio figlio martirizzato, desidera riceverlo come una salma. Non lo desidera vivo. Ma non desidera questa salma macellata. Il desiderio della madre palestinese è di vedere il corpo del proprio figlio, il martire.” Malgrado tutto questo, saremo pazienti, perché siamo un popolo che merita il trionfo, per volere di Allah.”
da http://www.memri.org

***La Tv dell’Autorità Palestinese ha trasmesso un altro delirante sermone tenuto dallo sceicco Muhammad Abu Al-Hunud nella moschea Khalil Al-Wazir di Gaza. Eccone alcuni estratti:

‘Alcuni leader musulmani hanno dimenticato Allah’

“…Sembra che alcuni dei leader musulmani abbiano dimenticato Allah… La potenza degli infedeli non deriva dalle loro armi e dal loro equipaggiamento; il loro potere deriva dalla nostra ubbidienza a loro, dall’ubbidienza di molti leader musulmani e arabi, [dall’accondiscendenza alle] loro minacce, richieste e aggressioni…”.

“Le guerre civili e le calamità affliggono la nazione per distinguere il fedele, il solido e il veritiero dai bugiardi e dagli ipocriti che si sono venduti nei mercati degli schiavi, si sono venduti al demonio e hanno sostenuto l’aggressione dei nemici di Allah…”.

“I figli dell’Iraq vengono trucidati, l’Iraq viene bombardato; i figli dell’Iraq vengono assassinati. [L’Iraq] è un paese arabo musulmano, la culla della civiltà dall’alba della storia, la capitale della terra dei califfati musulmani. Il popolo iracheno sta invocando aiuto… Dove siete voi, arabi? Dove sei tu, nazione dell’Islam?… Siate liberi, o morite con onore. I figli della nazione araba e musulmana vengono assassinati, i suoi figli sono trucidati, le loro case demolite e gli arabi se ne stanno a guardare”.

“Uno dei leader arabi dichiara che si oppone all’attacco all’Iraq mentre finanzia gli aeroplani del nemico invasore. Un altro condanna l’attacco all’Iraq mentre gli aggressori utilizzano basi sul suo territorio per attaccare l’Iraq. Una terza sorella [paese] araba dichiara apertamente la sua inimicizia verso l’America, ma dietro porte chiuse tiene riunioni e fa affari [con gli americani]. Un quarto paese apre i suoi porti e aeroporti a navi ed aerei del nemico. E’ questo l’Islam? E’ questa la religione?!”.

‘L’aggressione contro l’Iraq è un assalto all’Islam’

” L’aggressione contro l’Iraq è un assalto all’Islam, al Corano e al messaggio di Maometto… Se, Dio ci perdoni, qualcosa accade all’Iraq, l’aggressione e la Crociata si ritorceranno domani contro il Corano. Prima dell’attacco all’Iraq, il nemico di Allah e nemico del Suo Profeta… ha chiesto di cambiare i sistemi di educazione religiosa nei paesi arabi e islamici. Oggi, Dio lo perdoni, il suo secondo assalto è al Corano, [vuole] cambiare i versetti e interferire nel libro di Allah, americanizzare la regione, americanizzare la religione, americanizzare il Corano, americanizzare il messaggio di Maometto”.

“Che cosa avete intenzione di fare, o milioni di arabi, o leader arabi? Che cosa farete alla luce di questa tirannia e di questa aggressione? Queste pallottole che vengono sparate oggi sul popolo musulmano dell’Iraq saranno esplose domani sui vostri petti e su quelli dei vostri popoli”. ‘Al popolo iracheno: colpisci i nemici dell’umanità e fa’ che si rendano conto che il suolo dell’Iraq è una terra di fuoco… e che affogheranno nelle sue acque’

“Ai miei fratelli in Iraq, al presidente dell’Iraq, alla leadership irachena, al popolo iracheno, ai clan iracheni, alle donne gloriose dell’Iraq, noi diciamo: ‘Colpisci, fratello mio; possa il tuo braccio destro, o orgoglioso Iraq, essere forte. Se il tuo braccio diviene stanco, [sollevalo] e colpisci con esso i nemici di Allah. Colpisci con esso i nemici dell’umanità e fa’ che si rendano conto che il suolo dell’Iraq è una terra di fuoco [per loro] e che affogheranno nelle sue acque. Il suolo iracheno respinge questo aggressore, il suolo iracheno lo maledice quando lui lo calpesta, e il popolo iracheno gli sputa in faccia…'”.

“Ecclesiastici [islamici] degni di fede, da Est e Ovest…sono emersi con prove dal Corano e dalla Sunna, ed hanno annunciato loro dai pulpiti dell’Al-Azhar e dalle altre moschee del mondo, che qualsiasi musulmano che non resti al fianco dell’Iraq e non lo sostenga contro il crudele attacco dei Crociati anglo-americani è un traditore della sua religione, traditore della sua nazione, traditore della sua madrepatria e traditore del suo arabismo. Non ascoltate? Vi siete tappati occhi ed orecchi? Che cosa vi è successo? Cosa significa questa vergogna?!”.

‘Allah, rendi orfani i bambini [degli americani e dei britannici] e vedove le loro donne

“Fratelli miei nell’Islam, fratelli miei nell’arabismo, il Profeta disse”: ‘Mettete in guardia da un male in arrivo. Questo è il male che si avvicina. Se gli arabi non si svegliano e non ritornano ad Allah – [e] quelli tra i nostri leader che si sono venduti, e non sto parlando di tutti loro – [dovrebbero sapere] che ciò che sta accadendo in Iraq non è lontano da loro. Gli incarichi non durano per sempre, i posti non durano per sempre, la morte sarà il loro destino…”.

“Allah, concedi la vittoria all’esercito iracheno…”.

“Allah, sconfiggi l’America e i suoi alleati…”.

” Allah, purifica il suolo islamico dal tradimento e dalla contaminazione americana e britannica…”.

” Allah, fa’ dei loro beni un bottino per i musulmani; Allah, annienta loro e le loro armi; Allah, rendi orfani i loro bambini e vedove le loro donne…”.
da http://www.memri.org

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Sermoni di Imam in Sudan: Gli ebrei sono come la malaria. Gli ebri sono comunque i responsabili dell’11/9.

“Il rapporto tra Israele e gli U.S.A. è come quello tra la zanzara e la malaria”
Lo Sceicco Abd Al Jalil Al Nazir Al Karouri ha tenuto un altro sermone dalla Moschea di Al-Shahid a Kartum il 24 agosto 2004. Eccone alcuni passaggi.
“Tutti questi discorsi sulle zanzare e i microbi mi hanno fatto ritornare in mente un parallelo politico: il rapporto tra gli ebrei e i loro protettori negli U.S.A. Il rapporto esistente tra Israele e gli U.S.A. è come quello che lega la zanzara al microbo della malaria. L’interesse della zanzara è succhiare il sangue, quello del microbo è guastare. Si fa trasportare dalla zanzara e corrompe. Diamo un consiglio agli U.S.A. da questo pulpito ed essi faranno come riterranno più opportuno. Il microbo si insedia nello stomaco della zanzara e lo lacera […]. Si insedia nello stomaco della zanzara e alla fine la uccide. Il nostro consiglio è lo stesso di [Beniamino] Franklin, uno dei Padri fondatori: il microbo della malaria noto come gli ebrei, che gli U.S.A. trasportano nel proprio stomaco, prima o poi li uccideranno.
…………
Il microbo ha raggiunto il midollo osseo dell’America. Alcuni giornalisti e persone intelligenti lo sanno ma possono solo scrivere qualche riga. Io devo leggere tra di esse per conoscere la verità sulle sofferenze dell’America a causa degli ebrei.
Quando arriva il nove di settembre [ovvero l’11/9] passeremo nuovamente in rassegna il materiale che distribuivamo sull’impronta digitale lasciata dagli ebrei. In sintesi, sia che gli eventi del 9/9 e la distruzione dei due famosi edifici negli U.S.A. siano avvenuti per mano di nemici di Israele, come sostengono gli Stati Uniti, o di agenti israeliano, come affermiamo noi, il risultato è lo stesso: gli ebrei ne sono la causa.
Gli ebrei accelerano la morte dell’America. Gli U.S.A. devono stare attenti. Offriamo questo consiglio attraverso i canali TV perché non si sveglino quando è troppo tardi. Devono capirlo subito e smantellare questa alleanza con gli ebrei”.

***Sermone dello sceicco Ibrahim Mudeiris trasmesso dalla tv dell’Autorità palestinese: “I musulmani domineranno l’America e la Gran Bretagna; gli ebrei sono un virus simile all’Aids”
Il 13 maggio 2005, l’emittente dell’Autorità nazionale palestinese ha trasmesso il sermone del venerdì dello sceicco Ibrahim Mudeiris da Gaza, impiegato del Ministero del Waqf e degli Affari religiosi palestinese. “Gli ebrei sono un virus simile all’Aids”, ha detto Mudeiris. “Il giorno verrà quando domineremo (i musulmani, ndr) l’America. Il giorno verrà quando domineremo la Gran Bretagna”. Video clip n°669 (durata 00:04:56). Si possono leggere gli estratti tradotti in inglese anche su: http://memri.org/bin/articles.cgi?Page=archives&Area=sd&ID=SP90805
http://www.memri.org

Imam egiziano: “Il giorno del giudizio non arriverà fino a quando i musulmani non combatteranno e uccideranno gli ebrei”, “figli delle scimmie e dei maiali”

Il 4 maggio 2005, il canale satellitare di Dubai, Al-Majd tv, ha mandato in onda lo sceicco Mahmoud Al-Masri, che definisce il popolo ebraico “la più vile delle nazioni, figli di scimmie e maiali”, colpevoli di aver “disobbedito ad Allah” e di essersi allontanati “dal cammino del Profeta Muhammad”. “Il giorno del giudizio – continua l’imam – non arriverà fino a quando i musulmani non combatteranno e uccideranno gli ebrei”.
Da http://www.memri.org

Religiosi musulmani: ”Gli ebrei sono i discendenti di scimmie, maiali ed altri animali”

Sulla base di versi coranici, interpretazioni e tradizioni, ecclesiastici musulmani stabiliscono: “gli ebrei sono i discendenti di scimmie, maiali e altri animali”
(Questo è il riassunto di uno studio di MEMRI sull’argomento.)

– Introduzione
La definizione degli ebrei come “i discendenti di scimmie e maiali” è diffusa oggi nei discorsi religiosi, educativi e pubblici del mondo arabo. Nel suo settimanale sermone (aprile 2002), lo sceicco di Al-Azhar, Muhammad Sayyid Al-Tantawi, la maggiore autorità nel mondo musulmano sunnita, ha descritto gli ebrei come “i nemici di Allah, figli di maiali e di scimmie”.
La visione degli ebrei come “i discendenti di scimmie e maiali” è basata sulle più importanti fonti religiose islamiche, sulla divina rivelazione nel Corano, su Hadiths (tradizioni relative al Profeta Maometto) e sulle più affidabili raccolte di tradizioni fatte dagli autorevoli saggi del nono secolo Al-Bukhari e Muslim [entrambi citano anche la trasformazione in topi e lucertole]. Il concetto della trasformazione degli ebrei in animali appare anche nell’antica letteratura araba.
Va ricordato che le fonti religiose musulmane citano anche la trasformazione dei cristiani e dei musulmani peccaminosi in scimmie e maiali. Tuttavia, per quanto riguarda i cristiani e i musulmani, le fonti non sono coraniche – come nel caso degli ebrei – ma sono commenti e tradizioni coraniche. Inoltre, il numero di riferimenti agli ebrei come scimmie e porci in queste fonti è più grande.
In Nord Africa, sotto la dinastia musulmana Aghlabid (dal 9° all’11° secolo), gli ebrei furono costretti a portare uno scialle con l’immagine di una scimmia e i cristiani dovevano indossarne uno con l’effigie di un maiale. Queste immagini dovevano essere affisse alle porte delle loro rispettive case. In Spagna, durante i periodi di attrito fra le diverse comunità religiose, i musulmani chiamavano gli ebrei “scimmie” e i cristiani “porci e cani”. Inoltre, il concetto della trasformazione di esseri umani in animali ha influenzato la legge dietetica islamica.

– Il commento religioso musulmano
La spiegazione più comune tra i commentatori del Corano della punizione degli ebrei, con la loro trasformazione in scimmie e maiali, attribuisce la punizione alla loro violazione del Sabato. Secondo il Corano, gli ebrei in questione erano abitanti del villaggio di Iliya. Per mettere alla prova la loro obbedienza, Dio fece apparire un banco di pesci sulla costa il sabato e lo fece scomparire al crepuscolo fino al sabato successivo. Gli ebrei, ai quali era vietato lavorare in quel giorno, escogitarono delle strade per aggirare la proibizione divina. Secondo una tradizione, un ebreo catturò segretamente un pesce il sabato, lo legò con una stringa a un palo nel terreno e lo rigettò in acqua. Il giorno dopo, lo tirò fuori e lo mangiò. Quando ripeté il suo gesto, i suoi vicini sentirono l’odore del pesce e fecero la stessa cosa. Per molto tempo mangiarono segretamente pesce e Allah non si affrettò a punirli. Ma quando cominciarono a pescare e a vendere le loro retate apertamente nei mercati, furono puniti.
Una parte degli ebrei avvertirono i peccatori che Allah li avrebbe puniti. Quando questi ultimi rifiutarono di fermarsi, essi si separarono dai peccatori con un muro. Un giorno, i peccatori non furono visti lasciare la loro porta. Quando quelli che osservavano il precetto divino salirono sul muro e aprirono le porte delle case chiuse, scoprirono che tutti gli uomini, le donne e i bambini erano stati trasformati in scimmie. Secondo alcuni commentatori, i giovani tra i peccatori diventarono scimmie, mentre gli anziani diventarono maiali.

– La punizione in termini pratici
La maggior parte dei commentatori prendono le scritture letteralmente e sostengono che gli ebrei siano stati fisicamente cambiati in scimmie e maiali, com’è esplicitamente dichiarato nel Corano. Solo un commentatore del Corano, Mujahid , che è citato in altre interpretazioni del Corano, ha sostenuto che gli ebrei non siano stati trasformati fisicamente e che il cambiamento fosse metaforico; furono cambiati i loro cuori e le loro anime, ma non furono le loro sembianze esterne ad arrivare a somigliare a quelle delle scimmie.
In una serie di articoli pubblicati recentemente sul mensile di Hamas, Falastin Al-Muslima, lo scrittore Ibrahim Al-‘Ali ha assunto l’approccio del cambiamento fisico letteralmente: “Allah non ha distribuito la punizione della trasformazione in nessuna nazione tranne gli ebrei. Il significato di ciò è un effettivo cambiamento nelle sembianze dell’ebreo e una perfetta trasformazione da una condizione umana a quella bestiale…dalle sembianze umane alla forma di vere scimmie, maiali, topi e lucertole…”.

Il legame tra peccato e punizione
Il ricercatore giordano dott. Sallah Al-Khaledi segue afferma: “La logica di questa trasformazione è che Allah voleva che fossero esseri umani che vivessero come un vero popolo e realizzassero la loro umanità nel miglior modo possibile. Ma quando essi si sono ribellati alle leggi di Allah, hanno respinto la grazia divina e così hanno abbandonato la loro umanità e il loro onore e si sono trasformati spiritualmente in animali. Quindi Allah ha cambiato [anche] la loro forma in scimmie, e li ha trasformati in animali veri, creando così una correlazione fra le immagini spirituali e fisiche” .

Gli ebrei trasformati hanno avuto discendenti ?
Un recente commentatore islamico, Ibn Abbas, ha sostenuto che coloro la cui forma cambiò siano vissuti per non più di tre giorni e non mangiarono, non bevvero o non si propagarono. Ibrahim Al-‘Ali, sul Falastin Al-Muslima, dichiara che gli ebrei che furono trasformati in scimmie, maiali, lucertole e topi furono anche puniti con l’impossibilità di riprodursi. Tuttavia, afferma, “l’estinzione degli ebrei puniti con la trasformazione non significa che la loro punizione sia finita. La punizione ha lasciato il suo segno nell’animo degli ebrei che sono venuti dopo di loro: il loro spirito, le loro opinioni, sentimenti, e modi di pensare – che sono riflessi nelle loro facce e nel loro aspetto esteriore – sono diventati come la loro natura e come l’aspetto di scimmie e maiali, e ciò ha influito profondamente sui loro comportamenti”. Inoltre, secondo l’articolo, l’intera teoria dell’evoluzione è stata ideata dagli ebrei per cancellare la vergogna derivante dalla punizione: “…Poiché gli ebrei sentivano la disgrazia e la vergogna di questa speciale punizione, che li aveva cambiati in fratelli di scimmie e maiali, essi tentarono di scacciare questa accusa da loro con l’aiuto del pensiero satanico che li ha guidati nel disprezzare l’intera razza umana, dicendo che l’origine [dell’uomo] era negli animali, e che si è sviluppato nel tempo dalla scimmia alla forma umana, per mezzo della teoria della…scimmia ebrea Darwin” .

– Conclusione
L’associazione degli ebrei con scimmie e maiali, e anche con altri animali, è basata solidamente sulle più importanti e autorevoli fonti religiose, cioè sul Corano. Il concetto di trasformare gli ebrei in scimmie e maiali si è diffuso tra le società musulmane, e scrittori contemporanei la discutono ancora oggi e offrono spiegazioni ai problemi teologici sollevati dagli antichi commentatori coranici.

Il Governo Zapatero continua la sua opera di ‘laicizzazione’ della Spagna

Zapatero, a capo del governo socialista che è andato al potere all’indomani delle stragi dell’11/3/2004 a Madrid, ad opera di Al Qeida (sovvertendo i pronostici che davano vincitore invece Aznar), continua la sua opera di laicizzazione dell’ormai ex “cattolicissima” Spagna. In rapida successione, in questi ultimi mesi, il governo spagnolo ha approvato o sta per approvare numerosi cambiamenti nella vita sociale del paese. Esempi ?

  • Riduzione del contributo statale alla Chiesa cattolica,
  • possibilità di rimozione dei crocefissi da tutti i luoghi pubblici,
  • aborto libero nei primi tre mesi di gravidanza,
  • slittamento dell’ora di religione cristiana al di fuori dell’orario scolastico,
  • estrema semplificazione dei divorzi,
  • legalizzazione dei matrimoni omossessuali, con contestuale permesso di adozione di bambini.
  • ulteriore liberalizzazione della legge sulla riproduzione assistita (già tra le più libertine d’Europa).

Se a questo si aggiunge la possibilità (introdotta sempre da Zapatero) per gli studenti musulmani di usufruire dell’ora di religione ‘islamica’, dove si insegnano i precetti del Corano, il quadro è completo.
Non possiamo non notare, infatti, che nell’attuale contesto politico mondiale, procedere alla laicizzazione del paese significa anche lasciare ampi spazi e concessioni all’Islam, che prosegue indisturbato la sua ‘conquista’ dell’Europa (come loro stessi ammettono, sia ben chiaro). Il governo Zapatero, non pago del ritiro delle proprie truppe in Iraq nel momento in cui era invece maggiormente auspicabile un consolidamento e rafforzamento delle forze alleate per far fronte al terrorismo, continua nella sua opera di demolizione della società cristiana spagnola, concedendo contemporaneamente nuovi spazi all’Islam.
Esprimiamo pertanto tutto il nostro rammarico per l’evolversi della situazione in Spagna, ed auspichiamo in un ‘ravvedimento’ del governo socialista spagnolo.
28/09/2004

Pacifisti per petrolio ?

Abbiamo già espresso la nostra perplessità su quella parte del pacifismo che giudichiamo troppo estremista e strumentale. Questo pacifismo, oltre che protestare contro la guerra in Iraq, si scaglia senza remore contro chi osa schierarsi contro il terrorismo islamico, avanzando ingenue richieste di dialogo con i ‘tagliatori di teste’. L’articolo che segue, pubblicato dal Sole24Ore, relativo alle grave responsabilità dell’Onu nella scandalo “Oil for food”, getta ora anche un grave ombra sulla buona fede di un parte almeno del mondo pacifista, dato che alcuni membri di primo piano del movimento, che si sono sempre evidenziati per la forte connotazione antiamericana e per l’ambigua posizione nei confronti del terrorismo islamico, sono accusati di aver incassato milioni di barili di petrolio direttamente da Saddam Hussein per portare avanti la campagna pacifista contro la guerra in Iraq.
Dall’inchiesta è inoltre addirittura emerso che Francia, Russia e Cina (ovvero le nazioni che si opposero in sede Onu alla guerra contro l’Iraq) furono tra le principali beneficiarie delle ‘regalìe’ petrolifere del deposto dittatore irakeno.
tratto da Il Sole24Ore del 8 e 26/10/2004

Riemerge lo scandalo Oil for food
NEW YORK • Riemerge dopo mesi di silenzio lo scandalo delle assegnazioni petrolifere di favore che il regime di Saddam Hussein avrebbe fatto avere attraverso la compagnia petrolifera di stato, Somo, a uomini politici, giornalisti e opinion maker ritenuti “amici” dell’Irak.
……..
L’individuo che dal rapporto Usa risulta aver goduto del numero più alto di assegnazioni appare con il nome di Roberto Frimigoni, ma una transiletterazione alfabetica altrettanto corretta dell’originale arabo coincide col nome del presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni. Gli altri assegnatari sono l’ex ministro senza portafoglio del Governo D’Alema e presidente dell’Associazione Italia-Irak, Gian Guido Folloni, (che appare col nome di Filluni), il sacerdote Jean-Marie Benjamin, protagonista di numerose battaglie per l’eliminazione dell’embargo contro l’Irak, ……..
Ma c’è anche un quinto nome, quello di Tusio De Iuliis (scritto però Tuzio Bolis), il pacifista abruzzese fondatore dell’Associazione “Aiutiamoli a vivere”, altra figura di primo piano nella campagna contro l’embargo. «Il sistema ideato dal regime iracheno era molto intelligente, perché permetteva ai beneficiari delle assegnazioni di negare di aver mai ricevuto petrolio, o denaro, dall’Irak — spiega al “Sole 24 Ore” uno degli investigatori americani — a pagare erano semmai i trader o le società petrolifere a cui gli assegnatari vendevano i contratti. Né c’era alcuna traccia documentale di qualsiasi assegnazione. Soltanto quando l’assegnatario trovava una società registrata con l’Onu a cui passare il suo quantitativo di petrolio, veniva firmato un contratto formale con quel nome. I nomi degli assegnatari erano riportati solo negli elenchi interni del ministero del Petrolio. Quelli che adesso sono venuti fuori».
……
Chi invece ha apertamente riconosciuto l’accuratezza dell’elenco è Tusio De Iuliis, che risulta beneficiario dell’assegnazione più piccola e recente: 1,5 milioni nella 13esima e ultima fase: «E vero. Ho ricevuto quell’assegnazione. Anche l’ammontare è giusto. Credo sia arrivata come segno di gratitudine per una manifestazione per la pace da me organizzata a novembre dello stesso anno». Padre Benjamin, infine, continua a smentire di aver ricevuto alcuna assegnazione di petrolio.

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QUANDO TAREK AZIZ SCRISSE AL FIGLIO: “CARO ZIAD, CONTATTA PADRE BENJAMIN”
%0izzazione fra cristianesimo e islam, qual è la missione dei cristiani?

Anzitutto non lasciarsi trascinare dall’emozione. In Italia vi sono circa 600 mila musulmani. Essi non sono diventati cattivi dopo l’11 settembre. Dobbiamo continuare a convivere. Purché gli europei siano consci della loro identità e dei loro valori sulla persona umana, i suoi diritti, l’uguaglianza fra uomo e donna, la distinzione fra religione e politica. Questi sono valori assoluti, umani: sono stati messi in luce dall’occidente grazie alla tradizione giudeo-cristiana, ma valgono per tutti. Fare compromessi su questo, è male perché blocca anche lo sviluppo dell’islam. La maggioranza dei musulmani vuole i diritti umani, il rispetto della persona, una distinzione dei poteri, la libertà per fare scelte individuali. Purtroppo, la perdita di identità da parte dell’occidente, fa male anche ai musulmani, perché li rende insicuri.

C’è una missione più specifica per i cristiani. I musulmani oggi desiderano la modernità e nello stesso tempo ne hanno paura. I fondamentalisti acquistano le tecniche moderne, ma rifiutano la mentalità moderna. Essa appare loro come atea, antireligiosa (e per certi versi lo è). Il compito dei cristiani è mostrare che la modernità è compatibile con la fede. Si può essere insieme credenti e moderni. Allora la vita cristiana diviene un modello accettabile anche da parte dei musulmani, come individui e comunità.

Un’ultima responsabilità dei cristiani è offrire i valori del Vangelo, validi per tutta l’umanità, senza fare proselitismo, ma senza nasconderli. La gioia di vivere e la solidarietà dei cristiani non viene dall’occidente, ma dal vangelo. Questo è ciò che i musulmani aspettano. Un musulmano, anche il più moderato, rimane un credente. Quando viene in occidente, egli pensa di incontrare altri credenti e rimane sotto shock perché non li trova – o non li vede. Il musulmano vuole incontrare l’occidente non solo nella tecnica o nel cibo, ma anche a livello di fede. Se, ad esempio, la Caritas che tratta con gli emigrati musulmani, organizza solo distribuzioni di cibo, senza far percepire la fonte di questa generosità e disponibilità, manca qualcosa di essenziale. In tal caso anche dare cibo e ospitalità può essere una contro-testimonianza. Chi viene alla Caritas deve poter incontrare il cuore amoroso da cui nasce tutta questa generosità, sull’esempio delle suore di Madre Teresa. Se trionfa solo l’organizzazione, i musulmani possono blandire tutto questo dicendo: Sono più ricchi di noi; è chiaro che possono fare così… Ci ridanno quello che ci hanno rubato nel periodo coloniale…

– Vi sono strumenti politici per aiutare la convivenza islamo-cristiana?

Sì, soprattutto nel momento dell’accoglienza nei paesi europei. Non deve dominare solo la richiesta degli imprenditori europei, il bisogno di manodopera. Occorre aiutare i musulmani a comprendere le regole europee di convivenza. Lo stato deve prevedere infrastrutture per accogliere le migliaia di immigrati in Europa e nei paesi di partenza. Nei paesi di origine (nord Africa, Albania, ecc..), occorrono dei corsi di integrazione per la convivenza, secondo un progetto chiaro. La multiculturalità non è quella per cui ognuno arriva e si arrangia. Questa multiculturalità selvaggia crea soltanto dei ghetti, senza nessun contatto. Una vera multiculturalità suppone un progetto in cui vi è una cultura dominante (la Leidkultur, come dicono i tedeschi, ma la parola è stata coniata da Ghassan Tibi, politologo palestinese musulmano), intorno alla quale si agganciano le altre culture che interagiscono con la principale, si arricchiscono ed arricchiscono. È come una polifonia: vi è una melodia principale, con la quale le altre voci si integrano.

L’obbligo del paese ospitante è chiarire la sua cultura fondamentale. In questi giorni si parla del crocifisso esposto nelle scuole in Italia. Una maestra l’ha tolto come segno di rispetto verso uno scolaro musulmano. Ma questo è violenza. Il crocifisso è un dato importante nella cultura italiana. Se io mi sento oppresso, ho dei problemi con la mia identità, non col crocifisso. A Natale, nelle scuole sempre “per rispetto” si cerca di eliminare ogni riferimento alla nascita di Gesù. Invece per il Ramadan si offrono tutte le spiegazioni del caso. Tutto questo mostra che l’Europa e l’Italia in particolare soffrano di mancanza di identità.

PADRE GIANNI BAGET BOZZO E L’ISLAM

Mentre a Damasco Giovanni Paolo II entrava a pregare nella Grande Moschea, nelle Molucche e in Nigeria c’erano suoi fedeli che cadevano uccisi da musulmani a motivo della loro fede. Il papa ha taciuto su queste vittime. E nessuno tra i cattolici gli ha rimproverato questo silenzio. Tranne uno. Un anziano prete di Genova di nome Gianni Baget Bozzo.

Baget Bozzo è teologo, storico, politologo. Ma quel che più l’appassiona è il destino della Chiesa. Sull’Islam ha preso carta e penna per scrivere un libretto non pro, ma contro: “Di fronte all’Islam. Il grande conflitto”, edizioni Marietti 1820, pagine 120, lire 18 mila. Un libro contro, dice subito, “perché senza una coscienza critica delle differenze, il dialogo avviene nel vuoto”.

Anche la “Civiltà Cattolica”, la rivista dei gesuiti di Roma che riflette il pensiero della segreteria di Stato vaticana, due mesi fa ha suonato l’allarme. Kahlil Samir, un gesuita egiziano specialista dell’Islam, vi ha spiegato che le moschee non sono affatto quel pacifico luogo di preghiera pura che l’Occidente immagina. Sono centro di direzione politica. E “nella storia musulmana tutte le rivoluzioni e i sollevamenti sono partiti dalle moschee”. Ma Baget Bozzo dice di più: “La lotta contro il cristianesimo mediante la violenza e l’oppressione è nell’essenza dell’Islam. Non si può pensare l’Islam senza pensare il cristianesimo come il suo avversario originario”.

E meno male, scrive, che in Europa ci furono i barbari germani e slavi a salvare dall’Islam l’eredità grecoromana e cristiana. Perché forza dell’Islam è stata anche il suo fascino sugli stessi credenti in Cristo. Tant’è vero che Dante, nel suo Inferno, collocò Maometto tra gli eretici cristiani. “Maometto è un genio religioso tra i maggiori dell’umanità”, scrive Baget Bozzo: “Ha compiuto una straordinaria sintesi dei fermenti religiosi del Mediterraneo. Ha preso da Israele l’unicità di Dio, dal cristianesimo l’universalismo, dallo gnosticismo la separazione tra musulmani e non musulmani”.

Ma le dissomiglianze tra l’Islam e il cristianesimo sono molto più radicali delle somiglianze apparenti. “Il Corano non risponde alla domanda: chi è Dio. Il Dio coranico è solo comando: un comando che si rivolge a coloro che sono disposti alla sottomissione. Così avviene una radicale selezione nell’umanità. Anche nel cristianesimo ci sono i due regni, ma questi sono interiori e invisibili. I due regni musulmani sono esteriori e visibili. Il Dio coranico è il principio di una società universale contrappposta a tutte le altre”.

I VESCOVI EMILIANI E L’ISLAM
Sull’Islam il cardinale Biffi fa scuola.
I quindici vescovi dell’Emilia Romagna istruiscono i fedeli su Islam e cristianesimo, e lo fanno firmando il seguente documento.

La crescente presenza di musulmani nelle nostre terre ci induce ad annoverare tra i temi non trascurabili della nostra vita ecclesiale anche l’attenzione consapevole alla realtà islamica: un’attenzione serena e il più possibile oggettiva, che non può ridursi alla sollecitudine operativa di assistenza e di aiuto.

I discepoli di Gesù avvertiranno sempre come un impegno doveroso l’azione concreta di carità – ovviamente a misura delle proprie effettive disponibilità – verso ogni essere umano che si trovi nel bisogno e nella pena. Ma, particolarmente quando si tratta di musulmani, pastoralmente questo non basta. Occorre che ci si preoccupi anche e preliminarmente di acquisire una conoscenza non epidermica dell’Islam, sia nei suoi contenuti dottrinali sia nelle sue intenzionalità e nelle sue regole comportamentali.

Veramente, prima della nostra opportunità di conoscere le convinzioni, gli usi, la mentalità dei nuovi arrivati, c’è il dovere morale dei nuovi arrivati di conoscere le convinzioni, gli usi, la mentalità della popolazione nella quale essi chiedono di inserirsi. A essi va chiesto che si accostino con rispetto e con animo aperto al nostro mondo, come si conviene a chi arriva non in una landa deserta e selvaggia ma in una cultura millenaria e in una civiltà di prestigio grande e universalmente riconosciuto. In caso contrario, potrebbero a giusto titolo essere accusati di quell’insensibilità e di quell’arroganza verso il paese ospitante, che da più parti sono state rimproverate a un certo tipo di colonialismo del passato.

Maometto compare sulla scena ben sei secoli dopo che – con la venuta dell’Unigenito del Padre, Gesù Cristo – il lungo discorso di Dio agli uomini, cominciato con Abramo, arriva al suo definitivo compimento e l’iniziativa salvifica del Creatore raggiunge il suo culmine.

Egli, riconosciuto dai suoi discepoli come “messaggero di Dio” e destinatario dell’elargizione del Corano, si avvale nella sua predicazione di quanto della Rivelazione ebraico-cristiana aveva potuto conoscere e capire. La sua voce ha il merito, in un contesto dominato dal politeismo, di proclamare con grande energia l’unicità e l’assoluto incontrastabile dominio dell’onnipotente Signore e Autore di tutte le cose.

Il fascino dell’Islamismo per larga parte stava appunto nell’evidente superiorità di questa proposta religiosa, estremamente semplificata, su ogni culto idolatrico.

Questo spiega i casi di “conversione” all’Islam che avvengono oggi tra i cristiani. Nei nostri contemporanei ci sono molti “adoratori di idoli”. Il vuoto di verità e di senso, insito in molta parte della mentalità scettica così diffusa in Europa, è vantaggiosamente riempito da una religione che chiede solo un atto di fede in Dio, e sembra non possedere dogmi, misteri, strutture gerarchiche, riti sacramentali. Si intuisce come quest’ultima connotazione possa incontrarsi con le pregiudiziali laicistiche presenti nell’animo di molti nostri connazionali.

Proprio questa povertà spirituale di molti uomini del nostro tempo costituisce la premessa perché si guardi all’Islam come a una plausibile alternativa all’assurdo e alla mancanza di speranza che insidiano una società che ha smarrito ogni riferimento certo e trascendente.

Ma per chi è veramente cristiano, per chi si è donato al Signore Gesù con tutto il suo essere, per chi ha assaporato la gioia di appartenere alla santa Chiesa cattolica, per chi sa di essere destinato a partecipare al destino di gloria del Crocifisso Risorto e a entrare nell’intimità della Trinità augustissima, per chi ha accolto come norma totalizzante del suo agire la legge evangelica dell’amore, quella di farsi musulmano è l’ultima e la più improbabile delle tentazioni che gli possono capitare.

E non già perché il Cristianesimo sia una religione migliore dell’Islamismo: è semplicemente imparagonabile. È imparagonabile perché non è soltanto una religione, ma è un fatto coinvolgente e deificante; non è soltanto una comunicazione di idee, un insieme di precetti, una pratica rituale: è una totale trasfigurazione della realtà umana che progressivamente si assimila a Cristo, colui nel quale “abita corporalmente tutta la pienezza della divinità” (Col 2,9) ed è il compendio di ogni verità, di ogni giustizia, di ogni bellezza.

Si capisce allora come non possa nascere in noi nessuna paura dell’Islam e non si dia nessuna ansietà per una sua “concorrenza religiosa”. Le nostre preoccupazioni sono invece per quelli tra noi che sventuratamente non conoscono più il “dono di Dio” e così sono esposti a tutte le disavventure esistenziali.

I nostri fratelli di fede e di ministero, che vivono in paesi a maggioranza musulmana, ci mettono in guardia da un errore di prospettiva, che potrebbe falsare totalmente il nostro giudizio: non ci si deve limitare a un approccio puramente culturale dell’Islam.

Noi dobbiamo ascoltare con interesse quanto ci dicono gli studiosi del movimento islamico nella sua origine, nella sua storia, nella sua dottrina, nella ricchezza culturale che è fiorita tra le genti musulmane. Ma dobbiamo ascoltare anche chi conosce e testimonia, per esperienza diretta, il comportamento dei musulmani (dove la loro volontà è determinante) nei confronti degli altri, la loro durezza nell’esigere che ci si adegui alle loro norme di vita, la loro sostanziale intolleranza religiosa quale è ampiamente documentabile per molti paesi, le loro intenzioni di conquista (delle quali del resto non fanno nessun mistero).

Ai nostri politici vorremmo ricordare il problema della “diversità” islamica nei confronti del nostro irrinunciabile modo di convivenza civile.

Essi non possono lasciare senza risposta pertinente gli interrogativi che tutti gli italiani di buon senso si fanno: come si pensa di far coesistere il diritto familiare islamico, la concezione della donna, la poligamia, l’identificazione della religione con la politica – tutte cose dalle quali i musulmani non recedono, se non dove non hanno ancora la forza di affermarle e di imporle – con i princìpi e le regole che ispirano e governano la nostra civiltà?

Ed è solo un parziale e piccolo elenco delle incompatibilità con le quali bisognerà fare i conti. Ci rendiamo ben conto della difficoltà dell’impresa: chi ha il compito statutario di sciogliere questi nodi ha tutta la nostra comprensione e l’aiuto della nostra preghiera.

Bologna, 27 novembre 2000

Gli arcivescovi e i vescovi dell’Emilia Romagna

“100 DOMANDE SULL’ISLAM” di Samir Khalil Samir, Giorgio Paolucci, Camille Eid

Proponiamo alcune domande e risposte tratte dal libro “100 domande sull’Islam” Edizione Marietti (Genova). Molto interessanti ed esaurienti per chi voglia approfondire la propria conoscenza sulla materia.
Leggi.


I PARANOICI GUERRIGLIERI DELL’ISLAM – di Sulman Rushdie – 5/11/2001

Un omaggio dovuto allo scrittore Ruschdie che di intolleranza islamica ne sa qualcosa. Vi ricordate i “Versetti satanici”? Per quel libro il povero Ruschdie ricevette una condanna a morte “in contumacia” da parte del governo iraniano, che chiedeva a qualsiasi musulmano del mondo di fare il possibile per assassinare il blasfemo scrittore. Ruschdie si è finora salvato, ma non così il traduttore giapponese del suo libro. All’uscita di un ascensore incontrò il suo assassino, che eseguì l’ordine giunto da Teheran accoltellandolo a morte.

«QUESTO non riguarda l’Islam». I leader del mondo ripetono questo mantra da settimane, in parte, nella virtuosa speranza che funzioni da deterrente per possibili rappresaglie contro musulmani innocenti che vivono nell’Occidente, in parte, perché gli Stati Uniti devono tenere insieme la loro coalizione contro il terrore e non possono permettersi di suggerire che l’Islam e il terrorismo siano in qualche modo collegati. Il guaio di questa premessa obbligata è che non è vera. Se questo non riguarda l’Islam, allora perché le manifestazioni di musulmani ovunque nel mondo a sostegno di Bin Laden e di Al Qaeda? Perché allora si stanno ammassando alla frontiera tra Pakistan e Afghanistan quelle migliaia di uomini armati di spade e asce, in risposta all’appello alla Jihad di qualche mullah? Perché allora il solito antisemitismo della tanto ripetuta diffamazione, che sono stati “gli ebrei” a organizzare gli attacchi contro il World Trade Center e contro il Pentagono, seguita dalla singolare e autoscreditante spiegazione, data anche dai dirigenti Taliban, che i musulmani non avrebbero avuto il knowhow tecnologico né il livello organizzativo per realizzare una tale impresa? Perché allora Imran Khan, l’ex star pachistana dello sport diventato uomo politico, chiede che gli siano mostrate le prove della colpevolezza di Al Qaeda, apparentemente sordo alle dichiarazioni autoincriminanti degli stessi portavoce di Al Qaeda (ci sarà una pioggia di aerei dai cieli, si avvertono i musulmani in Occidente di non andare ad abitare a o lavorare in edifici alti)? Perché tutto quel parlare sugli infedeli militari americani che dissacrano il suolo dell’Arabia Saudita, se non è la definizione di ciò che è sacro alla base degli attuali malumori?

È ovvio che “questo riguarda l’Islam”. La domanda è, cosa significa esattamente tutto ciò? Dopotutto, la maggior parte dei credi religiosi non includono molta teologia. Buona parte dei musulmani non sono profondi studiosi del Corano. Per un considerevole numero di uomini musulmani “credenti”, “Islam” vuol dire, in maniera aggrovigliata, non molto approfondita, non soltanto paura di Dio – paura, più amore, si deve presumere – ma anche una congerie di usi, opinioni e pregiudizi che includono le pratiche dell’alimentazione; il sequestro o quasi sequestro delle “loro” donne; i sermoni tenuti dai loro mullah d’elezione; un rifiuto della società moderna in generale, contaminata com’è dalla sua musica, dall’assenza di Dio e dal sesso; e una più particolare ripulsa (e paura) di fronte alla prospettiva che il loro ambito immediato possa essere intossicato da uno stile di vita liberale all’occidentale.

Negli ultimi 30 anni, all’incirca, organizzazioni molto motivate di uomini musulmani (oh, quando sarà dato sentire le voci delle donne musulmane!) sono state impegnate nello sviluppo e nella diffusione di movimenti politici di carattere radicale che si situano fuori da quella giungla di credenze. Tra questi islamisti – dovremmo abituarci a utilizzare questa parola, “islamisti”, perché essa fa riferimento a coloro che sono compromessi con tali progetti politici, e imparare a distinguerla da “musulmani”, un termine molto generico e politicamente neutrale – devono essere inclusi la Fratellanza Musulmana di Egitto; quei combattenti con le mani lorde di sangue del Fronte islamico di salvezza e del Gruppo islamico armato, entrambi algerini; i rivoluzionari sciiti dell’Iran e gli stessi Taliban. La povertà è il loro grande sostegno e la paranoia il frutto dei loro sforzi. Questo Islam paranoico che incolpa quelli di fuori, gli “infedeli”, di tutti i mali patiti dalle società musulmane, e per le quali propongono quale rimedio la chiusura di queste società al progetto rivale di modernità, è la versione dell’Islam che attualmente cresce di più nel mondo.

Tutto quanto detto finora non implica, tuttavia, l’essere completamente d’accordo con la tesi di Samuel Huntington sullo scontro di civiltà, per la semplice ragione che i progetti di questi islamisti non soltanto si rivolgono contro l’Occidente e contro “gli ebrei”, ma anche contro i loro stessi correligionari islamici. Indipendentemente dalla retorica ufficiale, non corre buon sangue tra i Taliban e il regime iraniano. I dissensi tra le nazioni musulmane sono profondi, se non di più, al meno tanto quanto il risentimento di queste verso l’Occidente. Tuttavia, sarebbe assurdo sostenere che questo Islam autoassolutorio e paranoico non sia un’ideologia che fa presa tra la popolazione. Vent’anni fa, mentre scrivevo un romanzo sulle lotte di potere in un Pakistan di finzione, era già di rigore nel mondo musulmano l’uso d’addossare tutti i suoi guai all’Occidente e, in particolare, agli Stati Uniti. Allora come adesso, alcune di queste critiche avevano fondamento; e non è questo il luogo per passare in rassegna la geopolitica della Guerra fredda e “le inclinazioni”, per usare il termine di Kissinger, spesso dannose della politica estera statunitense, verso (o in allontanamento da) questo o quello statonazione temporaneamente utile (o scaricato) o il ruolo degli Usa nel collocare al potere o deporre una sequela di governi o regimi non proprio moralmente impeccabili. Allora mi premeva porre una domanda che non ha perso importanza oggi: supponiamo che si dica che i problemi delle nostre società non sono prevalentemente colpa dell’America, che dovremmo incolpare noi stessi per i nostri fallimenti, come li vedremmo allora? Non accadrebbe che, accettando le nostre responsabilità per i nostri problemi, cominceremmo a imparare a risolverli da soli? Molti musulmani, nonché analisti laici con radici nel mondo musulmano, oggi cominciano a porsi questa domanda. Ovunque, nelle ultime settimane, si sono sollevate voci musulmane contro il sequestro oscurantista della loro religione. Le teste calde di ieri (tra queste Yusuf Islam, alias Cat Stevens) stanno improbabilmente ripristinando la propria immagine per presentarsi come i buoni di oggi. Uno scrittore iracheno ha citato un vecchio scrittore satirico del suo paese: «La malattia che è in noi, viene da noi». Un musulmano britannico ha scritto: «L’Islam è diventato il nemico di se stesso». Un amico libanese, di ritorno da Beirut, m’ha raccontato che, dopo gli attacchi dell’11 settembre, la critica aperta all’islamismo è diventata molto più manifesta. Molti commentatori hanno parlato della necessità di una Riforma nel mondo musulmano. Ciò mi ricorda il modo in cui i socialisti non comunisti erano soliti distanziarsi dal tirannico socialismo dei Soviet; ciononostante, i primi cenni di questo controprogetto hanno un grande significato. Se l’Islam si deve riconciliare con la modernità, allora quelle voci devono essere incoraggiate finché diventeranno un boato. Molte di esse parlano di un altro Islam, di una loro fede personale e privata.

Il ritorno della religione alla sfera del personale, la sua depoliticizzazione, è la pianta spinosa che tutte le società musulmane devono cogliere per diventare moderne. Il solo aspetto della modernità che interessa ai terroristi è la tecnologia, nella quale vedono un’arma che può essere rivolta contro coloro che l’hanno forgiata. Se si vuole sconfiggere il terrorismo, occorre che il mondo dell’Islam faccia suoi i principi secolari umanistici sui quali il mondo moderno è fondato e senza i quali la libertà dei paesi musulmani continuerà a essere un sogno lontano.

Il Paradiso può attendere

Pubblichiamo l’interrogatorio effettuato dalla polizia israeliana ad un ragazzo palestinese di 17 anni, fallito kamikaze grazie al malfunzionamento della bomba.

“Dovrei essere in Paradiso in questo momento, con 72 meravigliose vergini che mi servono” esclama in arabo Jihad Jarar, 17 anni. “Non posso credere che invece sono qui in carcere”. Un’ora prima, a mezzogiorno dell’11 Luglio, tre poliziotti israeliani dello Shin Bet, il servizio di sicurezza interno, avevano catturato il giovanissimo palestinese nel centro di Afula, nord di Israele, pochi istanti prima che tentasse di far esplodere una bomba provocando decine di morti. Così come è successo nello stato ebraico a causa di altri 70 attentati suicidi dal 1993, dopo la firma degli accordi di Oslo.

Il Paradiso può aspettare, così come le fanciulle tanto agognate. Jarar non sa darsi pace perché ha fallito. E ora è pronto a raccontare tutto. Questa volta gli uomini dello Shin Bet non hanno bisogno di usare le maniere forti. Il mancato kamikaze è un fiume in piena, in preda alla disperazione. Riempie otto pagine di interrogatorio che finiscono alla corte militare della Samaria. La confessione di Jarar è un documento eccezionale pechè rivela la psicologia delle “bombe umane” e, soprattutto, come funzionano il reclutamento e l’organizzazione di un attentato terroristico tanto spietato.

“Il mio scopo era quello di far esplodere la bomba con me e uccidermi per fare il maggior numero di vittime. Purtroppo la bomba non ha funzionato” esordisce il ragazzo. Che poi si racconta: “Ho 17 anni e due mesi, frequento una scola secondaria a Jenin (la città della Cisgiordania, sotto controllo dell’autonomia palestinese, considerata la roccaforte dei kamikaze). Vivo con i miei genitori e quattro fratelli. Sono il più grande. Non ho sorelle. Mio padre fa il muratore in un villaggio vicino. Ha 40 anni ed è proprietario di una Opel del 1982. Appartengo alla Jihad islamica palestinese (uno dei due gruppi del fondamentalismo islamico che pratica gli attentati suicidi; l’altro è quello di Hamas). Sono pronto a spiegarvi come sono entrato in quell’organizzazione e come sono arrivato al punto di partecipare a una missione suicida”.

Gli uomini dello Shin Bet prendono nota e sbalordiscono di fronte alla freddezza del kamikaze fallito. “Nel 1991 mio zio, Hossam Mohammed Anis, che lavorava in un paese qui vicino, fu ucciso dall’esercito israeliano. La sua morte ha avuto un impatto devastante su di me perché io lo amavo moltissimo. Tre anni fa ho ascoltato da alcuni amici il modo in cui si fabbricavano le bombe e altre armi. Mi sono messo io stesso a improvvisare una pistola con un tubo lungo trenta centimetri. Ho fatto un buco all’inizio e alla fine del tubo, ho comprato alcune pallottole. Ho provato a usare la pistola in un villaggio, ma non ha sparato e l’ho gettata nell’immondizia”.

Dopo il primo fallimento, Jarar tenta con le pietre, nel corso della prima intifada, e poi con armi ancora più pericolose nell’intifada due, iniziata un anno fa. “Circa cinque mesi fa, tornando a casa con il mio amico Abdullah, mi portò da un suo conoscente, di nome Sharuf. Andammo dove lui lavorava, in un ufficio. Questo Sharuf ha più o meno 34 anni, è un uomo profondamente religioso e Abdullah mi rivelò che apparteneva alla Jihad islamica. Da quel momento ho incominciato ad andare una volta a settimana da Sharuf. Mi diede da leggere un libro sugli attacchi suicidi e sulla guerra santa e il Paradiso, e questo libro mi ha convinto a diventare un attentatore suicida”.

Ma La filosofia è solo un elemento della manipolazione del giovane terrorista. “Un’altra cosa che mi ha incoraggiato” continua Jarar “è il fatto che io sono un uomo religioso. Ho cominciato a studiare il Corano un anno e mezzo fa nella Moschea più grande di Jenin, con lo sceicco Muawiya. Studiavamo ogni giorno dopo la scuola e una volta alla settimana durante le vacanze”.

Ma sono ben altri gli istruttori del terrorista. “Alcuni mesi fa andai da un mio zio, fratello di mia madre, il cui nome è Walis Anis Abudi. Sapevo che apparteneva alla Jihad islamica. Lavorava alla caffetteria dell’università al-Quds, a Jenin. Lo incontrai nell’università e gli dissi che volevo entrare nella Jihad. Mi rispose che ero troppo giovane. Non mi diedi per vinto. Ogni volta che lo incontravo gli facevo sempre la stessa richiesta. Alla fine accettò. Mi presentò una persona di nome Thabet, all’università, un mese e mezzo fa, e mi fece parlare privatamente con lui. Thabet mi diede il numero del suo telefono cellulare e mi chiese di chiamarlo più in là”.

Poliziotto israeliano: “Raccontami di Thabet”. Jarar: “E’ l’uomo incaricato delle attività militari della Jihad islamica. Ha circa trent’anni e vive a Jenin. Due giorni dopo telefonai a Thabet da una cabina. Mi chiese di incontrarlo alle 12 vicino alla Moschea piccola di Jenin. Thabet disse che aveva saputo da mio zio che io ero pronto per una missione suicida. Risposi che era vero e che ero prontissimo. Mi chiese se sapevo usare un fucile M-16. Dissi di no, poi aggiunse che voleva farmi fare una missione congiunta, con un fucile e una bomba. Quando avrei visto un sacco di gente avrei sparato con l’M-16 e poi avrei azionato la bomba. Una settimana dopo andai ancora da Thabet. Mi diede il numero di Mohammed Nursi e mi disse che avrei dovuto telefonargli in modo che lui potesse addestrarmi. Lo chiamai lo stesso giorno e Nursi mi invitò ad incontrarlo vicino alla Moschea del campo profughi di Jenin. Ci incontrammo nel pomeriggio e fui sorpreso nel vederlo, perché era uno di quelli che insegnava il Corano nella Moschea grande di Jenin. Andammo a casa sua e mi diede un Kalashnikov russo e mi spiegò come dovevo usarlo. Ci volle quasi un’ora. Poi andammo insieme su una collina a sparare. Fu un disastro. L’idea del fucile fu abbandonata”.

Finalmente, il giorno prima della fatidica ora x, Jarar ottenne il permesso di entrare in azione. Mohammed gli telefonò a casa e gli ordinò di raggiungerlo immediatamente. Jarar prese un taxi e andò nel campo profughi. “Mohammed mi portò nel salotto e mi mostrò una borsa nera lunga mezzo metro e larga venti centimetri con due manici e una cinghia per portarla sulle spalle. Lui aprì la borsa e vidi una bomba ben custodita. Attorno vidi anche chiodi e piccoli pezzi di metallo. All’altro estremo della bomba c’era un filo elettrico lungo trenta centimetri e all’;altro capo la bomba era collegata a un quadrato di plastica bianca con un bottone rosso. Mohammed mi ha insegnato ad attivare la bomba: bastava premere il bottone rosso e sarebbe esplosa all’istante. Mi chiese di ritornare il giorno dopo per ritirare la bomba e mi disse che avrei dovuto azionarla ad Afula. Mi spiegò anche che dovevo farlo in un posto dove c’era il maggior numero di persone. Successivamente, mi filmò con la videocamera, avevo la bandiera della Jihad dietro di me con una scritta in giallo che diceva: “Non c’è altro Dio che Allah”. Ero seduto di fronte a un piccolo tavolo con le foto di altri combattenti suicidi accanto a me. Iniziai a leggere le mie volontà che avevo scritto un mese prima. “Nel nome della Jihad islamica palestinese e nel nome di Allah, io, il defunto Jihad Jarar, ho commesso un’azione suicida”. Il nastro fu conservato da Mohammed Nursi. Alle 8 di sera chiamai un taxi e tornai a casa. Tre ore dopo andai a dormire e mi svegliai alle 6:30. Pregai e mi recai al campo profughi. Mohammed era solo in casa. Mi diede la borsa, un biglietto da 200 shekel e una carta telefonica. Poi, chiamò un taxi. Presi la borsa sulle spalle, pesava circa 20 chili. Baciai Mohammed sulle guance ed uscii. Aspettai una decina di minuti il taxi, una volkswagen gialla con la targa dei Territori. Il tassista mi portò ad una stazione dove aspettai altri 10 minuti, fino a quando il taxi bus non si riempì con altre 10 persone”.

Poliziotto israeliano: “Quando tentasti di attivare la bomba, quante persone c’;erano intorno a te?”. Jarar: “Una decina di persone che camminavano tranquillamente in strada”.

Poliziotto: “Perché la bomba ha fallito?”. Jarar: “La scatola col bottone funzionava bene perché l’avevamo provata prima, a casa di Mohammed. C’era qualcosa dentro la bomba stessa che non andava”.

Poliziotto: “Hai detto a qualcuno della tua missione?”. Jarar: “Ne ho parlato solo con un mio amico Imad. Lui non ha detto nulla. Ho lasciato una lettera d’addio ai miei genitori e ho scritto che stavo per raggiungere il Paradiso”.

TERRORISMO, COME SI FABBRICA UN MARTIRE

La critica di un giornalista arabo al mondo islamico

tratto da LaStampa.it
In questo articolo coraggioso, un giornalista del quotidiano arabo internazionale «Al Hayat» passa in rassegna i meccanismi psicologici del fanatismo religioso islamico

18 novembre 2001
di Afif Lakhdar

FINO all’età di sei o sette anni, il bambino s’immagina il centro dell’universo. Non presta attenzione a nulla che possa ricordargli la realtà che lo circonda e si accontenta delle sue illusioni su se stesso e sul mondo. Poi, a poco a poco, finisce per riconoscere il principio di realtà. Alcuni adulti, però, non riescono ad andare oltre questo stadio di egocentrismo infantile e passare dall’autosoddisfazione all’autocritica. Questo è esattamente ciò che capita a noi arabi, a livello di popolo come di élites. Uno dei sintomi di questo male sta nel nostro atteggiamento di fronte agli attentati suicidi dell’11 settembre.

Le élite occidentali hanno cominciato a interrogarsi e a rivedere le loro certezze, cercando i disequilibri politici, economici, psicologici e etici che potevano essere all’origine di quei fatti. Ora si sforzano di pensare un mondo diverso, sotto tutti i suoi aspetti, mentre noi ci poniamo sempre come vittime eternamente innocenti e restiamo incapaci di comprendere intimamente il mondo, che combattiamo con il terrorismo, protestando davanti alle sue proteste, impaurendoci delle sue paure – giustificate – nei nostri confronti. Basta un lapsus infelice di un intellettuale o di un dirigente occidentale perché ci mettiamo a urlare al lupo e a esigere riparazioni politiche e simboliche.

I discorsi razzisti che i nostri media vomitano tutto il giorno, il nostro odio primitivo per l’altro, le nostre violazioni quotidiane dei valori umani, il nostro disprezzo ostinato dei diritti delle minoranze, delle donne, dei bambini, dei lavoratori (operai privati del diritto di organizzarsi e scioperare, donne di servizio trattate come schiave nella maggior parte delle nostre nazioni e così via), tutte queste pratiche appaiono irreprensibili nel nostro mondo arabo-islamico, il migliore dei mondi possibili. La sua violenza è una Jihad, i suoi assassini degli «eroi», i suoi kamikaze dei «martiri». Noi che siamo il fanalino di coda in tutti i settori e siamo ben decisi a non ripetere i due salti di qualità del Giappone, dall’arcaismo alla modernità e dal fascismo alla democrazia, noi non ci siamo mai chiesti perché fossimo andati ben oltre questo Paese calamitoso che inventò i kamikaze.

Perché noi siamo andati ben più lontani dei kamikaze giapponesi e pagani, quantitativamente e qualitativamente. Quelli dovevano mandare gli aerei in picchiata sulle navi da guerra americane, con un solo ordine in testa: non restare vivi. I nostri kamikaze si fanno esplodere in mezzo ad adolescenti ebrei in coda davanti a una discoteca e si lanciano con aerei civili dirottati su migliaia di innocenti. E intanto le folle danzano evocando le loro alte gesta, le élite salutano il loro eroismo e si prega per le loro anime pure. Andrò dunque controcorrente e parlerò schietto: tutte le suddette violazioni dei diritti dell’uomo e tutta questa violenza sono il frutto del fanatismo che noi produciamo e riproduciamo in grande scala nel nostro sistema educativo e nei media.

Come definire il fanatismo? Per dirla in breve, si tratta della nostra incredibile capacità di sacrificare gli altri e noi stessi per assicurare la vittoria delle idee della comunità – idee alle quali noi crediamo al modo dei grandi sacerdoti di Iside, che entravano in una trance sacra e si automutilavano ferendo gli altri per scaricare i conflitti interiori che ribollivano in loro. Un fanatico è un drogato della sua causa e, come ogni drogato, è incomprensibile. Fanatismo e terrorismo, fratelli siamesi. Quali ne sono gli aspetti e le cause? Innanzitutto, il narcisismo. Esso eleva l’egocentrismo individuale o collettivo al di sopra di tutti gli altri io, rifiutando di riconoscere la realtà quale essa è. Il fanatico è incapace di ammettere la realtà.

Per farlo, dovrebbe riconoscere l’altro e accettare di dipendere da lui. Questo rifiuto della realtà è causa di deliri narcisistici, megalomania e disprezzo. La svalorizzazione dell’altro è necessaria per ridurlo a entità malefica, da odiare e sradicare. La semplice differenza viene vissuta dal narciso fanatico come una ferita, un attentato imperdonabile alla sua fiducia in sé, una castrazione. Il culto del «padre sociale». Si tratti del capo politico o dell’imam, non esiste fanatismo senza leader, perché questo risponde a un bisogno infantile di andare dietro qualcuno. Chi ama sottomettersi ha bisogno di appoggiarsi a una personalità forte, a un’autorità che possa realizzare contemporaneamente il suo bisogno di protezione e di onnipotenza.

L’odio dell’individuo. Il fanatico odia l’individuo in quanto suo assoluto contrario: uno che si è sbarazzato del bisogno della protezione patriarcale, un adulto capace di prendere in mano il proprio destino e scegliere i suoi valori indipendentemente dalla società, soprattutto da una società tradizionale che nega l’individuo. Quest’ultimo è immerso nel quotidiano, nell’effimero e nell’accessibile; non è attirato dai sogni grandiosi o dalla ricerca fittizia di un paradiso perduto o di un’età dell’oro. Il fanatico invece si precipita a difendere con le unghie e coi denti tutto ciò che è tradizionale, totalitario e collettivo. I fanatici, come tutte le personalità deboli, trovano nella collettività un rimedio al loro senso di inferiorità e cercano nei suoi grandi miti un riferimento superiore.

L’anarchico russo Kropotkin (1842-1921) non affermava forse che il suo amore per l’umanità non lasciava nel suo cuore spazio alcuno per un essere in particolare? L’ostilità di fronte alla modernità. Il fanatico religioso si oppone alla modernità in quanto essa implica la cittadinanza e i diritti dell’uomo, esalta un trattamento egualitario di tutte le razze e fa della democrazia una «conditio si ne qua non» della legittimità del potere. Tutti questi valori vengono vissuti dal fanatico come un attentato alle basi stesse della sua esistenza, giacché lui non può esistere se non attraverso il dominio di una razza sull’altra,di una cultura sull’altra, di una religione sull’altra, della teocrazia sulla democrazia, dell’uomo sulla donna.

Perché il fanatico preferisce uno Stato religioso a uno Stato laico e democratico? Perché la democrazia è caratterizzata da un vuoto di potere, un’assenza di leader. La democrazia preferisce il negoziato, il dibattito e il voto. Il suo peccato è quello di costringerci a riflettere, ad assumerci le nostre responsabilità. Essa è dunque odiata in blocco, odiata di un odio fobico, dal fanatico chiuso in uno pensiero sclerotizzato, vale a dire incapace di mettersi nella pelle dell’altro per capire l’altrui punto di vista, incapace di dibattere razionalmente, di riconoscere la pluralità e la possibilità di coesistenza pacifica dei contrari. Il rifiuto del relativismo. Questo nega alle culture la pretesa di presentare i propri valori come universali e metastorici, validi per tutti, in ogni luogo e in ogni epoca.

Il fanatico ha bisogno di certezze assolute per evitare di riflettere. Se riflettesse, rischierebbe di cadere nell’errore. Nella religione, è il testo che interpreta noi. Noi non abbiamo il diritto di interpretarlo nel senso di adattarlo alle esigenze del momento. Il fanatismo religioso è presente in tutte le derive dogmatiche delle religioni, deformando la Storia e deformando noi in quanto soggetti pensanti. E’ diventato difficile, nelle scienze moderne, aggrapparsi a certezze indubitabili. Il dubbio e il dubbio sul dubbio sono la regola, non l’eccezione. Ma il dubbio non si insinua mai nel pensiero del fanatico, che sa dove si trovano il vero e il falso, chi sono i buoni e i cattivi. Il fanatico non prova angoscia al momento della scelta, anche se si tratta di strappare la vita a degli innocenti, soprattutto se nel procedere è confortato da un parere favorevole da parte delle autorità superiori, come la fatwa di un ulema che gli permette di raggiungere l’élite camminando sui corpi delle sue vittime. L’entusiasmo delirante per la guerra santa.

E’ la guerra lo strumento più capace di affrancare l’istinto di morte da tutti i suoi freni morali e trasformare l’assassino in un martire della fede. Ieri si sacrificavano gli altri in nome della purezza della razza; oggi lo si fa in nome della purezza dell’identità religiosa. Ma la religione non è che un debole pretesto per tranquillizzare la coscienza e legittimare il fatto di uccidere. La sharia del fanatico è in realtà una legge della giungla in cui i massacri all’ingrosso o al dettaglio sono un hobby e l’incitamento all’assassinio un dovere religioso. Per un puro caso, il settimanale «Le Renouveau», organo degli islamici marocchini «moderati», che contano tre deputati al Parlamento, lo scorso 12 settembre, l’indomani del «martirio» dei kamikaze a New York, pubblicava un parere giuridico, una fatwa, emessa dal «Grande Saggio» Abdel Bari Zamzami. Il titolo era «Il martirio».

Dopo le recenti rivelazioni di un agente segreto marocchino sui dettagli dell’omicidio perpetrato da Oukfir contro Mehdi Ben Barka, la stampa marocchina discute quotidianamente del «martire Ben Barka». E’ così che, per collocare gli elementi religiosi bene al loro posto, il nostro grande saggio scriveva nella sua fatwa: «Come si potrebbe definire martire colui il cui assassinio è giustificato, senza considerare chi l’ha ucciso? Se fosse stato possibile ucciderlo tre volte, farlo sarebbe stato un dovere secondo la legge di Dio». No comment.

LA “DHIMMITUDINE”

La condizione assegnata ai cristiani e agli ebrei dalla dottrina musulmana; ovvero, siamo in una posizione di ‘sudditanza’ rispetto ai musulmani ? Un interessante punto di vista
tratto dall’Espresso

Nel suo scritto sulla guerra in Iraq intitolato “La rabbia, l’orgoglio, e il dubbio” – pubblicato negli Stati Uniti e in Italia su “The Wall Street Journal” del 13 marzo e sul “Corriere della Sera” del giorno successivo – Oriana Fallaci sostiene una tesi che fa scandalo:

«L’Europa non è più l’Europa. È diventata una provincia dell’islam come la Spagna e il Portogallo ai tempi dei Mori. Ospita sedici milioni di immigrati musulmani […]. Rigurgita di mullah, di ayatollah, di imam, di moschee, di turbanti, di barbe, di burqa, di chador, e guai a protestare. Nasconde migliaia di terroristi che i governi non riescono né a controllare né a identificare. Ergo la gente ha paura e sventolando la bandiera del pacifismo, pacifismo-uguale-antiamericanismo, si sente protetta».

Ma questa tesi non è nuova né isolata. È proposta pari pari da Enzo Bettiza, giornalista e saggista di rilievo, esperto in politica internazionale, in un capitolo del suo ultimo libro: “Viaggio nell’ignoto. Il mondo dopo l’11 settembre”, edito da Mondadori nell’ottobre del 2002.

E soprattutto ha a suo sostegno gli studi di una storica dell’islam di riconosciuto valore: nome di penna Bat Ye’or, nata in Egitto, cittadina britannica, residente in Svizzera.

In una serie di saggi pubblicati in Francia e negli Stati Unit, Bat Ye’or ha ricostruito in termini nuovi rispetto agli schemi correnti la teoria e la pratica – dalle origini a oggi – della jihad islamica, o guerra santa, e soprattutto della “dhimmitudine”: la condizione assegnata ai cristiani e agli ebrei dalla dottrina musulmana.

La parola araba “dhimmi” si traduce “protetti”. Ed è quello che sostiene Oriana Fallaci: i cristiani d’Europa, col loro filoislamismo, cercano protezione. Anzi, vivono come già sentendosi dhimmi.

Enzo Bettiza aggiunge che questo sentimento di dhimmitudine è una trappola ideata dalle moderne élite islamiste per la conquista dell’Europa e del mondo. Una trappola che già funziona: molti europei, «volenti o nolenti, consapevoli o meno, già collaborano da tempo alla propria metamorfosi in dhimmi».

Bettiza cita un saggio pubblicato nel 2002 da Bat Ye’or sulla rivista di Parigi “Commentaire”, fondata da discepoli di Raymond Aron. Il saggio ha per titolo: “Ebrei e cristiani sotto l’Islam. Dhimmitudine e marcionismo”. In esso, l’autrice mostra come tredici secoli di protezione/sottomissione esercitata dai musulmani sulle popolazioni infedeli hanno lasciato una traccia profonda anche nel modo con cui l’Europa di oggi si rapporta all’islam.

Tra i «servigi» di questa «dhimmitudine occulta» dell’Europa c’è il lassismo nei confronti dell’immigrazione musulmana. C’è la tolleranza dei separatismi culturali sul proprio territorio. C’è la concessione di aiuti finanziari a governi ferocemente ostili all’Occidente. C’è il discredito dello Stato d’Israele. C’è la comprensione per il terrorismo palestinese e islamista. C’è lo scudo umano offerto dai frati francescani ai guerriglieri arabi rifugiati nella basilica di Betlemme. C’è il silenzio su secoli di jihad islamica rimpiazzato dall’autoflagellazione per le crociate: «il male viene attribuito a ebrei e cristiani per non urtare la suscettibilità del mondo musulmano, che rifiuta ogni critica al suo passato di conquiste».

Insomma: «L’antico universo della dhimmitudine, con la sottomissione e il servilismo come pegni di sopravvivenza, è stato ricostituito nell’Europa contemporanea».

In più, Bat Ye’or mostra che c’è anche una dhimmitudine teologica all’origine del filoislamismo di molti cristiani che vivono in paesi arabi. Una dhimmitudine che ridà vita alla dottrina di Marcione: un eretico del secondo secolo che, per dare il massimo riconoscimento al Dio amorevole del Vangelo, negò ogni valore alla Bibbia ebraica, ritenuta espressione di un Dio ingiusto e crudele.

Oggi, questo marcionismo rivive tra i cristiani d’Oriente nella visione di un Gesù arabopalestinese e antiebraico, in tendenziale concordanza con la visione islamica della storia. Bettiza non accetta le conclusioni di Bat Ye’or su un’Europa già in piena «sindrome dhimmi». Ma ritiene questa deriva un reale pericolo. Mentre Oriana Fallaci la denuncia come già avvenuta. Vero o no questo giudizio, resta il fatto che l’attuale conflitto tra Europa e America sulla guerra all’Iraq nasce anche da un’esperienza di dhimmitudine che solo il Vecchio Continente ha provato. Mimetismo filoislamico come protezione.

LETTERA APERTA DI UNA DONNA QUALUNQUE

Si chiama Gioa Miro, è di Milano, e si è presa la briga di scrivere a Tempi (rivista di area cattolica – http://www.tempi.it) per esprimere la sua paura e le sue accuse verso l’Islam. Un grido di dolore paragonabile a quello di Oriana Fallaci. Tenetevi forte. Clicca qui per leggere la lettera.

L’Arabia Saudita loda i kamikaze

Il 12/4/2002 in un articolo per il quotidiano controllato dal governo saudita, Al-Jazirah, l’editorialista Dr. Khalil Ibrahim Al-Sa’adat ha lodato le azioni di ‘Abd Al-Baset ‘Oudeh, il palestinese che si è fatto esplodere a una festa del Passover in un hotel di Netanya, e di Ayat Al-Akhras, che ha compiuto un attacco suicida in un supermercato di Gerusalemme. Ecco alcuni brani degli articoli, che altro non sono che l’ennesima prova di quanto sia diffuso e radicato il fanatismo nella religione islamica.

Lode all’attentatore del Passover.
“Possa Allah avere pietà di te, Abd Al-Baset ‘ Oudeh, mujaheed e martire, l’eroe silenzioso che si è infiltrato così elegantemente e ha parlato così allegramente. Hai difeso la tua religione, la tua patria e il tuo popolo. Non hai attribuito nessuna importanza a [qualsiasi] vertice arabo; non hai atteso accordi internazionali; non hai seguito interviste televisive; non ti sei fermato per un arabo morto e per reazioni internazionali che né aiutano né ostacolano”.

“Coraggiosamente, pieno di volontà per [la ricompensa] Jihad, e con il cuore pieno di fede, hai compiuto la tua missione e sacrificato la tua anima pura per la tua religione e per la tua patria. I carri armati israeliani non ti hanno terrorizzato; i militari israeliani, armati fino ai denti con tutti i tipi di armamento moderno, non ti hanno torto un capello; il primo ministro di questo Stato aggressivo che occupa la tua terra e la tua patria non ti ha spaventato; i “servizi” israeliani, esperti in spionaggio terroristico e collaborazione traditrice, non ti hanno scoperto.”

“Non hai potuto sopportare l’uccisione, la distruzione e l’esilio perpetrati dall’esercito sionista… Sapevi che i sionisti non rispettano trattati, promesse e accordi e capiscono solo il linguaggio della resistenza e della Jihad”.

“Ti sei alzato come il resto dei tuoi fratelli mujahideen, hai preso le questioni nelle tue mani e non hai atteso l’aiuto arabo o internazionale che poteva non arrivare mai, e se fosse arrivato non sarebbe stato nient’altro che parole di condanna e di rivendicazione”.

“Allah abbia pietà di te, amato della nazione araba, ‘ Abd Al-Baset. Hai evocato una speranza che aveva cominciato a dissolversi; hai ridato una vita che aveva cominciato a svanire; hai resuscitato l’orgoglio arabo, il valore, la cavalleria e il sacrificio che avevano cominciato a morire e hai causato dolore [alla gente] che aveva cominciato a fare festa e cantare sui corpi dei bambini, dei giovani e delle madri del tuo popolo”.

“Sei entrato in silenzio, con la fede e con la fiducia con cui Allah ti ha ispirato. Malgrado tutti gli ostacoli, le fortificazioni e le misure di sicurezza, hai raggiunto [il posto scelto], ti sei seduto ad uno dei tavoli, hai parlato, hai raccontato alcune barzellette e hai riso con loro; poi, Allah ha decretato per te una morte da martire. Che eroismo, che coraggio e che forza! Quasi ineguagliabili sulla faccia della terra ! ”

Lode all’attentatore del supermercato.
“Allah abbia pietà di te, Ayat Al-Akhras. Hai lasciato la tua casa per il sentiero del martirio e del Paradiso. La tua famiglia non sapeva dov’eri diretta, non sapeva che avevi scelto la via del martirio. Niente poteva fermarti… Sei andata avanti con determinazione, volontà e forza rare, persino impossibili da trovare, in una ragazza di 16 anni…”.

“Non hai cercato il consiglio del governo americano, francese o russo; non hai cercato da loro una luce verde o rossa; sapevi, invece, che la mano di Allah è suprema, che il sacrificio dell’anima è la forma più alta della Jihad, e che chi si sacrifica raggiunge il più alto livello del Paradiso. Non sei stata tentata e non ti sei rallegrata nella vita di questo mondo, oh amata delle nazioni arabe di 16 primavere [cioè, 16 anni]. Il matrimonio era davanti a te; eri una ragazza fidanzata e desiderosa di finire i tuoi studi per sposarti. Invece, hai scelto Allah, il Paradiso e il martirio. Hai dato alla nazione araba una lezione quasi mai insegnata nelle scuole e nelle università, ed hai respirato i tuoi ultimi [respiri] ed evocato [in noi] sensazioni che cominciavano a scomparire… “.

“Hai sollevato le nostre teste e hai detto al mondo oppressore, parziale nei confronti del sionismo, che una giovane ragazza si era infiltrata [nella] società israeliana malgrado le strette maglie di sicurezza, e l’aveva profondamente sconvolta senza un carro armato, un missile o una pistola: [solo] con la sua piccola, pura anima. Tu ci dici: ‘Non disperate; è più semplice di quanto pensiate. Siate pieni di fede in Allah, in cerca di Jihad e di martirio'”.”Allah abbia pietà di voi, Abd Al-Baset, Ayat, e di tutti i mujahideen maschi e femmine. Noi chiediamo ad Allah che gli angeli vi accolgano come martiri virtuosi e lo supplichiamo di concedervi il più alto livello del Paradiso”.

tratto da Middle East Media Research Institute

Intervista alla madre di un kamikaze palestinese

Umm Nidal Farhat divenne nota al grande pubblico per la prima volta quando fu filmata mentre aiutava suo figlio Muhammad Farhat che esce di casa per compiere l’attentato del 20 marzo 2002, nel quale restò ucciso. Circa un anno dopo, il suo secondo figlio, Nidal, venne ucciso dalle forze israeliane. In un’intervista pubblicata sia del settimanale arabo-israeliano Kul Al-Arab sia dal quotidiano londinese in lingua araba Al-Quds Al-Arabi, Umm Nidal ha ribadito che il martirio (Shehada) è l’atto supremo e uno dei principi fondamentali dell’Islam. Presentiamo alcuni brani dell’intervista:

Domanda: “Prima di tutto, parliamo del shahid Muhammad. Tu sei paziente e credente. Ma quello che rende il martirio di tuo figlio Muhammad così speciale è che tu gli hai chiesto di andare a combattere la jihad e tornare solo come martire.”

Umm Nidal: “Sia lode ad Allah. Questo è uno dei principi fondamentali dell’Islam, a cui noi restiamo fedeli. Noi siamo musulmani credenti. E’ la forza di questa fede che ci sprona a compiere questi atti. Io mi considero la madre di tutti i shahid, non solo di Muhammad e Nidal.”

“Tutti i combattenti ricercati da Israele sono vissuti nella mia casa – ad esempio l’eroe shahid ‘Imad ‘Aql [uno dei primi comandanti delle brigate Hamas Izz Al-Din Al-Qassam]. Considero la gioventù responsabile e i figli del popolo palestinese come se fossero miei figli. Ho sempre desiderato essere la madre di un shahid. Mio figlio Nidal mi diceva: ‘Non morire prima di diventare la madre di un shahid’.”

Domanda: “Come madre di due shahid, cosa è cambiato nella vita di Umm Nidal?”

Umm Nidal: “Nulla è cambiato. Sono soltanto aumentati la forza e l’onore. Non mi importa se ho due o tre [figli] shahid. [Per quanto mi riguarda] che siano shahid tutti i miei figli. Quello che importa è fare quello che Allah vuole e combattere la jihad per amore di questa patria. Questa è la grazia di Allah e noi siamo al servizio della religione e della patria.”

Domanda: “Il shahid Muhammad era scapolo, ma Nidal era sposato e aveva figli. I bambini chiedono di lui?”

Umm Nidal: ” … Ogni giorno, quando vedo i figli del martire Nidal provo dolore. ‘Imad, di quattro anni, il più grande dei suoi figli, pochi giorni fa mi ha chiesto: ‘Dov’è mio padre? Perché è diventato un shahid? Sento la sua mancanza’. Queste cose mi bruciano il cuore. Il figlio di Nidal mi brucia il cuore ogni giorno …”

Domanda: “Ti hanno soprannominata Khansaa Falastin. 3 Cosa ne dici?”

Umm Nidal: “Piaccia ad Allah che io sia degna di questo nome, ma penso di non essere l’unica a meritare questo onore. Se tu guardassi la situazione delle donne di Palestina, madri e mogli, vedresti questo miracolo e chiameresti anche loro Khansaa …”

Domanda: “Se potessi mandare un messaggio ai due shahid Muhammad e Nidal, cosa gli vorresti dire?”

Umm Nidal: “Direi loro: ‘Figli miei, io prego Allah di potervi vedere in paradiso e che Allah accetti il vostro martirio. Voi avete ubbidito al comandamento di onorare il padre e la madre [nel modo migliore]’. Io non mi aspettavo che i miei figli potessero ubbidire al comandamento di onorare il padre e la madre in un modo migliore che con il martirio (shehada) per amore di Allah.”

Domanda: “Cosa vorresti dire alle madri di shahid?”

Umm Nidal: “Prenderei loro le mani e chiederei loro di essere pazienti e ricordare che la morte col martirio assicura l’entrata dei martiri in paradiso. Prego Allah perché dia loro la forza perché il dolore è grande e non è facile dimenticare; ma dico a tutte loro: ‘Nonostante il dolore e le battaglie e il sangue che è stato versato, noi dobbiamo continuare nel cammino della jihad fino alla vittoria o shehada, fino a che tutta la patria sia liberata. La ricompensa per il credente musulmano sarà infinita.”

“Questa è la terra del fronte di battaglia dell’Islam e grande onore ne viene a noi che ci viviamo. Sia lode ad Allah che ci ha scelto come abitanti di questo paese. Sia lode ad Allah che ha scelto che i miei due figli siano fra i shahid. Ogni madre e moglie palestinese deve essere fiera e andare a testa alta perché Allah ha scelto che suo marito o suo figlio siano fra gli shahid . Questa è la cosa più bella in questo mondo e nel mondo a venire.”

I libri scolastici dell’Autorità Palestinese incitano alla guerra santa ed al martirio

Qualcuno si può chiedere come mai tanti palestinesi siano così ansiosi di farsi saltare in aria in nome di Allah. La risposta è molto semplice: glielo insegnano a scuola.
Presentiamo alcuni brani tratti da un testo recentemente pubblicato dal Ministero dell’Istruzione dell’Autorità Palestinese, intitolato “Cultura Islamica” e dedicato agli studenti dell’11° classe:

(pag. 98) “[Uno dei] compiti dello stato è rafforzare i legami tra il popolo e il suo Creatore …. difendere la religione e proteggerla contro innovatori e scettici [eretici] … preparare il paese alla jihad e difenderlo dai nemici … accrescere il livello di conoscenza della nazione … perché l’adempiere i doveri religiosi e il conoscere i necessari precetti richiede una buona quantità di conoscenze e di istruzione.”

(pag. 104) “La nazione dovrebbe sostenere i governanti in ogni cosa che favorisca il progresso … In materia di politica estera [il paese dovrebbe contribuire] con la jihad, mentre in campo nazionale dovrebbe farlo con la ripresa industriale, agricola, morale e sociale … e con la fedeltà alle leggi religiose …”

(pag. 208) “L’Islam è la religione di Allah per tutti gli esseri umani. Si dovrebbe diffonderla e invitare la gente ad aderirvi saggiamente e con un’appropriata predicazione e amichevoli discussioni. Tuttavia tali metodi potrebbero incontrare resistenza e ai predicatori potrebbe essere proibito di compiere il loro dovere … in tal caso diventa inevitabile la jihad e l’uso della forza fisica contro i nemici …”

“Jihad è un termine islamico che corrisponde alla parola guerra in altre lingue. La differenza è che la jihad persegue nobili scopi ed elevati fini ed è condotta solo per Allah e la sua gloria … [Per contrasto] le guerre delle altre nazioni sono per lo più condotte per malvagità, aggressione, sete di dominio, influenza strisciante, saccheggio di proprietà, assassinio, e il perseguimento di ambizioni e desideri, come la guerra sferrata dai paesi occidentali per sfruttare le terre islamiche per fini imperialistici, per controllare i musulmani e rapinare le loro risorse e ricchezze …”

(pag. 209) “Alla Mecca, il Messaggero di Allah faceva proseliti usando come arma prove e dimostrazioni … A quello stadio, per diffondere il messaggio dell’Islam a lui e ai suoi seguaci bastavano la perseveranza e la moderazione. Dopo la fuga del Profeta a Medina e l’emergervi di una società islamica, non fu più possibile evitare la lotta contro l’aggressione e il politeismo … Da quel momento il dovere della jihad fu imposto a tutti i musulmani …”

“Il Messaggero di Allah ricorse alla jihad durante il suo soggiorno a Medina, i suoi compagni e i suoi seguaci seguirono le sue orme.

“Ma la jihad è un dovere personale [Fardh ‘Ein] che ogni musulmano è tenuto a compiere personalmente, o è un dovere collettivo [Fardh Kifaya]? E’ probabilmente un dovere collettivo. Se qualche musulmano lo adempie, allora non lo si richiede più agli altri per tutto il tempo che [l’azione compiuta] è stata sufficiente … [tuttavia] se nessuno pratica la jihad, allora tutti i musulmani si rendono colpevoli di negligenza.”

“La jihad diventa un dovere personale nei tre casi seguenti:

Quando i musulmani sono attaccati. Quando il nemico è presente sul suolo musulmano, i musulmani di quel paese hanno il dovere di combattere il nemico e cacciarlo. Se essi non sono in grado di farlo, allora l’obbligo personale della jihad passa ai loro vicini, fino a che il nemico è sconfitto e annientato …” In caso di mobilitazione generale. Quando un governante musulmano chiama, o chiama un particolare gruppo, è dovere del musulmano rispondere alla chiamata …” Chiunque partecipi a una battaglia, ha il preciso dovere di combattere il nemico e condividere la lotta e non essere delinquente …”

(pagg.210-211): “Tipi di jihad”

“La jihad fisica – Partecipazione alla battaglia contro il nemico. Combatterlo concretamente con le armi e con la effettiva partecipazione in battaglia e col martirio per amore di Allah. Questo è l’estremo requisito per un credente. A colui che prende parte personalmente alla jihad per amor Suo, Allah ha promesso il Paradiso ovvero il ritorno sano e salvo alla sua famiglia con grande bottino.”
“La jihad materiale – Chi combatte questo tipo di jihad dà parte del suo denaro per rifornire gli eserciti musulmani di armi, dell’equipaggiamento necessario, di trasporti terrestri, marittimi, aerei, e tutto quanto occorre a quelli che combattono la jihad per sconfiggere il nemico, per celebrare il nome di Allah e rafforzare la fede in Lui. Questa jihad materiale comprende la costruzione di installazioni militari, fortificazioni, roccaforti, aeroporti, porti che servono per gli eserciti musulmani, nonché centri di cura e ospedali per i soldati e le loro famiglie, e offerte di denaro a quelli che attuano la jihad e alle loro famiglie.”
“La jihad ideologica – E’ quella che si combatte con la parola e con gli scritti, fornendo prove irrefutabili contro i nemici e invitandoli a riconoscere Allah. E’ una jihad che comprende la predicazione, gli scritti, il canto e altro …”
“La jihad realizzata col … collegamento con i combattenti della jihad e con la partecipazione ad atti connessi con la jihad, come trasportare soldati e approvvigionamenti, rifornirli di acqua e cibo, curare i feriti e difendere posizioni militari.”
“La nazione islamica oggi ha assoluta necessità di far rivivere lo spirito della jihad nei suoi figli partecipando a tutti i tipi di jihad, e di concentrare tutte le sue forze per consolidare la religione di Allah e costringere i suoi nemici ad arrendersi.”

(pag. 214) “La jihad è una delle necessità della vita. Una nazione non può difendere la sua religione e sostenere il suo onore e la madrepatria se non ha il potere di farlo. Ecco perché l’Islam ha imposto il dovere della jihad alla nazione musulmana quando a Medina emersero una società e uno stato musulmani …”

(pag.214) “Allah ha insegnato ai musulmani a convincere la gente col messaggio dell’Islam, in modo saggio, con giusta predicazione e amichevoli discussioni, in modo che la diffusione dell’Islam si realizzi con persuasione mentale, intima gratificazione e serenamente, e non attraverso la coercizione, come Allah ha detto: ‘Non c’è coercizione nella religione …’ [Corano 2: 256]”

“[Tuttavia], quando i despoti si oppongono alla predicazione religiosa, impediscono ai predicatori di portare la buona novella dell’Islam al popolo, frappongono blocchi e ostacoli sulla via dei predicatori, e impediscono alla parola di raggiungere il popolo, allora in quel caso la jihad diviene l’unico mezzo per rimuovere questi ostacoli che privano la gente della loro libertà di scelta e impediscono la diffusione dell’Islam. Il Messaggero di Allah ha insegnato a quelli che intraprendono la jihad di non cominciare la guerra contro i nemici come prima opzione, ma di offrire invece loro l’Islam, e se essi rifiutano propone di far pagare loro la jizya (tassa imposta ai non musulmani che vivono sotto il governo musulmano) … e se essi rifiutano ancora, infine combatterli.”

“La jihad è considerata una via per rafforzare la nazione e assicurarne la vittoria in un conflitto armato quando fa ricorso tutte le sue risorse, sforzi e potenziale per la sua causa … La jihad è anche considerata una fonte di benessere e prosperità per tutti i musulmani. Dopo aver conseguito la vittoria, colui che ha intrapreso la jihad fa ritorno alla sua famiglia con alte aspirazioni e a testa alta, ringraziando Allah per la sua grazia. Se invece è benedetto da Shahada (martirio) e onore, la sua anima ritorna al Creatore per vivere una differente vita, pago delle ricompense e dell’onore elargiti, una vita di grazia grazie ad Allah, come dice il Corano [3: 169-170]: ‘Non considerare morto chi è morto per la causa di Allah, ma piuttosto vivo e beneficiati dal loro signore.”

(pag. 215) “La nazione islamica ha bisogno di diffondere lo spirito della jihad e l’amore per il martirio [Shahada] fra i suoi figli nel corso delle generazioni. E ciò è vero particolarmente quando prevale il materialismo nella mente della gente e quando si abbandona la jihad mentre i nemici non vogliono altro che sfruttarli … E’ chiaro che il rispetto e il potere della nazione islamica sono legati alla conservazione di un forte spirito della jihad. Quando questo spirito vien meno e la nazione non ha il potere di aiutare i suoi elementi più deboli e di difendersi dai nemici, allora essa viene attaccata dall’esterno, gli aggressori la bramano, la umiliano, ne saccheggiano le risorse, uccidono la sua gente, conquistano il paese e vivono là nell’immoralità.”

I rischi che comporta il non aderire alla jihad

(pag. 304) “A. Il nemico occupa le terre musulmane, le loro risorse sono saccheggiate, il loro sangue è versato, il loro onore macchiato e come risultato i musulmani vivono un’esistenza di disonore e oppressione. B. La perdita della grande ricompensa che Allah ha promesso a coloro che affrontano la jihad e la Shuhada (martiri) . C. Grave punizione nel Giorno del Giudizio.”

(pag. 305) “Allah ha insegnato al fedele di prender parte alla jihad in ogni circostanza, sia essa facile o difficile, quando si è in tanti o in pochi, nel momento della prosperità o del bisogno, quando si è forti o quando si è deboli. La loro jihad avverrà per mezzo del sacrificio o dell’aiuto materiale per la gloria del nome di Allah. Questo è il modo di godere di questo mondo e di aver successo in quello a venire.”

Il castigo per l’abbandono dell’Islam

(pag. 155) “La ragione logica per giustiziare chi ha abbandona l’Islam è la seguente: Non c’è nulla nell’Islam che sia in contrasto con la natura umana. Chiunque aderisca all’Islam e, dopo averne riconosciuto la verità e averne assaporato la dolcezza, l’abbandona, è di fatto un ribelle contro la verità e la logica. Come ogni altro regime, l’Islam deve proteggere se stesso, pertanto questo castigo (l’esecuzione) incombe sulla persona che l’abbandona, perché diffonde il dubbio sull’Islam …”

“L’abbandono dell’Islam è un crimine che giustifica una punizione esemplare … [Le fasi del castigo sono]:

“Spingere il peccatore ad abiurare immediatamente …” “Renderlo consapevole delle conseguenze che avrà se persiste nell’abbandono dell’Islam, anzi informarlo che verrà giustiziato.” “Giustiziare il peccatore se persiste nella sua decisione di abbandonare l’Islam …”

Attività dei missionari cristiani

(pag. 252) “I missionari sono una delle istituzioni occidentali finalizzate all’invasione ideologica del mondo musulmano. Essi hanno cercato di allontanare dall’Islam i musulmani indebolendone la fede nel cuore e facendo loro accettare il modo di vivere occidentale. Apparentemente essi si adoprano perché adottino la religione di Gesù, ma in realtà cercano di spianare la strada all’invasione spirituale dei paesi islamici da parte dell’occidente … Le organizzazioni missionarie in tutto il mondo islamico hanno cercato di indebolire la fede dei musulmani, di diffondere idee secolari che si sostituiscano all’ideologia islamica e di favorire l’occupazione dei paesi islamici e a rafforzare l’imperialismo …”

“Il movimento missionario ha lasciato tracce profonde nella vita islamica, quali:” “Ammirare e adottare i modi di vivere degli occidentali … Criteri e valori materialistici, basati sullo sfruttamento, e la loro concezione di vita erano diffusi al punto tale che molti musulmani anelavano ad essi e si sono rivolti alla cultura e alla letteratura occidentale.” “Svigorire lo spirito islamico delle giovani generazioni come risultato dell’indebolimento della fede nel loro cuore, e quindi accettare idee e principi occidentali contagiosi. Idee capitaliste, comuniste e ateiste diffuse fra i musulmani …”
“Infondere nel sistema scolastico dei paesi islamici un sapore occidentale. I missionari, con il sostegno dell’imperialismo, riuscirono a trasformare la loro filosofia e cultura in fondazioni culturali in molti paesi islamici. La storia e la civiltà occidentale divennero la principale fonte di istruzione e insegnamento delle scienze per i bambini musulmani …”
“Diffamare la storia islamica e le biografie dei Califfi musulmani, presentando la storia islamica come una serie di guerre, conflitti, lotte civili, rivoluzioni, battaglie per il potere, repressione degli abitanti …”
“Incolpare l’Islam, il suo Messaggero e la verità delle sue profezie e propagare idee mistificatorie, come la pretesa che l’Islam si è diffuso con la spada e la repressione. Inoltre criticare le leggi sul divorzio e la poligamia e dipingendo le punizioni giuridiche islamiche come disumane”.

Un eminente psichiatra egiziano esalta i terroristi suicidi

“Bush è un ritardato mentale”, “i terroristi suicidi amano la vita” e “butteremo a mare Israele”. Queste non sono le parole di un pazzo fanatico rintanato in una caverna, ma di un eminente psichiatra egiziano, che dimostrano ancora una volta quanto sia diffuso l’integralismo nella religione islamica

Il dr. ‘Adel Sadeq, presidente dell’Associazione degli psichiatri arabi e capo del Dipartimento di psichiatria alla ‘Ein Shams University del Cairo, il 30/4/2002 ha pubblicato un articolo dal titolo “La classe non è ancora finita, stupido!” sul quotidiano egiziano Hadith Al-Madina, sotto forma di lettera aperta al presidente Bush, dove dice che è un ritardato mentale. Il dr.Sadeq, assegnatario del Premio di Stato egiziano del 1990, è inoltre un entusiasta sostenitore degli attacchi suicidi palestinesi. In un’intervista ad Iqraa, un canale tv satellitare saudita-egiziano, ha glorificato le operazioni di martirio (suicide), oltre che sostenere di voler “buttare a mare Israele”. Ecco alcuni estratti dell’articolo di Sadeq e della sua intervista ad Iqraa:

L’articolo su ‘Hadith Al-Madina’

“(Bush)Anche se fai un grosso sforzo per metterti alla prova, non ci riesci perché sei stupido e non capisci niente di quel che sta accadendo nel mondo. ‘Stupidità’ e ‘idiozia’ sono sinonimi, e se non ti piace la parola ‘stupido’, sei una persona perversa con una brutta anima”.

“La tua stupidità è riflessa nelle tue caratteristiche facciali. La tua faccia mi ricorda quella di coloro che frequentano una clinica per ritardati mentali. Il tuo sguardo è idiota e vago. I tuoi occhi sono ingannevoli. Le tue espressioni facciali sono incompatibili con la questione [in discussione], e il tuo tono di voce è completamente sganciato dal contenuto delle tue parole: una caratteristica tipica del ritardato mentale”. …
“Non capisci, stupido, che Israele non vuole la pace? Non capisci, stupido, che Sharon è un criminale assassino? Non capisci, stupido, che chiunque muoia per la liberazione della sua patria è un martire? Non capisci, stupido, che quando una ragazza di 18 primavere si fa esplodere, questo significa che la sua causa è giusta, e che il suo popolo presto o tardi sarà vittorioso ?”.

L’intervista ad Iqraa

“…La struttura psicologica [dell’autore di un attacco suicida] è quella di un individuo che ama la vita. . Essi sono incapaci di capire [l’attacco suicida] perché la loro struttura culturale non ha concetti come il sacrificio di se stessi e l’onore. Questi concetti non esistono in molte culture, e quindi essi offrono stupide interpretazioni, dimostrando ignoranza…Invece noi questo lo conosciamo bene, perché la nostra è una cultura di sacrificio, lealtà e onore…Bush era in errore dicendo che la ragazza stava uccidendo il futuro quando ha scelto di uccidersi. Al contrario: lei è morta per far vivere gli altri…”.
“Quando il martire muore di martirio, ottiene la vetta della felicità…Come psichiatra professionista, io dico che la vetta della felicità arriva con la fine del conto alla rovescia: dieci, nove, otto, sette, sei, cinque, quattro, tre, due, uno. E, poi, tu premi il bottone per farti esplodere. Quando il martire arriva a ‘uno’, e poi ‘boom’, esplode, e si sente volare, perché lui sa con certezza di non essere morto…E’ un passaggio ad un altro mondo, più bello, perché egli sa molto bene che in pochi secondi vedrà la luce del Creatore. Lui sarà nel punto più vicino possibile ad Allah…

“Il messaggio per Israele è che non ci fermeremo…Finché rimarrà un solo palestinese, la guerra non avrà fine…Quel che sta accadendo ora indica una cosa: Israele non esisterà per sempre. Noi arabi dobbiamo sapere che questa guerra non finirà. Il conflitto continuerà. Questo non è un conflitto su un solo territorio…Questa guerra non finirà, e chiunque si illuda che ci sarà pace deve capire che Israele non è venuta in questa regione per amare gli arabi o per normalizzare i rapporti con loro. Chiunque pensi che la pace verrà, adesso o in futuro, ha una limitata visione storica. Noi o esisteremo o non esisteremo. O gli israeliani o i palestinesi: non c’è una terza possibilità…”. “Non ci sono civili israeliani. Sono tutti saccheggiatori. Io sono assolutamente convinto che l’effetto psicologico [degli attacchi] sul saccheggiatore israeliano è [la comprensione] che la sua esistenza è provvisoria…Essi si sono completamente convinti che la loro esistenza in questa regione sia temporanea…Togli l'[elicottero] Apache dall’equazione, lasciali uno-a-uno con il popolo palestinese, con la dinamite come sola arma [per entrambe le parti]. Allora vedrai andarsene tutti gli israeliani, perché tra loro non c’è neanche un solo uomo disposto ad indossare una cintura di dinamite…”. “A livello strategico, ci dev’essere un piano pan-arabo per raggiungere il nostro obiettivo. L’obiettivo di tutti noi è di liberare la Palestina dagli aggressori israeliani. Per usare parole che a certe persone oggi non piace più usare: ‘Butteremo a mare Israele’. Questa frase, a proposito, è la verità. O loro butteranno noi a mare, o noi vi butteremo loro. Non c’è via di mezzo. La coesistenza è una totale sciocchezza…”. “I mezzi concreti per affrontare direttamente Israele sono coloro che si fanno esplodere. Secondo quel che vedo in questo campo di battaglia, non ci sono [altri mezzi] che i puri, nobili corpi palestinesi. Questa è l’unica arma araba, e chiunque dica diversamente è un cospiratore. Mi spiace dover usare questi termini, ma i politici arabi e i giornalisti che condannano questo movimento feddai stanno cercando di imporci tali idee per placare l’Occidente…Il corpo palestinese è l’unico mezzo [di guerra] in questa battaglia”.

Un membro del parlamento libanese: ‘anche un solo ebreo caduto, soldato o civile, è un gran risultato’

Walid Jumblatt, presidente del Partito Progressista Socialista (Druso) e membro del parlamento libanese , il 14 gennaio 2004 ha avuto parole di elogio per l’attentato suicida compiuto da una donna palestinese a Gaza. Qui di seguito alcune delle sue incredibili dichiarazioni :

“Ieri, la madre palestinese Reem Al-Riyashi ha sacrificato se stessa e così facendo si è unita alle colonne di coraggiosi guerrieri della Jihad e ha rotto l’atroce e preoccupante silenzio arabo, l’inettitudine e la ritirata che precede il fallimento e la disintegrazione. Ha donato speranza in un mare di autocompiacimento, indecisione e paura. Si tratta di una nuova Intifada, l’Intifada della rivoluzionaria palestinese e della terra, che si oppone alla ‘ebraicizzazione’ [della Palestina], alla realtà ebraica e ai regimi arabi. È forse nata dalla disperazione ?”. “No e ancora no. È un atto di convinzione ed è la strada giusta, perché in tempi di declino, remissività e sottomissione anche un solo ebreo caduto, soldato o civile, è un gran risultato ed è un modo per minare il progetto di ‘ebraicizzazione’ di tutta la Palestina”. ……
“Reem Al-Riyashi è l’estremo blocco stradale. Cosa cercano e cosa chiedono lei e le altre [donne]? Qualche arma, esplosivo e missile anti-carro, [e di poter passare] attraverso la Giordania, Rafah, il Libano, la Siria o qualsiasi altra porta d’accesso per prevenire la realizzazione del piano di ‘ebraicizzazione’ o almeno ritardarla, mentre i depositi degli eserciti arabi traboccano [di armi] …”.

La portavoce del ministro degli esteri siriano esalta i martiri e il martirio

Nel numero del 6 settembre 2003 del quotidiano governativo siriano Teshreen, la portavoce del ministro degli esteri siriano, d.ssa Buthayna Sha’ban, ha scritto nella sua rubrica settimanale che “I martiri rappresentano la coscienza della nazione. Sono gli uomini più sublimi al mondo e i più degni di stima di tutti gli esseri umani.” Tre anni prima, il 6 maggio 2000, annuale Giorno dei Martiri della Siria, Sha’ban scrisse una tesi dedicato ai martiri dal titolo “Il sangue dei martiri”, pubblicato sul Teshreen. Segue uno stralcio della sua tesi:

“Il sangue dei martiri sgorga caldo dagli insolenti pendii del Libano, per non permettere alla storia di essere testimone della disfatta di una nazione, [perché] alcuni suoi figli hanno perduto la fermezza, intrappolandosi in analogie, sofismi, accordi internazionali e schemi, mentre i bulldozer radono al suolo le piantagioni [arabe] di ulivi e aranci e le case arabe nella parte orientale di Gerusalemme, tanto da cambiare le caratteristiche della storia, della patria e dell’identità.
“Il sangue dei martiri sgorga in difesa e in rivalsa della dignità, dell’orgoglio, del diritto e della patria araba, mentre altri siedono [a negoziare] e accettano di slacciarsi la cravatta in segno di civiltà e fiducia, dimenticandosi sia della civiltà della loro stessa nazione sia della fiducia a essi accordata dai loro popoli.
“Il sangue dei martiri lancia un grido alle orecchie di ogni compatriota, uomo o donna che sia, dall’Oceano [Atlantico] al Golfo [Persico]: ‘Non esiste pagamento più efficace del sangue [per redimere la patria] e non esiste altra via se non la resistenza.
……. Perciò essi [i martiri] sono pronti a offrire il dono supremo, così che le gocce sparse [di sangue] si uniscano per formare un ruscello, poi un torrente e infine un fiume ribollente.
“Il sangue dei martiri riporta alla memoria tutto il sangue sacrificato, dall’alba dei tempi fino a oggi, e sgorga puro perché quanti morirono non pensino che il loro sangue sia stato sparso invano o che il loro sacrificio sia stato spazzato via dal vento.
“Il sangue dei martiri affronta la morte guardandola negli occhi e dicendole: ‘Mai ti temerò. Mia madre [musulmana] credente mi ha cresciuto per consegnarmi a te perché la patria resti libera e grandiosa.’
“Nel mese di Teshreen le donne hanno emesso molte grida di gioia e si sono vestite di bianco, non di nero, poiché i loro figli avevano conquistato l’onore del martirio, e non esiste onore più grande di questo. Glorificare i martiri nel loro giorno non si limita a perpetuare la memoria di chi è morto per Allah e per la patria [araba], ma deve includere la glorificazione di ogni [uomo che raggiunge] una posizione nobile, ribellandosi all’umiliazione, santificando la dignità e andando incontro alla morte per ridare vita agli altri.
….. “Il sangue dei martiri sgorga dal Libano, caldo e abbondante, sulle mappe della frammentazione e della discordia, della timidezza e del dubbio, dell’egoismo che tutto inghiotte, annunciando che è il sangue arabo a pulsare nel cuore di ogni arabo e che la storia non sarà mai scritta [spendendo] fortune o [facendo] concessioni e nemmeno gonfiando la statura di persone boriose; piuttosto sarà scritta con la [luminosa] luce di questi [martiri]. Il loro atteggiamento rimarrà per sempre una linea di condotta [inviolabile] che gli altri saranno costretti a riconoscere e a onorare.
“In questa oscura galleria araba e in questo [stato] di discordia che ha indebolito le capacità di questa nazione e che le ha fatto perdere prestigio e onore fra le [altre] nazioni, il sangue dei martiri accende una candela di speranza così che altri possano scoprire ciò che il martire ha scoperto: che l’altra vita è migliore della precedente e che quelli uccisi per Allah ‘vivono accolti vicino al loro Signore’ie che la ricerca del martirio [Istishad] per amore della patria è l’unico modo di restituire libertà alla patria .”

“Allah, accetta i nostri martiri, annienta gli ebrei ed alza la bandiera della Jihad sulla Terra !”

I seguenti brani sono tratti da un delirante sermone del venerdì tenuto dall’Imam dell’Autorità Palestinese, Sceicco Ibrahim Madhi, nella moschea Sheikh ‘ Ijlin a Gaza city, e trasmessa in diretta il 12 aprile 2002 dalla Tv dell’Autorità Palestinese:

“Noi siamo convinti della vittoria [futura] di Allah; crediamo che uno questi giorni entreremo a Gerusalemme come conquistatori, entreremo a Jaffa come conquistatori, ad Haifa come conquistatori, a Ramle e Lod come conquistatori, [nei villaggi di ] Hirbiya e Dir Jerjis e in tutta la Palestina come conquistatori, come Allah ha stabilito…. ‘Essi entreranno nella moschea di Al-Aqsa come vi sono entrati la prima volta’… “.
“Chiunque non ottenesse martirio in questi giorni dovrebbe svegliarsi nel mezzo della notte e dire: ‘Mio Dio, perché mi hai privato del martirio per il tuo amore?”.
“I nostri nemici ora soffrono più di noi. Perché? Perché noi siamo convinti che il nostro morto vada in Paradiso, mentre il morto degli Ebrei vada all’Inferno, verso un fato crudele. Perciò restiamo solidi e fermi, in ubbidienza ad Allah…”.
“Gli Ebrei attendono il falso messia ebraico, mentre noi aspettiamo, con l’aiuto di Allah…il Mahdi e Gesù, la pace sia con lui. Le mani pure di Gesù uccideranno il falso messia ebraico. Dove? Nella città di Lod, in Palestina. La Palestina sarà, come in passato, un cimitero per gli invasori, proprio come lo fu per gli invasori Tartari e Crociati [e per quelli] del vecchio e nuovo colonialismo…”.
“Un’affidabile Hadith [tradizione] dice “: ‘Gli Ebrei vi combatteranno, ma voi sarete messi a governare su di loro’. Cosa potrebbe essere più bello di questa tradizione? ‘ Gli Ebrei vi combatteranno’, vale a dire: gli Ebrei hanno cominciato a combatterci. ‘Voi sarete messi a governare su di loro’: chi metterà il musulmano a governare sull’ebreo? Allah….Finché l’ebreo si nasconda dietro la roccia e l’albero “. “Ma la roccia e l’albero diranno:”Musulmano, servo di Allah, un ebreo si nasconde dietro di me, vieni a ucciderlo. “
“Noi crediamo in questa Hadith. Siamo anche convinti che essa preannunci la diffusione dell’Islam e del suo governo su tutta la terra…”.
“Caro, guarda a Oriente della terra: trovi il Giappone e l’oceano; guarda a Occidente: trovi [qualche] paese e l’oceano. Sta pur certo che questi saranno posseduti dalla nazione musulmana, come dice l’Hadith… ‘dall’oceano all’oceano’. ”
“Allah, accetta i nostri martiri nei cieli più alti… “.
“Allah, mostra agli Ebrei un giorno nero… “.
“Allah, annienta gli Ebrei e i loro sostenitori… “.
“Allah, alza la bandiera della Jihad su tutta la terra… “.

***Il seguente sermone fu tenuto venerdì 12 marzo 2004 nella Moschea Sceicco ‘Ijlin di Gaza dallo Sceicco Ibrahim Mudeiris, un impiegato agli “Affari Religiosi” del Ministero dell’Autorità Palestinese. Nel seguito ne riportiamo alcuni estratti.

La battaglia tra la Verità e la Menzogna

“.. Da quando Allah ha creato la vita, c’è sempre stato un conflitto tra la Verità e la Menzogna, una continua battaglia tra il bene e il male, una lotta costante fra i buoni e i cattivi. In questa terra santa noi siamo testimoni di uno dei capitoli di questa santa battaglia, la battaglia tra la Verità e la Menzogna. Noi siamo i buoni, il popolo della Verità, che la difendiamo con le nostre anime e con il nostro sangue. Noi difendiamo i nostri diritti, noi difendiamo la nostra terra e i nostri luoghi santi. D’altronde i nostri nemici sono il male, popolo della Menzogna che combatte usando la spada della Menzogna. Noi li batteremo perché la vittoria sarà quella della Verità, secondo il volere di Allah.”

Gli Ebrei dovevano essere distrutti

“O servi di Allah, la storia si ripete. Quando il Profeta (Maometto) entrò a Medina, egli entrò per costruire lo stato Islamico. Ma egli vi trovò serpAUlteriore prova del coinvolgimento di alcuni esponenti di spicco del pacifismo mondiale (nello specifico Padre Jean Marie Benjamin) si ha nella lettera del 21 luglio 2004 che Tarek Aziz, ex braccio destro del dittatore Saddam Hussein, scrisse a suo figlio Ziad, dandogli una serie di nomi di avvocati, sia arabi che europei, e chiedendogli di metterli in contatto con Padre Benjamin per permettere a questo ultimo di coordinare il collegio di difesa che dovra’ assisterlo nell’ipotesi di un processo.
(Adnkronos del 18/11/04)

***
Oil for food – il 27/12/2001 padre Benjamin incassò 140.000 dollari da Saddam Hussein, a seguito di una compravendita di petrolio (IlSole24ore del 18/9/05). Tra le sue affermazioni, “respingo l’idea imperialista che la legittima resistenza irakena sia terrorismo internazionale”. Quella che lui chiama legittima resistenza ha provocato la morte del 90% delle vittime civili irakene.
Inoltre, l’ambasciatore francese all’Onu, Boidevaix, indagato per corruzione (avrebbe beneficiato di regalìe petrolifere da Saddam) afferma che il governo francese (in prima linea nell’opporsi alla guerra in Iraq) era al corrente di tutto (Sole24ore del 14/10/2005).

Da Parigi a Falluja: storia di un ragazzo francese

Redouane El Hakim viveva a Belleville , XIX ‘arrondissement’ di Parigi. Aveva 19 anni, faceva il panettiere e la sera amava andare in discoteca con gli amici.

Appassionato di arti marziali, era lontano anni luce dall’Islam fanatico. Ma non la sua famiglia. La madre Habiba porta il velo nero, e mantiene da sola la sua famiglia. Ha altre 3 figli, due femmine ed un maschio. La figlia più grande è diplomata in arabo letterario, e pur di mantenere il velo ha perso il posto di lavoro. La figlia più piccola, invece, per non rinunciare al velo, ha preferito lasciare la scuola statale.

Ma se per le figlie il fanatismo islamico ha comportato limitazioni nella società civile francese, per i due figli maschi ha avuto effetti ben peggiori.
Redouane, infatti, ha cominciato a frequentare assiduamente la moschea Dawa, ed ha smesso di tagliarsi la barba. Idem per suo fratello Boubaker, di 21 anni. Per sei mesi i due fratelli sono spariti dalla circolazione.
Sono saltati fuori ben lontani da Belleville: Redouane cadavere a Falluja, ucciso dai marines americani e dai soldati irakeni, ed il fratello Boubaker in carcere a Damasco, arrestato mentre tentava di attraversare il confine per unirsi ai ‘tagliatori di teste’ irakeni.
Un altro triste esempio di come il fanatismo, veicolato dalla moschea del quartiere, ha distrutto una famiglia: ghettizzando due ragazze che si ostinano a portare il velo, portando in carcere in un paese lontano un ragazzo, e ponendo fine alla vita di un panettiere di 19 anni, che solo sei mesi fa, di ritorno dalle discoteche, probabilmente mai avrebbe pensato di finire così.

9/12/2004

4 palestinesi su 10 favorevoli al terrorismo

Un sondaggio del ‘Jerusalem Media and Communication Center’, del quale riferisce il sito internet del quotidiano israeliano Haaretz, riporta che il 41% dei palestinesi della Striscia di Gaza e Cisgiordania è favorevole agli attentati terroristici contro civili israeliani. Se è vero che il dato è migliorato rispetto allo scorso giugno (allora erano addirittura il 65%), questo sondaggio conferma comunque la difficoltà del popolo palestinese a staccarsi dal terrorismo islamico, di fatto rendendo più difficoltoso il processo di pace.

Se il 41% dei palestinesi è favorevole al terrorismo, la percentuale sale al 48% (ma a giugno era il 73%) se vengono considerati anche gli attacchi ai militari israeliani. Quasi la metà dei palestinesi, quindi, è favorevole ad uno scontro armato con Tel Aviv.

Altra triste conferma di quanto sia radicato il fanatismo e la violenza nel popolo palestinese, che renderà difficile il percorso da intraprendere per il moderato Abu Mazen, attualmente unico candidato alle prossime elezioni palestinesi (visto l’opportuno ritiro della propria candidatura da parte del terrorista Barghouti, attualmente in carcere in Israele).
18/12/2004

Il segretario nazionale dell’UCOII – “La Jahad è diventata un obbligo divino per tutta la comunità”

Forse non tutti si rendono conto di quanto sia radicato e diffuso l’integralismo nella religione islamica. Persino dei rappresentanti dell’Islam, in Italia, ai vertici delle comunità italiane musulmane (e che quindi dovrebbero dare, almeno in apparenza, un’immagine moderata) hanno dimostrato in passato il loro pericoloso grado di fanatismo.

Hamza Roberto Piccardo, segretario nazionale dell’Ucoii (Unione delle comunità e delle organizzazioni islamiche in Italia), è il più noto e focoso difensore dell’ideologia e della strategia di Hamas in Italia. Nel 2002 Piccardo fece l’apologia del terrorismo suicida firmando sul sito http://www.aljazirah.it un documento dei Fratelli Musulmani egiziani in cui si legge: «Le operazioni di martirio che i palestinesi compiono ora nei territori occupati per liberarsi dall’oppressione, sono il grado più alto nel Jihad, e la morte nel compiere queste operazioni è considerata la forma più alta in assoluto di martirio. Il martirio è un atto eroico compiuto da una persona che sacrifica la sua anima sulla retta via di Dio per difendere se stessa, la patria, la comunità, la dignità, l’onore, la religione e i luoghi sacri». Ma è nel finale che compare il passaggio ancor più significativo per le sue implicazioni concrete e operative: «Non si possono lasciare da soli i palestinesi perché la questione palestinese è di ogni musulmano. Il Jihad è diventato, da questo momento, un obbligo divino applicabile a tutta la comunità. Il Jihad con l’anima, con il denaro, con le parole, con la diffusione della verità, ciascuno secondo le proprie capacità e possibilità».
Si tratta di una vera e propria fatwa, un responso giuridico islamico, che Piccardo a nome dell’Ucoii ha sottoscritto. Una fatwa che intima anche ai musulmani in Italia di partecipare al Jihad contro «l’entità sionista, razzista, colonialista», uccidendo indiscriminatamente gli israeliani perché «tutti coloro che usurpano la terra, violano la dignità, profanano i luoghi sacri sono considerati combattenti a prescindere dagli abiti che portano».
(27/2/2005)

Iraq – Il Vescovo di Kirkuk: “Non abbandonateci”

E’ sotto gli occhi di tutti la situazione irakena, dove il terrorismo islamico di Al Zarkawi, unito alle nostalgie degli ex fedelissimi di Saddam H. sponsorizzati dalla Siria, segna giornalmente lutti e sofferenze con vili attentati che colpiscono gli stessi cittadini irakeni. Troppo spesso si sente ripetere la solita litanìa pacifista che la responsabilità di questa situazione è da imputarsi alla coalizione degli alleati che, nonostante il benestare dell’Onu, avrebbe la colpa di essere un esercito di occupazione (e non un esercito di liberazione dalla tirannia), scambiando l’azione dei terroristi per azione di partigiani.

Il Vescovo caldeo di Kirkuk, Mons. Luis Sako, però non la pensa così. In un recente incontro a Magnago (MI), presso la chiesa di S. Michele Arcangelo, in un incontro pubblico organizzato dal parroco Don Rossotti, ha espresso le proprie opinioni in merito, lasciando a bocca aperta parecchi degli spettatori che si aspettavano le solite accuse di imperialismo nei confronti degli americani.

Sintetizziamo per argomenti il pensiero di Mons. Sako.

La guerra e come ci si è arrivati.
«La guerra è una cosa che non si può accettare. Abbiamo pregato molto perché non avvenisse. Io credo che l’errore più grosso l’abbia fatto la Francia, che ha incrinato il fronte della comunità internazionale. Se Saddam Hussein avesse visto che tutti erano uniti contro di lui, avrebbe ceduto senza combattere. Invece ha creduto che i francesi e altri arabi avrebbero impedito agli americani di vincere, e così ha deciso di resistere. Non è vero che la guerra è stata fatta per il petrolio: su quello gli americani potevano accordarsi con Saddam. Probabilmente nemmeno per le armi di distruzione di massa, che non sappiamo ancora se non esistevano o se Saddam le ha nascoste all’estero. La guerra credo sia stata fatta per innescare una trasformazione dell’islam, che è l’unica garanzia perché finisca il terrorismo».
Le truppe straniere in Irak.
«Non bisogna lasciare gli americani da soli, voi europei capite i problemi mediorientali meglio di loro: non andatevene. I soldati italiani sono di grande aiuto al processo di stabilizzazione e alla pace. Americani ed europei devono superare i dissensi del passato e lavorare insieme per il successo del modello iracheno di democrazia nel mondo arabo».
L’obiettivo dei terroristi e dei “resistenti”.
«Non esiste resistenza, solo banditi e terroristi. Forse dietro di loro ci sono governi stranieri della regione che vogliono far fallire il modello iracheno perché per loro è pericoloso: se il modello riesce, tutti i paesi musulmani della regione saranno costretti ad adottarlo, non ci saranno più dittature totalitarie. Vedete che qualcosa sta già cambiando in Libano, in Egitto, in Arabia Saudita. Se il modello fallisce, i terroristi prenderanno il potere, diventeranno forti grazie alle ricchezze dell’Irak ed esporteranno il terrore qui in Europa».
L’Irak oggi.
«Non c’è solo la guerra nell’Irak di oggi: c’è la libertà. La gente può esprimersi. Prima c’era un partito solo che alle elezioni riceveva il 105 per cento dei voti adesso ci sono 120 partiti. Prima erano vietati i cellulari, le antenne paraboliche, l’uso di Internet: oggi è tutto permesso. A chi mi dice: “Come farete con gli sciiti, sono così retrogradi”, io rispondo: “Regalategli una tivù satellitare, adesso si può fare: si apriranno al mondo”».
I cristiani iracheni.
«I cristiani sono solo 700 mila su 25 milioni di persone, ma sono apprezzati da tutti per il loro livello culturale e la loro mentalità aperta. Dopo la caduta del regime sono stato chiamato a partecipare al consiglio comunale di Mosul. Quando sono stato nominato vescovo di Kirkuk, i maggiorenti musulmani sono venuti in processione a chiedermi di restare a Mosul: noi cristiani siamo considerati l’elemento equilibratore, quelli che possono esprimersi più liberamente e mediare fra le parti. Oggi ci sono cristiani a tutti i livelli delle istituzioni: nella commissione elettorale, nel gabinetto del primo ministro, ecc. Siamo una élite dal punto di vista culturale ed economico. Aiutateci a non dovercene andare dall’Irak».

25/03/2005

La candidata egiziana Al Sadawi alle presidenziali esalta kamikaze e guerra santa

In due interviste apparse sulla stampa araba e in un’intervista sul quotidiano londinese in lingua araba Al Hayat, la nota femminista e scrittrice egiziana Nawal Al Sadawi espone le sue opinioni su questioni che riguardano le donne, fra cui la difesa delle attentatrici suicide e la possibilità che donne come lei si pongano alla guida di paesi arabi; nonché le sue posizioni antiamericane e antisraeliane fra cui figura l’appello a tutti gli egiziani a partecipare alla lotta politica e militare contro Usa e Israele.
Qui di seguito alcuni passaggi delle interviste

“Dobbiamo criticare una donna che si imbottisce di esplosivo e si fa saltare in aria?”
Domanda: “Lei appoggia le operazioni suicide palestinesi?”
Al Sadawi: “Israele e l’occidente chiamano ‘terrorismo’ le operazioni di resistenza. La resistenza irachena adesso è diventata ‘terrorismo’ e così la resistenza palestinese. Dobbiamo punire coloro che hanno combattuto a mani nude e ne sono morti? Dobbiamo criticare una donna che si imbottisce di esplosivo, si fa esplodere e muore? Dobbiamo punirla per essersi fatta saltare in aria dopo aver visto ammazzare suo padre e i suoi fratelli? Se io fossi stata al suo posto mi sarei imbottita di dinamite e mi sarei fatta esplodere … Come posso punire la vittima? Alcuni chiedono perché i martiri non si fanno esplodere in basi militari invece di prendere di mira i civili. Ma molti di loro si sono fatti esplodere ai posti di blocco e hanno fatto ogni sforzo possibile per compiere qualcosa di utile. Io non critico la vittima, io critico il vero criminale …”

Al Sadawi su Al Arabi: “Io credo nella lotta politica e militare [contro Usa e Israele]”
Domanda: “Come le è nata l’idea di candidarsi alla presidenza dell’Egitto?”
“Al Sadawi: “Ora noi abbiamo bisogno di intellettuali che propongano soluzioni alle nostre sofferenze e che riescano a scuotere i 70 milioni di egiziani. Da questo, è nata l’idea che l’elite più acculturata deve considerare positivamente la lotta alla disperazione e deve spingere il popolo a combattere gli Usa e Israele. Se la lotta non è a livello militare, lo sia almeno a livello politico. Io credo nella lotta politica e militare”.
Domanda:”Cosa è avvenuto nel corso del suo incontro con [gli altri due candidati alla presidenza], Sa’ad Al Din Ibrahim e Muhammad Farid Hasanein ?”
Al Sadawi: “Ci siamo visti nell’ufficio di Muhammad Farid Hasanein e ci siamo trovati d’accordo sulla necessità di cambiare la costituzione, ma c’erano differenze di opinione fra noi sulla mia piattaforma elettorale che riguarda gli Usa e l’Europa. Loro ritenevano che con gli Usa occorre trattare in modo neutrale, ma io mi sono opposta e ho chiesto loro come ci si può comportare così dato che ci ammazzano e ci derubano quotidianamente. Quale sarebbe allora la differenza fra noi e i gerarchi? I gerarchi hanno paura degli Usa perché sono attaccati alla loro poltrona. Perché le nazioni hanno paura? E’ essenziale opporsi agli Usa e a Israele sul piano politico, e se necessario altrettanto sul piano militare. L’occupazione non finirà se non con la battaglia ed è essenziale mobilitare 70 milioni di egiziani e contare su di loro”.
Domanda: “Le è favorevole alla libertà di costituire partiti, anche religiosi?”
Al Sadawi: “Il mio programma elettorale afferma esplicitamente di volere l’eliminazione di tutte le limitazioni e condizionamenti nella creazione di partiti, unioni e associazioni professionali, e non sono contraria alla costituzione di partiti religiosi. Che sia il popolo a scegliere”.


Come le moschee fomentano l’odio

Un errore che molti commettono è confondere la funzione religiosa di una chiesa cristiana con una moschea musulmana. Le moschee sono anche un centro di indottrinamento politico e di reclutamento. Basta leggere le cronache di tutti i giorni, e si scoprono sempre più ‘imam’ che sostengono la guerra santa contro l’odiato occidente (verrebbe da chiedersi cosa ci fanno ancora in Italia se ci odiano tanto…). Esempi ?
Imam di Napoli – “L’Occidente sta provocando più vittime di quante ne abbiano fatte le due guerre mondiali messe insieme. Quindi la Nazione musulmana deve reagire per difendersi. E’ per questo che l’azione di Nassirya è risultata opportuna” (19 italiani assassinati)
Imam di Fermo (Ascoli Piceno)- “I recenti attentati di Riad non sono riconducibili alla jihad, perché i mujaeddin di Al Qaeda non ammazzano donne e bambini. Ma sono opera della Cia per accrescere nell’opinione pubblica occidentale il rancore verso gli islamici. Gli infedeli distorcono forzatamente i riferimenti alla jihad, che sono insiti nel Corano e che fanno parte della sua divulgazione, per incriminare gli imam e colpevolizzare le comunità islamiche”. Segue la legittimazione del massacro degli occidentali: “Invece gli attacchi contro gli invasori anglo-americani-italiani in Iraq e in Afghanistan sono da ricondurre alla jihad difensiva perché rispettano i dettami coranici”.
Imam di Bologna – Rievocando una battaglia combattuta ai tempi del Profeta Mohammad (Maometto) durante il Ramadan, il mese sacro del digiuno islamico, e in cui perirono molti musulmani, l’imam ha affermato: “Il loro martirio è stato ampiamente ricompensato dal Profeta perché sono morti per una giusta causa, in un periodo sacro per noi e in Paradiso Dio li ha riempiti di gloria”.
Imam di Pesaro Urbino – «la jihad viene utilizzata dal mondo occidentale per attaccare la religione islamica. Noi condanniamo ogni forma di terrorismo, anche quello proveniente dai Paesi occidentali». E’ un modo di legittimare il terrorismo islamico, facendo credere che sarebbe una naturale reazione alla guerra in Iraq.
Imam di Ancona – ha chiesto “il ritiro immediato del contingente militare italiano e la fine dell’occupazione militare dell’Iraq inquadrati in una logica imperialista dell’America”.
“Arrestato l’Imam di Sorgane (FI), insieme ad altri 4 musulmani: la moschea era il centro di reclutamento della cellula ‘dormiente’ di Al Qeida”.
“L’Imam della moschea di Milano di V.le Jenner convertiva alla Jihad i suoi seguaci”
(informazioni tratte tutte dal Il Corriere della Sera)
“Londra: arrestato l’Imam ABU HAMZA AL-MASRI (Adnkronos 27/5/04)”.Famoso per i suoi sermoni che incitavano alla guerra santa contro l’occidente, è ora accusato di complicità verso i terroristi islamici.
Espulsi due imam a Como e Varese, perchè le loro prediche inneggivano alla guerra santa contro l’occidente (da Il Sole24Ore del 18/8/04)
‘Retata tra gli Imam del nord Italia’…in carcere per terrorismo internazionale sono finiti, tra gli altri, anche l’imam, Abdelmajid Zergout, ed il suo tesoriere, Mohamed Raouiane, della moschea di Varese…
da Corriere.it del 19/5/05
Bouiriqi Bouchta, imam di Torino, è stato espulso in applicazione alle norme antiterrorismo emanate dal ministro Pisanu. Alcune sue espressioni: “«Anch’io credo nel jihad come sesto pilastro della fede: nel Corano ci sono circa 300 versetti che parlano del jihad e del combattimento, si tratta dunque di un dovere religioso, l’Europa vorrebbe imporci un islam senza jihad, ma questo è un islam ambiguo, è un islam americanizzato», «Osama bin Laden è innocente secondo la legge islamica, ma anche secondo quella internazionale, perché fino ad ora non sono state trovate le prove della sua colpevolezza», «Sono in molti a pensare che l’America sia stata colpita da una maledizione divina, perché in qualche modo se lo meritava ».
Ma soprattutto è stato provato che tra i combattenti in Afghanistan, poi finiti a Guantamano, c’erano anche terroristi arruolati proprio da Bouchta. “Incredulità e sdegno” tra gli altri imam italiani per l’espulsione di Bouchta.
(Corriere.it del 7/9/05)
Il direttore del centro islamico di Bologna, Nabil Bayoumi, , intervistato durante la trasmissione Matrix di E. Mentana, ha detto che Osama BinLaden sostiene “cose condivisibili”, e che i kamikaze palestinesi “in certe situazioni” hanno ragione (Repubblica.it del 9/9/05).
L’imam di Varese, Abdellmajid Zergout, insieme ad altri due marocchini, è stato rinviato a giudizio per terrorismo internazionale (Sole24Ore del 7/2/06).
Abu Hamza al-Masri, imam londinese, è stato condannato a sette anni di galera per incitamento all’omicidio e odio razziale. Tra le altre cose, aveva definito BinLaden una “brava persona” e “martiri” gli attentatori dell’11/9/2001 (Sole24ore dell’8/2/06).
”Un vero e proprio lavaggio del cervello avviene nei centri islamici di Milano, secondo quanto ha scritto il gup Marina Zelante motivando la condanna di due islamici, accusati di associazione per delinquere finalizzata al terrorismo internazionale e altri due per associazione per delinquere aggravata. “ (Tgcom.it del 9/1/2007).
“Nessun compromesso con gli atei. Si uccidono e basta”. A Torino, nelle moschee di Via Cottolengo e Via Saluzzo, gli imam predicano odio contro l’occidente, diffidano i credenti a non integrarsi con la società occidentale ed esaltando la guerra santa di Al Qaida (La Stampa.it del 30/3/07).
L’imam di Ponte Felcino, vicino Perugia, il marocchino El Mosthapa Korchi, così si esprimeva durante i suoi sermoni ai fedeli:
«Colpire gli altri bambini finché non esce loro il sangue».
«Ci sarà un giorno del giudizio in cui tutti i musulmani andranno in paradiso, mentre gli italiani miscredenti andranno all’inferno e bruceranno».
«Dio accetta i martiri musulmani, Dio ci protegga dagli americani, dagli ebrei, dai cristiani, dai traditori, Dio li distrugga e li renda deboli».
«Per sgozzare un uomo devi prenderlo da dietro, immobilizzargli entrambe le mani dietro la schiena. Poi premere con forza la lama da sinistra verso destra».
«Per strozzarlo prima che urli, fondamentale è la sorpresa, serve una corda resistente».
«Fare un silenziatore è facile, basta andare dal ferramenta».
E’ a causa di queste intercettazioni che l’imam è stato arrestato insieme ad altri tre suoi collaboratori della moschea, e successivamente condannati per terrorismo internazionale.
L’imam di Verona, Wagdy Ghoneim, in un suo sermone avrebbe invece invitato i fedeli musulmani «a governare le donne come le pecore perché stupide quanto le bestie».
Milano, arrestato imam per terrorismo. Rachid Ilhami, uno dei predicatori del centro culturale «Pace» di Macherio, è stato arrestato insieme ad un altro marocchino. Stavano organizzando una serie di attentati ai danni di supermercati e caserme dei carabinieri (Corriere.it del 2/12/2008).
A Milano, l’imam del centro islamico di viale Jenner, Abu Imad, ha organizzato il corteo pro Palestina del 3/1/09 che ha occupato, senza autorizzazione, la piazza antistante il Duomo, trasformandola provocatoriamente in una moschea a cielo aperto; sono state inoltre bruciate bandiere israeliane ed è stato inneggiato alla guerra santa contro l’occidente imperialista. Tutti atti puniti dal Codice Penale.
Quattro moschee americane – nel Maryland, a New York, in California e in Texas – sono state poste sotto sequestro dall’FBI in quanto sospettate di raccogliere fondi illegalmente per finanziare l’atomica iraniana (Corriere.it del 13/11/2009).
L’imam della comunità islamica dei Sellia Marina, nel catanzarese, è stato arrestato insieme a suo figlio e a un altro musulmano con l’accusa di addestramento ad attività di terrorismo internazionale. (Tgcom.it del 31/1/2011)

Integrazione ? Leggete cosa predicano le moschee saudite negli USA:

“Non augurare buone feste a un infedele. Sarebbe una bestemmia più grave del bere alcool, dell’omicidio, della fornicazione”.
“Dissociatevi dagli infedeli, detestateli per la religione che professano, abbandonateli, non contate mai sul loro appoggio, non esprimete loro la vostra ammirazione e opponetevi a oltranza conformemente alla legge islamica”.
“Chiunque aiuti gli infedeli contro i musulmani, non importa quale tipo di sostegno presti, diventa un infedele”.
“Non diventare mai amico dell’infedele a meno che l’obiettivo sia la sua conversione (…) Non imitare mai l’infedele (…) Non lavorare mai per l’infedele”.
Sono tutte dichiarazioni tratte da pubblicazioni gratuite distribuite alle moschee americane dall’Ambasciata dell’Arabia Saudita, un regime musulmano “moderato”. (tratto da wwww.pepeonline.it)

Notizie che fanno riflettere su quanto sia diffuso il fanatismo nella religione islamica e su quanto siano pericolose le moschee.


Le moschee, centri di indottrinamento politico

Pubblichiamo un articolo, apparso su Corriere.it il 29/9/05, a firma del suo vicedirettore, Magdi Allam. La denuncia di Allam è chiara e precisa, tanto più pesante quando si pensa che proviene da un egiziano e musulmano.
Riuscirà Allam a far ragionare i nostri politici e amministratori locali ? Noi temiamo di no…

In Italia sembra essere esplosa la moschea-mania. Da Genova a Firenze, da Verona a Reggio Emilia, da Napoli a Colle Val d’Elsa, tutti la vogliono. Ebbene, da cittadino italiano, musulmano, laico, lancio un appello a tutte le istituzioni dello Stato affinché sospendano la costruzione di nuove moschee. Nonché la concessione dell’autorizzazione a trasformare in luoghi di culto islamici dei locali acquistati o affittati. La libertà di culto dei musulmani, al pari dei fedeli di altre religioni, è un diritto sancito dalla Costituzione e ci mancherebbe che fossi io a metterlo in discussione. Ma abbiamo il dovere di contestualizzare e sostanziare l’esercizio di tale diritto in una fase in cui talune moschee sono colluse con il terrorismo internazionale di matrice islamica e in cui molte moschee fanno apologia di terrorismo legittimando il jihad, inteso come guerra santa, e esaltando i kamikaze come «martiri». E’ un dato di fatto che all’interno di alcune moschee si genera quel lavaggio di cervello che trasforma delle persone umane in robot della morte. Ascoltiamo la testimonianza di due mamme musulmane. La prima è una convertita britannica, Samantha Lewthwaite, di 21 anni, vedova di Germaine Lindsay, di 19 anni, anch’egli un convertito britannico originario della Giamaica. Germaine è stato il quarto terrorista suicida dello scorso 7 luglio a Londra, provocò 26 morti facendosi esplodere su un autobus. E’ il primo caso accertato di un cristiano convertito all’islam che si trasforma in kamikaze islamico. «Mio marito era un uomo semplice e generoso. Era cambiato da quando aveva iniziato a frequentare la moschea. Gli hanno avvelenato il cervello », ha detto Samantha in un’intervista rilasciata a The Sun. «Spariva continuamente, andava sempre a pregare nella moschea. E’ sparito anche la sera prima dell’attentato: l’ho sentito entrare nella stanza di Abdullah (il figlio di 17 mesi, ndr), baciarlo e quindi uscire. Poi ho ricevuto un messaggio sul cellulare: ti amerò per sempre. Vivremo per sempre insieme». La seconda testimonianza è di una mamma egiziana residente a Reggio Emilia da una trentina d’anni, ha due figli nati in Italia. Preferisco mantenere l’anonimato per proteggerla dal clima d’odio diffuso tra i gruppi islamici nel nostro Paese: «Inizialmente portavo i miei figli nella moschea di via Adua perché volevo che conoscessero la loro religione. Ma poi ho deciso di non farlo più perché i predicatori della moschea incitavano a non aver nulla a che fare con gli italiani e con i cristiani. Io invece i miei figli li ho mandati nelle scuole pubbliche e nel pomeriggio hanno frequentato l’oratorio della chiesa.A me quella gente che predica nelle moschee fa paura». Come lei tanti musulmani hanno paura. E comprensibilmente molti più italiani hanno paura. Ritengo che sul tema cruciale delle moschee, in considerazione del contesto internazionale e nazionale, ci dovrebbe essere un ampio consenso tra le forze politiche e soprattutto tra la cittadinanza sul cui territorio vengono insediate. Non si possono imporre per decreto le moschee, da parte di amministrazioni buoniste, ipergarantiste o ideologicamente colluse con l’integralismo islamico, ignorando il primato della tutela della vita e della sicurezza della collettività, fregandosene del fondato sentimento di paura che accomuna italiani e musulmani perbene. La verità è esattamente opposta a quella che urlano o paventano dell’islamofobia in Italia: i luoghi di culto islamici bastano e avanzano, proliferano in modo esponenziale a fronte di una percentuale di frequentatori assai bassa. Erano 400 nel 2000 e ora sono 611, sono quindi cresciuti del 50% in cinque anni. Mentre i frequentatori delle moschee continuano a attestarsi attorno al 5%, vale a dire 50 mila persone su circa un milione di musulmani. Diciamolo chiaramente: le moschee non sono la priorità dei musulmani ma lo è l’integrazione. Molti musulmani non parlano adeguatamente l’italiano, non conoscono la cultura italiana, disconoscono i valori fondanti della società italiana. Così come dovremmo preoccuparci della formazione degli imam, dei funzionari religiosi, istituendo un master o una laurea specialistica nelle università italiane. Prima dobbiamo riscattare alla piena legalità le moschee già esistenti, poi avere la certezza che le nuove moschee non vadano a finire nelle mani dei predicatori d’odio. Soltanto così potremo sperare che le moschee diventino delle case di vetro che, nella condivisione dei valori e dell’identità italiana, ispirino fiducia a tutti, italiani e musulmani.


Turchia – “Hitler era un uomo previdente” e “BinLaden un difensore degli oppressi”

Il crescente antisemitismo nei media turchi è un fenomeno complesso che si manifesta sotto varie forme. Ecco un’inquietante testimonianza da parte di un editorialista turco. Abdurrahim Karakoç, giornalista al giornale islamico Vakit, ha avuto parole di elogio per Hitler e per BinLaden.

“[…] È impossibile non ammirare la preveggenza di Adolph Hitler, che viene invece presentato all’opinione pubblica come un ‘razzista, sadico e persona orribile’. Già all’epoca, Hitler aveva previsto ciò che sarebbe successo in questi giorni [attuali] e fece un repulisti degli ebrei imbroglioni, che credono nel razzismo come religione e godono nel gettare il mondo in un bagno di sangue, perché sapeva che sarebbero divenuti [questa] grande maledizione per il mondo.

“[…] Hitler era davvero un uomo previdente […] Quindi Hitler fece il suo lavoro, ma Israele viene comunque presentata all’opinione pubblica mondiale come la vittima innocente.

“[…] Un altro uomo dotato di preveggenza è sicuramente Osama bin Laden. Se una pietra colpisce un cane a una zampa da qualche parte nel mondo, la colpa viene data a Osama bin Laden. […] Bin Laden aveva previsto ciò che sarebbe accaduto in Iraq, Palestina e nella prigione di Guantanamo.

“Da solo, o forse con pochi amici, lui [Osama] sfida le superpotenze del mondo e diffonde la paura all’interno del rifugio stesso degli oppressori. […] Ieri c’era Hitler e oggi c’è Osama bin Laden […]”.

15/5/2005


Il Tar del Veneto: il crocifisso può rimanere esposto nelle aule !

Il Tar del Veneto, Sez. III, con sentenza n. 1110 del 22/03/05, ha dichiarato che è legittimo esporre il crocifisso nelle aule scolastiche in quanto è espressione non solo di una particolare storia, cultura ed identità nazionale, ma anche di principi laici della comunità, la cui comprensione rientra nell’alveo delle finalità educative e formative della scuola pubblica.
Con buona pace di Adel Smith, dei musulmani d’Italia e della CGIL Scuola, la quale aveva prontamente appoggiato la battaglia dello stesso Adel Smith per togliere il crocifisso dall’aula frequentata da suo figlio.
30/4/2005

Cassazione, solo il crocifisso può essere affisso negli uffici pubblici
Per esporre negli uffici pubblici, tra i quali rientrano le aule di giustizia, simboli religiosi diversi dal crocefisso «è necessaria una scelta discrezionale del legislatore, che allo stato non sussiste». Lo sottolinea la Corte di cassazione nelle motivazioni con le quali ha confermato la rimozione dalla Magistratura del giudice «anticrocefisso» Luigi Tosti, che rifiutava di tenere udienza finché il simbolo della cristianità non fosse stato tolto da tutti i tribunali italiani. In alternativa Tosti chiedeva, anche in Cassazione, di poter esporre la Menorah, simbolo della fede ebraica.
(Corriere.it del 15/03/2011)

La Corte Europea per i diritti dell’uomo: il crocifisso può rimanere affisso nelle aule italiane
L’Italia ha vinto la sua battaglia a Strasburgo: la Grande Camera della Corte europea per i diritti dell’uomo l’ha assolta dall’accusa di violazione dei diritti umani per l’esposizione del crocefisso nelle aule scolastiche. La Corte di Strasburgo si è pronunciata sul ricorso di una cittadina italiana di orgine finlandese, Soile Lautsi, che contestava la presenza del crocefisso nella scuola pubblica frequentata dal figlio ad Abano Terme, affermando che è un attentato alla libertà di coscienza e al diritto di ognuno a ricevere un’istruzione conforme alle proprie convinzioni. Ma la Suprema Corte ha riconosciuto l’infondatezza della sua pretesa.
Corriere.it del 18/03/2011


La leadership politica e militare in Iran chiama al martirio (shahada)

All’ottavo Congresso degli studenti martiri, il leader iraniano Ali Khamenei ha lodato la cultura del martirio (attentati suicidi) e si è appellato agli studenti perché seguano l’esempio dei martiri.
Parlando a una commemorazione all’Università di Qom, Shabani, un influente generale della Guardia Rivoluzionaria, ha sottolineato la necessità di addestrare ed educare gli studenti al martirio. Nel suo discorso, imperniato sui modi di resistere al nemico, Shabani ha anche detto che l’Iran è la terza maggiore potenza della regione nella produzione di missili balistici. Seguono brani delle due dichiarazioni:
20/1/2005
tratto da http://www.memri.org

Il leader iraniano chiama alla shahada (martirio)
“I nemici dell’Iran – ha detto Ali Khamenei – hanno provato a degradare e sminuire il valore del martirio e la cultura della jihad agli occhi della gioventù, in particolare degli studenti […] Shahada significa rinunciare al bene materiale maggiore per un ideale, del quale la rinascita e la fecondità sono per il bene dell’umanità. Questo è uno dei più bei valori umani e quando compiace anche Allah – ed è l’aspirazione di tutti i messaggeri di Allah – questo valore è una virtù umana suprema che non può essere misurata con qualsiasi criterio materiale. L’accettazione di questo [ideale] è lo stesso prodigioso fattore che fornisce ai combattenti della jihad, sul percorso della verità, la forza di superare qualsiasi insidia sul fronte delle ostilità”. Khamenei ha esortato gli studenti a continuare a promuovere, nei loro ranghi, la cultura della jihad e del martirio, come “fonte di forza nazionale ed esempio di devozione pura […]”, aggiungendo: “Quando vediamo il nome di uno studente che ha compiuto il martirio, siamo certi che la sua accettazione di quell’atto e della jihad nasce da una sua presa di coscienza e da un chiaro desiderio, il che aumenta il valore del sacrificio. Santificate e lodate i vostri gloriosi martiri e abbiate fiducia nell’aiuto e sostegno di Allah”.

Generale iraniano della Guardia Rivoluzionaria: occorre addestrare forze pronte a compiere il martirio
L’agenzia stampa ufficiale Mehr ha citato il generale Shabani, responsabile della formazione delle forze di sicurezza del Collegio militare iraniano, che ha parlato a una commemorazione degli studenti martiri dell’Università di Qom. «Il generale Shabani ha detto: “L’Iran è la terza potenza nella regione per quanto riguarda la produzione di missili balistici, dopo Cina e Russia”. In memoria dei martiri, ha lodato il glorioso status dei martiri rivoluzionari islamici, dicendo: “Come affermava l’Imam [Ayatollah Khomeini], i martiri sono la quintessenza della nostra forza. Dobbiamo perciò educare e addestrare forze pronte a compiere azioni di martirio per contrastare il nemico”. “In caso di guerra con gli Usa, dobbiamo combatterli in maniera asimmetrica. Abbiamo prodotto sistemi di armamenti e raggiunto capacità nucleari. Ciò che ha tanto preoccupato gli Usa è che i giovani iraniani hanno realizzato questa tecnologia da soli”.
5/11/2005


L’Assoc. “NESSUNO TOCCHI CAINO” critica l’immobilismo europeo sul problema Iran

pubblichiamo un comunicato stampa dell’associazione, che solidarizza con Israele e contemporaneamente critica fortemente l’immobilismo ed il lassismo europeo nei confronti dell’Iran

2 novembre 2005: Nessuno tocchi Caino aderisce alla fiaccolata per la difesa di Israele promossa dal Foglio per il 3 novembre davanti all’Ambasciata iraniana a Roma e denuncia il fallimento della politica europea di ‘dialogo costruttivo’ con il regime dei mullah.
“Saremo presenti alla manifestazione davanti all’ambasciata iraniana a Roma perché Israele, esempio più unico che raro di democrazia e stato di diritto in Medio Oriente, rischia di essere cancellato dal fanatismo e l’integralismo dei regimi illiberali che lo circondano,” ha dichiarato Sergio D’Elia, Segretario di Nessuno tocchi Caino.
“Ma dopo l’ennesima minaccia del regime di Teheran alla pace e alla sicurezza internazionali, è giunto il momento – ha proseguito D’Elia – di fare un bilancio della cosiddetta ‘politica di impegno costruttivo e duraturo’ che l’Unione Europea ha condotto in questi anni nei confronti del regime dei mullah.”
“I risultati di questa politica sono sotto gli occhi di tutti. Da quando è iniziato il dialogo costruttivo dell’Europa, l’Iran è sempre salito sul podio dei primi paesi-boia del mondo, secondo solo alla Cina quanto a numero di esecuzioni; ha perseguitato e ucciso, anche fuori dai confini nazionali, migliaia di oppositori politici; ora cerca di dotarsi di armi di distruzione di massa e minaccia direttamente Israele.”
“Qui è in gioco non solo l’esistenza di Israele, ma anche il diritto e la libertà degli iraniani. Ma è in gioco soprattutto la credibilità dell’Europa. Quanti altri morti ammazzati e quante altre minacce ci vogliono – si chiede D’Elia – prima di ammettere che la politica europea dell’accondiscendenza è fallita ?”

LINK

Islam, quello che bisogna sapere
Riscossa Cristiana, sito di attualità, informazione e cultura
Congredior, il sito di coloro che amano la libertà
Lisistrata, magazine on line
Faithfreedom, l’Islam denunciato dagli ex musulmani
Storialibera.it
L’Islam e noi
Islam – raccolta di recensioni e rubriche che evidenziano la differenza tra islam e cristianesimo
Il sito dell’Associazione Genitori Cattolici

2 commenti su “Il Corano e l’Islam tra fede e fanatismo

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