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Orgogliosamente Anti-Antifa


Gli antifa sono stati classificati come gruppo terroristico. Quindi questo piccolo diario con orgoglio espone il logo de

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Ci siamo rotti il razzo: REMIGRAZIONE!


Raggiunto e superato il quorum per presentare alla camera la proposta di legge sulla remigrazione, in due giorni.

La gente si è rotta il cazzo di importare delinquenti, è evidente.

Da Creature sinistre su FB

Per firmare andate su remigrazione.org

Ci vuolo lo SPID o la CIE. Fatelo questo sacrifizio!

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Mi sono accordo di non aver mai rimesso online il sito “Islam 101” del compianto Paolo Mantellini che stava su http://www.webalice.it/pvmantel 1

Troppo tempo fa (cavolo, quasi sette anni!) vi scrissi che l’avevo copiato. Ora sarebbe il caso di rimetterlo online

Stando a https://dev.to/vishnusatheesh/5-static-website-hosting-platforms-for-your-next-project-2ahf ci sono molte alternative per un sito statico. Voi cosa consigliate?

  1. il sito è morto da anni ma , ma anche se tolgo il collegamento WordPress si ostina a renderlo cliccabile ↩︎
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Tachipirina e vigile attesa: la perizia della Commissione Covid conferma i dubbi sollevati da anni


Tachipirina e vigile attesa: la perizia della Commissione Covid conferma i dubbi sollevati da anni

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Pubblicato in: Bel Paese di merda, Le tasse sono una cosa bellissima

L’iniquo sostituto d’imposta


Son passati 14 anni dai miei primi articoli sull’iniquità del sostituto d’imposta e sulle mie richieste di busta paga “pesante” (vedi Operaio, ma lo sai che guadagni più di 3000€ al mese?, Raddoppia il tuo stipendio! Chiedi la busta paga pesante!, I dipendenti pagano il 66% circa di tasse, Neo-servi della gleba e Neo-servi della gleba (II) per citare i primi che ho ritrovato a partire dal 2012) e la situazione è solo peggiorata.

Ora se ne accorge perfino l’ANSA: Per le famiglie 20.592 euro di tasse ma il 95,7% sono ‘invisibili’

Ok, ok, le è bastato iniziare a dare retta alla sempre presente CGIA di Mestre, ma almeno si inizia a vadere

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Ricatti terroristici


Mestre, i musulmani presentano il conto. Pretendono la moschea altrimenti sono guai.

Un conto, non una richiesta. Fermiamo Fincantieri, fermiamo il turismo.

Fermiamoci noi sulla frase, perché è lei il fatto. Non “chiediamo”, non “abbiamo diritto”, non “vediamoci”. Ma “se scioperiamo noi si ferma tutto, volete vedere?”.

È il linguaggio del padrone di casa. Solo che a pronunciarlo è chi parla a nome di chi in casa è stato accolto.

Il portavoce della comunità bengalese, Prince Howlader, ha scelto i bersagli con cura. Fincantieri, che con la moschea non ha nulla a che fare. Gli alberghi e i ristoranti, che non hanno voce in capitolo sulla moschea.

Non ha minacciato il Comune, che decide. Ha minacciato di bloccare chi non decide.

Si potrebbe perfino chiamare sequestro. In ogni altro contesto lo faremmo. Si prende un terzo estraneo e lo si usa per piegare chi ha le chiavi.

Che l’arma sia un’astensione dal lavoro e non una pistola cambia il codice, non la logica.

Il problema non è il diritto di sciopero. È il bersaglio. Fincantieri non può concedere una moschea. Figurarsi albergatori e ristoratori.

Qui il cantiere non nega nulla. Paga stipendi ed è ripagato con la minaccia di paralisi per una questione religiosa. I metalmeccanici di Marghera che nel 2026 restano a casa per una moschea, questo è il quadro.

Ora la psicologia, perché senza non si capisce nulla.

Howlader non parla da richiedente, parla ritenendosi un creditore. Rivendica delle vecchie promesse non mantenute. Racconta di un terreno indicato dal vecchio sindaco e di un posto per lui in lista con il partito di governo. Magari è vero, o magari no.

In ogni caso, il rovescio della medaglia è che una promessa politica delusa dà diritto a una polemica, non a prendere ostaggi.

E ogni volta che lo Stato cede a delle pretese, la storia si ripete con più forza, o meglio con spavalderia.

C’è un precedente. Nel 2017 la stessa comunità agitò lo sciopero per un’altra moschea e ottenne una sede provvisoria. La minaccia rende e quando porta guadagno la si ripete.

A Mestre hanno già pagato una volta, ora presentano ai cittadini la seconda rata.

Ma questa città non è un’isola. È l’ultimo gradino di una scala che sale da anni.

A Padova hanno chiesto di togliere un pupazzo di maiale dalla vetrina di una salumeria, perché turbava. A Figline Valdarno hanno ottenuto la piscina comunale blindata per sole donne musulmane.

A Roma, quest’estate, la Comunità islamica ha ottenuto in piscina i turni senza uomini. A Pioltello la scuola chiusa per il fine Ramadan, a Monfalcone il niqab in aula.

Prima l’offesa da rimuovere. Poi lo spazio separato da ottenere.

Ora la condizione da dettare, con l’economia di una città come pistola sul tavolo. Non sono episodi, sono gradini.

E ogni gradino è stato concesso da qualcuno che pensava di comprare la pace con un cedimento piccolo.

Mestre dimostra dove porta la scala: al piano dove non si chiede più. Si esige.

Ma chi chiede deve anche dare non solo minacciare. Ad esempio, bisogna mettersi d’accordo su quelle priorità che per chi ospita sono fondamentali.

Tra queste, il sindaco ha elencato i figli non scolarizzati e i veli integrali per le strade.

E poi c’è il capitolo dei soldi. Nel marzo 2025 la raccolta era ferma a 50 mila euro. Oggi il portavoce parla di 15 milioni, “raccolti interamente dalla comunità”. Quale comunità?

Famiglie numerose, un solo stipendio, spesso basso. In un anno e mezzo, da 50 mila a 15 milioni. I lavapiatti più risparmiatori d’Europa, o il conto lo paga qualcun altro?

Magari qualche emirato di quelli che hanno già finanziato decine di centri islamici in Italia?

E dove starebbero, questi 15 milioni? Su quale conto, intestati a chi?

Perché 15 milioni fermi in una banca fanno rumore, in una città come Mestre. Qualcuno li avrebbe visti passare. Se invece non sono qui, “raccolti dalla comunità” diventa una formula curiosa.

Di certo c’è una gerarchia. I milioni per la moschea si trovano, i soldi per imparare l’italiano no.

Concediamo pure che a Marghera senza i bengalesi il cantiere possa rallentare. Ma chi è indispensabile per un’azienda non per questo può pretendere di comandare il Comune.

Altrimenti domani i camionisti decideranno l’urbanistica e i rider la sanità.

Intanto la comunità bengalese si sta dividendo e ora lo stesso vertice islamico della provincia chiede un tavolo. Non una piazza. Staremo a vedere.

La vicenda sta assumendo una dimensione nazionale e non poteva mancare la Cgil, che a Venezia ha compiuto un miracolo mai visto. Sconsigliare uno sciopero.

Il sindacato che ferma l’Italia per Gaza e per la Flotilla, scende in piazza per Maduro e difende le borseggiatrici contro gli youtuber, ha scoperto che “gli scioperi possono dividere i lavoratori”. Dipende da chi li proclama, evidentemente.

Poi la giravolta. Il problema vero sarebbero le aziende che sfruttano, il processo sugli appalti del cantiere, il nero nel turismo. Sarà.

Ma lo sfruttamento negli appalti non dà diritto a una moschea, come una moschea negata non dà diritto a un ricatto.

Cosa ne pensa la sinistra.

Sotto gli ombrelloni di Capalbio il giudizio è unanime: il sindaco pone condizioni inaccettabili. Strano posto per dirlo.

Quando anni fa la prefettura mandò lì 50 migranti, la spiaggia della sinistra insorse. Protestò il sindaco PD, il principe Caracciolo si preoccupò per il “turismo di qualità”. Chicco Testa avvertì che i migranti “non possono stare a bighellonare”.

Sui terrazzi dei Parioli lo stupore è per la scoperta che a Marghera lavorino dei bengalesi. Gli unici che conoscono fanno i camerieri nelle loro case.

Fin qui tutto normale. Ma stupisce che nei due santuari intellettuali della sinistra, fucine del pensiero mondialista e woke, nessuno si sia posto la domanda più semplice. Da quando chi arriva detta le regole a chi accoglie?

Perché questo è il punto.

L’integrazione è un patto. Tra chi apre la porta e chi entra. Il rispetto delle regole della casa dovrebbe esserne il fulcro.

Ma quando chi è entrato minaccia di spegnere la luce a tutti se non ottiene la stanza che vuole, il patto è già rotto. E a romperlo non è il padrone di casa che ha detto no.

Sulla moschea di via Giustizia a Mestre si può discutere, ma con il piano regolatore alla mano, come per qualunque altro edificio.

La minaccia no, quella non si discute.

Si respinge e si ricorda a chi l’ha pronunciata che il conto lo presenta chi sta ospitando, non chi è stato ospitato.


Roberto Riccardi su FB
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Pubblicato in: Bufale

Dovremmo essere tutti morti


Va bene che l’articolo è su fanpage.it e che quelli ci campano sugli articoli sensazionalistici ma a leggere Spugne piene di batteri, studio indica quando sostituirle o gettarle subito: “Odore non correlato a carica batterica” vien da pensare che a sentir lorsignori dovremmo essere tutti morti.

Ah, un inciso… l’articolo come solito l’ho copiato a pagina 2. Solitamente suggerisco di leggere dal sito originale. A questo giro direi di no.

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La “wokeness” consiste essenzialmente in cinque ideologie connesse tra loro.

Si tratta di:

  • Ideologia della Teoria Postcoloniale
  • Ideologia della Critical Race Theory
  • Ideologia di genere
  • Ideologia della Queer Theory (nota anche come Transideologia)
  • Intersezionalismo (chiamato «intersezionalità» dagli woke di sinistra)

Storicamente, l’intersezionalismo risale alla professoressa di giurisprudenza Kimberlé Crenshaw della UCLA, precisamente all’anno 1989.

Crenshaw sostenne che la discriminazione e l’oppressione non dovevano essere comprese lungo singole assi (come la razza o il genere da soli), ma viste come sistemi sovrapposti che creano esperienze uniche di svantaggio. Con ciò, creò un quadro centrale per la politica identitaria della sinistra, ossia per la wokeness.

Questa ideologia piuttosto banale insegna che la società è strutturata attraverso gerarchie di potere intrecciate e che le esperienze degli individui sono determinate dalla loro posizione all’intersezione di diverse categorie identitarie (razza, genere, nazionalità, sessualità, disabilità, religione ecc.).

Risultato: più «identità marginalizzate» ha una persona, maggiore è il suo diritto a un’autorità morale e a uno status di vittima.

In altre parole, una trans donna musulmana pakistana con pelle nera, povera e con il velo sarebbe praticamente il massimo dell’aspirazione per gli intersezionalisti.

Le conseguenze politiche di questa ideologia sono tuttavia profonde. L’intersezionalismo ha sostituito il focus della vecchia sinistra sulla classe economica con una gerarchia di caratteristiche basate sull’identità e ha creato una cultura del vittimismo competitivo, in cui gruppi e individui lottano per posizioni sulla scala dell’oppressione.

Le persone vengono così considerate non come individui, ma nel quadro delle loro identità di gruppo, creando una giustificazione ideologica per programmi DEI, affirmative action e l’espansione della ridistribuzione basata sull’identità.

La visione del mondo profondamente antindividuale e quindi anche antiliberale dell’intersezionalismo riduce le persone alla somma delle loro categorie e presume che il potere, e non il merito, spieghi tutti i risultati sociali. Rappresentando la società come una lotta permanente tra gruppi oppressori e oppressi, l’intersezionalismo mina i principi dei diritti individuali, dell’uguaglianza davanti alla legge e della responsabilità personale.

Emrah Erken

Cari vadaviaiciap e falcem non posso non riproporre qui questo pezzo. Il condividi di Tumblr è comodo, ma c’è sempre il rischio che “vada giù”. Per questo l’ho ricopiato qui

La “wokeness” consiste essenzialmente in cinque ideologie connesse tra loro.

Pubblicato in: Sio-che-cosa?, Sottomessi e sanguinari

Nemmeno uno


IN NAZI GERMANY, SOME GERMANS SAVED THE LIVES OF INNOCENT JEWS. NOT A SINGLE PALESTINIAN IN GAZA SAVED A HOSTAGE. Not one!

Nella Germania nazista ci sono stati tedeschi che hanno salvato la vita ad ebrei innocenti.

A Gaza non c’è un singolo palestinese che abbia salvato un ostaggio. Nemmeno uno!

Pubblicato in: Sinistro

Autistici/Inventati… sediziosi o terroristi?


Gli Stati Uniti hanno considerato il collettivo Autistici/Inventati come una rete terroristica. Occhiocroce ci sta tutta la cosa. Ora questi di Autistici si arrabbieranno un casino. Niente PayPal e via discettando, niente vacanse da Mamdani o in Commiefornia. Povere stelle.

Gli Stati Uniti hanno imposto sanzioni contro tre gruppi di attivisti di sinistra, tra cui Palestine Action e il collettivo Autistici/Inventati

Il dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti ha comunicato di avere imposto sanzioni contro tre gruppi internazionali di attivisti di sinistra, designandoli come reti terroristiche. Sono l’organizzazione britannica Palestine Action, il collettivo italiano Autistici/Inventati e il gruppo transnazionale Masar Badil, legato all’attivismo palestinese.

Gli Stati Uniti accusano Autistici/Inventati di aver supportato con i propri servizi organizzazioni da loro considerate terroristiche come il PKK, il gruppo militare autonomista curdo.

Fonte: https://www.ilpost.it/2026/08/26/stati-uniti-sanzioni-autistici-inventati-palestine-action/?utm_source=firefox-newtab-it-it
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Pubblicato in: Le tasse sono una cosa bellissima, leviatano, Neurodeliri

La trasformazione del contratto sociale in un “racket di protezione” applicata ai moderni “super governi”, evidenzia come gli stati possano sfruttare la paura e le crisi di sicurezza per giustificare l’espansione della propria autorità sui cittadini. I (N)euroburocrati vogliono copiare la Cina.

Pubblicato in: Sottomessi e sanguinari

Maomettani, ricordate che non avete il corano di Maometto.
Avete solo il corano di Uthman.
Uthman ordinò di bruciare tutti gli altri tranne quello che aveva fatto scrivere lui.

Pubblicato in: Sinistro

Il comunismo è anarco-tirannia. Ed è qui ed ora.


Le leggi non nascono nel vuoto. Prima delle norme vengono le idee, prima dei codici viene la cultura, prima delle sentenze c’è sempre una visione dell’uomo e della società. È per questo che limitarsi ad attribuire ogni responsabilità alla destra o alla sinistra significa guardare soltanto all’ultimo anello della catena.

Una cultura giuridica non si forma in una legislatura, ma nell’arco di decenni. Si costruisce nelle università, nei tribunali, nei giornali, nelle facoltà di giurisprudenza, nei manuali con cui vengono formate intere generazioni di magistrati, avvocati e funzionari pubblici. Quando quella cultura cambia, cambiano inevitabilmente anche le decisioni dello Stato.

Le idee hanno conseguenze. Sempre. Ed è per questo che la battaglia più importante non è quella elettorale, ma quella culturale. Chi conquista il modo in cui una società interpreta concetti come responsabilità, colpa, diritto, proprietà e giustizia, finisce inevitabilmente per orientare anche le sue istituzioni.

Per questo motivo il dibattito non dovrebbe fermarsi alla cronaca di una singola sentenza. Dovrebbe chiedersi quale filosofia del diritto, quale concezione dell’uomo e quale idea di civiltà abbiano reso possibile quella sentenza.

Da individualismo_occidentale su IG